Lordinazione presbiterale o ordinazione sacerdotale, nel rito romano della Chiesa cattolica, è un rito solenne che si svolge durante la celebrazione eucaristica con il quale si conferisce all'ordinando il secondo grado dell'ordine sacro; con esso, quindi, quest'ultimo diviene presbitero.

Ordinazione presbiterale e tradizione cristiana Secondo la tradizione cristiana, Gesù ha arricchito gli apostoli con una speciale effusione dello Spirito Santo e, conformati pienamente alla sua figura, gli ha dato il potere di agire in sua persona e sono divenuti veri e autentici maestri della fede, pontefici e pastori. Questi ultimi, quindi, mediante l'imposizione delle mani sul capo degli eletti all'episcopato, hanno trasferito questo dono dello Spirito ai loro collaboratori, il quale è stato trasmesso fino ai nostri giorni nella consacrazione episcopale. I vescovi, dunque, successori degli apostoli, hanno legittimamente affidato, secondo diversi gradi, l'ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa. La loro funzione ministeriale è stata trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell'ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell'ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Gesù Cristo.Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28 Il ministro dell'ordinazione presbiterale è, dunque, il vescovo.Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 26 Così il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri e diaconi. I presbiteri, pur non possedendo la pienezza del sacerdozio e dipendendo dai vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro congiunti nella dignità sacerdotale. I presbiteri, pertanto, in virtù dell'ordinazione sacerdotale, partecipano alla dimensione universale della missione affidata da Cristo agli apostoli e sono in grado di celebrare l'eucaristia, di esercitare il ministero della riconciliazione dei fedeli penitenti e del conforto degli ammalati, di amministrare il battesimo e il matrimonio, come anche di pregare per speciali necessità dei fedeli e di svolgere mansioni pastorali nei luoghi dove sono inviati. Nel rito latino, il ministro ordinario della confermazione è il vescovo, ma, qualora se ne presenti la necessità, quest'ultimo può concedere ai presbiteri la facoltà di amministrare la confermazione.I vescovi sono i successori degli apostoli, essi hanno ricevuto la pienezza del sacramento dell'Ordine. Il fatto che questo sacramento venga amministrato da loro evidenzia che esso ha come effetto di unire più strettamente coloro che lo ricevono alla Chiesa, alle sue origini apostoliche e alla sua missione di testimoniare Cristo. (cfr. CCC 1313) Nel rito orientale, invece, i presbiteri battezzano e conferiscono subito anche la cresima in una sola e medesima celebrazione; tuttavia lo fanno con il sacro crisma consacrato dal patriarca o dal vescovo.

I presbiteri, costituiti nell'ordine del presbiterato mediante l'ordinazione presbiterale, sono tutti tra loro uniti dalla fraternità sacramentale; ma in modo speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi sotto la guida del proprio vescovo. L'unità del presbiterio trova un'espressione liturgica nella consuetudine secondo la quale, durante il rito dell'ordinazione, i presbiteri, dopo il vescovo, impongono anch'essi le mani sul capo dell'ordinando.

I presbiteri, nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per così dire, presente il vescovo, cui sono uniti spiritualmente, e con il quale condividono in parte le sue funzioni e la sua sollecitudine. I sacerdoti non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal vescovo e in comunione con lui: la promessa di obbedienza che gli rivolgono al momento dell'ordinazione e il bacio di pace tra ordinante e ordinando al termine della liturgia dell'ordinazione significano, infatti, che il vescovo considera i presbiteri come suoi collaboratori, e che, in cambio, essi gli devono obbedienza.

San Tommaso d'Aquino sosteneva che il ministero sacerdotale ha una dignità superiore allo stato dei religiosi perché chiama alla celebrazione del sacramento eucaristico.

Rito liturgico attuale Documenti regolamentanti il rito Il rito di ordinazione presbiterale vigente è regolamentato dalla costituzione apostolica Pontificalis Romani, promulgata da papa Paolo VI il 18 giugno 1968, alla quale è subito seguita la pubblicazione del pontificale romano "De ordinatione episcopi, presbyterorum et diaconorum"; quest'ultimo è stato riveduto successivamente da papa Giovanni Paolo II e nuovamente pubblicato con le opportune modifiche il 16 aprile 1992, a seguito dell'approvazione della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti deliberata il 7 marzo dello stesso anno. È entrato in vigore ufficialmente il 29 novembre 1992, prima domenica d'Avvento.(cfr. Ordinazione del Vescovo dei Presbiteri e dei Diaconi, p. 5)

Svolgimento del rito Riti d'introduzione e liturgia della parola La solenne celebrazione inizia con la processione introitale, alla quale fanno seguito un saluto all'ordinando,O agli ordinandi presbiteri, qualora ce ne fossero più di uno. i riti iniziali e la liturgia della Parola.cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 88

Liturgia dell'ordinazione Presentazione dell'eletto Terminata la proclamazione del Vangelo, inizia il rito di ordinazione presbiterale. L'elettoO gli eletti, qualora ce ne fossero più di uno. si presenta davanti al vescovo, il quale è seduto sulla sede per lui preparata e tiene in capo la mitra.cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 109 Un diacono, il rettore del seminario o un qualsiasi altro presbitero designato dal vescovo si rivolge al candidato al presbiterato con queste parole:L'ordinato viene chiamato per nome e rispondeAnche se ci dovessero essere più ordinandi la chiamata e la risposta avverrà sempre in modo singolare. (cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 89): Il rettore del seminario o un qualsiasi altro presbitero designato dal vescovo risponde:

Il vescovo domanda: Il rettore del seminario o un qualsiasi altro presbitero designato dal vescovo risponde:

Il vescovo soggiunge:

Tutti rispondono:

Omelia e impegni dell'eletto Segue l'omeliacfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 110 e, una volta terminata, solamente l'eletto si alza in piedi e si pone davanti al vescovo, che lo interroga dicendocfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", pp. 112, 113 e 114:

L'eletto rispondecfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 112:Il vescovo proseguecfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 113:

L'eletto risponde:Il vescovo domanda:

L'eletto risponde:Il vescovo domanda:

L'eletto risponde:Il vescovo domanda: L'eletto risponde:L'eletto si avvicina al vescovo, si inginocchia davanti a lui e pone le proprie mani congiunte in quelle del vescovo.Anche se i consacrandi fossero più di uno, si recheranno uno ad uno davanti al vescovo, il quale si rivolgerà al candidato in modo singolare.cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 114 Allora il vescovo si rivolge all'eletto con queste parole:

L'eletto risponde:Il vescovo, tenendo ancora le mani congiunte dell'eletto nelle proprie, conclude:

Litanie dei santi, imposizione delle mani e preghiera di ordinazione Ci si alza in piedi e i vescovi tolgono la mitra. Il vescovo dicecfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 115:L'eletto si prostra a terra e tutti si mettono in ginocchioTranne nelle domeniche e nel tempo Pasquale, dove soltanto l'eletto si prostra mentre tutti gli altri stanno alzati. (cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 115) mentre vengono intonate le litanie dei santi. Al termine della preghiera litanica il vescovo, a mani giunte, prega dicendocfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 117:

Tutti rispondono:

A questo punto, l'eletto si inginocchia davanti al vescovoCiò vale anche se gli ordinandi sono più di uno., che, dopo aver indossato la mitra, impone le mani sul capo dell'ordinando senza dire nulla.Questo gesto, unito alla preghiera di ordinazione, costituisce l'elemento essenziale dell'ordinazione presbiterale. L'imposizione delle mani da parte del vescovo conferisce all'eletto lo Spirito Santo che ordina e consacra (cfr. Il sacramento dell'Ordine: l'episcopato, il presbiterato, il diaconato).cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 118 Lo stesso gesto viene ripetuto da tuttiO alcuni, se il numero fosse troppo elevato (cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 118). i presbiteri concelebranti presenti.L'imposizione delle mani da parte del vescovo conferisce all'eletto lo Spirito Santo che ordina e consacra, mentre l'imposizone delle mani da parte dei presbiteri è segno della loro aggregazione al presbiterio ed è un gesto di unione al dono di cui il vescovo si fa garante (cfr. Il sacramento dell'Ordine: l'episcopato, il presbiterato, il diaconato e Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 87). Questa parte del rito si svolge nel totale silenzio (cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 118).

Il vescovo toglie la mitra e canta (o dice), con le braccia allargate, la preghiera di ordinazione (le parole riportate nella parte dell'orazione evidenziata in grassetto sono essenziali e perciò richieste per la validità dell'atto)cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", pp. 118, 119 e 120:

Tutti cantanocfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 120:

Terminata la preghiera di ordinazione tutti siedono e il vescovo indossa la mitra.cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 121

Riti esplicativi Vestizione degli abiti sacerdotali Iniziano ora i riti esplicativi. L'ordinatoO gli ordinati., aiutato da un presbitero, indossa gli abiti propri del suo grado: la stolaFino a questo momento della celebrazione, l'ordinando ha indossato la stola alla maniera diaconale, cioè indossata trasversalmente, dalla spalla sinistra trasversalmente sul petto sino al fianco destro, dove viene fermata; ora, invece, egli si riveste sempre della stola, ma alla maniera presbiterale, ossia la indossa attorno al collo, facendola scendere diritta davanti al petto, dalle spalle sino alle gambe (cfr. Caerimoniale Episcoporum, nn. 66 e 67). e la casula.Qualora gli ordinati fossero più di uno, ognuno di loro verrà aiutato nella vestizione da un presbitero assistente e si recheranno uno per volta dinanzi al vescovo per essere unti col crisma, per ricevere le offerte (il pane e il vino) e per scambiare l'abbraccio di pace.

Unzione crismale Il vescovo si cinge di un gremiale e, sedutosi, unge col sacro crisma le mani dell'ordinatoL'unzione delle mani è segno della particolare partecipazione del presbitero al sacerdozio di Cristo (cfr. Pontificale romano "Ordinazione del vescovo, dei presbiteri, dei diaconi", p. 87)., il quale gli è inginocchiato davanti, dicendo queste parole:

Consegna del pane e del vino