Bagherìa (Ba[g]arìa in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Detta anche «Città delle ville», dopo Palermo è il comune più popoloso della città metropolitana. Comprende la frazione marinara di Aspra.

Geografia fisica La città sorge sulla Piana di Bagheria, che si sviluppa in una forma allungata verso il Mar Tirreno.

Territorio

Il territorio comunale si affaccia sulla costa tirrenica nel tratto sud-est del golfo di Palermo e si estende su una superficie 29,84km².

In direzione Nord-Est sono presenti i monti Catalfano e Irice che dànno sul Mar Tirreno, invece in direzione Sud-Ovest i monti Consona, Giancaldo, Cozzo Brigandì e Lanzirotti si affacciano sull'interno. All'interno del tessuto urbano erge la Montagnola Serradifalco, situato nell'omonimo quartiere.

Bagheria sorge prevalentemente su terreni sedimentari di età pliocenica e quaternaria, costituiti soprattutto da calcareniti, argille marnose, sabbie e depositi alluvionali più recenti presenti nelle vallate.

Nel territorio bagherese sono presenti pochi corsi d'acqua, gli unici degni di nota sono il Fiume Eleuterio, il Vallone Casteldaccia e il Vallone de Spuches. È presente inoltre una paleo-valle che coincide con la depressione naturale sita in contrada Monaco.

Il territorio comunale confina con i comuni di Ficarazzi, delimitato dal Fiume Eleuterio, Misilmeri, Santa Flavia e Casteldaccia.

Clima Bagheria ha un Clima mediterraneo a estate calda (classificazione Köppen-Geiger Csa).

Classificazione sismica Il territorio è classificato come Zona 2 (sismicità medio-alta)

Origini del nome

Le origini del toponimo sono sconosciute. Un'ipotesi già attestata dal XVI secolo tramite lo storico Tommaso Fazello lo vede derivare dal termine arabo baḥriyya (ﺑﺤﺮﻳـة), cioè «zona che discende verso il mare»Tommaso Fazello, Le due deche dell'historia di Sicilia, Venezia, 1573. Uno dei primi riferimenti al nome latinizzato risale al 1134, nel periodo normanno, attraverso la forma BacharìaConcessione del re Ruggero II riportata in Bullae, privilegia et instrumenta Panormitanae Ecclesiae di Antonino Mongitore, Palermo 1734., per poi comparire come Baiarìa nel 1573Tommaso Fazello, Le due deche dell'historia di Sicilia, Venezia, 1573.

Il nome attuale è il risultato dell'italianizzazione del siciliano Bagarìa laddove però la g è prevalente muta nella maggior parte dei dialetti interni alla Sicilia, finendo così per prevalere nella forma e nel suono di Baarìa.

Per quanto riguarda la frazione marinara di Aspra, la teoria più accreditata fa originare il suo nome dall'arabo As-Sbr, ovvero «pietra»

Storia

Epoca preistorica Il territorio era già frequentato durante il periodo preistorico dove all'interno di una grotta situata sul Monte Catalfano è stato rinvenuto un deposito contenente resti umani e frammenti di strumenti, databili all'età del bronzo medio e collegati probabilmente alla cultura di Thapsos.

L'insediamento di Monte Porcara A partire dal VI secolo a.C. cominciarono ad emergere centri abitati lungo la valle dell'Eleuterio, tra cui quello di Monte Porcara, un importante centro indigeno ellenizzato, dove coesistevano elimi, sicani, punici e calcidesi provenienti da Zancle. Nel V secolo a.C. l'insediamento registrò un importante crescita economica, con una forte influenza commerciale e culturale di Himera che cesserà poi nel IV secolo a.C., quando dopo la caduta della città molti scambi commerciali cominciarono a spostarsi verso Panormos e Solunto. Le testimonianze archeologiche documentano una continuità almeno fino al II secolo a.C., dopo il quale l'abitato sembra essere stato progressivamente abbandonato, è incerto il periodo dove effettivamente la città cessò di esistere.

Secondo alcuni studiosi il sito viene collocato all'interno della Chora Soluntina ed identificano questo insediamento con l'antica Pàropos.

Epoca medievale Nei secoli successivi all'abbandono di Solanto e dell'insediamento di Monte Porcara il territorio era conosciuto come la Foresta della Bacharia, essendo costituito prevalentemente da campagna, boschi, pascoli e piccoli nuclei rurali.

Il territorio faceva parte della Baronia di Solanto, infatti nel 1392 Maria di Sicilia concesse ai Casasaya il feudo e, a partire da questo momento, cominciarono ad essere edificate torri d'avvistamento e bagli per la produzione e la conservazione di prodotti agricoli, come viti, ulivi e cannamela, lungo il fiume Eleuterio.

Epoca moderna

La nascita dell'abitato moderno ebbe inizio dall'edificazione del Palazzo Butera ad opera del principe Giuseppe Branciforte, ultimata nel 1658 da una precedente masseria di proprietà di Benedetto Rizzo, che Branciforte aveva acquistato nel 1595. Il principe, infatti, intendeva isolare la vita di corte in un palazzo nobiliare lontano dal castello della contea di Raccuja. Il tessuto urbano si sviluppò da una serie di modeste costruzioni dove alloggiavano gli inservienti di Giuseppe Branciforte. tra il 1653 e il 1697, benché in assenza di licentia populandi, vennero realizzate 43 abitazioni, mentre tra il 1705 e il 1723 si registrò un incremento di 137 unità abitative. Il nucleo abitato prese così il nome di "Raccuja Nuova"

In questo periodo sorsero sontuose ville con ampi giardini e terreni agricoli altamente redditizi, che risultavano più assimilabili a masserie che a residenze di villeggiatura, contribuendo così all'urbanizzazione delle aree circostanti; contestualmente vennero tracciati i due assi principali della città, Corso Butera verso sud e Corso Umberto verso est, lungo i quali si consolidò il tessuto urbano.

In questo periodo si intensificarono le attività di estrazione della calcarenite, fornendo materiali sia alle ville locali sia al mercato Palermitano. Un contratto del 1712 relativo alla costruzione di Palazzo Cutò prescriveva infatti l'utilizzo della pietra proveniente dalle cave di Aspra.

Con decreto di Francesco I delle Due Sicilie del 21 settembre 1826 Bagheria fu costituita in comune autonomo. Secondo una stima, il centro contava circa 5.349 abitanti.

Epoca contemporanea Con la nascita della borghesia bagherese, nella seconda metà del XIX secolo, si sviluppò un piccolo tessuto industriale nel quartiere della Punta Aguglia, incentrato sulla produzione di conserve alimentari e favorito dalla costruzione della stazione ferroviaria nel 1863. Tale crescita economica favorì la nascita della corrente progressista della «Casa di Cultura» promossa da Giuseppe Verdone e Gioacchino Guttuso Fasulo, promuovendo nel 1911 il prolungamento del Corso Butera sino alla borgata marinara di Aspra.Tra il 6 e il 7 luglio 1943 la città subì pesanti bombardamenti dagli alleati che causarono la morte di 26 civili.

A seguito dei due conflitti mondiali, la città subì uno sviluppo rapido e disordinato, con interi quartieri sorti abusivamente e senza servizi basilari quali acqua corrente, elettricità e fognature.

Simboli

Stemma Lo stemma di Bagheria è uno scudo partito e reca da un lato una pianta di vite, simbolo dell'operosità dei suoi primi abitanti che prosperarono coltivandola e commerciando vino; dall'altro lato un leone rampante sostenente un vessillo, richiamo al blasone della famiglia Branciforti. Gonfalone Il gonfalone è un drappo di rosso. Bandiera La bandiera è un drappo rettangolare partito di rosso e di blu. Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Chiese

Chiesa Madrice di Bagheria. Fatta edificare dal principe Salvatore Branciforti nel 1769 lungo il nuovo asse urbano di Bagheria, fu ultimata nel 1771 ed intitolata alla Natività di Maria. Progettista fu Salvatore Attinelli. Nel 1872, per volere di Domenico Mangione, nella facciata della chiesa fu installato un orologio. Chiesa del Sepolcro. La prima costruzione, voluta dal principe Nicolò Branciforti, è del 1734, con successivi completamenti interni avvenuti nel 1744 e 1750. Le forme attuali si devono al progetto (1914) di Ernesto Armò, e riprendono schemi propri dello stile neogotico. Chiesa delle Anime Sante. Anticamente nota come Chiesa del Miserèmini e Chiesa del Purgatorio, risale al 1722. Il prospetto fu progettato da Filippo Scordato agli inizi del XX secolo. All'interno si conservano importanti decorazioni parietali di Onofrio Tomaselli. Chiesa di Sant'Antonio. Più conosciuta come Chiesa di Sant'Antonino, fu edificata alla fine del XVIII secolo dal duca di Angiò. L'attiguo convento si sviluppò durante il secolo successivo. Chiesa della Beata Maria Vergine del Monte Carmelo, fatta erigere nel 1867 da Nicola Farina su un preesistente magazzino e per questo detta Chiesa di don Cola. Chiesa di San Pietro apostolo, fatta erigere nel 1881 da Pietro Scaduto su un preesistente magazzino; per tale motivo è ancora chiamata Chiesa di don Pietro.

Architetture civili

Strade Nel 1769 si venne a delineare l'asse principale dell'impianto urbanistico bagherese ad opera di Salvatore Branciforte - ovvero il Corso Butera, popolarmente detto Stratuni per differenziarlo dallo Stratunieddu (il Corso Umberto I).

Altra importante arteria di Bagheria è il Corso Umberto I, anticamente Via Municipio, che fu tracciato per metà da Salvatore Branciforte nella seconda metà del XVIII secolo; vi si trova il palazzo del Duca di Milazzo, dove venne ospitata la regina Maria Carolina d'Austria. A metà sviluppo del Corso Umberto I sono presenti, inglobati nel tessuto urbano, i due alti pilastri in calcarenite che costituivano l'accesso secondario alla Villa Palagonia; raffigurano ciascuno due statue armate, con elmi piumati e scudi, tra cui la Giustizia con bilancia e spada.

Ville Le ville sono quasi tutte del XVIII secolo, lo stile è barocco. Non tutte visitabili e molte in stato di abbandono, rappresentarono un tempo le più pregiate residenze estive dell'aristocrazia palermitana; è stato ipotizzato un preciso intento architettonico con stretti riferimenti alla filosofia alchemica settecentesca che sarebbe alla base dell'edificazione di alcune ville, in particolar modo Villa Valguarnera e Villa Palagonia; in molte sculture e decorazioni di tali ville compare il dio Mercurio, che nel processo alchemico presiedeva alla trasmutazione della materia dallo stato primordiale della nigredo a quello finale della rubedo attraverso lalbedo. Anche l'impianto planimetrico di Villa Palagonia e Villa Valguarnera, considerato insieme ai viali d'ingresso, sarebbe ispirato alla forma della chiave dell'Opera alchemica. Questo contesto fortemente simbolico derivò verosimilmente dalla volontà di creare una congregazione arcadica dove gli aristocratici adepti potessero dedicarsi alle arti liberali e alla filosofia alchemica, lontani dall'ostile Tribunale dell'Inquisizione di Palermo.Rosanna Balistreri, Architettura e alchimia, Bagheria 2008.