Biografia Ernesto Buonaiuti nacque a Roma, in via di Ripetta 102, il 25 giugno 1881, quartogenito di Leopoldo e Luisa Costa. Il padre, gestore di una rivendita di tabacchi, morì nel 1887 di tubercolosi, lasciando la moglie (che non si risposò mai e visse quasi sempre con Ernesto fino alla morte, avvenuta nel 1941), e cinque bambini. Da un primo matrimonio, infatti, aveva avuto la figlia maggiore Augusta; dei suoi sette figli di secondo letto soltanto tre, oltre Ernesto, superarono la prima infanzia: uno, Alfredo, divenne sacerdote e parroco di Settecamini, un altro, Alarico (1877-1929), fu pubblicista, insegnante di italiano nelle scuole consolari di Costantinopoli e Salonicco e venne iniziato alla MassoneriaCfr. l'introduzione di G.B. Guerri a E. Buonaiuti, Storia del Cristianesimo, Newton & Compton, Roma 2002, p. VII., mentre il minore, Pasquale, esercitò il mestiere di ebanistaSulla famiglia Buonaiuti si veda G.B. Guerri, Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la chiesa, Mondadori, Milano 2001, pp. 7-32.. Ernesto ricevette la prima educazione religiosa dalla madre e nella parrocchia di San Rocco, adiacente alla casa di via di Ripetta.
Dopo avere frequentato il Seminario Romano dell'Apollinare di Roma (qui fra i suoi compagni vi fu Angelo Roncalli, poi papa Giovanni XXIIIMarco Roncalli, Giovanni XXIII. Angelo Giuseppe Roncalli. Una vita nella Storia, Milano 2006, pagg. 50 e segg.), fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903. Durante il periodo degli studi aveva dimostrato ben presto doti intellettuali fuori dal comune, incorrendo però in sanzioni da parte dei superiori per la troppa libertà dimostrata nell'apprezzare le moderne impostazioni scientifiche delle discipline religiose. Proseguì i suoi studi, collaborando con lo storico delle religioni Salvatore Minocchi, utilizzando le risorse offerte dal metodo positivo allo studio del Cristianesimo primitivo (Il cristianesimo primitivo e la Politica imperiale romana, 1911).
Fondò a soli 24 anni la Rivista storico-critica delle scienze teologiche, per la diffusione della cultura religiosa in Italia e diresse in seguito la rivista Ricerche religiose. Queste riviste, premiate almeno in un primo momento da un discreto successo editoriale, vennero poste poi all'Indice. Il 25 gennaio 1926 era stato colpito con la scomunica, ribadita più volte, per aver preso le difese del movimento modernista soprattutto nelle opere Il programma dei modernisti (1908) e Lettere di un prete modernista (1908), contro la posizione ufficiale della Chiesa espressa nell'Enciclica Pascendi dominici gregis, emanata da papa Pio X nel 1907Testimonianze di questo travagliato periodo si trovano nelle sue lettere autografe scritte tra il 1908 ed il 1929 a Carlo Mazzotti e conservate nel fondo di quest'ultimo donato alla Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza ed alla sezione di Faenza dell'Archivio di Stato di Ravenna. Nell'autobiografia (Il pellegrino di Roma, 1945), Buonaiuti ricostruì il conflitto con la Chiesa cattolica, della quale, nonostante la scomunica, continuò a proclamarsi figlio fedele.
Nel 1915 vinse il concorso a cattedra, bandito per ricoprire il ruolo di professore ordinario di Storia del cristianesimo rimasto vacante per la morte di Baldassarre Labanca, presso l'Università di Roma, prevalendo su altri candidati illustri come lo stesso Minocchi, Adolfo Omodeo, Luigi Salvatorelli e Umberto Fracassini, Nicolò d'Alfonso. Gli anni di insegnamento, liberamente esercitato presso un Ateneo statale , gli permisero di formare un gruppo di allievi, tra i quali spiccano Agostino Biamonti, Ambrogio Donini (che dopo la fine della guerra sarebbe stato professore di Storia del Cristianesimo a Bari e senatore comunista) e Marcella Ravà (poi divenuta direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma), fortemente attaccati alla figura e all'opera del maestro. In seguito al Concordato del 1929, tuttavia, venne esonerato dalle attività didattiche e assegnato a compiti extra-accademici, come direttore dell'Edizione Nazionale delle Opere di Gioacchino da Fiore. La cattedra universitaria gli fu tolta definitivamente nel 1931 per aver rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà al Fascismo, al pari del suo amico Giorgio Levi Della Vida, che di lui lasciò un affettuoso ricordo di grande valore scientifico e umano nel suo Fantasmi ritrovatiNapoli, Liguori, 2004 (I ediz. Vicenza, Neri Pozza Editore, 1966).
Gli anni successivi, segnati dagli stenti per via della sospensione dello stipendio, lo videro impegnato nell'attività di conferenziere, sempre sotto l'osservazione della polizia segreta fascista, soprattutto presso la congregazione metodista romana e di professore ospite presso l'Università di Losanna in Svizzera, dove tenne cicli di lezioni sulla storia del Cristianesimo. L'offerta di una cattedra stabile di Storia del Cristianesimo presso la Facoltà di Teologia della stessa Università fu da lui declinata, poiché richiedeva come condizione la sua adesione ufficiale alla confessione cristiana riformata.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'8 settembre 1943, nascose per qualche mese nella sua casa romana un ragazzo ebreo, Giorgio Castelnuovo, allora tredicenne, affidatogli dalla famiglia, salvandolo così dalle deportazioni. Per questo Buonaiuti ha ricevuto nel 2012 il riconoscimento postumo di giusto tra le nazioni dall'istituto Yad Vashem di Gerusalemme."Ernesto Buonaiuti", Yad Vashem.
Dopo la fine della guerra, nel 1945, Buonaiuti non fu comunque reintegrato nel ruolo di professore ordinario come era accaduto per gli altri colleghi superstiti che non avevano accettato il giuramento di fedeltà al Fascismo, sulla base di una discussa applicazione retroattiva, sostanzialmente ad personamBuonaiuti era infatti l'unico sacerdote scomunicato che insegnasse in una Università statale nell'Italia di quel periodo., dei Patti Lateranensi, che prevedeva il divieto, per un sacerdote scomunicato, di occupare una cattedra in una università statale: , , , visto ideologicamente come una corrente cristiana non facilmente inquadrabile nella polarizzazione tra laici e cattolici, sotto il cui segno nasceva il nuovo stato italiano.
Si spense nella sua città il 20 aprile 1946, a seguito dell'aggravarsi dei problemi cardiaci che da tempo lo affliggevano. È sepolto nel Cimitero del Verano di Roma. Sulla lapide è incisa la scritta: "Non extinguetur lucerna eius. Qui seminant in lacrimis in gaudio metent (La sua lampada non si spegnerà. Coloro che seminano nelle lacrime, mieteranno nella gioia)".(Salmi, 126:5-6)
Dopo la sua morte vi sono state numerose iniziative per la sua piena riabilitazione, l'ultima e più importante è l'appello promosso dal movimento "Noi siamo Chiesa" nel giugno 2014 che ha raccolto oltre 350 adesioni tra cui quelle di Raniero La Valle, Gianni Novelli, Ettore Masina, Giovanni Avena, Vittorio Bellavite, Luigi Bettazzi, Enrico Peyretti, Paola Gaiotti De Biase, Giovanni Franzoni, Lidia Menapace, Carlo Molari, Giovanni Filoramo, Clementina Mazzucco, "Tempi di Fraternità", "Agire politicamente. Coordinamento di cattolici democratici", Giovanni Miccoli, Giovanni Bianco, Adriana Valerio, Armido Rizzi, Paolo Farinella, Vito Mancuso, Mina Welby, Francesco Zanchini, "Coordinamento delle comunità cristiane di base", Frei Betto.
Nel mese di giugno del 2024, il cardinale Matteo Maria Zuppi ha celebrato nella cripta della cattedrale di Bologna una messa di suffragio di Ernesto Buonaiuti.
Buonaiuti visto ai nostri tempi
Buonaiuti, con raro spirito analitico profetizzò la futura tenuta del cristianesimo e la sua evoluzione verso l'epoca moderna, sebbene l'epoca nella quale visse fosse di apparente trionfo del clericalismo, del culto del papismo, della sedia gestatoria, della chiesa arroccata e intesa come un potere forte, intesa anche come la fortezza attorno al Sillabo e degli anatemi con un uso di un certo trionfalismo nel linguaggio ecclesiastico di quel tempo anche nei modi, nelle movenze, nei riti e mentalità.
Gli studiosi Pietro Urciuoli ed Enrico Cerasio hanno, ciascuno rispettivamente, studiato ed analizzato il personaggio pubblicando due saggi. Urciuoli in particolare riporta circa 60 parti dei suoi scritti dal 1901 al 1942 circa. Buonaiuti, il cui caso non è concluso neppure oggigiorno, proprio evocando la giustizia da parte della Chiesa per via di una sua auspicabile definitiva riabilitazione anche se oramai postuma. Fu ridotto allo stato laicale (1925) subendo umiliazioni e persecuzioni disciplinariSorte comune riservata a preti e laici modernisti le cui vite da Pio IX a Pio XII furono rovinate e umiliate.: fu privato dell'insegnamento e stipendio, persino con pressioni "dall'alto" si cercò di allontanarlo dall'insegnamento alla laica università Sapienza (era professore per vincita di regolare concorso pubblico, fra l'altro pubblicò una marea di libri), con rassicurazioni da parte del governo anche al Nunzio Vaticano per l'Italia Francesco Borgongini Duca di controllarlo. Fu poi scomunicato (1926) con l'aggiunta dell'umiliante e gravissimo provvedimento in uso all'epoca denominato "espressamente vitando". Questo provvedimento riguardava anche qualsiasi fedele cattolico, non importa se laico o consacrato, nel caso si fosse messo in contatto con lo scomunicato, era raggiunto dal medesimo provvedimento. Anche se non più esistente la pena di morte, questo era il metodo scelto per rendere una persona "appestata", nell'isolamento e quindi nel disprezzo generale. All'inizio il cardinale segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri intervenne a mitigare alcuni provvedimenti disciplinari contro di lui (negli anni 1916 e 1921) intervenendo sui confratelli cardinali delle altre congregazioni preposte al suo caso. Il tipo di condanna evidenzia i pessimi metodi applicati allora per la mancanza di rispetto verso la persona coinvolta, portandola anche alla rovina finanziaria, da parte del dicastero nominato "Sant'Uffizio". Buonaiuti fu addirittura costretto a svendere i libri della sua biblioteca anche per mantenere l'anziana madre. Anche nella cattiva sorte non perse mai la fede in Cristo e neppure la devozione alla chiesa pur restandone fuori.
Le tesi di Buonaiuti oggi su Paolo di Tarso sull'eucarestia non sarebbero neppure condannate. Questo grazie ai molti studi di natura storico-biblico. Nel 1908 in "Lettere di un prete modernista" affermava che "i sacramenti sono la solidificazione del concetto della grazia applicato alle principali contingenze della vita... l'eucarestia ha preso il luogo del banchetto in cui i primi cristiani simboleggiavano la fratellanza che li attendeva nel regno... si è venuta formando la dottrina della presenza reale, poi della transustanziazione... si è smarrito attraverso questa trasformazione il valore etico primitivo del rito".
Nel 1920 in "Le esperienze fondamentali di San Paolo" per la rivista Religio (diretta da lui poi scomunicata e cessata) sostenne la tesi che il rito eucaristico per l'apostolo era la sanzione soprannaturale dell'armonia e dell' affratellamento nella vita solidale comunitaria... In "Essenza del Cristianesimo" (1921) sostenne che il Vangelo era basato sul "Convertitevi perché il regno di Dio è imminente... il cristianesimo è un rovesciamento e capovolgimento dei valori... tutto il Vangelo è basato sulla speranza del Regno. La Basilea, il Regno di Dio è il motivo più famigliare della predicazione di Gesù."
Poi l'accenno all'ascetica da non dover essere considerata come il centro di tutto. "Il cristianesimo non è ascetico nel senso ellenistico della parola. Nel cristianesimo non c'è nessuna pedagogia, nessun tirocinio, nessun esercizio perché la rinuncia completa si fa d'un attimo attraverso la metanoia, passaggio improvviso in sfere d'influenza superiori nelle quali non è quasi più possibile sentire il contraccolpo della vita materiale."