La nazionale di calcio dell'Uruguay (in spagnolo Selección de fútbol de Uruguay) è la rappresentativa calcistica dell'Uruguay ed è posta sotto l'egida dell'Asociación Uruguaya de Fútbol.
Soprannominata la Celeste, figura al secondo posto nella graduatoria delle nazionali per numero di trofei vinti con 19 allori in bacheca, avendo vinto 2 campionati mondiali, 15 Coppe America e 2 tornei olimpici. Nelle 2 Confederations Cup a cui ha partecipato, nel 1997 e nel 2013, ha ottenuto il quarto posto. È stata la prima ad aver organizzato e vinto un campionato mondiale di calcio, ha raggiunto per 3 altre volte la semifinale del mondiale (1954, 1970 e 2010) e in Coppa America ha ottenuto 6 secondi posti, 9 terzi posti e 5 quarti posti, per un totale di 35 piazzamenti nei primi quattro posti (uno in meno dell'Argentina) in 46 partecipazioni alla competizione (primato). È stata, inoltre, finalista nella la Coppa Artemio Franchi 1985, prima edizione della competizione che mette di fronte le squadre detentrici della Coppa America e del campionato europeo.
La nazionale uruguaiana detiene anche un primato molto particolare: ha vinto tutti i tornei internazionali organizzati in casa, ovvero il Mondiale del 1930 e le Coppe America del 1917, 1923, 1924, 1942, 1956, 1967 e 1995, oltre al Mundialito del 1980-1981. A livello giovanile le nazionali uruguaiane hanno ottenuto un primo posto (2023) e due secondi posti nella Coppa del mondo Under-20 (1997, 2013) ed uno nella Coppa del mondo Under-17 (2011).
I migliori risultati a livello internazionale li ha ottenuti tra gli anni venti e gli anni cinquanta del XX secolo, quando vinse due mondiali e due tornei olimpici, oltre a svariati titoli continentali. Nel 2010 chiuse il mondiale sudafricano al quarto posto, risultato che non raggiungeva da quarant'anni. Nel 2011 vinse la Coppa America sedici anni dopo il suo ultimo successo.
Nella graduatoria FIFA, in vigore dall'agosto 1993, occupa il 16º posto.
Storia Gli albori
Gli esordi della nazionale uruguagia coincidono con l'inizio della storia del calcio internazionale in Sudamerica. Nel 1901, per la prima volta in America Latina (e anche nel mondo, al di fuori delle Isole britanniche), si affrontano due nazionali di calcio: il 16 maggio l'Uruguay sfida l', che si impone di misura (2-3). La prima partita ufficiale per l'Uruguay è Uruguay-Argentina, giocata il 20 luglio 1902 a Montevideo e vinta per 6-0 dagli argentini.
Negli anni a venire le sfide con la selezione albiceleste sarebbero state numerosissime, dando vita a quella fiera rivalità che avrebbe sempre diviso le due nazionali: teatro dei confronti tra Uruguay e Argentina sono soprattutto la Copa Lipton e la Copa Newton, contese tra le due selezioni rispettivamente dal 1905 e dal 1906. Quando nel 1916 si disputa per la prima volta la Coppa America, l'Uruguay ha all'attivo 35 partite giocate, di cui 34 contro gli argentini. La sola gara fino ad allora disputata contro una squadra diversa era stato l'incontro della Copa Centenario Revolución de Mayo contro il , giocatosi il 2 maggio 1910 a Buenos Aires e vinto 3-0 dalla Celeste.
Gli anni dieci: i primi titoli internazionali
Gli anni dieci del XX secolo portano notevoli progressi nel panorama calcistico in Uruguay. Il campionato nazionale è ancora dilettantistico, ma i maggiori club uruguaiani dell'epoca (Montevideo Wanderers, River Plate, Nacional e C.U.R.C.C., il futuro Peñarol) già arricchiscono le proprie file di giocatori di spicco. Calciatori come Alfredo Foglino, Isabelino Gradín, José Piendibene e Ángel Romano (tanto per citarne alcuni), nomi divenuti leggendari nella storia del calcio uruguaiano, andranno a formare l'ossatura della Celeste, che nel 1916 gioca il suo primo grande torneo internazionale.
Quell'anno la CONMEBOL organizza la prima edizione della Coppa America (che all'epoca prende il nome di "Campeonato Sudamericano de Football") in Argentina. Vi prendono parte le nazionali delle quattro federazioni all'epoca affiliate alla CONMEBOL, cioè Uruguay, Argentina, e Cile. L'Uruguay, guidato dall'allenatore-giocatore Foglino, esordisce con un sonante 4-0 ai danni del Cile, grazie alle doppiette di Gradín e di Piendibene. Sconfigge quindi il Brasile 2-1 (gol di Gradín e di Tognola), per poi amministrare il vantaggio di 1 punto in classifica sull'Argentina (che aveva battuto i cileni, ma pareggiato coi brasiliani) con uno 0-0. Si tratta del primo grande successo della Celeste, oltretutto ottenuto in casa della grande rivale Argentina.
L'anno dopo l'Uruguay viene incaricato di ospitare l'edizione 1917 del Campeonato Sudamericano de Football. La Celeste, passata ora sotto la guida di Ramón Platero, può contare sulla classe di Romano e dei fratelli Carlos ed Héctor Scarone e vince nettamente il torneo, battendo le avversarie (le solite di un anno prima) e chiudendo prima con 3 vittorie su 3 e 9 gol fatti contro nessuno subito.
I due successi consecutivi elevano l'Uruguay al rango di grande potenza calcistica sudamericana. Due anni dopo, nel 1919, la Celeste sfiora il terzo trionfo consecutivo in Brasile, ma viene superata dai padroni di casa nello spareggio, dopo ben 4 tempi supplementari.
I gloriosi anni venti
Il secondo decennio del Novecento si apre con un nuovo successo della Celeste. Nel 1920 il Cile organizza la quarta edizione del Campeonato Sudamericano de Football e l'Uruguay si presenta nuovamente come grande favorita. La Celeste, che nel frattempo si è arricchita anche dell'estro della giovane ala José Pérez, impatta all'esordio 1-1 contro l'Argentina, ma poi si impone sul Brasile, infliggendo alla Seleção una pesante sconfitta, un perentorio 6-0. L'Uruguay non è ancora sazio e nella terza ed ultima partita supera per 2-1 i padroni di casa del Cile. Il successo vale il primo posto e la terza vittoria continentale.
Nel Campeonato Sudamericano de Football 1921 è l'Argentina a vincere il torneo. Nell'edizione del 1922 in Brasile, l'Uruguay, pur giunto primo nel girone unico a pari merito con il Brasile e il Paraguay, abbandona il torneo (così rinunciando a disputare il play-off per il titolo) in segno di protesta contro Pedro Santos, arbitro brasiliano della partita contro i paraguaiani.
Il riscatto della Celeste arriva però ben presto. Nel 1923 il Campeonato torna in Uruguay. La Celeste, allenata da Leonardo De Lucca, si è nel frattempo arricchita di grandi campioni che la renderanno una delle nazionali più forti di sempre: Pedro Cea, Andrés Mazali, Pedro Petrone, José Nasazzi e José Leandro Andrade, unitamente al veterano Héctor Scarone. Essi costituiranno la base di una squadra destinata a dominare, negli anni seguenti, il calcio sudamericano e mondiale. Il Campeonato Sudamericano de Football 1923 è un monologo dei padroni di casa, che vincono nuovamente tutte le partite e si aggiudicano il trofeo per la quarta volta nella loro storia.
Il successo continentale dà inoltre all'Uruguay il visto per giocare la sua prima grande rassegna del calcio mondiale, il torneo di calcio ai Giochi olimpici di Parigi 1924. Se a livello continentale la Celeste è all'epoca la massima potenza calcistica, nel resto del mondo, specie nella vecchia Europa, è pressoché sconosciuta. Grande è, dunque, l'occasione per mostrare anche al mondo la classe dei giocatori uruguaiani.
Il primo titolo olimpico nel 1924
Il primo problema per la nazionale uruguaiana, in vista del torneo olimpico del 1924, non è la levatura degli avversari d'oltreoceano, ma la mancanza di denaro. All'epoca i viaggi transoceanici si fanno in nave e sono assai costosi. Per di più i giocatori sono ancora dilettanti e scarsi sono i mezzi di cui le formazioni calcistiche dispongono, in un'epoca nella quale si gioca più che altro per passione ed amore di questo sport.
Nonostante la scarsezza di mezzi, l'AUF non vuole impedire ai propri calciatori di partecipare al torneo olimpico. Il maggiore sforzo lo fa Atilio Narancio, dirigente federale e delegato del Nacional, che costituisce un'ipoteca sulla propria casa per acquistare i biglietti (di terza classe) per il viaggio in nave dall'Uruguay alla Spagna. Una volta arrivati qui, gli uruguaiani dovranno guadagnarsi il viaggio fino a Parigi, facendo tappa in varie città dove dovranno giocare e vincere contro rappresentative locali. La Celeste riesce nell'impresa (9 vittorie in altrettante gare disputate) e giunge a Parigi in tempo per l'apertura dei giochi.
La formula del torneo olimpico prevede un primo turno ad eliminazione diretta, poi ottavi, quarti di finale, semifinali e finali (per il bronzo e per l'oro). L'Uruguay dovrà giocare fin dal primo turno e viene abbinato alla , una delle migliori selezioni europee del tempo. Gli slavi godono dei favori del pronostico, ma per non rischiare brutte sorprese inviano alcuni osservatori a visionare l'allenamento dell'Uruguay. I calciatori uruguaiani se ne accorgono e iniziano a fingere di commettere errori clamorosi, sbagliando passaggi, scontrandosi tra sé e calciando malamente il pallone. Gli osservatori se ne vanno soddisfatti già dopo pochi minuti: «Fanno tenerezza, questi poveri ragazzi venuti da tanto lontano», riferiranno al loro ritorno all'allenatore slavo.
Lo storico esordio della Celeste (guidata ora da Ernesto Fígoli) al torneo olimpico di calcio va in scena il 26 maggio allo stadio olimpico Yves du Manoir (meglio noto come "Colombes") di Parigi. Prima della partita si concretizza l'ennesima prova della scarsa reputazione dell'Uruguay in Europa: sul pennone la bandiera nazionale viene issata al contrario, mentre la banda suona addirittura l'inno brasiliano. Ma una volta scesi in campo, calciatori della Celeste, ribaltano completamente ogni pronostico e stravincono contro la Jugoslavia con un pesantissimo 7-0.
Quattro giorni dopo, agli ottavi, la Celeste batte anche gli (3-0) e ottiene così il lasciapassare per i quarti, dove affronterà i padroni di casa della . I transalpini sono tra i favoriti per l'oro, ma gli uruguaiani dimostrano di essere di tutt'altra pasta: Scarone, Petrone (autori di una doppietta ciascuno) e Romano fissano il punteggio su un nettissimo 5-1 per la Celeste.
In semifinale l'Uruguay supera 2-1 i , proiettandosi così in finale. Qui, il 9 giugno, la Celeste trova la di Max Abegglen, ma anche qui si dimostra più forte: Petrone, Cea e Romano fissano il punteggio finale sul 3-0, che regala all'Uruguay la prima medaglia d'oro (e, in generale, la prima medaglia olimpica) della sua storia.
Mentre gli uruguaiani celebrano il trionfo, gli avversari sono increduli. Le contromosse per bloccare questa nuova potenza calcistica, capace di superare con tanta facilità le nazionali europee, partono anche da assunti poco veritieri. Ne danno la prova , , e , che accusano l'Uruguay di essere stato in ritiro per oltre 2 mesi, sostenendo grosse spese e violando per questo il requisito, all'epoca fondamentale ai Giochi Olimpici, del dilettantismo. Le 4 nazionali suddette non parteciperanno per protesta alla successiva edizione del torneo olimpico di calcio, ma le loro accuse sono infondate: se il ritiro uruguaiano è durato così tanto, è stato per la lunga traversata oceanica; e lo stesso denaro speso è stato frutto delle gare disputate dall'Uruguay nel suo viaggio dalla Spagna a Parigi, senza le quali i sudamericani non avrebbero avuto i mezzi per raggiungere la capitale francese.
I nuovi successi continentali (1924-1928)