Linvasione italiana dell'Albania fu una breve campagna militare intrapresa dal Regno d'Italia contro il Regno d'Albania tra il 7 e il 12 aprile 1939, alla quale seguì l'occupazione del Paese, che perdurò fino all'armistizio di Cassibile e alla successiva occupazione tedesca del settembre 1943.

L'invasione fu il risultato delle mire imperialiste e coloniali dell'Italia fascista e della volontà di Benito Mussolini di dimostrare agli italiani che l'alleanza con la Germania nazista (l'Asse) procurava risultati tangibili anche all'Italia, controbilanciando così la crescente influenza tedesca nei Balcani.. Diplomaticamente, l'invasione dell'Albania fu anche un tentativo di Mussolini di dimostrare a Francia e Regno Unito che, dopo lAnschluss e l'occupazione tedesca della Cecoslovacchia, l'Italia non era da considerarsi un attore secondario rispetto alla Germania nella politica europea.. In un frangente di crescente tensione internazionale, il fascismo assestò quindi un altro durissimo colpo alla politica di appeasement portata avanti dalle potenze democratiche., le quali assunsero via via un atteggiamento sempre più rigido nei confronti dell'Italia..

Nonostante la «confusione che caratterizzò tutta l'operazione», segnata da «disfunzioni organizzative e impreparazione dei reparti», le forze armate italiane poterono portare a termine l'occupazione grazie anche al fatto che l'esercito albanese non oppose sufficiente resistenza agli invasori. Lo stesso 7 aprile, il re d'Albania Zog I, che negli anni precedenti aveva stretto forti legami economici con l'Italia, riparò in esilio nella vicina Grecia, contribuendo al collasso morale della popolazione e al totale disfacimento delle forze armate albanesi, già di per sé poco combattive, male armate e mal comandate. Cinque giorni dopo, l'Albania venne annessa all'Italia come regno in unione personale con la corona italiana; di conseguenza, fu insediato anche un nuovo governo controllato dagli italiani, che avrebbe aiutato ad assoggettare alcuni dei capi albanesi più influenti nel sistema di potere italiano, «con il fine ultimo di trasformare l'Albania in una sorta di colonia europea del fascismo»..

Premesse L'interesse italiano per l'Albania era legato alla posizione del paese balcanico, il cui controllo avrebbe permesso al Regno d'Italia di ottenere vantaggi strategici sia difensivi sia offensivi. Il solo possesso del porto di Valona, o semplicemente dell'isola di Saseno situata all'ingresso della baia di Valona, avrebbe concesso all'Italia il controllo dell'ingresso al Mare Adriatico e una base adatta a eventuali operazioni militari lungo la costa della Penisola balcanica. A tutto ciò si aggiungevano motivazioni di tipo coloniale e imperialista: l'Albania veniva vista come un territorio utile per insediarvi la popolazione italiana in eccesso, e allo stesso tempo una facile "preda" alla quale sottrarre le risorse naturali che si pensava potessero trovarsi nel paese, ossia petrolio e cromo..

L'Italia ebbe una prima occasione per occupare l'Albania durante la prima guerra mondiale, quando, nel periodo di neutralità, il governo italiano ordinò l'occupazione dell'isola di Saseno e di Valona, senza suscitare la collera di nessuno dei belligeranti poiché, in quel momento, l'Italia era corteggiata da tutte le grandi potenze che speravano di spingere Roma dalla propria parte. Con il patto segreto di Londra, all'Italia vennero promessi vasti territori albanesi, e durante il conflitto praticamente metà del paese venne occupata, ma nel 1920 il governo italiano fu costretto a rinunciarvi per una serie di motivi: lo scoppio della crisi di Valona, dove i nazionalisti albanesi diedero inizio a forti disordini contro la guarnigione italiana a seguito della notizia della stipula dell'accordo Venizelos-Tittoni; il rifiuto del presidente degli Stati Uniti d'America Thomas Woodrow Wilson di riconoscere il patto di Londra; i problemi di ordine pubblico interni all'Italia e, in ultimo, la decisione presa durante la conferenza degli Ambasciatori di ristabilire un'Albania indipendente, decisione comunque mitigata dal riconoscimento di importanti interessi italiani verso l'Albania..

Il ritiro delle forze italiane venne accolto con disappunto dall'opinione pubblica italiana e fu un colpo al prestigio dell'Italia, che Benito Mussolini sfruttò abilmente come uno dei punti d'appoggio della sua propaganda elettorale nazionalista. Appena giunto al governo nel 1922, Mussolini rinnovò l'interesse dell'Italia per l'Albania, cominciando con una penetrazione economica con la compiacenza dell'allora primo ministro albanese Ahmet Zogu, il quale dominò la politica albanese dal 1922 al 1939, prima come presidente del Consiglio, poi come presidente della Repubblica albanese e, dopo il 1928, come re del Regno d'Albania con il nome di Zog I.. Questa influenza venne confermata dalla firma dei trattati di Tirana, il primo nel 1926 e il secondo del 1927, in base ai quali l'Italia e l'Albania stipularono un'alleanza difensiva.

Durante il suo governo Zog ottenne dei successi importanti nell'unificazione del paese, riducendo il fenomeno del brigantaggio che imperava nelle regioni montuose e ricomponendo alcuni elementi politici nel paese togliendo l'indipendenza alle tribù del nord. Ciò consentì di dare riconoscimento al governo centrale, il che permise all'amministrazione di Zog di riscuotere le tasse e reclutare un esercito nazionale, una cosa impossibile fino alla fine degli anni Venti. L'opera di Zog diede un forte impulso alla nascita di una coscienza nazionale albanese, ma dove Zog fallì fu a livello economico: egli non riuscì a comprendere le necessità di un'economia moderna, e per tutta la durata del suo governo fu costretto a basarsi sugli aiuti esteri, soprattutto quelli dell'Italia fascista, l'unico paese con interessi economici e strategici nei confronti dell'Albania disposto a fornirgli un aiuto economico costante nel corso degli anni..

Ciò causò una sempre più importante penetrazione economica italiana in Albania, che divenne a tutti gli effetti una colonia economica su cui il governo di Roma riusciva a esercitare anche una forte influenza politica. Il nazionalismo di Zog fece tuttavia sì che il sovrano non accettasse mai di consegnare nelle mani italiane l'indipendenza politica del paese, e questo, secondo lo storico Bernd Fischer, ebbe la conseguenza di convincere gli italiani che l'unica via per impossessarsi del paese fosse il ricorso alle armi. Il compito di distruggere l'indipendenza dell'Albania fu quindi affidato al conte Galeazzo Ciano, nuovo ministro degli Esteri dall'11 giugno 1936..

Sposato con Edda, la figlia di Mussolini, il conte Ciano fu incaricato di dare al ministero un nuovo spirito aggressivo che risolvesse una volta per tutte quello che gli italiani avevano cominciato a chiamare "il problema albanese". Il suo impegno iniziò immediatamente dopo il suo viaggio a Tirana nell'aprile 1937, dove ebbe diversi colloqui con re Zog, si fece fotografare nell'atto di posare una corona di fiori sulla tomba della regina madre e pose la prima pietra in diverse costruzioni. Il fatto più significativo però fu che durante, e immediatamente dopo la visita, iniziarono a prendere forma i piani di Ciano per l'Albania.. Le prime mosse furono vaghe, perché non vi era ancora una tattica politica specifica se non la volontà di stabilire in Albania quanti più italiani possibile; all'inizio del 1938, tuttavia, Ciano si convinse che non era più possibile aspettare che si presentassero delle opportunità utili a tale fine, e che bisognasse crearle. Fu nell'aprile del 1938 che Ciano — recatosi nuovamente in Albania per il matrimonio di re Zog con la contessa ungherese Géraldine Apponyi — si convinse della necessità urgente di risolvere il problema albanese una volta per tutte. Zog non avrebbe mai accettato un protettorato, e l'unico modo per far diventare il territorio albanese una parte dell'Italia sarebbe stato tramite un'annessione diretta..

Il 30 aprile 1938 Ciano concordò con Mussolini sulla «necessità di una soluzione integrale» e «che pur di avere l'Albania era pronto anche a fare la guerra». Due giorni dopo inviò a Mussolini un documento nel quale presentava una disamina sui vari modi per risolvere il "problema albanese": «allacciamento sempre più stretto tramite vincoli economici che finiscono per giocare anche nel settore politico», «spartizione, d'accordo con la Iugoslavia e forse anche con la Grecia» e «annessione attraverso una unione personale». Il 10 maggio, rientrando in treno da Firenze a Roma, Ciano discusse con Mussolini del documento, e il Duce diede il "via libera" al ministro degli Esteri per il maggio dell'anno successivo.. Per tale obiettivo Ciano si concentrò nell'elaborare un'alleanza con la Germania, secondo lui necessaria per poter avere il via libera diplomatico verso l'Albania., assieme a tutta una serie di iniziative atte a ridurre le possibilità di una resistenza armata quando si fosse messo in moto il piano di invasione..

I preparativi politici italiani

Sotto la direzione di Ciano fu intensificata l'infiltrazione economica e culturale in Albania grazie al lavoro di Francesco Jacomoni e di altri funzionari presenti nel paese, i quali diedero un forte impulso alla configurazione della gioventù albanese secondo il modello fascista, aumentarono il numero di politici albanesi e dei bajraktar ("capi tribù") a libro paga degli italiani, e aumentarono il numero di istruttori militari italiani inseriti nelle forze armate locali ma aventi lo scopo di «creare le cellule annessionistiche nell'esercito albanese». Nel giugno 1938 il funzionario Giovanni Giro comunicò a Ciano che l'opinione pubblica albanese era sempre più contraria a Zog e un intervento italiano non avrebbe trovato l'opposizione della popolazione, la quale — sempre secondo Giro — avrebbe anzi accolto con gioia ogni miglioramento nelle condizioni materiali. Entusiasmato da queste notizie, e senza preoccuparsi di avere delle conferme, Ciano passò all'elaborazione della seconda parte del suo piano, ossia la rimozione fisica di Zog. Con la morte di Zog, gli italiani avrebbero dovuto provocare sparatorie per le strade e fomentare la ribellione delle tribù delle montagne, e a quel punto la popolazione si sarebbe rivolta all'Italia per ristabilire l'ordine. Ciano aveva poi programmato di portare a termine l'annessione tramite un plebiscito simile a quello svolto da Adolf Hitler in Austria durante lAnschluss..

Ciano passò lo schema del piano a Mussolini per l'approvazione nel dicembre 1938, ma il Duce lo accantonò provvisoriamente cosciente del fatto che una simile linea di azione avrebbe provocato conseguenze internazionali non di poco conto, come un probabilissimo avvicinamento del Regno di Jugoslavia alla Germania. Ciano dovette quindi rallentare i tempi dedicandosi invece alla preparazione di un accordo per la futura spartizione dell'Albania col primo ministro jugoslavo Milan Stojadinović.. Ad ogni modo la regina Geraldina ricordò nel dopoguerra che nei primi giorni del 1939 il re Zog sfuggì a due presunti attentati, infatti a febbraio il re annunciò pubblicamente che era stato scoperto un complotto per rovesciare il governo e uccidere la sua persona. Zog a quel punto accusò di tale complotto lo stesso Giovanni Giro che fu invitato a lasciare il paese. Zog era a conoscenza che Giro stava tentando di organizzare elementi antimonarchici in gruppi d'azione simili agli squadristi italiani, e il re incaricò quindi il ministro degli Interni Musa Juka di sciogliere questi gruppi e arrestare gli elementi filo-italiani come il giornalista Vasil Alarupi..