Biografia I primi passi nel mondo bancario Originario di una famiglia benestante, nasce a Bari, con ascendenze nobiliari ormai estinte, di fede valdese fin dall'adolescenza, si diploma ragioniere nel 1886 e nello stesso anno viene assunto dalla Banca Nazionale nel Regno d'Italia come impiegato all'ufficio esteri, compito che gli consente di dedicarsi allo studio di inglese, francese e tedesco. Nel 1902 passa alle dipendenze della Banca d'Italia, nata dalla fusione della Nazionale con la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d'Italia e dalla liquidazione della Banca Romana, fallita quale conseguenza del ben noto scandalo. Il suo primo incarico di rilievo è la nomina a direttore della filiale di Lecce, della quale diventa nel 1905 ispettore. L'anno successivo la direzione generale dell'istituto lo invia in missione in Eritrea, nelle more di un piano di apertura di filiali estere del gruppo, con il compito di valutare l'economia nazionale della colonia italiana e l'opportunità di istituirci una sede. Nel 1907 prende in mano e porta a conclusione la lunga e difficile pratica per la liquidazione degli scoperti delle banche assorbite, che al 31 dicembre dello stesso anno riduce a 40 milioni dei 449 del 1894. Nel 1908 viene mandato a Messina per gestire le implicazioni economiche conseguenti al disastroso terremoto dello stesso anno.

La collaborazione con Bonaldo Stringher

La decisione di inviare Introna in Eritrea è stata presa personalmente da Bonaldo Stringher, direttore generale dell'istituto dal 1900 e futuro governatore, che deve averne evidentemente una grande stima se nel 1911 lo chiama a Roma alle sue dirette dipendenze. Stringher si trova al momento pressato da più fronti per la costituzione di un consorzio tra le grandi industrie siderurgiche nazionali, un'alleanza che sia in grado di far fronte alla congiuntura negativa che il settore sta affrontando, conseguenza della crisi bancaria internazionale del 1907.. La richiesta di sostenere il consorzio risale allo stesso anno e viene da Giovanni Giolitti, all'epoca capo del suo quarto governo, cui si sono direttamente rivolti Attilio Odero, Giuseppe Orlando, Giuseppe Fasce e Vittorio Rolandi Ricci. L'operazione, di per sé già difficile, è stata più volte rinviata per il dualismo apparentemente insanabile tra le acciaierie di Piombino e di Terni e varie iniziative unilaterali (ad esempio un tentativo di accordo da parte di Rolandi Ricci con la Comit).

L'idea di Stringher, appoggiato in questo dal ministero delle finanze, è quella di raggiungere due accordi distinti, uno industriale e l'altro finanziario. Introna, che al momento è Ispettore di I^ classe, viene chiamato a curare quest'ultimo aspetto in commissione con i capi del servizio sconti, dell'ufficio legale, dell'ispettorato generale e dell'ufficio tasse. Il suo compito specifico, nel quale si è distinto nei primi incarichi ricevuti, è di riferire in merito alla contabilità e ai dati dell'accordo finanziario che va poco alla volta formandosi. Dalla corrispondenza intercorsa all'epoca appare comunque evidente che la sua presenza è dovuta anzitutto alla generale fiducia che gode da tutte le parti in causa, dal suo essere super partes nella questione e un abile analista dei dati contabili delle singole imprese, che sono più volte oggetto di esame e conseguente relazione.

Dall'ispettorato alla vigilanza

Il consorzio siderurgico tra le imprese Elba, Savona, Ferriere Italiane, la Ligure metallurgica, l'Ilva e la Piombino viene costituito il 4 agosto 1911. Introna viene compensato per la sua consulenza con una gratifica straordinaria e la promozione a capo del servizio Ispettorato (del quale Stringher lo definisce tale fin dall'inizio della sua collaborazione), ratificata con la nomina a Capo Servizio di III^ classe. Rimane a Roma nel ruolo di principale collaboratore di direttore generale, che da tempo viene considerato "il depositario esclusivo e intransigente e quasi la personificazione di ogni potere decisionale" della banca d'Italia. L'anno seguente entra nel consiglio di amministrazione dell'Istituto Nazionale di credito per la cooperazione, un organismo voluto da Nitti per le esigenze finanziarie delle numerose società cooperative esistenti all'epoca, nel quale effettua la vigilanza sui movimenti creditizi. Da quest'ultimo organismo, cui dà un contributo fondamentale, esce nel 1927 dopo due anni di contrasti con Arturo Osio, ex presidente della Federazione degli esercenti di Milano, chiamato a dirigerlo nel 1925. Osio porta avanti un'opera di risanamento che trasforma a poco a poco la struttura in una banca di credito ordinario, un tipo di istituto all'epoca sconosciuto in Italia, che col regio decreto 19 maggio 1927 n. 843 prende il nome di Banca Nazionale del Lavoro.

Come capo dell'Ispettorato Introna si occupa comunque di tutti i più importanti problemi dell'economia nazionale (risanamento della circolazione, emissione di banconote, crisi finanziarie, inflazione, controllo sulle banche, questioni coloniali, ecc.), esercitando di fatto quel ruolo di vigilanza che non si era pensato di affidare alla Banca d'Italia all'indomani dello scandalo della Banca Romana e della riforma degli istituti di emissione. Il ruolo diventa incarico effettivo quando, tra il 1926 e il 1928, Mussolini promuove una riforma mirata a infondere un rinnovato entusiasmo dei cittadini nel piccolo risparmio, minato da anni di scandali ed incertezza. Attraverso una serie di decreti sono gettate le basi della banca centrale con l'esclusiva dell'emissione di banconoteDopo lo scandalo della Banca Romana l'unificazione dei sei istituti di emissione fissati nel 1871 viene attuata solo parzialmente, lasciando una quota al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. l'istituzione della figura del governatore, del direttorio (organo collegiale formato da governatore, direttore generale e vicedirettori generali) e del fondamentale ufficio per la vigilanza sul credito.

Il caso Marinelli

Quale capo del neocostituito ufficio vigilanza Introna è chiamato a far parte del direttorio quale vicedirettore assieme a Stringher (primo governatore), e a Vincenzo Azzolini (direttore generale). Quest'ultimo è stato personalmente voluto da Mussolini. Nelle more di un'operazione che mira a rivalutare e stabilizzare la lira (l'operazione Quota 90), impone un suo uomo di fiducia a due personalità di cultura giolittiana che non hanno mai simpatizzato con il regime, invise a numerosi settori del PNF, ma sostenute da personalità di primo piano come il governatore della Banca d'Inghilterra e il direttore della Federal Reserve, il cui favore è fondamentale.Parlando al Senato nella seduta del 18 dicembre 1930 Mussolini giustifica le sue scelte in materia, specie sul delicato tema dei non fascisti in posti chiave dell'economia, sostenendo che "si deve lasciare la banca ai banchieri, perché i banchieri non s'improvvisano". Senza mai nominare Marinelli, il cui impero è nello stesso anno al tracollo, lo ricorda indirettamente richiamandosi alla crisi delle banche cattoliche che “hanno vaporizzato un miliardo della povera gente”. Oggetto del contendere non è la fede politica delle persone (sono anzi molti i non fascisti che occupano posizioni di prestigio perché insostituibili), ma le prime ispezioni ordinate da Introna, che nel 1928 colpiscono l'impero finanziario di Alvaro Marinelli, uno spregiudicato affarista da sempre in bilico tra il lecito e l'illecito.

Amico personale di Giuseppe Bottai, che ne ha favorito l'ascesa, Marinelli è un ex impiegato delle ferrovie che ha costruito le sue prime fortune con una fiorente rappresentanza di salumi, oli e formaggi attiva durante e dopo la prima guerra mondiale. Finanziando giornali e attività politiche dei gerarchi più vicini al Duce si è assicurato una rete di protezioni politiche, che gli consentono di fare il grande salto da commerciante a banchiere. L'ispezione riguarda i Magazzini Generali e Silos di Civitavecchia, la società cui fanno capo le banche di cui ha conquistato la maggioranza (Banco Mercantile, Monte di Pietà di Roma, Banca del Sud, Banca Emiliano-Romagnola, Banca Agricola Toscana, Banca Depositi e Risparmi di Arezzo, Banca Mobiliare per dirne alcune), il cui statuto ondeggia in modo ambiguo tra l'attività commerciale e quella creditizia. La verifica accerta l'emissione a vuoto di note di pegno per un giro complessivo di circa 32 milioni di lire, oltre il 70% del valore presunto della merce in deposito, una somma che si ipotizza sia stata destinata alla sovvenzioni di congiunti, prestanome e politici. È quanto basta per ottenere dal ministero delle finanze la revoca del decreto di autorizzazione, revoca che Marinelli riesce a far sospendere grazie a un complicato giro di intrallazzi, favoritismi ed entrature politiche.

Oltre a Bottai, che al momento è sottosegretario per le corporazioni, i politici che intervengono a suo favore sono alcuni parlamentari che siedono nei consigli di amministrazione di questa o quella controllata come Amanto Di Fausto e Attilio Fontana. La mancata reazione di Introna alla revoca sembra in questa situazione quella trappola, in cui Marinelli effettivamente cade. Descritto come un uomo arrogante e borioso, oltremodo impulsivo nelle speculazioni spericolate, non deve aver fatto tesoro di questa esperienza se all'indomani della revoca va all'assalto della Banca Popolare di Campobasso (verso la quale è debitore per circa dieci milioni di lire), e di li a pochi mesi entra nel consiglio di amministrazione della Banca di Firenze, la capofila delle banche cattoliche toscane, dalla quale ottiene con un voto in conflitto d'interessi un prestito di quattro milioni. L'iniziativa di Introna e Stringher è però ostacolata da un'inchiesta fiscale della guardia di finanza probabilmente voluta dal ministro delle finanze Volpi, noto promotore degli interessi capitalistici italiani presso il regime, che ha però solo l'effetto di rallentare quella bancaria.

Ai margini del potere

Il rapido crollo di Marinelli, pur coperto da una rete di prestanome e forti protezioni politiche anche all'interno della Banca d'Italia (ma Azzolini non può far nulla finché il governatore è Stringher), è un successo personale di Introna nel suo delicato ruolo di capo della sorveglianza sul credito, ma è anche la causa del suo rimanere immobile in tale posizione e in subordine rispetto agli equilibri politici degli anni '30. Tale atteggiamento è peraltro formalmente giustificato dal suo essere di religione protestante, ciò che gli preclude l'elezione a deputato e quella nomina a senatore che in molti casi sono utili per allontanare personaggi scomodi. Per nulla intaccato dalla campagna di stampa orchestrata da Marinelli sulle colonne del quotidiano l'Impero (dove lo accusa di "partigianeria antifascista, sadismo ispettivo e fanatismo religioso-settario"), viene ulteriormente messo ai margini dopo la scomparsa di Stringher (24 dicembre 1930), e la promozione di Azzolini a governatore con effetto dal 2 gennaio successivo.