Il Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah (sigla: MEIS), noto anche come ex Carcere di via Piangipane, è dedicato alla storia degli ebrei e della Shoah in Italia; si trova a Ferrara in Via Piangipane 81, nelle vicinanze dell'antica cinta muraria rinascimentale, nel tratto dei Rampari di San Paolo. La struttura, precedentemente adibita a prigione e in seguito a carcere circondariale, dal 2011 è appunto sede del "Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah", animato dal progetto di raccontare più di venti secoli di storia degli ebrei in Italia, non meno che di essere polo culturale di reciproco riconoscimento, incontro e antidoto contro la sottocultura del sospetto e della discriminazione: «Con la creazione del MEIS, lo Stato italiano si è impegnato a offrire al pubblico la prima presentazione organica del patrimonio e dell’eredità dell’ebraismo italiano, nonché una straordinaria opportunità di conoscenza, informazione, storia, identità e turismo culturale».Il MEIS e l'ex carcere sono naturalmente meta di diversi itinerari di visita:

Responsabile della gestione del Museo è la Fondazione MEIS, istituita dal Ministero della Cultura, socio fondatore, in partecipazione con più enti: la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Ferrara, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). Presidente della Fondazione è dal dicembre 2015 Dario Disegni. Fanno parte del Consiglio di Amministrazione: Gloria Arbib, Daniele Mezzetti, Giovanni Franco Pernisa e Daniele Ravenna. Direttore del Museo è dal giugno 2019 Amedeo Spagnoletto.

Il Museo ha nei suoi interni, oltre agli spazi espositivi, una Biblioteca adibita a consultazione e prestito, una libreria e aula didattica, dei laboratori didattici, un archivio e centro di catalogazione, un auditorium, un ristorante, un bookshop, oltre ad ambienti di visita guidata all'aperto, come "Il giardino delle domande".

Come nel caso del Museo storico della Liberazione, «non si tratta quindi [solo] di un museo nel senso più comune del termine, ma piuttosto di un realistico e reale monumento, un documento storico che ne contiene altri e le cui stesse pareti [e gli esterni, nel caso del MEIS,] sono testimoni capaci di suscitare emozione». Poiché la storia della comunità (ebraica) ha attraversato fasi alterne di integrazione e scambio non meno che tempi di persecuzione, chiusura e isolamento, volontario o forzato che fosse, i documenti e metadocumenti che il museo raccoglie e offre, tra materiali biblioiconografici, le mostre e i percorsi di informazione e altri, riflettono un’esperienza che appartiene alla comunità civile e culturale e in cui essa può rispecchiarsi.

Profilo giuridico Il "Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah" «viene istituito con la legge n. 91 dell’aprile 2003, modificata dalla legge 296 del 27 dicembre 2006».

L'edificio

Nel 1906 il Comune di Ferrara, individuata la necessità di sostituire la vecchia e fatiscente sede, sino ad allora situata nell'antico convento di San Paolo adattato per quella funzione già dal 1798, cedette allo Stato italiano l'area sulla quale fu poi costruito il nuovo carcere della città, fra il 1908 e il 1912, su progetto degli «ingegneri Bertotti e Facchini dell’Ufficio Genio Civile».

La struttura Tre distinti blocchi edilizi costituiscono la struttura del complesso del carcere: i due fabbricati originari, di più modeste dimensioni, che erano inizialmente adibiti a uso del corpo di guardia e ad abitazione del custode, furono poi uniti in una unica palazzina d'entrata; un ulteriore fabbricato era destinato a uffici e detenzione; alla detenzione era poi deputato il corpo centrale. L'intera struttura è circondata da una «doppia cinta di mura».

Storia Carcere giudiziario Il 14 settembre del 1912, dopo l'inaugurazione, ne fu avviato il funzionamento come carcere giudiziario con 104 detenuti.

Sotto il Fascismo

Dal 1922 e durante il ventennio fascista, vi sono imprigionati molti antifascisti ferraresi. Alla caduta del regime, il 30 luglio 1943, 88 detenuti politici riottengono la libertà.

L'8 settembre 1943Sino a questa data: segna però l'avvio dell’occupazione tedesca in Italia e la nascita della Repubblica Sociale, cosicché il carcere è nuovamente adibito alla detenzione di antifascisti,Dopo l’8 settembre fu prigioniero nel carcere anche il socialista Mario Cavallari (che nella I guerra mondiale era stato peraltro interventista ed era partito volontario per il fronte): in prigionieri della Resistenza ed ebrei, mentre personale italiano, SS e Wehrmacht si trovano a collaborare nell'arresto e incarcerazione dei cittadini in strutture che facessero da punto di raccolta e testa di ponte in vista della deportazione nei campi di concentramento e lavoro del III Reich. Anche il ferrarese, e in città la «Caserma di via Bevilacqua o il Carcere di Piangipane» dovettero distinguersi quale teatro di cooperazioni italo-tedesche in ritorsioni, fermi, violenze e torture. In

Il 7 ottobre 1943 sono arrestati e qui incarcerati 34 tra antifascisti, ebrei e oppositori del regime, fra cui il rabbino Leone Leoni; e il piccolo Marcello col fratello maggiore Eugenio Ravenna, in nipoti dell’ex podestà Renzo.Renzo Ravenna fu, per segnalazione di Italo Balbo, podestà di Ferrara dal 1926 fino a quando, all'entrata in vigore delle leggi razziali, si dimise da tale carica nel 1938; fu, inoltre, «non solo il primo podestà italiano di origine ebraica, ma anche l’unico ebreo ad aver rivestito questo ruolo durante il Fascismo.» O uno dei due, dovendosi citare anche Enrico Paolo Salem, podestà di Trieste:

Il 15 novembre 1943 vengono incarcerate altre 72 persone, fra cui la maestra socialista Alda Costa (alla quale è da segnalare la vicinanza anche del giovane antifascista Bassani), già precedentemente sottoposta a carcere e confino; alcuni di loro sono poi fra le vittime dellEccidio del Castello.

È infatti tra questi ultimi, e i «34 [fra] antifascisti, ebrei, oppositori del regime che erano già nelle carceri di via Piangipane, arrestati il 7 ottobre 1943» (tra cui «il procuratore del Re Pasquale Colagrande, l'avv. Giulio Piazzi, il commerciante Alberto Vita Finzi»; degli 11 giustiziati al Castello, 4 sono gli ebrei) che sono selezionati i prigionieri da giustiziare «per vendicare l’uccisione del Federale Ghisellini» avvenuta il 13 novembre 1943. La fucilazione fu eseguita presso il muretto del Castello Estense.

A interrogatori e torture sono sottoposti nella struttura di via Piangipane anche Gigi Medini e Mario Azzi, uccisi in seguito nell'eccidio di Caffè del Doro in via Padova nel novembre 1944.

Giorgio Bassani e il carcere di via Piangipane

Nel maggio 1943 sono detenuti nel carcere di via Piangipane anche lo scrittore Giorgio Bassani e la sorella Matilde, arrestati nel maggio 1943, in quanto attivi nella lotta antifascista e membro, lo scrittore, del Partito d'Azione.Giorgio Bassani era stato segnalato dall'OVRA, insieme con Alda Costa, come «esponenti principali del movimento [antifascista]»: Proprio dalla biblioteca del carcere ove dovevano essere disponibili, Bassani prese in lettura diversi volumi, tra cui Guerra e pace di Lev Tolstoj. Egli stesso scrive: «Rileggo Dante, Manzoni, qualche altro classico. Ho trovato poi il Gil Blas di Lesage, una specie di romanzo-fiume del Settecento, e mi diverte come una volta mi divertiva Dumas». Bassani fu liberato il successivo 26 luglio. Restano, ad attestazione diretta di quella esperienza, le lettere che da via Piangipane (oltre alle cartoline postate ad Attilio Bertolucci), pur con difficoltà, Bassani indirizzò ai familiari e a Valeria Sinigallia, che sarebbe poi divenuta sua moglie.Le lettere furono raccolte in Da una prigione e poste poi in apertura del volume saggistico Di là dal cuore: ; DellEccidio del Castello del 15 novembre 1943 avrebbe dovuto restar vittima anche Bassani, insieme con i suoi amici e sodali di lotta: i fascisti, che erano andati a casa sua per sorprenderlo di notte, non ve lo trovarono perché egli era intanto emigrato a Firenze (mentre, tranne i genitori e la sorella, i parenti di Bassani che erano rimasti a Ferrara sarebbero stati deportati a Buchenwald).

Carcere circondariale I bombardamenti del 1944 rendono il carcere inagibile.

La struttura riprende le sue funzioni di carcere circondariale a partire dal 1945, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, fino alla chiusura nel 1992.

Negli Anni Duemila Dopo un periodo di vacanza istituzionale, il complesso negli anni Duemila cambia destinazione funzionale.

Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah Ferrara e il MEIS Nel 1992 il carcere è dismesso, dopo la costruzione della nuova casa circondariale in via Arginone, e l'edificio rimane in una condizione di «completo abbandono», «un rifugio pericolante per senzatetto e animali».

La struttura è nel 2007 individuata come «sede del nuovo "Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah"» (MEIS): «Il carcere, luogo per definizione di chiusura e di segregazione, si trasforma così in un luogo rivolto all’incontro e all’integrazione, all’elaborazione e alla divulgazione della conoscenza».

Come puntualizza Gianni Venturi, si può esprimere, quanto all'ebraismo ferrarese, ciò che Primo Levi scrisse nella prefazione del catalogo per un'altra mostra sulla presenza ebraica in Italia: "I TAL YA'. Isola della rugiada divina: duemila anni di arte e vita ebraica in Italia" tenutasi al Palazzo dei Diamanti nel 1990: «È stato detto che ogni paese ha gli ebrei che si merita: l'Italia postrisorgimentale, paese di antica civiltà, etnicamente omogeneo e indenne da gravi tensioni xenofobe, ha fatto dei suoi ebrei una classe di buoni cittadini, rispettosi delle leggi leali allo stato, alieni dalla corruzione e dalla violenza. Sotto questo aspetto l'integrazione dell'ebraismo italiano è peculiare nel mondo, ma forse più peculiare è l'equilibrio dell'ebraismo torinese-piemontese che si è facilmente integrato pur senza rinunciare alla propria identità, I TAL YA (p.17)». Ugualmente lo stesso autore ricorda come al 1996 risalga «il progetto museologico per il costituendo Museo ebraico di Ferrara condotto assieme a Alessandra Mottola Molfino, del 1996, che produsse il prezioso anche se piccolo museo collocato nella Sinagoga dei Sabbioni» e propose di fatto il suo autore, lo studioso Paolo Ravenna, quale protagonista «tra gli interlocutori e responsabili del MEIS, il Museo dell'Ebraismo italiano ora in fase di costruzione nel luogo più odioso delle memorie ebraiche: quel carcere di via Piangipane dove furono internati gli ebrei ferraresi per il viaggio senza ritorno».

Si procedeIl Comune ha provveduto a pubblicazione istituzionale di bando, Atto costitutivo della fondazione e altri particolari legali e costi, e a darne notizia: quindi, in sinergia fra «la Direzione dell’Emilia-Romagna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e il Comune di Ferrara», specie fra il 2007 (anno della cessione dall’Agenzia del demanio al Mibact) e il 2008, alle diverse premesse burocratiche e ai lavori materiali per conseguire il «recupero architettonico della palazzina d'ingresso», e alla progettazione del Museo, che viene inaugurato nel «dicembre del 2011»: da allora la palazzina «ospita gli uffici della "Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah", costituita tra il Ministero per i Beni e le attività Culturali e del Turismo, il Comune di Ferrara, il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) e l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), incaricata di gestire le attività del museo, ed è sede di iniziative culturali, mostre, convegni», mentre proseguivano «i lavori che riguardano il corpo di fabbrica centrale».

Quest'ultimo, un complesso che si sviluppa per 1.269 metri quadri articolati su tre piani e che comprende spazi espositivi e zone dedicate alla biblioteca e al centro di documentazione, è stato ultimato e inaugurato esattamente 7 anni dopo.