Biografia e pensiero Giovanni Semeria nasce nel comune di Colla, che diverrà, in seguito, frazione collinare di Sanremo con il nome di Coldirodi. Il suo cognome era molto diffuso alla Colla e quindi anche la sua famiglia, seguendo una tradizione locale, era distinta dalle altre del paese con un soprannome specifico: veniva chiamata, infatti, "Semeria buon Gesù".
Il padre di Giovanni, anche lui Giovanni, soldato dell'esercito italiano, morì qualche mese prima della nascita del figlio a Brescia. Impegnato nella Terza campagna del 1866, contrasse il colera al soccorrere il fratello che se n'era ammalato durante l'epidemia che colpì la bassa bresciana. Prima di morire fece promettere alla moglie, Carolina Bernardi, di far nascere il figlio al paese natale, cosa che la donna puntualmente fece.
Il suo status di orfano lo condizionerà per tutta la vita, che dedicò proprio all'assistenza di questa categoria, all'epoca spesso dimenticata.
Entra, a 15 anni, nel noviziato dei barnabiti del Carrobiolo a Monza; riceve l'abito religioso l'8 ottobre 1882 ed emette i primi voti il 22 ottobre 1883. Viene poi ordinato sacerdote il 5 aprile 1890, a meno di ventitré anni. Da allora assume, tra i suoi impegni prioritari, la questione dei rapporti tra Stato e Chiesa, il dissidio tra Scienza e Fede, il rinnovamento del Pensiero Cristiano e la causa dei poveri nelle aree depresse del meridione devastate a seguito della prima guerra mondiale.
Esponente del giovane pensiero cristiano, trionfa dai pulpiti delle basiliche romane - non ultima quella di San Lorenzo in Damaso alla Cancelleria (1897) - e la folla si accalca, invade l'abside e i gradini dell'altare maggioreUgo Ojetti "La Tribuna" 1897. nella speranza di ascoltare colui che sta divenendo uno dei più richiesti e popolari oratori sacri della capitale. Sua usanza è quella di aprire, nei suoi discorsi, alla speranza e ad un rinnovamento che trova non pochi ostacoli nella Chiesa del tempo, ma che farà poi da riferimento per molti giovani e intellettuali di fine Ottocento.
Lo studio e la ricerca teologica Col suo impegno di studioso e oratore sollecita il clero, gli intellettuali, i teologi, a conciliare con la morale - e il pensiero cristiano - il frutto delle nuove scienze, delle più recenti scoperte - specie nel settore della critica storica - in modo che la pratica della religione e l'onestà intellettuale dello scienziato possano procedere di pari passo con la conoscenza scientifica, nella prospettiva di arrivare ad un'interpretazione della realtà cristiana e integrale.
Dal suo punto di vista, la Chiesa reale deve contrastare con quella ideale, immutabile, in quanto deve essere proposto un Cristianesimo vivo che guardi agli uomini, ai loro problemi, e non si fermi ai sistemi astratti di idee. Lo stesso tomismo deve essere riletto, per il barnabita, alla luce di un "metodo psicologico", di un "metodo storico", al fine di ricollocarne il pensiero nell'epoca e nelle condizioni storiche che lo hanno generato. Semeria quindi è convinto che l'accoglimento di questo punto di vista rappresenterebbe, per la Chiesa, un atto di coraggio e insieme un grande atto di Carità che porterebbe vantaggi alla comunità cristiana, assetata di Verità: infatti il clima ideologico estremamente pesante qual è quello dell'Italia post unitaria, ben vedrebbe un messaggio cristiano come "fermento di libertà e di progresso... fermento di fraternità, di unità e di pace".
"Non c'è dissidio tra la Chiesa e la scienza", afferma (1898), "ci può essere tutt'al più un malinteso". Ne consegue quindi, secondo lui, che la Chiesa non ha nulla da temere e moltissimo da guadagnare di fronte al confermarsi di uno spirito veramente scientifico e modernoLa Chiesa e la scienza 1898..
Occorrerà attendere il 1965, però, con la Gaudium et Spes, affinché tale ideologia possa concretizzarsi: è solo in tale occasione, infatti, che si avrà l'invito ufficiale della Chiesa alla collaborazione tra i seminari e le università sugli studi teologici; e, cosa ancora più importante, si avrà l'ammissione che "una tale collaborazione - piuttosto che minare la fede del clero e dei laici - gioverà grandemente alla formazione dei sacri ministri", che potranno, così, presentare ai contemporanei la dottrina della Chiesa in maniera più organica e coerente, più idonea alle esigenze di chi ascolta.
Semeria quindi raccomanda lo studio sia al clero sia agli spiriti liberi che sentono "doveroso approfondire la conoscenza dei pensatori moderni" per scoprire in essi quella favilla di vero che vi splendeGiovanni Minozzi, Ricordando, Edizioni O.N.M.I., Roma-Milano 1984, perché possano essere gli artefici di un risveglio, autentico, del pensiero cristiano senza, per questo, nulla togliere alle reali, profonde, necessità della dottrina. Infatti è consapevole che un livello di preparazione inadeguato del clero, peraltro costantemente denunciato tanto da parte cattolica (Romolo Murri, Salvatore Minocchi) quanto da parte laica (Giuseppe Prezzolini), può poteva portare ad una sostanziale sfiducia nella Chiesa e alla crisi dell'attività pastorale, oltre che a una cristallizzazione del movimento sociale e intellettuale dei cattolici che, poco alla volta, avrebbe finito per perdere tutte le sue migliori energie.
Il suo motto è "San Tommaso non basta ripeterlo, occorre imitarlo, la sua dottrina non deve essere limite ma lievito, non punto a cui si debba indietreggiare, ma da cui si debba, movendo, progredire".Le vie della fede 1903
La cultura religiosa per i laici Nell'attesa che il clero prenda coscienza dei grandi stravolgimenti storici e culturali che stanno portando ad una generale sfiducia, irreligiosità, razionalismo, Semeria pensa di lavorare alla costruzione, dalle fondamenta, di una cultura religiosa per i laici, realizzando una Scuola Superiore di Religione a Genova, nel novembre del 1897. In questo modo, oltre a fornire una conoscenza ampia e profonda delle Scritture, dei testi essenziali del Magistero, vuol dar modo ai cristiani di spaziare verso gli studi storici, letterari e filosofici contemporanei, da Antonio Fogazzaro al Von Hügel, da Giulio Salvadori a Maurice Blondel. Finalità della Scuola è quindi quello di dimostrare che "Cristo è sempre su tutte le grandi vie dell'umano progresso - amico di ogni verità scientifica, d'ogni bellezza estetica, d'ogni onesta libertà, d'ogni equa rivendicazione sociale."Le vie della fede, 1903
Non mancano però, insieme ai tanti entusiasmi (Revue Biblique 1904, Gentile), le critiche, spesso aspre, de La Civiltà Cattolica che, in una nota del P. Rosa, pur confermando il favore all'iniziativa decretato dal Pontefice Pio X con l'enciclica De sacra doctrina traenda del 1905, lamenta un uso improprio e fuorviante delle Scuole ad opera di "Sacerdoti... religiosi, conferenzieri (i quali) ... trasformano la scuola di religione e l'apologetica del Cristianesimo quasi in un'apologia o apoteosi di filosofi e romanzieri... o peggio conducono alla scuola del Santo"Civiltà Cattolica, 1906. Si allude evidentemente al barnabita, che aveva tenuto, a Genova, tre "letture" sul romanzo di Antonio Fogazzaro messo all'Indice nel 1906.
Nello stesso 1906, però, esce, con prefazione di Antonio Fogazzaro, AnimaTommaso Nediani, Anima, Prefazione di Antonio Fogazzaro, Zanichelli, Bologna 1906. di don Tommaso Nediani, che è un grande ammiratore di Giovanni Semeria, tanto da adombrarne la figura all'interno del libro, nel personaggio di padre Forti"Il padre Forti richiama la figura di padre Semeria", nota A. M. Gentili, Padre Giovanni Semeria nel 75° della morte, in Barnabiti Studi n. 23 (2006), p. 333..
La carità del sacrificio e della coerenza L'applicazione del metodo storico al Vangelo viene considerata, dalla rivista dei Gesuiti, semplicemente "ingenua" (1905), e le analisi del dogma pericolose e "razionaliste" (1906). Ciò è causa di dubbi sul suo operato, poiché nelle sue analisi critiche sulla Trinità e l'Incarnazione, oltre che sul primato del vescovo di Roma, viene visto un pericoloso tentativo di "refutare scholasticam definitionem veritatis" a favore di una verità che tenta di mischiare maldestramente Darwin e Platone, Herbert Spencer e sant'AgostinoC. Carbone, 1909.
Presto una bufera lo travolge e, mentre scrive "ho coscienza d'aver predicato Gesù Cristo, come San Paolo ai predicatori di tutti i tempi l'ha insegnato e prescritto" non manca chi (Civiltà Cattolica, Fracassini, Poulat) arriva a considerarlo il capo di quella corrente modernista che verrà vista da Pio X, nel suo tentativo di "instaurare omnia in Christo", non solo come una semplice eresia ma come "il compendio e il veleno di tutte le eresie; una corrente che tendesse - a scalzare i fondamenti (stessi) della fede e ad annientare il Cristianesimo" ("Pii X Acta" 1951).
L'esilio a Bruxelles, iniziato nel 29 settembre 1912, e la vita di trincea - durante la prima guerra mondiale - provano molto il barnabita: cade in una crisi depressiva che ne mina, seriamente, le condizioni di salute. Ciononostante dedica il suo tempo dapprima in Svizzera, nel Canton Ticino, a supporto degli operai italiani; in seguito presta servizio come cappellano militare presso il comando supremo di Cadorna.
La carità e l'educazione morale
Obiettivo primo del suo impegno di carità è, per il Semeria, quello di educare alla generosità e alla cultura attraverso la responsabilità e il sacrificio.
Un'educazione sinceramente cristiana non può che essere, per lui, "educazione della volontà", come volontà di servizio, volontà di azione. E la Gaudium et Spes ne confermerà la coerente prospettiva ecclesiale allorquando ribadirà, nel 1965, che trascurando i suoi impegni di carità verso il prossimo, verso lo stato, verso chi è povero, ammalato, bisognoso, il cristiano non solo trascura i suoi doveri verso i fratelli ma anche quelli verso Dio stesso, mettendo, così, in pericolo la propria salvezza eterna.
A ciascun cristiano non resta che prendere coscienza, quindi, delle proprie responsabilità - quelle che lo vogliono testimone e insieme strumento della missione della Chiesa stessa secondo la misura del proprio carisma - per collaborare alla realizzazione del progetto divino senza aspettarsi troppo dalla gerarchia, senza pretendere dal clero altro che luce e forza spirituale.
La stessa scuola, per lui, fuggendo ogni tentazione di ipertrofia intellettuale, deve rifiutare ogni possibile rischio di anemia morale perché in una condizione nella quale tutti parlano di morale rincorrendo l'onore, la ricchezza e il piacere, oltre a danneggiare i diritti dell'anima, si logorano anche i più basilari criteri di giustizia e di onestà.
"Quanti burattini nel mondo morale, amici miei!" dice a Genova nelle sue prediche nella Chiesa delle Vigne (1906), ma solo per poter, poi, indirizzare l'attenzione dell'uditorio all'impegno, all'azione. "Una cura morale, o signori, è urgente per noi - urgente di rimbalzo per questa società i cui mali sono tutti profondamente intrecciati con la infermità morale."
La carità e la filosofia dell'azione
Di fronte al luccichio delle nuove ideologie che rappresentano l'avanguardia del materialismo irreligioso e dell'edonismo estetico è giunta l'ora, per il Semeria, di fare uno sforzo di concretezza, per "generare luce, non fosforescenza, per destare sulla scia delle parole, fermenti di salutare discussione" (De Marsico 1968); per farsi promotori di opere di carità, perché "più che con l'eloquenza della parola - si supportassero le proprie idealità con la tacita, irresistibile eloquenza dei fatti." (La Chiesa missionaria, 1867).