La Citroën BX è un'autovettura prodotta dalla casa automobilistica francese Citroën dal 1982 al 1994 in oltre due milioni di esemplari con carrozzeria berlina di tipo fastback o familiare, e dotate di motori ciclo Otto e ciclo Diesel.
Storia e profilo Genesi del modello
La gestazione della BX ebbe inizio all'inizio del 1977, quando fu avviato il progetto XB, destinato alla realizzazione dell'erede della GS. Di quest'ultima si volevano mantenere alcune impostazioni generali, come la carrozzeria profilata a due volumi, le ruote posteriori parzialmente carenate e naturalmente l'utilizzo delle sospensioni idropneumatiche di tipo autolivellante adattivo semi-attivo, oramai quasi un marchio di fabbrica per i modelli Citroën di fascia media e alta. Alla Citroën, però, la dirigenza non poté più contare su Robert Opron, già autore della stessa GS e di altri modelli; egli, infatti, si dimise dopo la fusione con Peugeot nel Gruppo PSA, sarebbe approdato alla Renault. I primi modelli in scala reale sono datati 1977 e molto ispirati alla GS, alla sua erede GSA, nonché all'ammiraglia CX debuttata 1978; dopodiché i vertici del neonato Gruppo PSA fecero realizzare, nel 1979, anche un prototipo ispirato fortemente alla Peugeot 305, anch'essa introdotta nel 1977. I risultati, però, non furono affatto convincenti; proprio per questo, la Citroën scelse di avvelersi di una collaborazione esterna con la Bertone, la quale incaricò del lavoro Marcello Gandini. Questi, infatti, era il designer italiano già autore di vetture come la Lamborghini Countach, la Maserati Khamsin, la De Tomaso Pantera restyling e l'Alfa Romeo Montreal.
L'atelier torinese impose a Gandini di prendere spunto da una concept presentata proprio da Bertone in quel 1977, vale a dire la Reliant FW11, un prototipo (proposto anche per la casa turca Anadol) mai entrato in produzione con il marchio inglese (e neppure con il marchio turco). Marcello Gandini si ispirò quindi sia a tale prototipo, sia anche ad un successivo prototipo, sempre di Bertone e denominato Volvo Tundra e risalente al 1979. Poiché le linee della futura berlina francese non si dimostrarono estremamente innovative, l'atelier piemontese scelse di puntare sull'innovazione nella scelta dei materiali: ecco perché per la nuova vettura si scelse di realizzare in vetroresina alcuni pannelli della carrozzeria, come l'ampio portellone posteriore, i montanti laterali posteriori e anche, sulla prima serie e su alcune versioni della seconda, il cofano anteriore. Tale soluzione fu voluta per almeno due motivi, cioè contenere la massa della vettura e garantire un baricentro più basso.
Nel frattempo, per quanto riguarda la meccanica, le direttive dei nuovi padroni del marchio francese imposero la rinuncia al tradizionale motore boxer con raffreddamento ad aria in favore delle più innovative unità PSA raffreddate ad acqua e già da tempo in forza a diversi modelli Peugeot. I primi test di tale meccanica vennero condotti su strada utilizzando un muletto con carrozzeria quasi identica a quella della GS.
Debutto
Il 16 settembre 1982 venne calata lentamente dalla Torre Eiffel una cassa di legno. Toccò terra quasi 10 giorni dopo, il 25 settembre, scoprendo la nuova BX. La presentazione ufficiale avvenne cinque giorni dopo, il 30 settembre 1982, al salone dell'automobile di Parigi, inizialmente solo con carrozzeria berlina a due volumi e a 5 porte.
Design e interni
Il corpo vettura a due volumi della BX, sebbene profilato in modo da garantire una sorta di continuità con la GSA, risultava piuttosto spigoloso ad una prima occhiata, ma in realtà è stato oggetto di studi attenti da parte di Gandini, tanto da ottenere un Cx molto basso per l'epoca, pari a 0.34, un risultato che testimonia la ricerca della massima aerodinamicità in maniera tale da ridurre i consumi. Le dimensioni sono un poco superiori a quelle della GSA, tanto che inizialmente quest'ultima non venne sostituita: la BX si posizionò quindi a metà strada tra la GSA e l'ammiraglia CX. Il frontale, piuttosto sottile e affilato, è caratterizzato da una calandra liscia con grandi fari rettangolari a sviluppo orizzontale e un paraurti di ridotte dimensioni. Il gruppo fari-calandra è a sua volta caratterizzato da un'angolatura trasversale che attraversa tutto il frontale. Un'altra particolarità della zona anteriore è data dal parabrezza dotato di tergicristallo monospazzola.
La vista laterale mostra l'impegno profuso da Bertone e Gandini sotto l'aspetto aerodinamico, ma anche una certa continuità con la recente produzione Citroën: fronzoli ridotti all'osso, va notata la differenza fra la forma trapezoidale dei passaruota anteriori e quella carenata dei passaruota posteriori, quest'ultimo un chiaro richiamo alle altre Citroën pre-PSA. Altre caratteristiche sono le ampie superfici vetrate e il montante centrale "nascosto" tra le superfici vetrate stesse, in maniera da rendere più snella la vista. La ricerca aerodinamica si nota soprattutto nella zona posteriore, dove il padiglione scende senza soluzione di continuità fino all'altezza dei gruppi ottici. Qui, la vista laterale permette di notare anche il massiccio montante posteriore con una grigliatura alla sua base. Le versioni con allestimento TR erano caratterizzate dalla presenza di un terzo finestrino fisso subito prima del montante posteriore stesso. La coda è quindi sprovvista di un terzo volume, ma a differenza della GS, che non aveva un vero e proprio portellone, la BX invece ne possiede uno assai ampio e pratico, con un ampio lunotto, e che dà modo di accedere ad un grande vano bagagli della capacità di 444 litri, ampliabile fino a 1.455 abbattendo lo schienale posteriore. I gruppi ottici sono di forma rettangolare, leggermente avvolgenti e suddivisi in plastiche quadrate.
Nel cruscotto, si ha un posto guida con quadro strumenti di forma rettangolare che incorpora l'orologio elettrico a led verdi, il tachimetro a tamburo rotante (già utilizzato su GS, CX e GSA, ma sostituito nella seconda serie con un tachimetro convenzionale) con contachilometri totale e parziale, l'indicatore del livello del carburante e della temperatura dell'acqua di raffreddamento, le spie dei servizi e, per la versione 16 TRS, l'indicatore elettrico di livello olio motore e il contagiri a led a sviluppo orizzontale. La strumentazione è affiancata simmetricamente da due gruppi piramidali, detti satelliti (o sistemi PRN), che raggruppano tutti i comandi necessari ad azionare l'illuminazione, gli indicatori, i tergilavacristalli e lo sbrinatore. È presente anche un altro elemento tipico di molte Citroën dell'epoca e anche degli anni precedenti, vale a dire il volante monorazza, qui con un disegno attualizzato.
Meccanica e motori La BX nasceva su un pianale del tutto nuovo che in seguito sarebbe stato utilizzato anche per un'altra vettura del Gruppo PSA, vale a dire la Peugeot 405, anche se in forma semplificata. Tale pianale fa uso delle sospensioni idropneumatiche; la geometria dell'avantreno era del tipo MacPherson, mentre il retrotreno era a semiassi oscillanti. L'impianto frenante fa uso di quattro freni a disco, quando all'epoca era molto più diffuso l'utilizzo di due dischi all'avantreno e due tamburi al retrotreno, mentre lo sterzo era a cremagliera.
Al suo debutto, la BX è stata proposta in tre motorizzazioni:
BX 14: motore XY7 da 1360 cm³ di cilindrata, con alimentazione a carburatore monocorpo e potenza massima di 62 CV; BX 14E e BX14RE: motore XY6B, anch'esso da 1360 cm³, alimentato con carburatore doppio corpo ed in grado di erogare 72 CV di potenza massima; BX 16: motore XU52C da 1580 cm³, con carburatore doppio corpo e con potenza massima di 90 CV.
La trazione era anteriore e il cambio era manuale a 4 rapporti sulla versione base da 62 CV, a 5 rapporti sulle altre versioni.
Evoluzione La produzione viene quindi avviata nel mese di settembre del 1982, già un mese prima della presentazione ufficiale, con il modello BX16 a fare provvisoriamente da versione di punta, equipaggiabile a richiesta anche con l'aria condizionata. Lo stabilimento di produzione era quello di Rennes-la-Janais. La produzione si articola in due serie comprendenti versioni berlina, break (familiare) e varianti sportive, con motorizzazioni benzina e diesel: la prima (Serie 1) va dalla presentazione, 1982, fino a giugno 1986, la seconda (Serie 2) da luglio 1986 fino a dicembre 1993 per le berline e fino al 1994 per le break dopo un totale di 2.315.739 esemplari. Le ultime berline sono state prodotte nel dicembre 1993, le ultime break nel 1994, ma l'ultima BX a essere stata venduta risale al 1996, fatto che costrinse la casa francese a prorogare fino al 2006 l'obbligo legale di fornire pezzi di ricambio.
La prima serie
Esteriormente gli esemplari di prima serie sono riconoscibili per gli indicatori di direzione anteriori color arancio alti circa la metà dei gruppi ottici anteriori, per i ripetitori laterali tondi, per gli specchi retrovisori con snodo a sfera e per i copricerchi con settori di colore nero.
Poco dopo l'inizio della produzione nello stabilimento di Rennes-la-Janais, un altro sito venne attivato per la produzione della BX, stavolta a Vigo, in Spagna.
Nel 1983, si hanno le prime novità: al salone dell'automobile di Francoforte vengono introdotte la BX 19D e la BX 19 TRD, prime BX con motore diesel, in questo caso un motore XUD aspirato da 1.9 litri ed in grado di erogare fino a 65 CV di potenza massima. Le due differenti sigle indicano semplicemente il livello di allestimento: il più ricco vanta tra l'altro anche i sedili anteriori regolabili in altezza, il tergilunotto ed i vetri elettrici. Un'altra novità sta nel leggerissimo incremento di potenza della BX 16, da 90 a 92 CV.
Nel giugno del 1984, la lista optional si arricchisce del nuovo cambio automatico a 4 rapporti, previsto però solo in abbinamento con il motore da 1.6 litri. Tre mesi dopo, a settembre, viene introdotta la nuova versione di punta, denominata BX 19 GT, equipaggiata con un 1.9 XU da 105 CV e caratterizzata da una dotazione che comprendeva anche il servosterzo e il computer di bordo. Sempre nel 1984, la BX 16 vide la sua potenza crescere nuovamente, da 92 a 94 CV.
Nel 1985 viene presentata la BX Break, versione giardinetta realizzata da Heuliez, dalla più ampia praticità e dalla più ampia capacità di carico, salita da 1455 a 1800 litri con lo schienale abbassato. A tale risultato contribuisce anche una lunghezza del corpo vettura cresciuta di 17 cm, nonché l'ovvio ridisegnamento della zona posteriore. La BX Break è stata inizialmente proposta in abbinamento con tutti i motori tranne quello da 1.4 litri, ritenuto poco potente per garantire prestazioni soddisfacenti. Sempre nel 1985, la berlina venne proposta nelle serie speciali BX Leader e BX SPORT. Quest'ultima divenne anche la nuova versione di punta, poiché equipaggiata con il motore della 19GT potenziato per la Citroen dal noto preparatore e motorista Danielson con 2 carburatori doppiocorpo Solex ADDHE da 40 ad apertura simultanea, nuovo radiatore Chausson in alluminio, nuova testata in lega leggera completamente ridisegnata, pistoni di nuovo disegno, albero a camme modificato, nuovi collettori di aspirazione in alluminio, nuove bielle rinforzate e valvole maggiorate che portavano la potenza massima a ben 126 CV. Tale versione speciale era dotata di strumentazione con quadranti a lancette, ma anche di parafanghi allargati, minigonne, paraurti, logo posteriore e adesivi specifici e di serie offriva un equipaggiamento completo: servosterzo, chiusura centralizzata, vetri atermici oscurati, sedile posteriore ribaltabile, cerchi in lega specifici, 4 appoggiatesta, alettone posteriore in tinta con la carrozzeria, volante dedicato e pomello del cambio con filetto rosso. Prevista inizialmente in una tiratura di soli 2500 esemplari (come peraltro anche la Leader) la casa ne predispose in seguito altri 5000, per un totale di soli 7500 esemplari prodotti.