Livraga (Livraga in dialetto lodigiano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lodi in Lombardia.
Geografia fisica Il primo significativo esito derivato dalla serie di letture analitiche e interpretative presentate è stato quello di suddividere il territorio del comune di Livraga in quattro ambienti. L’espressione ambiente si riferisce alla possibilità di definire, attraverso operazioni di natura interpretativa, differenti regioni o spazi contraddistinti da caratteri unitari e da tratti specifici che ne consentono l’immediata riconoscibilità. Ogni ambiente delimita uno spazio fisico omogeneo che al suo interno racchiude differenti elementi caratterizzanti come tessuti edificati, spazi aperti, elementi lineari ed edifici rilevanti. Ognuno di questi elementi è stato poi differenziato attraverso l’uso di criteri morfologici e storici. Il riconoscimento dei differenti ambienti costituisce un esercizio interpretativo di notevole importanza. Questo ha consentito una adeguata comprensione della struttura fisica di Livraga ed una necessaria operazione di semplificazione di un territorio altrimenti complesso e solo all’apparenza ordinario. Per il comune di Livraga sono stati individuati quattro diversi ambienti:
il sistema del Lambro la piana agricola la città centrale la dorsale infrastrutturale
L’ambiente del Lambro
L’ambiente del Lambro, tra i quattro che compongono il territorio comunale, è il più complesso e ricco di elementi significativamente rilevanti sul fronte ambientale. L’orografia discendente verso la riva del Lambro, l’articolata rete d’acqua e le sacche di naturalità ancora presenti formano un degli ambiti di maggior valore soprattutto nell’ottica di una possibile fruizione ambientale (per una domanda interna o altrimenti di provenienza esterna al comune) compatibile con il mantenimento e la conservazione caratteri ambientali esistenti. Gli elementi strutturanti il paesaggio, oltre ai fiumi e agli spazi aperti agricoli e naturalistici, va segnalata la presenza di alcuni insediamenti rurali (Panigliate e Cà dè Mazzi) che si pongono come elementi di interscambio relazionale e funzionale tra l’ambiente del Lambro e l’intero sistema urbano. L’edificato qui presente è formato da episodi edilizi tipici di altre aree rurali dell’area lodigiana. Va segnalata la presenza di alcuni interessanti edifici e aggregati edilizi di matrice storica che in alcuni casi hanno mantenuto la loro vocazione agricola, numerosi sono i casi di edifici o porzioni di edifici, investiti da consistenti processi di abbandono e successivi fenomeni di degrado architettonico.
La piana agricola
Gli spazi agricoli, compresi tra l’ambiente del Lambro e il bordo irregolare del nucleo centrale di Livraga, occupano la quasi totalità del territorio comunale (circa il 70%). La qualità ambientale di Livraga non è esclusivamente legata alla presenza del ricco sistema del Lambro, infatti il territorio agricolo con i suoi spazi coltivati, i filari, i corsi d’acqua e le strade poderali, definisce un’immagine unitaria che concorre operativamente alla costruzione del sistema ambientale di Livraga. All’interno dello spazio agricolo sono presenti alcuni insediamenti rurali costituiti da edifici di rilevanza storica architettonica in parte ancora adibiti alle attività di coltivazione e di allevamento del bestiame. Sono da segnalare significativi processi di riutilizzo del patrimonio edilizio esistente alternati a episodi, anche rilevanti, di nuova edificazione (non sempre di buona qualità). La strategia o l’atteggiamento generale assunto nei confronti della piana agricola, attribuisce a questo territorio un ruolo ambientale di primo ordine che deve essere rapportato alle esigenze della produzione ancora presente, e al bisogno di salvaguardia e tutela.
Il capoluogo
Con questo ambiente si intende quella parte del territorio comunale che restituisce un’immagine completa delle dimensioni urbana esistente. La città centrale è il prodotto delle trasformazioni e delle regole che ne hanno guidato la crescita nel tempo. Presenta al suo interno una complessità ed una sottoarticolazione difficilmente rintracciabile negli altri ambienti che compongono il territorio di Livraga. La città di antica formazione è caratterizzata da edifici di due piani che definiscono un fronte urbano continuo identificato da elementi architettonici ricorrenti. Si sviluppa in profondità con orti o con spazi aperti usuali a ridosso di orti, che in passato mediavano il rapporto con il terreno agricolo. Questi elementi edilizi emergenti connotano gli spazi dove le persone si incontrano, passeggiano, passano parte del tempo libero in pubblico e dove si concentrano funzioni e servizi per la cittadinanza. In queste aree si riconosce la sintesi dei luoghi centrali che, connessi fra loro attraverso percorsi pedonali, danno forma alla città pubblica. La città di recente formazione, si è aggiunta alla prima a partire dal secondo dopoguerra; è costituita prevalentemente da residenze isolate su lotti o a schiera. È una tipologia edilizia caratterizzata dal rapporto con la strada mediato attraverso giardini privati, che si è progressivamente estesa lungo le principali vie di attraversamento dotandosi poi di una ulteriore maglia di strade di distribuzione. A questa crescita si sono poi sommati, in tempi diversi, brani di città costruiti per interventi unitari. Un ulteriore elemento connotante la città centrale è rappresentato dalle cascine urbane. Interessante nella città, quasi nucleici costituiscono una risorsa complessa per la valenza testimoniale dei manufatti che le compongono, per la consistenza volumetrica degli edifici di cui sono composte, per la capacità di adattamento a nuove funzioni urbane senza perdere i caratteri originali. La città del lavoro è definita dalla parte produttiva originaria che costituisce la parte della città dove si concentrano le maggiori attività lavorative.
La dorsale infrastrutturale
L’ampia sezione di spazio agricolo compreso tra il margine est della città centrale ed il confine amministrativo con il Comune di Brembio, definisce l’estensione territoriale di questo quarto ambiente. L’elemento che più lo caratterizza, oltre all’esteso territorio agricolo, è rappresentato dalla presenza di importanti assi infrastrutturali di livello nazionale come l’Autostrada, o di scala provinciale come le SP 167 e 107 che lo attraversano in modo longitudinale e trasversale. A questi elementi della mobilità sovra comunale va aggiunta la nuova tangenziale di capoluogo che, una volta ultimata, andrà a sommarsi al carico infrastrutturale oggi presente.
Origini del nome
"Luiraga-Louiraga, Luviraga-Loviraga, Laurentiaga-Lurentiaga": come citato negli antichi documenti.
Il suffisso "ago/aga", di derivazione celtica, indica un luogo vicino all'acqua: o forse ha origine dal latino; stazione fissa e libera, "liber ager". Citata dal poeta Jacopo Gabiano alla fine del '500 nella sua "Laudiade": "...A Livraga il nome in parte l'antica libertade e ricca messe dalla maligna povertà l'affranca"; e più avanti: "Se il tuo frumento misurar volessi che più di tè ne vanteria. Livraga?...".
Storia Le prime tracce di insediamenti umani stabili nell'attuale territorio di Livraga si devono rintracciare nel I secolo a.C., periodo nel quale le genti romane cominciarono a convivere con quelle celtiche sul palealveo del Lambro nella zona di Pantigliate-Ca' de' Mazzi e il corso della Venere.
Medioevo L'esistenza di Livraga fu attestata per la prima volta nel settembre del 1142, quando Giovanni Vescovo di Lodi cedette in pegno a Uberto dei Casetti alcuni territori, tra i quali anche quelli di "Luviraga", per avere un prestito di trecento lire da pagare ai milanesi per la guerra che questi avevano contro Como.
Nel giugno 1153, Alberto e Ugone di "Luviraga" sono testimoni nel luogo di Montemalo ad un atto col quale Lanfranco Vescovo di Lodi e Martino Abate del Monastero di Santa Cristina di Olona scambiano tra loro alcune terre nella Corte di Orio presso il Castello di Montemalo.
Il 1º marzo 1156, Martino di Secugnago, abitante nel loco Luvirage, pagò al Vescovo Lanfranco otto soldi di denari d'argento milanesi pro frodo, che lo stesso Vescovo aveva imposto nello stesso luogo di Livraga.
Il 24 settembre 1164, nel Palazzo di San Salvatore in Pavia, l'Imperatore Federico Barbarossa, adottando sotto la sua imperiale protezione Alberico Vescovo di Lodi e tutta la Chiesa Lodigiana, concede e conferma a titolo di feudo tutti i beni che questi possedevano nel Lodigiano, tra questi è nominata la corte di Livraga, "cum castro et villa et omibus pertinenciis suis".
Il 18 dicembre 1167, troviamo la terra di Livraga, unitamente a quella di Merlino e di Cavenago, infeudato a Cesto da Merlino.
In una recensione dei redditi vescovili del 7 maggio 1174, nel territorio di Livraga, alla presenza di Ottone Morena, giudice e console di Lodi, e di Alberico II, Vescovo di Lodi, si nominarono varie località nel luogo e nei dintorni di Livraga. "Alberto ed Omodeo di Luviraga a Alghino de Vignathe, possiedono terre in capite burgi iuxta veterem stratum romeam". Anche Asgerio de Cuzigo possiede in capite burgi super stratum de Laude, una terra di Gambaro giace in capo al borgo ad la crucem de la via", dove probabilmente la vecchia Via Romea Piacentina Emilia abbandonata s'incrociava con la nuova strada per la nuova Lodi. Un altro pezzo di strada in possesso di Cuzigo giaceva "juxta levatam retro Castellum", ed un altro ancora, "super via que vadit ad Fossatholtum", era chiamata Sgenkari.
Nel 1189, la nobile famiglia lodigiana dei Vignati è investita della "brayda de rotharis in Livraga" per parte dei signori di Salerano.
Il 4 maggio 1216, Pietro Poletto, Giovanni Nazzario, Alberto di Sant'Andrea ed Enrico Ameterio, Consoli del luogo di Livraga "in laude, in consularia", affermano che l'investitura del campaio di Livraga appartiene al Vescovo, e Bellone, campaio dello stesso luogo, afferma che il gastaldo del Vescovo era usato a nominare lui stesso questa carica. In questa occasione, Guido Della Corte, gastaldo del Vescovo, davanti ai succitati testimoni, nomina il Bellone campaio.
Dai documenti risulta che il 16 maggio 1224 il paese era tenuto in feudo, per i Vescovi di Lodi, da Oddone e Bernerio Dei Capitanei di Cornariano.
Nell'anno 1216, la Chiesa di Livraga nella plebe di Orio, pagò tre soldi imperiali di taglia, tassa imposta dal notaio Guala, legato pontificio del Lodigiano.
Il 16 maggio 1272, il Vescovo di Lodi Bongiovanni Fissiraga, alla presenza dei testimoni Martino Dei Riccardi e Bassiano De Lemene, nella sua Curia Vescovile, concede a Desenzano De Noxatello, di professione fabbro, la "ferrazza" (possibilità di svolgere il lavoro di fabbro e officina) nel luogo di Livraga.
L'8 gennaio 1308, il Vescovo Egidio dell'Acqua concede ai monaci dell'Abbazia di Ospedaletto alcuni pascoli di Livraga.
L'11 gennaio 1311, l'Imperatore Arrigo II di Lussemburgo riconfermò in Milano, al Vescovo Egidio dell'Acqua, l'investitura di parecchi beni nel Lodigiano, tra cui il Castello e la Villa de Luviraga.
Territori di Livraga furono in possesso del Capitolo della Cattedrale di Milano, forse per eredità dell'Arcivescovo Ariberto D'Intimiano, beni che il 20 aprile 1420 furono affittati ai Lampugnani, unitamente ad altri di Orio e Ospedaletto.
Nel secolo XIII, i Cadamosto ebbero il feudo di Livraga, il quale gli fu tolto da Bruzzo Visconti, podestà di Lodi.
24 novembre 1484: la Chiesa di San Bassiano e Martino risulta beneficio di Fra Bernardo, che ne è anche rettore.
Età Moderna 11 novembre 1514: Bassiano Gavazzo, figlio di Pietro, è rettore della chiesa di Livraga.
3 gennaio 1584: nella visita apostolica di monsignor Bossi, vescovo di Lodi, risulta essere in Livraga un oratorio dedicato alla Santissima Trinità dei Disciplini.