Me (): la nozione della sacralità dell'ordine cosmico La nozione di "sacralità del cosmo" viene individuata in cuneiforme con il segno Per quanto attiene a questo segno grafico e al suo significato cfr. Konrad Volk, A Sumerian reader, Roma, Pontificio istituto biblico, 1999, p.70 e p.90. (me, termine e nozione da considerare sempre plurale; in accadico acquisisce la forma semitica con la 'ŭ' quindi mû (anche parṣu), ma la nozione semitica, a differenza di quella sumerica, li rende prevalentemente come "riti")Henri Limet, Religione sumerica, in Dizionario delle religioni a cura di Paul Poupard, Milano, Mondadori, 2007, p. 1821David Adams Leeming, tra gli altri, nota la similitudine di questa nozione sumera con quella egiziana di Maat (Cfr. The Oxford Companion to World Mythology p.100).
I me sono quelle condizioni che consentono a qualsivoglia ente o situazione di essere conforme a ciò "che deve essere"Henri Limet, Henri Limet, Religione sumerica, in Dizionario delle religioni a cura di Paul Poupard, Milano, Mondadori, 2007, p. 1821.. Così il re (lugal) è tale solo quando i me della sovranità gli sono consegnati, altrimenti è un uomo comune come gli altriHenri Limet, Religione sumerica, in Dizionario delle religioni a cura di Paul Poupard, Milano, Mondadori, 2007, p. 1821.. Una città occupata dal nemico poteva perdere i suoi me finché qualcuno non li ristabiliva. I me possono dunque essere sospesi o violati e questo spiegherebbe la presenza di calamità naturali o sociali; la loro assenza giustifica la ragione del male che si instaura nel mondoJulien Ries, Il Sacro nella storia religiosa dell'umanità, Milano, Jaca Book, 2012, p.171.
Henri LimetHenri Limet, Me, in Dizionario delle religioni a cura di Paul Poupard, Milano, Mondadori, 2007, p. 1165. evidenzia come questa nozione appaia nel mito del viaggio della dea Inanna a Eridu presso il dio EnkiIn questo mito Inanna seduce con libagioni Enki per sottrargli i me che le consentiranno di svolgere il suo divino compito di presidio dei "passaggi" da una condizione all'altra (ad esempio dallo stato ordinario a quello regale; questa caratteristica di dea della trasformazione è ben resa dai suoi sacerdoti-musici, i gala, accadico kalû, vestiti da donne)..
Yvonne RosengartenYvonne Rosengarten Sumer et le sacré. Parigi, Éditions de Boccard, 1977. rende questo termine come "prescrizioni" intendendo con questo ciò che essendo stato formulato sul piano astratto viene poi a concretizzarsi. I me (quindi sempre al plurale), ovvero le "prescrizioni", vanno intesi nel contesto di ciò che organizza il cosmo, quindi anche la città e la cerimonia religiosa.
I me sono governati dalle divinità principali: An ed Enlil. Costoro li trasmettono agli altri dèi "esprimendo il destino" e generando un universo ordinato e ammirevole. Quando i me si eprimono per mezzo di cerimonie ne fanno acquisire il ruolo di rito, esso stesso è i me in azione.
Precedentemente Thorkild Jacobsen"JNES" 5, 1946, p. 139. aveva reso il termine me come verbo "essere"; Benno LandsbergerDie Eigenbegrifflichkeit der babylonischen Welt in Islamica 2, 1926, p. 369 (IDEM) come "potenza divina"; mentre Johannes Jacobus Adrianus van DijckLa sagesse sumero-akkadienne. Leiden, 1953 p. 19 come «immanenza divina nella materia morta e viva, immutabile, sussistente ma impersonale, di cui dispongono solo gli dèi.»Mircea Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose, vol. I, Milano, Rizzoli, 2006, p.73..
I me sono quindi le prescrizioni/modelli/essenze (quest'ultima, l'interpretazione di Pietro ManderCfr. Pietro Mander, Le religioni dell'antica Mesopotamia, Roma, Carocci, 2009, p. 51) originari a cui si sottomettono le divinità che poi li indicano alle divinità inferiori, fino agli uomini. Tali prescrizioni decidono il destino di ciascuno: il buon andamento del cosmo corrisponde all'uniformarsi ai me, alle prescrizioni. Ognuno vi si deve conformare in quanto esse esprimono l'assoluta bellezza e bontà.
Così Mircea Eliade:
Questi decreti coinvolgendo il destino di ogni essere al fine di garantire l'ordine cosmico ineriscono quindi all'espressione del sacro
Julien Ries così riassume:
Kù-g (): la nozione di "sacro" primordiale La nozione di "sacro", ma inteso come originario, viene individuata in cuneiforme con il segno (sumerico: Kù (g), accadico: elēlum, ellum)Per quanto attiene a questo segno grafico e al suo significato cfr. Konrad Volk, A Sumerian reader, Roma, Pontificio istituto biblico, 1999, p.69 e p.80. . A tal proposito tale nozione è presente in qualità di aggettivo, ad esempio nei cilindri di Gudea, ad indicare qualcosa "sacro" nel suo aspetto primordiale. Herbert SaurenLe sacré dans les textes sumériens in L'expressione du sacré dans le grandes religions I, Proche-Orient ancient et traditions bibliques, coll. Homo Religiosus Louvain-la-Neuve 1978, 105-38. nota che tra le ottanta divinità di Lagaš solo le due primordiali, An e la dea Gatumdu (Dea Madre, Dea Terra), sono qualificate con tale nozione essendo ritenute, secondo Sauren, gli elementi costitutivi del cosmo ovvero ricchi di sacralità divina primordiale.
Dingir () e Melam (): la nozione di divinità e il suo splendore La nozione di "divinità" viene espressa in sumerico con l'ideogramma (dingir) posto prima del nome del dio a significare la sua divinità. Il fatto che questo ideogramma indichi anche il termine "cielo" come la divinità preposta alla volta celeste, ha fatto ritenere alcuni autoriCfr. Giovanni Pettinato. I sumeri. Milano, Bompiani, 2007, p. 308 di genere "astrale" la religione sumerica, ma tale ideogramma viene anteposto anche per le divinità ctonie o infere e non è quindi delimitabile al solo ambito celeste.
Rispetto all'ideogramma indicante la divinità Pietro Mander osserva:
Rispetto alla nozione del "Centro" così Mircea Eliade:
La divinità sumerica è immortale, in possesso dei me, è sacra (ku.g), mangia, beve, si rallegra e si lamenta, decide il destino degli uomini, possiede uno sguardo profondo che turba chi lo osserva, rispetto agli uomini essa è più intelligente e fisicamente forte. La caratteristica centrale della divinità è la sua radiosità, il suo terrificante splendore, in cuneiforme Per quanto attiene a questo segno grafico e al suo significato cfr. Konrad Volk, A Sumerian reader, Roma, Pontificio istituto biblico, 1999, p.70 + p.54 e p.90. (sumerico: melam, meli(m); accadico: melammû, melummumAltri termini accadici sono: namrirrû, raŝubbatu, ŝalummatu, puluhtu sempre inerenti alla radiosità e alla luminosità nel campo del sacro.). In particolare indica la radiosità che promana dal volto e dalla testa della divinitàCfr. Julien Ries. Alla ricerca di Dio. La via dell'antropologia religiosa, vol. 1 p.203.
Il numero delle divinità sumeriche elencato nelle liste di Fara e Abu Salabikh è di circa 500. Come è stato già riportato, le tre divinità principali del mondo religioso sumerico sono An, Enlil ed Enki rispettivamente dèi del Cielo, della Terra e dell'Abisso delle acque dolciGiovanni Pettinato, Mitologia sumerica edizione in versione "mobi" pos. 1123..
Note
Categoria:Religioni della Mesopotamia