Il negazionismo dell'Olocausto è una corrente di pensiero il cui principale assunto è la negazione della veridicità dell'Olocausto,Testimonianza dello storico inglese Sir Richard J. Evans citata nella ossia del genocidio di ebrei, di Slavi, Popoli romaní, di prigionieri politici, di prigionieri di guerra sovietici, di portatori di handicap fisici e mentali, di omosessuali e di altre minoranze da parte della Germania nazista. Questa teorizzazione, attraverso l'uso spregiudicato e ideologizzato di uno scetticismo storiografico portato all'estremo, nega una serie di eventi connessi al fascismo e al nazismo; secondo questa teoria, l'Olocausto stesso sarebbe un'enorme finzione, funzionale alla demonizzazione della Germania, alle politiche sotterraneamente perseguite dai circoli ebraici mondiali e alla creazione e difesa dello Stato d'Israele.Lettera del 26 dicembre 2005 di Robert Faurisson a Jawad Sharbaf, direttore generale dell'Istituto di scienze politiche di Tehran, nella quale il massimo negazionista mondiale afferma:«L'impostura dell'Olocausto è la spada e lo scudo dello Stato ebraico; essa ne è l'arma numero uno. Essa permette agli ebrei e ai sionisti di mettere sotto accusa il mondo intero: in primo luogo la Germania del III Reich che avrebbe commesso un crimine abominevole e senza precedenti, poi il resto del mondo che l'avrebbe lasciata commettere questo stesso crimine.»Cfr. l'"Archivio Faurisson" presso la sezione italiana del sito della Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d'Holocaustes.

I sostenitori di queste tesi si descrivono come persone che pretendono proveR. Faurisson, "Le falsificazioni di Auschwitz" secondo un dossier de L'Express, "Sentinella d'ltalia" n.259, 1995 e come "storici revisionisti" interessati a rivedere gli studi attuali, che essi definiscono in diversi modi, quali "olocaustomania", "menzogna olocaustica", "sacra vulgata olocaustica”.' L'uso del termine "revisionismo" anziché "negazionismo" è contestato dalla comunità scientifica, che vi vede un tentativo di occultare dietro un termine dal legittimo uso accademico (revisionismo storiografico) un'operazione di minimizzazione e negazione di fatti acquisiti. Sono state quindi coniate espressioni che fanno invece leva sulla parola "negazione", rilevando come lo scopo sia unicamente quello di "negare" la veridicità storica della Shoah.Nei paesi di lingua francese si utilizza quindi la parola "Négationnisme", nei paesi di lingua inglese "Holocaust denial" (dal verbo "to deny", che significa "negare"), nei paesi di lingua tedesca "Holocaustleugnung" (dal verbo "leugnen", che significa "negare", ma anche "mentire"), nei paesi di lingua spagnola "Negacionismo del Holocausto", nei paesi di lingua portoghese "Negação do Holocausto".

In alcuni paesi (Austria, Francia, Germania e Belgio) la negazione dell'Olocausto è configurata come illecito, mentre in altri (Israele, Portogallo e Spagna) è punita la negazione di qualsiasi genocidio. Norme antinegazioniste sono state introdotte anche nell'ordinamento dei seguenti stati: Nuova Zelanda, Svezia, Australia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Polonia, Italia (dove è previsto dal 2016 come aggravante del reato di propaganda di odio razziale ma non come fattispecie a sé) e Romania. In genere è prevista come pena la reclusione, che in alcuni paesi può arrivare sino a dieci anni. Verbotsgesetz, legge austriaca che proibisce il nazionalsocialismo, promulgata nel 1947 con emendamenti del 1992. Nel 2007 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione degli Stati Uniti d'America che "condanna senza riserve qualsiasi diniego dell'Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario".Una notizia del New York Times del 25 luglio 1985 titolava quanto affermato dall'avvocato Gloria Allred, ovvero che, una ricompensa di dollari sarebbe stata pagata al superstite di Auschwitz Mel Mermelstein in base alle condizioni di un accordo stipulato dal tribunale che condannava l'Institute for Historical Review. La notizia conteneva i seguenti particolari: «Il giudice Robert Wenke della Corte Superiore [di Los Angeles] ha approvato l'accordo che impone all'Istituto per la Revisione della Storia di pagare [la ricompensa a] Mel Mermelstein, superstite di Auschwitz [...] L'istituto, il quale dice di non esserci mai stato nessun Olocausto, deve anche pagare al sig. Mermelstein dollari per le sofferenze e i danni causati dall'offerta della ricompensa, ha detto l'avvocato [...] La vittoria del sig. Mermelstein in questa causa [ha detto l'avvocato Gloria Allred] costituirà un chiaro messaggio per tutti coloro che, in ogni parte del mondo, cercano di travisare la storia e di causare infelicità e sofferenze agli ebrei [nel senso che] i sopravvissuti dell'Olocausto risponderanno attraverso la legge per difendere se stessi e per sostenere la verità in merito alla propria vita». I negazionisti considerano queste leggi come un mezzo di limitare la libertà di parola e una difesa degli storici "olocaustici", con la forza della legge.

Tesi negazionista sull'origine dell'antisemitismo nazista

Come asserisce l'Enciclopedia dell'Olocausto: «La negazione dell'Olocausto, così come il minimizzare o il distorcere i fatti avvenuti in quel periodo, rappresentano una forma di vero e proprio antisemitismo». La genesi dell'antisemitismo dei movimenti nazisti nei vari paesi è molteplice: da un lato fece leva sul tradizionale antisemitismo religioso, dall'altro su altre interpretazioni riguardanti la presunta differenziazione delle razze, fino a giungere al cosiddetto "razzismo scientifico" adottato dal movimento nazista, che riuniva considerazioni di tipo misterico, religioso, storico, ma anche economico, criminologico e scientifico: si propugnava l'idea della sostanziale differenza fra le "razze" umane, registrabile - secondo questa corrente - addirittura dalla differenziazione dei tratti somatici. Seguendo queste teorie, a una data differenziazione somatica corrispondeva inevitabilmente un certo comportamento personale e sociale, i cui tratti salienti venivano evidenziati lungo la storia dei secoli.

Secondo la tesi negazionista invece, se il fascismo internazionale ha adottato l'antisemitismo come pilastro ideologico è perché il sistema economico liberal-capitalista vi è visto come una derivazione diretta della cultura ebraica trasposta nell'economia. E rifiutando il sistema economico liberal-capitalista di conseguenza non ci si poteva esimere dal rifiutarne anche le sue basi culturali, identificate con quelle ebraiche. La «presenza nel mondo di sistemi economici completamente diversi - quale il marxismo, viene risolta da una parte dei negazionisti secondo un assioma per cui il marxismo diviene solo un diverso tipo di capitalismo (capitalismo di Stato)».

Secondo una corrente minoritaria e particolare di negazionismo che si ritiene d'appartenenza socialista chi afferma la veridicità della Shoah è di fatto il servitore di un doppio imperialismo sovietico/statunitense, entrambi di fatto succubi degli ebrei: "un popolo che aveva cessato di essere tale da circa duemila anni per trasformarsi in un gruppo sociale a caratterizzazione religiosa".

Lo storico revisionista Ernst Nolte, non negazionista ma spesso citato nell'ambiente dei negazionisti per alcuni suoi dubbi espressi sulla dinamica dell'Olocausto, ha sostenuto che l'antisemitismo nazista derivasse dall'anticomunismo e fosse una violenta reazione diretta della borghesia tedesca e di Hitler alla paura suscitata dalla violenza della Rivoluzione d'ottobre, identificando i bolscevichi con gli ebrei.

Tesi negazioniste nella loro evoluzione storica Nel dopoguerra, le prime contestazioni della responsabilità tedesca nella Seconda guerra mondiale furono formulate già negli anni cinquanta. Secondo queste tesi, sarebbe stato il cosiddetto Weltjudentum, o "ebraismo mondiale", a dichiarare guerra alla Germania nel 1933, mentre i nazisti, come partito al governo, avrebbero semplicemente risposto.

Le tesi principali dei negazionisti odierni sono che:

non sia mai esistita la volontà da parte dei nazisti di sterminare gli ebrei, ma solo di rinchiuderli in campi di concentramento; non siano mai esistite camere a gas per uccidere gli ebrei; il numero degli ebrei morti durante la Seconda Guerra Mondiale sia inferiore a quanto si ritiene.Nella pubblicazione Auschwitz o della soluzione finale - Storia di una leggenda, l'autore Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verall) a p. 3 afferma: «Il fatto di pretendere che durante la seconda guerra mondiale siano morti sei milioni di ebrei, vittime di un piano tedesco di sterminio, [costituisce] un'accusa assolutamente priva di fondamento».; la narrazione della Shoah sia un utile artificio pensato per giustificare la costituzione dello Stato di Israele nel dopoguerra, e giustificare i crimini commessi dagli eserciti e governi Alleati durante la seconda guerra mondiale.

Oltre a queste tesi centrali, esiste tutta una serie ulteriore di affermazioni ricorrenti: la concentrazione degli ebrei nei campi sarebbe avvenuta per proteggerli dai pogrom in vista di un loro trasferimento in un luogo lontano dall'Europa; a riprova di questo ci sarebbe il fatto che inizialmente gli ebrei videro la conquista tedesca di Polonia e Ucraina come una liberazione dalle persecuzioni delle popolazioni autoctoneOgni cosa è illuminata, minuto 33.; la "truffa di Auschwitz" sarebbe solo una voce ispirata al principio di Goebbels per il quale "ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità"; le testimonianze dei sopravvissuti e degli imputati al processo di Norimberga si sarebbero in più punti rivelate palesemente incongruenti sui modi dello sterminioDal dossier "66 domande e risposte sull'olocausto" pubblicato dall'Institute for Historical Review.; le immagini riprese dagli alleati non vanno interpretate come prove della Shoah; il "mito olocaustico" sarebbe stato avallato con lo scopo di giustificare la partecipazione degli Stati Uniti d'America a una guerra impopolare.

Alcuni negazionisti hanno inoltre sostenuto che alcune delle prove e delle testimonianze presentate al processo di Norimberga si sarebbero in più punti rivelate incongruenti o false, ad esempio nel sostenere che:

i cieli fossero costantemente coperti di fumo nero, quando invece le foto aeree dei lager scattate dagli alleati non ne darebbero conferma; gli operatori entrassero nelle camere a gas dei campi di sterminio, immediatamente dopo il decesso delle vittime invece delle necessarie 24 ore di aerazione in una stanza contenente 1.500 corpi, comportamento che nella realtà, secondo i negazionisti, avrebbe provocato la morte degli stessi operatori anche se muniti della più moderna delle maschere antigas. In realtà, come testimoniato da sopravvissuti, venivano utilizzati dei potenti ventilatori che spazzavano via il gas e raramente le SS comunque vi entravano subito, lasciando il compito ai prigionieri costretti a lavorare nel Sonderkommando;

le immagini riprese dagli americani, che testimoniano le terrificanti condizioni dei prigionieri, sarebbero da contestualizzare in quanto si riferiscono a luoghi e persone abbandonati a se stessi nei campi di concentramento, senza rifornimenti da parecchi giorni in seguito allo sfaldamento dell'organizzazione causata dal ritiro delle forze militari.

Essi sostengono inoltre che originariamente sarebbero stati ritenuti veritieri alcuni elementi che oggi non vengono più considerati da nessuno storico come plausibili (ad esempio l'utilizzo di parti umane per creare suppellettili o sapone), e che venne attribuita la qualifica di "campo di sterminio" a campi che in seguito sarebbe stato dimostrato non essere atti a questo scopo (come per esempio Dachau).

Autori e testate che sostengono il negazionismo