Nicastro (AFI: ; in calabrese Nicastru) è una delle circoscrizioni comunali della città di Lamezia Terme. È stato un comune autonomo sino al 1968, anno dell'unificazione con Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per la nascita del nuovo comune, del quale è il quartiere più popoloso ( abitanti nel 2008). Nel territorio dell'ex comune sono presenti la curia vescovile della diocesi di Lamezia Terme, l'ospedale, il tribunale e vari uffici amministrativi.
Geografia Nicastro è il centro abitativo principale della città di Lamezia Terme. Si trova nella zona nord della Piana di Sant'Eufemia e vi passano i torrenti Canne e Piazza.
I terreni intorno all'area sono occupati da piantagioni di uliveti e dall'area industriale lametina. Nicastro è classificato nella Classificazione Sismica Italiana con il livello 1: sismicità alta (Classificato come città di Lamezia Terme)
Storia Medioevo
Convenzionalmente, la nascita di Nicastro è fatta risalire al dominio bizantino, entro il IX secolo. L'archeologo francese François Lenormant afferma: "già esisteva nell'VIII secolo". Nel 1057, i Normanni conquistarono Nicastro sotto la guida di Roberto il Guiscardo, che stava marciando verso Reggio Calabria per conquistarla. Dopo la sconfitta del Guiscardo a Reggio, la guerra tra lui e suo fratello minore Ruggero e la successiva carestia, Nicastro fu teatro di una delle rivolte dei calabresi contro i conquistatori normanni nel 1059: i nicastresi assediarono il castello uccidendo i soldati normanni lasciati di guardia. Le rivolte furono successivamente sedate e dopo il Concordato di Melfi, nel 1059, proseguì la latinizzazione del rito religioso in tutta la Calabria. Nicastro fu latinizzata nel 1094 grazie all'elezione di un vescovo normanno. Sempre al dominio normanno risale la fondazione della Cattedrale di Nicastro nel 1100 da parte della nipote del Guiscardo: la contessa Eremburga (o Amburga).
Dopo l'unificazione degli svevi e dei normanni, con il matrimonio tra Enrico VI di Svevia e Costanza d'Altavilla, Nicastro, come tutta l'Italia meridionale, passa a Federico II di Svevia. L'imperatore apprezzava molto la zona di caccia nel Bosco di Carrà, oggi parte della città di Lamezia Terme, e fu lui a ristrutturare il castello di Nicastro, conosciuto oggi come il Castello Normanno-Svevo, che nel 1239 divenne una delle sedi del Tesoro di Stato. Nello stesso castello, Federico II fece rinchiudere suo figlio Enrico dopo che questi aveva congiurato contro il padre per ben due volte. Enrico morì nella fortezza dopo due anni di prigionia.
Dopo la caduta degli svevi, Nicastro viene conquistata dagli Angioini, sotto Carlo I d'Angiò. In questo periodo la città perse parte del suo splendore e si diffuse il brigantaggio da parte dei francesi. La conseguenza delle incursioni e dei saccheggi fu l'emigrazione di molti calabresi e nicastresi in Sicilia e Puglia. Nel 1444 si insediarono in Calabria gli Albanesi, che furono ben accolti dagli Aragonesi. Gli albanesi si insediarono in molte parti della Calabria e vicino a Nicastro fondarono Zangarona che diverrà parte del comune di Nicastro e dopo il 1968 del comune di Lamezia Terme
Dal '500 all'Unità d'Italia
Durante la seconda metà del '500 Tommaso Campanella si formò per tre anni nel Convento dell'Annunziata di Nicastro. Nel '600 la città fu scossa da molte calamità naturali che provocarono danni alla cattedrale e al castello, per culminare con il grande terremoto del 27 marzo 1638 che ebbe come epicentro proprio la città. Questa fu rasa al suolo e un quinto della popolazione rimase uccisa. Successivamente vi fu l'alluvione del torrente Piazza nel 1638.
La città, come tutta la Calabria, passò in mano agli austriaci durante la Guerra di successione spagnola, iniziata con la morte di Carlo II di Spagna e finita con i trattati di Utrecht che diedero ufficialmente la Calabria agli Asburgo.
Dopo la guerra di successione polacca, il Regno delle Due Sicilie, di cui faceva parte anche la Calabria, passò in mano ai Borboni e così anche Nicastro. Anche il '700 è un secolo scandito da catastrofi naturali. Il 10 dicembre del 1782 si verificò una alluvione del Torrente Piazza che spazzò via interi quartieri. Il disastro successivo si verificò dopo pochi mesi, nel 1783 con due serie di scosse: una tra il 5 e il 7 febbraio e una seconda il 28 marzo. Queste colpirono la Calabria Ulteriore e la Sicilia; Nicastro fu uno dei centri abitati con il minor numero di vittime ma ebbe molti danni agli edifici. Questi ulteriori terremoti nel periodo dell'Illuminismo fecero della Calabria, prima ignorata, una destinazione di molti geologi e sismologi che vennero a studiarne i fenomeni.
Fino al XVIII secolo, a Nicastro e nei suoi dintorni la sericoltura era un'attività molto diffusa e prosperosa, tanto che ogni anno si producevano cinquemila libbre di seta greggia. Secondo la testimonianza dello storico illuminista Giuseppe Maria Galanti, alla fine del XVIII secolo, Nicastro era ancora un attivo centro serico in cui si praticava la coltivazione dei gelsi per l'allevamento dei bachi da seta, tuttavia la produzione era in declino.
Nel 1806 la Calabria fu invasa dai francesi e come molti altri comuni, anche Nicastro fu vittima di saccheggi da parte degli invasori. Gli inglesi, alleati dei Borboni, spinsero la popolazione ad insorgere contro le truppe francesi. La sorte di Nicastro, che era un punto strategico e capoluogo del suo distretto, fu decisa nella battaglia di Maida che vide vittoriosi gli inglesi ma non totalmente poiché i francesi erano ancora presenti in Calabria. Dopo la battaglia i briganti calabresi continuarono a lottare contro i francesi anche all'esterno della piana. La piana di Sant'Eufemia fu devastata sia dal brigantaggio, sia dal tentativo delle truppe francesi di contrastarlo. Intere famiglie furono spazzate via e anche solo un sospetto di simpatia verso il nemico scatenava uccisioni di militari e civili. Calamità successive come il terremoto del 1832, nuove carestie e alluvioni dei torrenti portarono alla istituzione di un Monte Frumentario per il sostentamento della popolazione.
La fine dell'800 fu un momento di grandi opere tra cui la costruzione delle due stazioni ferroviarie di Nicastro e Sant'Eufemia, il rimboschimento nei pressi del Torrente Piazza per contrastare le alluvioni e la costruzione dell'acquedotto.
Dal '900 fino a Lamezia Terme Nel XIX secolo, una forte stagione di emigrazione, come risposta a una forte crisi, fece del nicastrese il primo comprensorio della provincia di Catanzaro per numero di immigrati verso il Nord Italia. Un'altra forte ondata di emigrazione si ebbe a Nicastro dopo il secondo dopoguerra, quando fallirono sia i moti contadini, sia le occupazioni delle terre. Il 4 gennaio 1968 Nicastro si unì ai comuni di Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per costituire il comune di Lamezia Terme.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Nel territorio nicastrese sono presenti molti edifici sacri, la maggior parte molto antichi. Le chiese di Nicastro e frazioni sono:
Chiesa Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo
La cattedrale fu fondata dalla contessa Eremburga intorno al 1100, in stile normanno, più volte danneggiata dai terremoti, andò completamente distrutta col terremoto del 1638, fu ricostruita ancora più grande, in stile barocco, dal vescovo Giovan Tommaso Perrone, con ampliamento dell'edificio, portato a termine nel 1642. All'interno si possono ammirare una pala d'altare nella Cappella del SS. Sacramento rappresentante la cena del Signore ed eseguita dal pittore Francesco Colelli nel 1762 oltre ad una croce processionale del XVIII secolo e a dei busti dorati dei Santi Pietro e Paolo.
Santuario di Sant'Antonio di Padova
La chiesa officiata dai minori cappuccini, ha annesso il convento, costruito dopo il terremoto del 1638. Inizialmente ad una sola navata, conserva all'interno, sopra l'altare maggiore una grande tela con la Madonna degli Angeli, San Francesco d'Assisi e Innocenzo III. La chiesa è denominata Santa Maria degli Angeli, in seguito vi fu costruita una navata progettata come cappella, dedicata a Sant'Antonio che, con il regio diploma emesso da Carlo III di Borbone nel 1739, diventava a tutti gli effetti il Santo patrono di Nicastro. Di notevole valore è il quadro di Sant'Antonio datato 1664, opera del pittore Giacomo Stefanone. Nella navata dedicata a Sant'Antonio vi è un dipinto di Andrea Cefaly raffigurante l'Immacolata.
Santuario della Madonna del Soccorso
La devozione alla Madonna del Soccorso trae origine da un'antica lauda popolare che parla del ritrovamento, in contrada Magolà, di un quadro della Madonna lasciato dai francesi in epoca assai remota, e collocato in un'icona. La chiesa fu costruita nel 1740, all'interno vi è una bella statua lignea della Madonna con un manganello in mano che ha in braccio il Bambino Gesù, e, tenendo legato il demonio, protegge una bimba che si aggrappa alla sua veste.
Santuario della Madonna della Spina
La tradizione vuole che un contadino, andando nel bosco a fare legna, ebbe la visione di una "donna bellissima" che lo invitò a troncare lo spineto che si conserva ancora appoggiato al muro della chiesa della Spina. Eseguito l'ordine, l'uomo vide comparire un dipinto parietale che raffigurava una Madonna con Bambino. Avendo fatto quanto richiesto, la signora gli fece dono di una moneta d'oro con la quale per più settimane provvide alle necessità della famiglia. In seguito all'evento miracoloso in quel sito si costruì una chiesetta, intitolata a Santa Maria, detta la Bella.
Chiesa di Santa Maria Maggiore (detta di San Francesco)
L'antico monastero dei Frati minori riformati dedicato a San Francesco d'Assisi fu fondato nel 1240. Distrutto dal terremoto del 1638 venne poi ricostruito per volere dei Principi d'Aquino. La chiesa è a due navate, con la Cappella del Santissimo nella navata laterale. Il soffitto è a volte a botte. L'asse della volta è arricchito da due affreschi riferiti ad episodi della vita di San Francesco. L'abside è sormontato da una cupola a tutto sesto. Il prospetto dell'altare maggiore, reca al centro un tempietto e quattro colonne corinzie che delineano cinque nicchie occupate lateralmente dalle statue di due angeli, dalla statua di Santa Chiara e Santa Rosa che fanno corona alla statua della Madonna Assunta o Madonna degli Angeli al centro. Nel punto più alto dell'altare maggiore è collocato lo stemma dell'Ordine Francescano, sormontato da una croce. Oltre alla chiesa parrocchiale vi è una cappella dedicata a San Nicola, nel rione Calia. Nel mese di maggio avvengono i festeggiamenti in onore di Santa Rita da Cascia.
Chiesa di San Domenico
Conserva numerosi affreschi ed il quadro di San Domenico, che ha una cornice barocca ad intaglio dorata del 1647. Vi è inoltre un ostensorio in argento fuso e sbalzato, databile alla prima metà dell'Ottocento. Di notevole pregio è l'organo del Settecento, in legno con decorazione dorata. Di pregevole fattura, tra la prima e la seconda arcata, si può ammirare la Grotta della Madonna di Lourdes mentre di fronte vi è un altarino dedicato al SS. Ecce Homo.
Chiesa della Veterana