Lassedio di Malta del 1565, anche noto come il Grande Assedio di Malta, fu un assedio militare condotto dall'Impero ottomano, deciso a conquistare Malta e ad eliminare l'Ordine ospedaliero di San Giovanni; dopo quasi quattro mesi di assedio, l'arrivo dei soccorsi spagnoli in aiuto ai cavalieri e ai maltesi obbligò gli Ottomani a desistere.
Malta è situata a sud della Sicilia e quasi equidistante dalle coste libiche e tunisine. Oltre a controllare il commercio tra le rotte occidentali e orientali del mar Mediterraneo, era dotata di eccellenti porti naturali che facevano dell'isola una roccaforte di notevole importanza strategica. Nel XVI secolo infatti, il Mediterraneo era diventato ormai un lago islamicoArrigo Petacco, La croce e la mezzaluna, Mondadori, 2005, soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la sconfitta di Gerba. I corsari barbareschi, guidati dai loro comandanti Dragut e Occhialì, compivano razzie e depredavano i convogli navali con ingenti danni per i cristiani che non trovavano accordi con l'Impero ottomano, in quel periodo guidato da Solimano il Magnifico. La caduta dell'isola, ultimo baluardo di difesa della Cristianità, avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutta l'Europa, data la debolezza e la litigiosità delle potenze europee.
L'assedio venne subito pubblicizzato come uno dei maggiori successi per i difensori nella storia militare. Tuttavia, non va visto come un evento isolato, ma come un episodio tra i tanti delle secolari ostilità tra le potenze occidentali e gli Ottomani per il controllo del Mediterraneo.
I Cavalieri di Malta
L'Ordine dei Cavalieri ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel 1530 cominciò ad essere conosciuto come "Ordine dei cavalieri di Malta" quando, il 26 ottobre, fra' Philippe Villiers de L'Isle-Adam, Gran Maestro dell'Ordine, insieme con i suoi cavalieri, giunse a Malta per prendere possesso dell'isola, ceduta in feudo dall'imperatore e re di Sicilia Carlo V.
Sette anni prima, alla fine del 1522, i Cavalieri erano stati cacciati dalle loro fortezze a Rodi dal sultano ottomano Solimano il Magnifico, dopo un assedio durato sei mesi. Tra il 1523 e il 1530 i Cavalieri non ebbero alcuna base, anche se già nel 1524 l'imperatore d'Asburgo avesse offerto loro l'arcipelago di Malta, rifiutato dall'Ordine con lettera scritta in quanto già inadatto ad offrire un adeguato sostentamento alla esigua popolazione. Nel 1530 però i cavalieri accettarono. In cambio l'imperatore pretese solo un tributo annuale simbolico che consisteva in un falco da inviare al viceré di Sicilia e in una messa da celebrare in onore di tutti i Santi. Fu inoltre loro consegnata Tripoli, città situata in un territorio ostile, che l'imperatore destinò per tenere a bada i pirati della Barberia, alleati degli ottomani.
Dopo una consultazione con papa Clemente VII, Villiers de l'Isle-Adam accettò l'offerta anche se con alcuni dubbi poiché, rispetto a Rodi, Malta era più piccola e desolata. Ben presto però, divenne un'efficiente base da cui partirono squadre navali per attaccare le navi turche e corsare.
de L'Isle-Adam morì a Rabat nel 1534 e dopo soli 15 mesi morì pure il nuovo Gran Maestro Piero de Ponte, così come il successore di questi, Didier de Saint-Jaille, morto proprio mentre si recava sull'isola per prenderne possesso. Nel 1536 venne eletto alla carica Juan de Homedes.
L'isola, situata nel centro del Mediterraneo, occupava una posizione chiave nel crocevia tra Oriente e Occidente ed era di grande importanza strategica, soprattutto quando, dal 1540, i pirati berberi cominciarono a infestare le acque del Mediterraneo attaccando le navi e le coste cristiane. In particolare vengono ricordate le isole Baleari, terra dalla quale provenivano molti cavalieri, che furono teatro dell'attacco portato da Turghud Alì, conosciuto anche come Turgut Reis o Dragut, a Pollensa nel 1550, durante il quale i turchi uscirono sconfitti.
Il corsaro Dragut, infatti, cominciò ad essere una seria minaccia per le nazioni cristiane del Mediterraneo, anche se la presenza dell'Ordine di Malta sull'isola fu un ostacolo per le sue finalità, perché i cavalieri effettuavano sovente azioni contro i corsari, liberando navi e prigionieri cristiani catturati, oppure attaccando le navi cariche d'oro e di seta del "Gran Turco"Per "Gran turco" si intende l'impero ottomano a partire dalla conquista di Costantinopoli nel 1453; altri termini usati per indicare l'impero turco sono "La sublime porta" e "La porta ottomana". Il nome deriva dal portone, situato a Istanbul nelle immediate vicinanze del Topkapi, che conduceva al quartier generale del gran visir, dove il sultano teneva la cerimonia di benvenuto per gli ambasciatori stranieri.. Nel 1551, Dragut e l'ammiraglio turco Sinán decisero di attaccare le isole e, con uomini, aggredirono Gozo. Il bombardamento della città durò per diversi giorni fino a quando il locale comandante dei Cavalieri, considerando inutile opporre altra resistenza, consegnò la cittadella. I corsari presero in ostaggio quasi tutta la popolazione (circa abitanti) e poi si recarono a Tripoli, dove riuscirono a scacciare senza eccessive difficoltà i Cavalieri della guarnigione.
Di fronte a questi attacchi, de Homedes decise di rafforzare le difese del forte Sant'Angelo in Birgu (cittadella oggi chiamata Vittoriosa), e di costruire due nuovi forti, di San Michele nel promontorio di Senglea, e di Sant'Elmo, sulle pendici della penisola del Monte Sceberras (oggi, centro urbano di La Valletta). I due nuovi fortini furono ultimati in soli sei mesi nell'anno 1552, e furono di importanza cruciale per l'esito del "Grande assedio". In particolare Sant'Elmo fu commissionato ad un architetto italiano che lo progettò in un modo oggi conosciuto come fortificazione alla moderna.
I preparativi
Gli anni successivi furono particolarmente tranquilli per l'isola. Nel 1557 fra' Jean de la Valette, cavaliere dell'ordine di Malta, fu eletto 49º Gran Maestro dell'Ordine, e subito incoraggiò attacchi contro le navi non cristiane.
Essendo un periodo relativamente tranquillo Dragut, nel 1559, decise (d'accordo con i Mori) di attaccare la costa orientale della Spagna. Ciò indusse Filippo II a organizzare una spedizione navale per cacciare i corsari dalla loro base a Tripoli. L'Ordine aderì alla spedizione, composta di circa 54 navi e uomini, ma la campagna si concluse con un disastro: la flotta cristiana fu intercettata e sorpresa vicino all'isola di Gerba (Tunisia) dalle forze dell'ammiraglio Piyale Paşa, nel maggio 1560, e circa metà delle navi vennero affondate o catturate. Questo evento segnò l'apice della dominazione ottomana nelle acque mediterranee.
Dopo l'episodio di Gerba, le possibilità per gli ottomani di attaccare Malta aumentarono notevolmente. Ma, nonostante sapessero che nel mese di agosto 1560 Jean de la Valette aveva richiamato a Malta tutti gli appartenenti all'Ordine per rinforzare la guarnigione, commisero il grave errore di non attaccare immediatamente l'isola (o forse non ne furono in grado), lasciando il tempo alla Spagna di ricostruire le proprie forze.
A metà 1564, Mathurin Romegas, uno dei più abili ammiragli dell'Ordine, si impossessò di alcuni vascelli turchi (appartenenti all'eunuco capo dell'harem Kustir Agha) sui quali viaggiavano alti personaggi della "Sublime Porta", compresa la vecchia balia della figlia prediletta del sultanoSi tratta di Mirmah, figlia del sultano e di Khurrem, la sua concubina preferita, di origine russa, detta dai cristiani "la Rossellana" e il governatore del Cairo. Il successo dei corsari di Romegas fornì ai turchi un plausibile casus belli.
Nei primi mesi del 1565, il Gran Maestro ricevette un rapporto dalle spie genovesi a Costantinopoli che preannunciava un'invasione imminente. Jean de la Valette si occupò delle più immediate misure di difesa: reclutamento di nuovi soldati in Italia, accumulo di cibo, e accelerazione dei lavori di riparazione e ristrutturazione delle fortezze di San Angelo, San Michele e Sant'Elmo, evacuazione dei civili e realizzazione della tattica della terra bruciata a Malta e Gozo. Tuttavia attese del tempo prima di cominciare i preparativi a causa del costo delle operazioni ed essendo convinto che il nemico non sarebbe arrivato prima di giugno, che in realtà si presentò il 18 maggio dello stesso anno.
Gli schieramenti
Il "Gran turco", al massimo del suo potere, portò a Malta una delle più grandi armate mai viste fino ad allora. Secondo la registrazione di Giacomo Bosio, storico ufficiale dell'Ordine, la flotta era composta da 193 navi, delle quali 131 galere, 7 galeotte (piccole galee) e 6 galeazze (grandi galee, meno agili ma con più potenza di fuoco), 8 mahon (grandi navi da trasporto), 11 barche a vela con rifornimenti e altre 3 per i cavalli. Le navi trasportavano anche un discreto equipaggiamento d'assedio che comprendeva 64 pezzi d'artiglieria (tra cui una dozzina di colubrine e un enorme basilisco capace di scagliare proiettili di ferro da 100 kg). Per quanto riguarda la fanteria, oltre al numeroso reparto di miliziani in media poco addestrati e di pirati, figuravano nell'esercito turco alcuni corpi d'élite come gli spahi (cavalleria pesante) che erano la punta di forza della cavalleria ottomana anche se sostanzialmente inutile in un assedio e i giannizzeri che erano ormai diventati una casta militare e politica molto influente. Questo reparto era uno dei più potenti dell'epoca: ogni giannizzero era dotato di un archibugio (nel caso dell'assedio di Malta, furono usati archibugi tedeschi a canna lunga), un arco, 2 scimitarre e poi mazze e asce; in particolare avevano il privilegio di poter essere aiutati e curati durante una battaglia. Infine vi era la guardia del corpo di Dragut: un gruppo di matasiete. Si trattava di guerrieri fanatici vestiti con pelle di leone e armati di scimitarre. Il loro nome - che derivava dallo spagnolo matar, "ammazzare" (a sua volta derivante dal verbo arabo mata, che ha lo stesso significato), e siete che significa "sette", oppure "molti" - verrà poi italianizzato in "ammazzasette" (ma con una accezione derisoria).
Il diario dell'assedio del mercenario italo-spagnolo Francesco Balbi da Correggio è un'altra fonte di informazioni sulle forze in conflitto:
Cavalieri di MaltaForze ottomane550 cavalieri ospitalieri spahi (cavalleria)400 soldati spagnoli500 spahi de Caramania800 soldati italiani giannizzeri500 soldati delle galere (fanteria da sbarco)400 avventurieri di Mitilene200 soldati siciliani spahi della Rouania (Algeria)100 soldati della guarnigione di Sant'Elmo avventurieri della Rouania100 aiutanti dei cavalieri "fanatici religiosi"500 minatori volontari vari soldati reclutati tra il popolo malteseCorsari vari di TripoliTotale: Totale: d'Oriente, in totale
Le cifre indicate da Balbi sono affidabili. Il cavaliere Hipólito Sans, in un registro meno conosciuto, cita invasori, anche se non è chiaro se la sua storia sia davvero indipendente degli scritti del soldato italo-spagnolo. Altri autori contemporanei diedero cifre più basse; proprio La Valette, in una lettera a Filippo II scritta durante il quarto giorno d'assedio, fece notare che «il numero di soldati che è sbarcato è tra i e i , compresi archibugieri, giannizzeri e Spahi». Naturalmente per sbarcare uomini occorrevano molti giorni, soprattutto con i mezzi dell'epoca, quindi la cifra finale molto probabilmente corrisponde a quella indicata.