La tentata fuga del 20 e 21 giugno 1791, meglio nota come fuga di Varennes, è un episodio importante della rivoluzione francese, consistente nel tentativo del re Luigi XVI, della regina Maria Antonietta e della loro famiglia accompagnati dal Conte Hans Axel von Fersen, di raggiungere la piazzaforte monarchica di Montmédy, a partire dalla quale il re sperava ancora di lanciare una controrivoluzione e recuperare i suoi antichi poteri. Il tentativo fallì per l'immediato intervento della Guardia nazionale comandata da La Fayette, che arrestò il re e la famiglia reale a Varennes-en-Argonne.

La denuncia della fuga, accreditando la tesi del tradimento del re, fu determinante nel corso della rivoluzione, in particolare nel rendere largamente popolare l'idea di instaurare una repubblica in Francia.

Contesto A partire dalle giornate del 5 e 6 ottobre 1789, il re non era più libero nei movimenti e si trovava di fatto quasi prigioniero a Parigi, nel palazzo delle Tuileries, insieme alla famiglia, tenuto sotto stretta sorveglianza dalla Guardia nazionale e dal suo comandante, Gilbert du Motier de La Fayette.

Erano vari mesi che Luigi XVI progettava di lasciare Parigi. Il piano di evasione era già stato organizzato, ma la paura di scatenare una guerra civile tratteneva il re dal metterlo in atto. Furono due avvenimenti che convinsero Luigi XVI a riprendere in mano la situazione con la forzaFrançoise Kermina, Hans-Axel de Fersen, Parigi, Perrin, 1985: la morte di Mirabeau (2 aprile 1791) l'"oratore del popolo" che si era sempre battuto per la libertà e per ridurre le prerogative reali in favore dell'Assemblea, ma sempre cercando un compromesso fra il re e il popolo. Dopo le giornate del 5 e 6 ottobre 1789, Mirabeau sentiva che la situazione stava sfuggendogli di mano. A partire da questo momento Mirabeau appartenne a quel gruppo di personalità pubbliche che tentarono di frenare il corso degli eventi in un alveo moderato, come gli altri membri della Société des amis de la Constitution: dal suo amico Talleyrand al suo rivale La Fayette. A partire dal suo trasferimento definitivo a Parigi, Mirabeau aveva stabilito delle relazioni segrete con la Corte. le Pasque inconstituzionali (18 aprile 1791) il re non aveva mai accettato la firma, che gli era stata imposta, del decreto relativo al giuramento dei preti alla costituzione civile del clero. Il suo testamento ricorda che egli ebbe questo rimorso per tutta la vita. Durante la messa della domenica delle Palme, celebrata dal cardinale Montmorency, che aveva giurato, il re si astenne dal prendere la comunione: il fatto venne ampiamente conosciuto. Il giorno successivo, lunedì 18 aprile, Luigi XVI e la sua famiglia stavano per lasciare le Tuileries, come l'anno precedente, per andare a passare la Settimana Santa a Saint-Cloud, quando furono impediti da una folla informata di questa intenzione, "spontaneamente" riunita in place du Carrousel, che immobilizzò la carrozza reale. La seconda divisione della Guardia nazionale si unì ai dimostranti. La famiglia reale rimase bloccata per due ore, finché arrivarono La Fayette e Bailly ad aprire un varco al re. Luigi XVI fu costretto a tornare alle Tuileries a piedi. In seguito a questo episodio, La Fayette diede le dimissioni, che peraltro ritirò velocemente davanti all'insistenza dei suoi ufficiali e della maggioranza delle sezioni.

Per questa situazione Luigi XVI si decise ad autorizzare il suo entourage e quello della regina, con in testa il conte svedese Hans Axel von Fersen, a sottoporgli un piano d'evasione dal palais des Tuileries, minuziosamente organizzato.

Piano d'evasione La partenza della famiglia reale da Parigi era un'idea ricorrente dopo la cosiddetta «marcia su Versailles» del 5 e 6 ottobre 1789, data a partire dalla quale era stata per la prima volta portata in consiglioDéclaration de Louis XVI à tous les Français, à sa sortie de Paris su fr.Wikisource.

Le prime tracce dei preparativi di questa evasione risalgono al settembre 1790. Sembra che il piano iniziale fosse stato formulato dal vescovo di Pamiers, Joseph-Mathieu d'Agoult: «uscire dalla prigione delle Tuileries e ritirarsi in una piazzaforte di frontiera posta sotto il comando dal marchese di Bouillé. Di lì il re avrebbe riunito delle truppe e i sudditi rimasti fedeli, e avrebbe cercato di radunare il suo popolo, smarrito da dei faziosi»André Castelot, Le rendez-vous de Varennes, Parigi, Perrin, 1971, pag. 47. Solo se questo piano fosse fallito, era previsto il ricorso agli «alleati», cioè all'Imperatore del Sacro Romano Impero.

Nel piano definitivo l'obiettivo consisteva nel raggiungere con discrezione la piazzaforte di Montmédy, per unirsi al marchese di Bouillé, generale in capo delle truppe della Mosa, della Saar e della Mosella, complice nell'organizzazione del piano.

Gli organizzatori Il re rimase il «cervello» dell'operazione, che lui stesso chiamava «viaggio a Montmédy»; tuttavia, incaricò alcuni collaboratori di organizzare aspetti specifici del piano: Joseph-Mathieu d'Agoult, vescovo di Pamiers, fu l'ideatore del progetto di massima; Hans Axel von Fersen, intendente e amante della regina, organizzò l'uscita dal palazzo delle Tuleries; Joseph Duruey, amministratore del tesoro reale, e Jean-Baptiste Tourteau de Septeuil, gestirono le spese; il tenente generale marchese di Bouillé, curò l'aspetto militareMona Ozouf Varennes in F. Furet e M. Ozouf (a cura di ) Dizionario critico della Rivoluzione Francese, Milano, Bompiani, 1988; il barone di Breteuil, tenne i rapporti diplomatici con i principi europei; Florimond Claude, conte di Mercy-Argenteau, ambasciatore d'Austria a Parigi e intermediario con l'Imperatore. Pierre-Jean de Bourcet, antico cameriere del defunto delfino Luigi Giuseppe. Nicolas de Malbec de Montjoc, marchese di Briges, cocchiere della vettura che avrebbe portato i reali dalle Tuileries alla Barrière de la VilletteMémoires de la comtesse de Boigne: prima parte - cap.3.

A partire da settembre il vescovo di Pamiers si era recato a Metz ad incontrare Bouillé, comandante delle truppe dell'Est. Quest'ultimo ebbe l'idea di chiedere all'Imperatore, cognato del re, di schierare delle truppe sulla frontiera e di chiedere rinforzi dei migliori reggimenti. Un dispaccio di Maria Antonietta a Mercy-Argenteau dimostra questa richiesta di movimento di truppe alleate verso la frontiera francese.

Poiché il piano era stato elaborato dallentourage di Maria Antonietta, il marchese di Bouillé pretese un biglietto del re per avere conferma del suo consenso. E in effetti Luigi XVI fece modificare il piano: non si doveva trattare di una fuga all'estero. Infatti il re voleva rimanere in Francia, sia pure al riparo dai rivoluzionari.

I preparativi erano coperti dal riserbo più totale, anche all'interno della casa di Borbone: il fratello del re, il conte di Provenza, fu messo al corrente della destinazione finale del convoglio reale, ovvero Montmédy, solo il 19 giugno. Anche il conte di Provenza, che abitava al Petit Luxembourg, lasciò Parigi la notte del 20 giugno. Travestito e munito di un passaporto inglese, raggiunse così i Paesi Bassi austriaci, passando per Avesnes-sur-Helpe e MaubeugeCome racconta lo stesso conte, poi divenuto re con il nome di Luigi XVIII, nei suoi Mémoires, 6 vol. in-8°, Mame-Delaunay, 1832 - online sul sito della BNF: www.gallica.fr..

I partecipanti Il piano consisteva nel farsi passare per il convoglio della baronessa di Korff, vedova di un colonnello russo che si stava recando a Francoforte con due bambini, una governante, un maggiordomo e tre domestici.

Fersen, a nome di Mme de Korff, chiese al ministro Armand Marc de Montmorin Saint-Hérem un lasciapassare, che questi firmò senza sospettare nulla. La firma del re fu meno difficile da ottenere. Ecco le identità assunte dai membri della comitiva: Luigi XVI: M. Durand (intendente della baronessa di Korff). Maria Antonietta: Mme Rochet (governante dei figli della baronessa). Maria Teresa di Francia: una delle figlie della baronessa. Il Delfino: l'altra figlia della baronessa (era vestito da bambina). La marchesa Louise Elisabeth de Croÿ, governante degli «enfants de France»: la baronessa di Korff. Madame Elisabeth (sorella di Luigi XVI): Rosalie, dama di compagnia della baronessa. I tre domestici erano i signori de Moustier, de Valory e de Malden, gentiluomini (vecchie guardie del corpo licenziate nel 1789). Essi dovevano fungere da cocchieri, seduti a cassetta, o avrebbero calvalcato a fianco della carrozza e l'avrebbero preceduta per preparare i cambi di cavalli nelle stazioni di posta. Perciò il re aveva chiesto loro di indossare le livree da corrieri. Tuttavia, la scelta del colore giallo per la livrea non fu molto felice, poiché era quello della casa del principe di Condé, emigrato all'inizio della rivoluzione e che non poteva che destare sospetti nelle Argonne, dov'era molto conosciuta.

La carrozza Il 22 dicembre 1790 era stata ordinata al carrozziere Jean Louis, che aveva il laboratorio sul quai des Quatre-Nations (oggi hôtel Parabère, sul quai Malaquais) una berlina robusta capace di alloggiare comodamente sei passeggeri. La cassa e le modanature dovevano essere dipinte di verde, il timone e le ruote di giallo limone. Il tiro era a sei cavalli. L'ordine era stato fatto da Fersen a nome della baronessa di Korff. Durante l'inverno Fersen sollecitò il lavoro, che fu terminato il 12 marzo 1791. Tuttavia, fino al 2 giugno nessuno andò a ritirarlo.

Si trattava di una vettura da viaggio di tipo normale per effettuare lunghi tragitti. È falso quanto affermato polemicamente da Sébastien Mercier, secondo cui si sarebbe trattato di un «condensato di Versailles»: prova ne è che la carrozza servì in seguito da diligenza sulla tratta Parigi-Digione fino al 1795, quando fu distrutta da un incendio.

L'itinerario previsto L'itinerario scelto dal re per recarsi a Montmédy prendeva la strada di Châlons-sur-Marne. A Pont-de-Somme-Vesle un primo distaccamento di quaranta ussari di Lauzun, agli ordini del duca di Choiseul, avrebbe seguito la carrozza fino a Sainte-Menehould, dove un distaccamento del reggimento dei dragoni reali avrebbe scortato direttamente la berlina. A Clermont-en-Argonne uno squadrone del reggimento dei dragoni di Monsieur agli ordini del conte del Damas avrebbe raggiunto la berlina. All'uscita da Varennes uno squadrone di ussari di Lauzun avrebbe dovuto bloccare per ventiquattr'ore gli eventuali inseguitori; la stazione di posta di Dun-sur-Meuse sarebbe stata presidiata da un altro squadrone di ussari di Lauzun, mentre il reggimento Reale Tedesco si sarebbe accampato a Stenay. Il re avrebbe potuto raggiungere così Montmédy o avrebbe potuto attendere l'arrivo del marchese de Bouillé.

L'uscita dalle Tuileries L'organizzazione dell'uscita dalle Tuileries competeva a Fersen. Lo storico André Castelot ha sottolineato la difficoltà di lasciare segretamente un palazzo, al cui pianterreno dormivano sulla paglia molti servitori, in particolare quelli addetti alle scuderie. Inoltre gli uomini della Guardia nazionale vigilavano attentamente per ordine di La Fayette, che aveva giurato sulla propria testa di non lasciar scappare il re.