Lattacco di Itamar, anche chiamato il massacro di Itamar, è stato un massacro perpetrato su una famiglia ebraica nell'insediamento israeliano di Itamar in Cisgiordania, avvenuto l'11 marzo 2011, in cui furono assassinati nei loro letti cinque membri della stessa famiglia.
Le vittime furono il padre Ehud (Udi) Fogel, la madre Ruth Fogel, e tre dei loro sei figli (Yoav, 11 anni, Elad, 4, e Hadas, il più piccolo, un neonato di tre mesi). Secondo quanto riportato da David Ha'ivri, e da più fonti il neonato fu decapitato. L'insediamento di Itamar è stato nel tempo teatro di numerosi attacchi omicidi prima di questo massacro.
Per il massacro furono arrestati due giovani cugini palestinesi, Amjad Awad e Hakim Awad, originari del villaggio di Awarta. Il 5 giugno 2011 i due uomini furono incriminati per l'omicidio di cinque persone, furto di armi, violazione di domicilio e associazione a delinquere. Entrambi vennero successivamente incarcerati. Inizialmente essi negarono qualsiasi coinvolgimento nel massacro, ma successivamente rivendicarono con orgoglio gli omicidi, non esprimendo alcun rimorso e fornendo una dettagliata ricostruzione dell'assalto davanti alle forze di Sicurezza.
L'attacco venne duramente condannato dalle Nazioni Unite, dal Quartetto per il Medio Oriente, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, e da molti altri governi, così come anche dalla Autorità Palestinese e da molte organizzazioni non governative. L'agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese Xinhua affermò che l'attacco fu lodato dalla Jihad Islamica palestinese. Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa dichiararono che "l'eroica azione è la naturale risposta ai crimini dell'occupazione (israeliana) contro il nostro popolo nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza". Un sondaggio di opinione indicò che il 63% dei palestinesi era contrario all'attacco e che circa un terzo invece lo approvava. Uno degli autori del massacro fu descritto come "eroe" e "leggenda" dai membri della sua famiglia, durante un programma televisivo nazionale palestinese settimanale.
Contesto Grazie ad un rafforzamento delle misure di sicurezza da parte della Autorità Nazionale Palestinese, le azioni delle organizzazioni militanti palestinesi nella Cisgiordania erano diminuite. Nel corso dei due anni precedenti Israele aveva rimosso numerosi blocchi stradali e checkpoint, e pur tuttavia attorno ad Itamar era rimasta una recinzione di sicurezza. L'attacco fu il primo massacro di coloni dalla sparatoria dell'agosto 2010 che causò quattro morti presso Kiryat Arba.
Gli attacchi nei confronti degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania erano stati accolti favorevolmente in precedenti occasioni da alcuni militanti palestinesi che sostenevano che i coloni fossero de facto dei combattenti nel conflitto israelo-palestinese in corso.
Itamar è stata teatro di numerosi scontri tra coloni ebrei e i palestinesi locali. Prima dell'attacco erano nate tensioni tra Itamar e l'adiacente villaggio palestinese di Awarta. I palestinesi avevano accusato i coloni di aver tagliato centinaia di alberi di olivo, bruciato auto e aver sparato ai residenti palestinesi. Una settimana prima dell'attacco dieci palestinesi e un colono erano stati feriti in uno scontro in cui soldati israeliani vennero accusati di aver fatto fuoco per sedare i disordini, e due adolescenti palestinesi erano stati uccisi con arma da fuoco un anno prima mentre raccoglievano immondizia vicino ad Itamar.
Gli autori del massacro L'assalto fu compiuto dai due cugini Amjad Mahmad Awad (18 anni) e Hakim Mazen Awad (17 anni).
Hakim era uno studente di scuola superiore il cui padre, Mazen, è attivo nella milizia comunista del FPLP. Mazen era stato in passato arrestato e processato dall'Autorità palestinese ricevendo una condanna a 5 anni di prigione per l'omicidio di una cugina e per averne bruciato il corpo. Suo zio Jibril era un militante del FPLP che aveva partecipato all'Assalto ad Itamar nel 2002 in cui la milizia comunista provocò la morte di quattro civili, inclusi tre bambini, e dell'ufficiale per la sicurezza dell'insediamento, e venne ucciso in uno scontro con l'esercito israeliano nel 2003.
Amjad Mahmad Awad era affiliato al FPLP. Aveva lavorato in Israele come manovale, ed era studente presso l'Università Aperta Al-Quds. Le famiglie dei due assalitori inizialmente negarono il coinvolgimento dei due nel massacro. La madre di Hakim dichiarò falsamente che il figlio era a casa la notte del massacro e che non era mai uscito di casa, dicendo che "cinque mesi fa Hakim ha subito un intervento chirurgico allo stomaco e sono sicura che sia stato torturato e forzato a confessare". Tuttavia essa, successivamente, riconobbe il suo coinvolgimento. La famiglia di Amjad dichiarò che egli era nel villaggio al momento del massacro. Un parente disse che Hakim e Amjad non si conoscevano, perché "uno era all'Università, l'altro alle superiori". Egli dichiarò anche che se loro fossero stati colpevoli sarebbero stati catturati in poco tempo, dato che "il mondo intero conosce l'abilità degli investigatori israeliani e i loro mezzi sofisticati". Amjad e Hakim Awad avevano pianificato un assalto ad Itamar giorni prima. Tre giorni prima della strage, essi si erano rivolti ad un membro del FPLP per avere delle armi, ma la loro richiesta venne rifiutata. Al mezzogiorno del venerdì 11 marzo decisero che sarebbero entrati ad Itamar quella notte, e che avrebbero compiuto l'assalto armati di coltelli.
Amjad e Hakim Awad erano già sotto custodia quando furono identificati come gli assassini, e i loro nomi furono resi pubblici il 17 aprile. Essi fornirono un dettagliato resoconto dell'assalto ed altrettanto dettagliata ricostruzione. Nonostante i legami di entrambi gli indagati con il PFLP, gli investigatori dello Shin Bet non identificarono l'assalto come eseguito su richiesta del PFLP, ritenendolo piuttosto un atto individuale. Le autorità israeliane affermarono che essi avevano pianificato l'assalto con largo anticipo e che non avevano mostrato alcun rimorso per le loro azioni.
L'assalto Secondo gli investigatori israeliani, Amjad e Hakim Awad avevano tentato di acquistare armi da un militante del Fronte Popolare ad Awarta. Dopo il suo rifiuto decisero di compiere il massacro con dei coltelli. Poco dopo le 19 del venerdì sera i due lasciarono Awarta portando con sé numerosi coltelli, un ombrello, e delle cesoie. I due tentarono di recidere la recinzione di sicurezza dell'insediamento, ma infine la scavalcarono. Prove preliminari avevano mostrato che la recinzione attorno ad Itamar funzionava adeguatamente. All'incirca allo stesso momento in cui i due si erano infiltrati, un allarme suonò nella sala di sicurezza dell'insediamento indicando il punto esatto dal quale i due erano entrati. Ma né la squadra civile per la sicurezza né il suo responsabile, che si recò nel punto indicato dall'allarme senza trovare nulla di sospetto, informarono i soldati che pattugliavano l'area della recinzione, giungendo alla conclusione che qualche animale avesse fatto scattare l'allarme, nonostante le procedure prescrivano che l'IDF venga informato di ogni allarme.
Dopo aver scavalcato la recinzione, Amjad e Hakim camminarono per 400 metri nell'insediamento. Gli assalitori entrarono in un primo momento in casa della famiglia Chai che era però in vacanza, controllando tutte le stanze. Rubarono un fucile d'assalto M-16, munizioni, un elmetto, e un giubbotto in kevlar. Attesero un'ora e quindi entrarono in casa dei Fogel intorno alle 22.30. Secondo l'accusa, i due entrarono nella stanza dei bambini, dissero all'undicenne Yoav (che al loro ingresso si era svegliato) di non aver paura, quindi lo portarono nella stanza accanto, gli tagliarono la gola e lo accoltellarono al torace. Hakim Awad quindi strangolò Elad di 4 anni, mentre Amjad Awad lo accoltellava due volte al torace.
Successivamente i due entrarono nella camera dei genitori, e accesero la luce, svegliandoli. I genitori lottarono con gli aggressori. Ehud Fogel venne ripetutamente pugnalato al collo e Ruth Fogel fu pugnalata al collo e alla schiena, e quindi le fu sparato nel sospetto che non fosse morta. I sospettati lasciarono quindi la casa. In base alle confessioni dei sospettati, essi ebbero paura che gli spari fossero stati uditi. Quando uscirono videro un'auto di pattuglia, ma si resero conto che non sarebbero stati scoperti in quanto la pattuglia non fece nulla. I due quindi cominciarono a chiedersi se andarsene o entrare in altre case, con Hakim che insisteva che avrebbero dovuto tornare immediatamente ad Awarta, mentre Amjad sosteneva che avrebbero dovuto tornare nella casa e rubare un'altra arma. Amjad quindi entrò di nuovo in casa Fogel e quando Hadas, di tre mesi, iniziò a piangere, Amjad lo accoltellò temendo che i pianti avrebbero potuto attirare l'attenzione. In base a numerose testimonianze, il neonato fu decapitato o quasi decapitato. Gli assalitori non si accorsero degli altri due bambini addormentati nella casa. Nelle loro confessioni dichiararono che non avrebbero esitato ad uccidere anche loro se li avessero visti. Gli assassini inoltre rubarono anche il fucile M-16 di Ehud. Gli autori del massacro lasciarono l'insediamento senza essere stati scoperti.
I cugini Awad ritornarono ad Awarta a piedi, e chiesero assistenza allo zio di Hakim, Salah Awad, militante del PFLP, fornendogli una descrizione dettagliata dell'assalto. Salah li aiutò nascondendo le armi rubate e bruciando i vestiti sporchi di sangue, e portando in seguito le armi a Jad Avid, un contatto a Ramallah, per l'occultamento.
I corpi furono scoperti da Tamar Fogel, la figlia dodicenne della famiglia, che arrivò a casa verso la mezzanotte dopo una serata tra amici. Dopo aver trovato la porta sbarrata, chiese aiuto al suo vicino, Rabbi Ya'akov Cohen. Egli notò orme e fango vicino alla casa e portò con sé un'arma. I due quindi svegliarono il fratellino di sei anni che stava dormendo chiamandolo dalla finestra, e lui aprì la porta, dopodiché Cohen tornò a casa sua. Quando la ragazza scoprì il massacro, corse fuori urlando e il Rabbino accorse di nuovo sparando diversi colpi in aria per allertare il personale di sicurezza. Rabbi Cohen, che entrò di nuovo in casa assieme alla ragazza, disse che il fratellino di due anni "giaceva accanto ai genitori sanguinanti, scrollandoli con le manine e cercando di svegliarli, piangendo... lo scenario nella casa era scioccante". I paramedici della Magen David Adom e i volontari della ZAKA (Disaster Victim Identification) vennero chiamati sulla scena assieme al comandante regionale Gil Bismot. I paramedici seguirono una pista di giocattoli e sangue fino alla stanza da letto, dove trovarono i primi tre corpi: la madre, il padre, e il neonato. Nella stanza accanto trovarono il corpo del fratello undicenne. Infine giunsero nell'ultima stanza e trovarono il bambino di 4 anni gravemente ferito e in punto di morte. Il bambino morì per le ferite nonostante gli sforzi del personale medico.
In accordo alla legge ebraica i corpi rimasero nella casa per tutto il Jewish Sabbath, sorvegliati dai volontari ZAKA. Immediatamente dopo la fine di Sabbath, un'altra squadra di volontari ZAKA giunse da Immanuel. I volontari ZAKA raccolsero tutti i resti umani e pulirono la scena. Il dottor Yehuda Hiss dell'Abu Kabir Forensic Institute di Tel Aviv si recò a Itamar per procedere all'esame dei corpi. La procedura fu supervisionata dal capo del ZAKA Rabbinical Council, Rabbi Ya'akov Roget.
Le vittime Le vittime del massacro sono Ehud "Udi" Fogel, 36 anni, figlio di Gush Emunim attivista da Neve Tzuf, Ruth Fogel, 35 anni, figlia di un Rabbino di Gerusalemme, e tre dei loro sei figli, Yoav, 11 anni, Elad, 4 anni, e Hadas di tre mesi.