La storicità di Gesù, ovvero l'esistenza di Gesù di Nazareth come personaggio storico, è la tesi storiografica condivisa dalla maggioranza degli studiosiMarkus N. A. Bockmuehl, The Cambridge Companion to Jesus, Cambridge University Press, 2001, pp. 123-124. A pagina 124 afferma che "far-fetched theories that Jesus' existence was a Christian invention are highly implausible.". Essa si contrappone all'ipotesi del mito di Gesù, che nega la sua esistenza storica, tesi oggi sostenuta solo da una minoranza di accademiciIl primo a criticare le teorie mitiche usando il termine "Mito di Gesù" fu Albert Schweitzer in Geschichte der Leben Jesu-Forschung, Tübingen, 1913, p. 445. Secondo Mauro Pesce, tale ipotesi sarebbe da considerarsi priva di fondamento (cfr. Corrado Augias-Pesce, "Inchiesta su Gesù", Mondadori, 2006, p. 235).
La storicità di Gesù è alla base della fede cristiana, nelle sue varie declinazioni, ma l'esistenza di Gesù di Nazareth non va confusa con la storicità dei racconti. Rimane aperto il dibattito sulla storicità di eventi soprannaturali legati alla sua vita, come i miracoli di GesùLa storicità degli eventi miracolosi è oggetto di dibattito, anche metodologico, tra gli studiosi. Secondo C.G. Starr, ad esempio, tali eventi si pongono al di là del giudizio dello storico (cfr. C.G. Starr, "Storia del mondo antico", 1977), mentre per Mauro Pesce "esiste una certa tendenza di tipo razionalistico che mira a negare per principio la possibilità di fenomeni "inspiegabili" alla luce della ragione. Oggi peraltro, questa fiducia estrema nella razionalità s'è un po' attenuata" (Cfr. Pesce, in Augias-Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006, Capitolo XI)..
Il problema teologico sulla reale esistenza di Gesù di Nazareth persiste tutt'oggi. Ancora oggi alcuni si basano su scritti di storici come Giuseppe Flavio il quale intorno alla metà del primo secolo dopo Cristo scrive di Gesù. Altri invece fondano la teoria che Gesù non sia veramente esistito sul fatto che non esistono prove scritte, e documenti storici (come il censimento) che dimostrino l'esistenza di Gesù.
L'indagine storica su Gesù ha assunto, col tempo, un carattere interdisciplinare e ha conosciuto un allargamento interconfessionale della ricerca, con contributi rilevanti anche da parte di studiosi laici. Gli studi moderni, che ora prendono in considerazione anche una varietà di testi cristiani apocrifi, sono inoltre spesso caratterizzati da una rivalutazione dei materiali tradizionali e quindi da una rinnovata fiducia nella possibilità di ricostruire resoconti della vita di Gesù con tratti plausibili dal punto di vista storico. In ambito europeo i contributi più significativi hanno riguardato l'analisi sulle prime comunità cristiane e sulle tracce lasciate in esse dalla predicazione di GesùSullo stato attuale della ricerca, si veda Giancarlo Gaeta. "Il Gesù moderno", Einaudi, 2009.
Sebbene esistano menzioni di Gesù da parte di storici non cristiani (Flavio Giuseppe nelle Antichità Giudaiche, Publio Cornelio Tacito negli Annales e Plinio Il Giovane nelle corrispondenze con Traiano), le fonti disponibili sulla sua opera sono state redatte soprattutto nella cerchia dei seguaciDavid Flusser, "Jesus", 1968. Il dato non deve stupire perché la sua vita – efficacemente descritta dal biblista cattolico John Paul Meier come quella di un "ebreo marginale"John Paul Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Queriniana, 1991-2009. – non è stata tale da attirare l'attenzione dello storico o del letterato del tempo, quanto piuttosto quella delle persone coinvolte nella sua esperienza religiosa. Nondimeno Gesù è, insieme a Flavio Giuseppe e Paolo di Tarso, la figura ebraica più trattata e citata del suo tempoD. Flusser, op. cit..
Gesù secondo le testimonianze
La principale fonte di informazioni sulla vita di Gesù è costituita dai testi scritti dai primi cristiani. È invece più limitato il numero di fonti storiche non cristiane contemporanee a Gesù che ne parlino in modo esplicitoQuesta carenza di informazioni nelle fonti non cristiane è stata così spiegata dallo storico razionalista Charles Guignebert: "La sua nascita in un borgo sperduto della Galilea, tra povera gente e quegli ebrei disprezzati e vilipesi, la sua breve e insignificante carriera, troncata da un banale intervento dell'autorità, un insegnamento che né la forma né il contenuto raccomandavano a dei Greci e dei Romani, nulla di tutto ciò aveva di che trattenere l'attenzione di uno storico del secolo, se per caso l'avesse per un istante destata.", Charles Guignebert, Le problème de Jésus, Ernest Flammarion, 1914.
Gli scritti del Nuovo Testamento sono stati redatti, anche sulla base di precedenti fonti orali, in un arco di tempo compreso tra il 50 d.C. e la fine del I secolo/inizio del IIPer una datazione dei Vangeli canonici, cfr. ad es. Piero Stefani, "La Bibbia", Il Mulino, 2004..
Secondo lo storico ateo Bart Ehrman, si può affermare che:Fra questi, vi sono le testimonianze di: Flavio Giuseppe, Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane, Luciano di Samosata, Galeno, Mara bar Serapion, Celso. Alcuni di questi autori, come Celso, sono nemici dichiarati dei cristiani
Testi di origine cristiana
Le fonti cristiane sulla vita di Gesù comprendono sia i testi canonici del Nuovo Testamento (i quattro vangeli e alcune delle lettere), sia i numerosi testi apocrifi. Alcune informazioni sono inoltre contenute anche nella letteratura subapostolica.
Tra questi testi, i Vangeli canonici costituiscono comunque un unicum, sia perché si pongono all'inizio della vicenda interpretativa su Gesù, sia perché "hanno almeno in parte raccolto la più antica tradizione di Gesù"Giancarlo Gaeta, "Il Gesù moderno", Einaudi, 2009.
I Vangeli canonici
I Vangeli canonici sono la principale, ma non l'unica, fonte di notizie su Gesù. Essi raccontano nel dettaglio la vita pubblica di Gesù, cioè il periodo della sua predicazione; sul resto della sua vita forniscono scarse informazioni, contenute soprattutto nell'opera dell'evangelista Luca.
I vangeli sono stati probabilmente scritti negli anni tra il 70 (Marco) e il 100 circa (Giovanni), anche se sono state proposte datazioni diverse. Le più antiche copie pervenuteci dei vangeli risalgono al II secolo: è controversa l'attribuzione di manoscritti più antichiSecondo alcuni storici, tra cui José O'Callaghan e Carsten Peter Thiede, un frammento dei rotoli di Qumran, datato tra il 40 - 50 d.C. (frammento noto con la sigla 7Q5), sarebbe proprio parte del Vangelo di Marco (José O'Callaghan, Los papiros griegos de la cueva 7 de Qumran, Madrid 1974). L'ipotesi di O'Callaghan è stata tuttavia «rigettata praticamente universalmente» dagli studiosi ("... Qumran ms. 7Q5 ... is captioned as if it contains a fragment of Mark: it was of course O'Callaghan who made that controversial — and now virtually universally rejected - identification of this Dead Sea text as a piece of the New Testament..." J. K. Elliot (2004), Book Notes, Novum Testamentum, Volume 45, Number 2, 2003, p. 203.Gundry (1999), p. 698; Graham Stanton, Jesus and Gospel, Cambridge University Press, 2004, ISBN 0-521-00802-6, p. 203; Joseph A. Fitzmyer, The Dead Sea scrolls and Christian origins, Wm. B. Eerdmans Publishing, 2000, ISBN 0-8028-4650-5, p. 25.).
I cristiani affermano generalmente che i quattro vangeli canonici e gli altri scritti del Nuovo Testamento sono ispirati da Dio e raccontano fedelmente la vita e l'insegnamento di Gesù; e che anche i numerosi miracoli e in particolare la sua risurrezione, sono realmente avvenuti. Molti studiosi cristiani evidenziano comunque come i vangeli non costituiscano propriamente delle biografie, ma offrano piuttosto una rilettura teologica della vita di Gesù redatta dalla Chiesa del I secoloCfr. ad es. G. Barbaglio, secondo il quale "Le opere cristiane [delle origini] sono documenti di fede, documenti di pietà, di devozione, di catechesi, di pastorale (...)" (vedi G. Barbaglio e A. Bodrato, Quale storia a partire da Gesù?, Servitium editrice, 2008, pag. 19).
A riprova della natura teologica e non storica di tali racconti, San Giustino, uno dei Padri della Chiesa, nel tentativo di accreditare il Cristianesimo presso i Romani dimostra, nel suo testo Apologie, come la presunta soprannaturalità di Gesù sia dovuta ad un'attribuzione di categorie metafisiche già elaborate dal pensiero greco:
L'Islam pur riconoscendo il Vangelo di Gesù, ovvero l'Injil (), come testo ispirato, afferma per tradizione (non è scritto sul Corano) che il Vangelo cristiano è comunque stato modificato con i secoli e quindi non è più "puro".
Vi sono varie teorie sulla formazione dei vangeli. Una teoria vede i vangeli sinottici composti da raccolte di detti autentici di Gesù (la fonte Q) uniti a narrazioni di avvenimenti (tratto, quest'ultimo, che caratterizza il Vangelo secondo Marco). Altre teorie ritengono invece più storicamente attendibili le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendentiBart Ehrman, La verità sul Codice da Vinci, Mondadori, ISBN 88-04-54792-8, ad esempio il vangelo di Giovanni rispetto ai vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca), anche se il Vangelo secondo Giovanni è proprio quello che enfatizza maggiormente la divinità di Gesù.
È tuttora materia di discussione fra alcuni studiosi su quali, tra i detti e le azioni che i Vangeli attribuiscono a Gesù, possano effettivamente essere a lui attribuiti secondo criteri storici. Un simile tentativo di ricostruzione del Gesù storico, anche se controverso, è stato, ad esempio realizzato dagli studiosi del Jesus Seminar (anni 80 e 90 del XX secolo).
Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei Vangeli, affermando che essi sono documenti "di parte" e quindi non attendibili, anche per la presenza di quelle che tale critici ritengono delle contraddizioni.
Per buona parte degli studiosi moderni, (sulla scia della Formgeschichte, storia delle forme, avviata all'inizio del XX secolo), i Vangeli costituiscono un testo letterario stratificato per la cui comprensione è necessaria un'attenta analisi storica, filologica e morfologica per valutarne il significato e l'autenticità.
Le lettere di Paolo
Le lettere di Paolo di Tarso, scritte probabilmente in un periodo che va dal 50-51, in cui scrisse la Prima lettera ai Tessalonicesi, al 65, costituiscono le fonti cristiane più anticheCfr., tra gli altri, J. Dickson, op. cit.. Le lettere non si propongono di offrire un resoconto organico della vita di Gesù, che Paolo non conobbe direttamenteCfr. quanto riportato negli Atti degli Apostoli e nelle stesse lettere paoline, ma offrono comunque una serie di notizie incidentali, ricavate da Paolo anche tramite il contatto con alcuni degli apostoli come Pietro, Giovanni e GiacomoEpistola ai Galati capitolo 1.18-19 e 2.11, testimoni di prima mano dei fatti riguardanti Gesù e la sua vita.
Non tutte le lettere di Paolo sono considerate autografe dagli studiosi del settore: c'è un consenso generale su sette di esse, mentre secondo diversi autori le altre sei andrebbero attribuite a discepoli posterioriRomano Penna, Prefazione a "Le lettere di Paolo", EDB, Bologna, 2009.. Dalle lettere considerate genuinamente paoline è possibile ricavare informazioni, ad esempio, sull'origine ebraica di Gesù, sulla costituzione di un gruppo di discepoli, sull'invio di missionari, sul fatto che fosse chiamato "Cristo/Messia", sul tradimento da parte di uno dei seguaci, sulla morte in croce, la sepoltura, e infine sui resoconti della risurrezione secondo la testimonianza dei discepoliPer liste più complete riguardo alle biografie gesuane ricavabili dalle lettere di Paolo, cfr. J. Dickson, "Alla ricerca di Gesù", Edizioni San Paolo, Milano, 2011 e - meno recente, ma integrato anche con altri testi canonici - Giuseppe Ricciotti, "Vita di Gesù Cristo", Mondadori, 1962..
Le lettere cattoliche