La faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia fu un conflitto armato svoltosi nella prima metà degli anni 1980 tra le organizzazioni camorristiche della Nuova Camorra Organizzata e della Nuova Famiglia e conclusosi con la vittoria di quest'ultima.
Dopo la fine della guerra tra Nuova famiglia e NCO, ci fu una sorta di rottura tra i Nuvoletta-Gionta-D'Alessandro e gli Alfieri-Galasso-Bardellino. A sancire la fine del lungo rapporto fu l'omicidio di Raffaele Ferrara e il successivo arresto di Bardellino in Spagna. Raffaele Ferrara fu ucciso da Vittorio Vastarella, detto "naso 'e cane", un malavitoso di Villaricca. Fatto fuori Papele 'e Magliarano, i Nuvoletta non avevano più rivali e divennero gli unici referenti di Cosa nostra in Campania.
Sinossi storica L'influenza di Cosa nostra iniziò a manifestarsi a Napoli e provincia nel 1957 con il boss Salvatore Greco meglio conosciuto a S. Lucia e dintorni come "Totò l'ingegnere".
L'insediamento dei siciliani era stato possibile in seguito a un tacito accordo con i trafficanti di droga corsi e marsigliesi; per i siciliani il tabacco, per i marsigliesi l'eroina, che veniva importata sotto forma di oppio dalla Turchia, dal Libano, dall'Iran, dell'Arabia e dell'Estremo Oriente. Raffinata nelle centrali di Marsiglia, tornava a Napoli e di qui proseguiva per la Sicilia. Dall'isola, infine, partiva per gli USA. In cambio dell'esclusione sulla droga i marsigliesi avevano garantito ai siciliani il controllo assoluto del tabacco. Ma l'equilibrio, durato quindici anni, si spezzò gli ultimi giorni del 1971. Smantellate le raffinerie clandestine di Marsiglia, bloccata la più importante fonte di rifornimento (quella della Turchia, dove la coltivazione dell'oppio è stata dichiarata illegale), il traffico della droga nel bacino del Mediterraneo ha preso canali diversi che sono sfuggiti al controllo dei marsigliesi (a favore dei siciliani). Per ritorsione i francesi hanno cercato d'impossessarsi del contrabbando di sigarette. L'inizio della sanguinosa guerra fra i due clan rivali risale al 22 dicembre 1971, con l'arresto, a San Giorgio a Cremano, di Gerlando Alberti, indicato dalla Commissione antimafia come il capo delle nuove leve dell'organizzazione siciliana. L'arresto del capo mafioso getta lo scompiglio tra i contrabbandieri di tabacco: i loro agenti periferici non hanno più collegamenti con i vertici organizzativi. Napoli, il centro di smistamento delle sigarette più importante del Mediterraneo, rimane isolata. A Napoli iniziano a scarseggiare le sigarette, ma soprattutto incomincia a sfilacciarsi la rete organizzativa: si hanno le prime vittime, i "capiparanza", non più controllati, sfogano vecchi rancori ricorrendo alle pistole. A questo punto intervengono i marsigliesi per mettere ordine: blandendo e minacciando, si garantiscono l'aiuto dei "capiparanza" e riprendono le redini del traffico. Ma i siciliani non stanno a guardare, scoppia una guerra e a farne le spese è la "guapperia" napoletana. In meno di due mesi, due boss del tabacco vengono uccisi nel centro della città da scariche di pallettoni sparate da auto in corsa, a cui seguono altri attentati.
• 22 dicembre 1971: arresto del mafioso siciliano Gerlando Alberti.
6 settembre 1972: Francesco Suarino (boss delle bionde a Ercolano) e Vincenzo Gargiulo ebbero uno scontro a fuoco con Tommaso Iengo e Mario Dell'Aglio. Rimasero feriti l'amico del Suarino, Vincenzo Gargiulo e Tommaso Iengo, mentre il Dell'Aglio decedeva. Lo scontro doveva decidere la supremazia nel controllo del mercato delle sigarette di contrabbando nella zona di Resina fra le due bande rivali.
• 16 ottobre 1972: a Giugliano in Campania omicidio a colpi di mitra di Luigi Sciorio, all'uscita di casa, era il nipote e luogotenente di Alfredo Maisto.
• 19 dicembre 1972: scompare Emilio Palamara, fatto sparire dal clan dei Marsigliesi.
• 19 gennaio 1973: scompare Salvatore Elia "cincilla".
• 20 gennaio 1973: omicidio di Luigi Pisanelli, nipote di Pio Giuliano, boss del "mercato nero" di Forcella.
• 22 gennaio 1973: omicidio di Armando Cacciapuoti, a colpi di lupara, nel centro storico di Villaricca dal guardiano del cimitero, boss locale.
• 26 gennaio 1973: omicidio di Luigi Grieco, detto "o' scecco (l'asino)'", personaggio di primo piano del contrabbando di tabacco.
In questo contesto di scontri e instabilità s'inserisce un nuovo gruppo: la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, nata con l'obiettivo di costruire una struttura verticistica in grado di cacciare dalla Campania i marsigliesi e i siciliani, che sfruttavano la frammentarietà delle famiglie napoletane per conquistare il territorio. A fine anni 1970 la NCO è in assoluto una delle organizzazioni più potenti d'Europa, ha un controllo totale. Oltre a tentare di costruire un'identità regionale su basi delinquenziali, Cutolo usa anche il suo ascendente per ricomporre liti e dispute all'interno del carcere. I risultati non si fanno attendere: la popolarità tra gli ex-detenuti è altissima, i legami di gratitudine sono molto saldi e un mare di soldi comincia ad affluire nelle casse del professore. Già nel 1980 la NCO poteva contare su circa 10 000 affiliati.
Le cause dello scoppio Il conflitto scoppiò perché Raffaele Cutolo pretendeva il pagamento di una tangente su ogni attività illecita, specialmente sul contrabbando di sigarette; a proposito il collaboratore di giustizia Alfonso Ferrara Rosanova, figlio e omonimo del boss Alfonso Rosanova, dichiarò:
I tentativi di tregua Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Salvatore Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Ciro Maresca voleva eliminare Antonio Cuomo, ma questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, nel carcere di Poggioreale il 31 gennaio 1980, poiché non avrebbe avvertito Cutolo di un rapimento. La moglie di Cuomo, Carla Ciampi, rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. Nel febbraio di quell'anno, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto. Cuomo fu poi rimpiazzato da Antonio Lucarelli.
La fine e le conseguenze Dopo il processo a carico dell'organizzazione di Cutolo, il clan Nuvoletta diventò il gruppo importante dell'area napoletana, supportati da Giuseppe Polverino di Marano di Napoli, Nicola Nuzzo di Acerra e da Valentino Gionta col suo braccio destro Migliorino di Torre Annunziata. Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo la Nuova Famiglia si spaccò, dando vita a una lotta tra i suoi componenti. Il 17 marzo 1984 avviene un maxi-blitz ai danni della Nuova Famiglia con l'emanazione di 512 ordini di cattura a carico dei componenti. Nel 1983, mentre i Giuliano erano impegnati in una guerra contro il clan Misso, avviene la scissione e i Nuvoletta iniziano una guerra con i fuoriusciti della Nuova Famiglia che appoggiavano Carmine Alfieri, supportato dal clan Galasso di Poggiomarino, Angelo Moccia, Bardellino, Contini (con il braccio destro Riccardo Perucci), Licciardi, Giuseppe Mallardo (col braccio destro Luigi Esposito), ed erano aiutati dai Corleonesi, il clan dei Casalesi era invece fiancheggiato dai cosiddetti "scappati" come Tommaso Buscetta nella fedele riproduzione, sul territorio campano, della seconda guerra di mafia in corso nella provincia di Palermo, che vedrà questi ultimi prevalere.
Antefatti Il biennio 1976/1977 Alla fine degli anni 1970 ci furono alcuni omicidi prodromici, tra i quali si ricordano: 31 maggio 1976: omicidio di Gennaro Moccia. 26 agosto 1976: omicidio di Domenico Tripodo, capobastone della 'Ndrangheta calabrese e capo dell'omonima cosca, controllava Reggio Calabria e le zone circostanti negli anni cinquanta e sessanta. Tripodo fu ucciso in cella su richiesta di Paolo De Stefano dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che lavorava con loro nel traffico di droga. I De Stefano divennero la 'ndrina predominante a Reggio Calabria. 1976: tentato omicidio di Antonio Spavone su ordine di Raffaele Cutolo, anche se negli anni resta l'ipotesi che il vero mandante dell'agguato fu Michele Zaza. giugno 1977: duplice omicidio di Alfredo Taborre e Giuseppe Barbera, due contrabbandieri siciliani. Michele Zaza e Lorenzo Nuvoletta furono accusati del duplice omicidio. giugno 1977: omicidio di Carlo Lardone, gregario dei Vollaro. Nel 2003 Luigi Vollaro fu condannato a un secondo ergastolo per questo omicidio. Nello specifico sembra che Lardone abbia pagato con la vita l'intenzione di rivelare ai giudici numerosi reati commessi dal clan e le collusioni tra i Vollaro e alcuni politici nel sistema degli appalti truccati. 1977: omicidio di Ernesto Dante Pagano, detto Dantuccio', un guappo legato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e ucciso nel 1977 su mandato di Antonio Bardellino, perché colpevole di averlo minacciato con la pistola. Il delitto ne accresce il prestigio. 24 ottobre 1977: omicidio di Giulio Battimelli, avvocato. Cutolo avrebbe voluto fare un favore alla famiglia Moccia all'epoca in guerra con i Giugliano di Afragola, di cui Battimelli era il difensore.
1978 Il 5 febbraio 1978 Raffaele Cutolo evade dal manicomio criminale di Aversa, rimarrà latitante per più di un anno, sino al 15 maggio 1979 (giorno della sua cattura). Cutolo fuggì dall'OPG di Aversa grazie anche all'opera di Giuseppe Puca, in modo violento: una carica di nitroglicerina piazzata all'esterno dell'edificio squarciò le mura permettendo la fuga del boss. Nel corso della latitanza avvia rapporti con la malavita pugliese, con la 'ndrangheta e con le bande lombarde di Renato Vallanzasca e Francis Turatello per il commercio della cocaina. Con il falso nome di Prisco Califano, Cutolo gira l'Italia, si reca a Ottaviano dal sindaco Salvatore La Marca. In poco tempo, la NCO penetra tutti i settori dell'economia campana e, anche grazie alla connivenza e l'assenso dei politici locali, riesce a usufruire dei fondi della CEE destinati ai produttori di conserve.
20 maggio 1978: omicidio di Attilio Fantini. Proprio nel locale di Attilio Fantini, "Michele o' pazzo", al secolo Zaza, s'incontrava con i suoi luogotenenti. Era il fratello di Corrado, ucciso il 5 agosto 1984, ed Enrico Fantini, coinvolto nel maxi-blitz contro la "Nuova Famiglia". Dietro l'agguato di Attilio ci sarebbe lo zampino di Cutolo, fu il primo omicidio messo a segno contro Zaza, poiché già all'epoca le due organizzazioni non si vedevano di buon occhio. Quest'agguato è da ritenere il primo vero e proprio omicidio che fece scoppiare la guerra tra le due organizzazioni, la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e la Nuova Famiglia, se non quanto meno un omicidio prodromico di quello che sarebbe avvenuto in seguito, successivamente. 29 maggio 1978: omicidio di Antonio Giugliano, 37 anni, e tentato omicidio di Mario Grammatico ed Emilio Dranzi, il capoclan. Nell'agguato viene ferito anche Vincenzo Ponte, 27 anni, che aveva l'unica colpa di tentare a disarmare il giovane Antonio Moccia (13 giugno 1964) figlio del capoclan Gennaro, all'epoca dei fatti non ancora 14enne. L'agguato va inserito nella faida tra la famiglia Moccia e i Giugliano/Magliulo. Cutolo avrebbe dato il supporto alla famiglia Moccia stando alle fonti dell'epoca prima che si schierasse contro i cutoliani. 13 settembre 1978: omicidio dell'avvocato Pasquale Cappuccio, viene ucciso per ordine di Cutolo. 1978: duplice omicidio di Bruno Tagliamonte e Ernesto Gallo, concittadini di Alfonso Rosanova. Furono uccisi da Giovanni Marandino e scaricati in un lago.