Castelverde (fino al 1868 Castagnino Secco, tuttora Castegnìin in dialetto cremonese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cremona in Lombardia.

Geografia fisica Il territorio comunale di Castelverde è in grandissima parte pianeggiante, a una quota media di circa 50 metri. Il settore occidentale del territorio presenta tuttavia una serie di avvallamenti, terrazzi, scarpate morfologiche che delimitano sia la presunta linea costiera del già citato Lago Gerundo, che si suppone esistito in tempi storici, sia la cosiddetta paleovalle del Morbasco, una valle fluviale di pianura attualmente percorsa da questo modesto corso d'acqua ma che si ritiene sia stata scavata da un antico fiume, di portata notevolmente maggiore del Morbasco del giorno d'oggi, probabilmente un antico ramo dell'Oglio. Dislivelli e scarpate morfologiche sono facilmente individuabili a nord, in prossimità di Castelnuovo del Zappa, e attorno a Costa Sant'Abramo.

Oltre al Morbasco, l'altro principale corso d'acqua che bagna il comune è il Naviglio Civico della Città di Cremona, nel settore orientale del territorio comunale.

Storia

La zona immediatamente a nord di Cremona, dove si trova ora Castelverde, sembra essere stata abitata in modo continuativo già da tempi molto antichi, addirittura dalla media Età del Bronzo. Nelle vicinanze dell'odierna Ossalengo, la minore delle frazioni di Castelverde, sono stati rinvenuti nel 1898 i resti di una terramara, ovverosia un insediamento costituito da edifici in legno fondati su palafitte. Occorre infatti accennare, a questo proposito, che l'area compresa tra i fiumi Serio, Adda e Oglio, in tempi antichi e fino all'epoca romana, era caratterizzata da estese paludi e superfici acquitrinose, periodicamente inondate dalle esondazioni dei suddetti fiumi, i quali seguivano un corso presumibilmente differente dal loro percorso odierno (un ramo dell'Adda secondo storici e geologi scorreva a nord di Cremona gettandosi nel Po molto più a valle di quanto non avvenga ora) e non avevano ancora subito opere di rafforzamento degli argini. Pur non trattandosi di un vero e proprio bacino lacustre, ma piuttosto di un alternarsi non ben definito di zone emerse, pantani, rami fluviali abbandonati e acquitrini, l'intera area prese il nome di lago Gerundo. Il nome della frazione di Costa S.Abramo potrebbe trarre origine, infatti, dall'antico litorale del suddetto lago.

La bonifica dell'intera zona paludosa (che, come si può facilmente pensare, doveva trattarsi di un luogo malsano e inadatto a qualsiasi insediamento umano) iniziò in modo decisivo con la colonizzazione da parte dei Romani nel I secolo d.C. Sono stati rinvenuti, in alcuni cascinali della zona, frammenti di mosaici e resti di tombe, risalenti proprio a quel periodo. Nell'intera area di pertinenza comunale sono stati individuati, nel corso di sistematiche ricerche archeologiche di superficie condotte in collaborazione con dipartimenti universitari di Genova e Padova dal ricercatore Piermassimo Ghidotti tra il 1985 e il 1995, numerosi insediamenti romani rurali, la cui catalogazione ha consentito una prima definizione del popolamento rustico di quel periodo in un'area significativa della media pianura padana.

Dopo la fine dell'Impero romano, vale a dire dopo il V secolo, la zona fu interessata dalla continuazione delle opere di bonifica da parte dei monaci, benedettini in un primo tempo, cistercensi a partire dal XII secolo. Furono proprio i monaci cistercensi, stanziati nel monastero di Cavatigozzi, alle porte della città, a detenere il possesso di queste terre e a fondare l'antica chiesa del paese, ma di ciò non si hanno notizie precise. Il primo documento ufficiale (1191) che si riferisce al borgo di Castaneto è un atto di investitura da parte del vescovo di Cremona Sicardo alla famiglia Sommi, a cui il presule affidava il feudo.

Documenti dei secoli successivi, suggeriscono che i nuclei abitati che attualmente costituiscono le frazioni di Castelverde abbiano avuto storia autonoma, anche dal punto di vista amministrativo, sino all'unità d'Italia. Le carte corografiche del Lombardo-Veneto ad esempio, che risalgono al 1836, mostrano il territorio attuale diviso in dieci comuni. Costituirono comune autonomo le attuali frazioni di Castelnuovo del Zappa (allora chiamato Castelnuovo del Zappa Corrado), Costa Sant'Abramo, Livrasco, Ossalengo, Marzalengo e San Martino in Beliseto, come pure altre località che oggi non detengono neppure lo status di frazione, ossia Cavallara (Cavalera), Breda de' Bugni, Costa Santa Caterina, Licengo e Dosso Baroardo. Il centro abitato di Castagnino, attuale capoluogo comunale, non viene neppure menzionato ma si suppone che fosse frazione di Breda de' Bugni. Un dato curioso a proposito della suddivisione amministrativa prima del 1861, è mostrato nella medesima carta: i comuni di Breda, Castelnuovo, Licengo e Costa erano compresi nel circondario di Pizzighettone, mentre tutti gli altri facevano parte del circondario di RobeccoMappa Corografica delle Province del Lombardo-Veneto, conservata presso l'Archivio di Stato di Milano..

La fusione dei vari comuni storici è avvenuta in più fasi. Nel primo dopoguerra esistevano i comuni di Castelverde (con sede nell'abitato di Castagnino Secco), San Martino in Beliseto e Tredossi, risultanti da una prima ridefinizione degli enti amministrativi pre-unitari. A seguito dell'accorpamento di questi tre comuni, fu formato l'attuale territorio comunale. Si trattava all'epoca di un comune sparso, in quanto il toponimo Castelverde non identificava ancora un preciso centro abitato bensì l'intero territorio. Il municipio fu istituito a Castagnino Secco, in posizione centrale rispetto alle altre frazioni e già sede di uffici di pubblica utilità oltre che dell'ospedale (tuttora esistente come istituzione, anche se trasformato in casa di riposo per anziani e istituto per disabili). La differente denominazione del comune e del suo capoluogo dava tuttavia luogo a confusione, amplificata dal curioso fatto che l'ufficio postale, il quale pure aveva sede nel capoluogo, portava il nome della frazione di Livrasco. Per sanare tale situazione il consiglio comunale deliberò il 13 novembre 1954 di modificare il nome della frazione capoluogo da Castagnino Secco in Castelverde: il presidente della Repubblica, con suo decreto del 14 ottobre 1957 accolse la proposta del consiglio e da allora la denominazione "Castagnino Secco" scomparve da qualsiasi documento ufficiale"Castagnino Secco diventa ufficialmente Castelverde", La Provincia, venerdì 27 dicembre 1957, p. 7.. Il cambiamento fu accolto con favore dalla popolazione locale, in quanto l'aggettivo "secco" poteva dare adito ad errate interpretazioni (non si riferisce infatti all'aridità del suolo, poiché la zona è ben irrigata, bensì ha un'etimologia antica, trattandosi, probabilmente, di una corruzione del nome del vescovo Sicardo). Il nuovo toponimo si riferisce a un castello, che compare anche nello stemma comunale pur non essendo probabilmente mai esistito, e al colore della campagna. Ciò nonostante, permane (specialmente da parte di persone anziane) l'uso del vecchio toponimo Castegnìn in vernacolo cremonese per indicare sia il capoluogo, sia il comune.

Attualmente costituisce il più popoloso comune della fascia suburbana di Cremona, e recentemente, proprio grazie alla vicinanza con il capoluogo e alla facilità di raggiungerlo, si è notevolmente espanso passando dai poco più di abitanti del 1970 agli oltre attuali; l'espansione è tuttora in corso e si prevede che entro il 2015 il comune possa superare i abitanti, diventando così il 10º comune più popoloso dell'intera provincia di Cremona.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto del 28 settembre 1929.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa Parrocchiale di Castelverde

La chiesa parrocchiale del capoluogo, dedicata a sant'Archelao diacono e martire, è uno dei più importanti esempi di barocco cremonese. Iniziata nel 1677 su progetto dell'architetto Francesco Pescaroli e ultimata pochi anni dopo, venne ampliata nel 1874 dall'architetto Visioli, con l'aggiunta del transetto e dell'abside e l'innalzamento dell'ampia cupola. L'interno del tempio è barocco con una forte impronta classica (forse basato su quello della basilica di S. Andrea a Mantova). Di rilievo si segnalano la pala dell'altare maggiore (Martirio di sant'Archelao), realizzata da Francesco Boccaccino (1660-1750) e, del medesimo artista, la pala d'altare della prima cappella di sinistra (San Francesco Saverio). Al noto pittore cremonese Angelo Massarotti (1653-1723) sono attribuiti la Pietà con santi nella prima cappella di destra e gli affreschi nel presbiterio, attorno all'altare. Alcune delle pregevoli ancone in legno sono da ascrivere a Giuseppe Bertesi (1643-1710), celebre scultore padano. Inoltre, sono conservate nella chiesa le uniche due opere conosciute di Stefano Lami, pittore cremonese vissuto nel XVII secolo: il Martirio di san Sebastiano e il Martirio di sant'Orsola. Nel tempio sono conservate, dal 1907, le reliquie e il corpo del martire romano a cui la chiesa stessa è dedicata. Sulla sinistra dell'edificio si eleva il caratteristico campanile, coevo alla chiesa; è alto 42 metri. L'organo "Marzoli & Rossi" venne inaugurato nel maggio 1924 da Federico Caudana.

Chiesa di San Michele a Castelnuovo del Zappa Riedificata in stile neogotico sul precedente tempio, all'inizio del Novecento.

Chiesa di San Martino a San Martino in Beliseto Costruzione ottocentesca recentemente restaurata. Il suo interno è a tre navate.

Chiesa di Marzalengo Elegante edificio del XVI secolo, è la chiesa più antica del territorio comunale tuttora esistente. Al suo interno si conserva una tela del Moncalvo.

Santuario della Madonna della Speranza Moderna chiesa edificata negli anni settanta del XX secolo, situata all'ingresso nella frazione di Livrasco lungo la provinciale che conduce a Bettenesco.

Architetture civili Palazzo Comunale Il palazzo sede del Comune si trova nel centro del capoluogo. Si tratta di un edificio di origine rinascimentale (tardo XV secolo o inizio XVI secolo) profondamente rimaneggiato e alterato nel tempo a seconda della funzione a cui fu destinato. Pare appartenesse in origine alla famiglia Visconti. La facciata, rivolta verso l'appartata piazza del Comune, è caratterizzata da una loggia a tre archi su colonne in marmo.

Castello Trecchi Il castello Trecchi si trova nella località di Breda de' Bugni, piccolo gruppo di rustiche abitazioni situato circa a sud del paese. Si tratta di un edificio di origine tardo-medievale (secolo XIV), costruito dalla famiglia Bugni probabilmente sopra i resti di un precedente fortilizio. Il castello subì in seguito alcune importanti modifiche allorché venne acquisito dai marchesi Trecchi tra il XV e il XVI secolo allo scopo di renderlo una sontuosa residenza di campagna; ulteriori interventi vennero apportati alla struttura nei secoli successivi, sino all'ultimo grande restauro compiuto nel 1998. Attualmente l'edificio, inserito al centro di un'ampia corte rettangolare, si presenta come un unico corpo lineare delimitato da due torri, di diverse dimensioni, che presentano alle sommità gli elementi funzionali e decorativi (beccatelli e merlature cieche) tipici dell'architettura cremonese del quattrocento; l'ingresso principale è rappresentato da un arco a tutto sesto, ed è caratterizzato dai resti dell'apparato di manovra dell'originario ponte levatoio, oggi scomparso così come il fossato, che è stato interrato. La facciata posteriore, rivolta verso la campagna, presenta una loggetta con caratteristiche rinascimentali. Attualmente il castello, di proprietà privata, ospita nei suoi locali un agriturismo con annesso ristorante.

Ville e cascine