La chiesa di San Francesco è uno dei principali edifici religiosi di Rieti. È la seconda chiesa al mondo in ordine cronologico ad essere stata dedicata al culto di San Francesco, dopo l'omonima basilica di Assisi. Oltre alla chiesa, il complesso comprende un convento (oggi adibito a sede del liceo scientifico della città), e un piccolo oratorio intitolato a San Bernardino.

È luogo di grande devozione anche per Sant'Antonio di Padova: al suo interno è conservata la statua che viene portata in processione nella tradizionale processione dei Ceri, che ha sempre inizio da questa chiesa.

Storia Fondazione

La struttura trae le proprie origini dallo stesso Francesco d'Assisi, il quale soggiornò più volte nella valle reatina, dove ebbero luogo avvenimenti importanti della sua vita (come la rappresentazione del Presepe, la stesura del Cantico delle creature e della Regola definitiva dell'ordine) e lasciò numerose tracce (fondando i quattro santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fonte Colombo).

Nel corso della sua visita a Rieti del 1210, Francesco fece costruire un piccolo oratorio per la cura degli infermi, situato accanto al preesistente ospedale di Santa Croce.. Attorno a questo oratorio si radunarono i seguaci del santo, che andarono via via crescendo col passare degli anni, dando vita al primo insediamento dei Frati Minori Conventuali francescani nella città.

Dopo la morte e la canonizzazione di Francesco, la comunità francescana reatina si dotò di una chiesa, che venne autorizzata con la bolla pontificia promulgata nel 1245 papa Innocenzo IV. La costruzione dell'edificio iniziò in quello stesso anno e si concluse nel 1253.

Fu la seconda chiesa al mondo ad essere dedicata al culto di San Francesco, dopo l'omonima basilica di Assisi.

In quel periodo, in cui Rieti godeva di prosperità economica ed il Papa frequentemente faceva del Palazzo Vescovile la sua sede, furono erette in città anche le chiese degli altri ordini mendicanti: Sant'Agostino e San Domenico.

Evoluzione

Ben presto il convento assunse grande importanza, per il numero e la validità dei frati che ospitava. A testimonianza di ciò, nel 1260 San Bonaventura lo elevò a "capo della custodia di Rieti", ponendo sotto la sua giurisdizione ben quindici conventi; inoltre, sempre per l'importanza del convento, nel 1262 papa Urbano IV negò la richiesta dei cittadini reatini di costruire un ponte nei suoi pressi.

Nel 1463 presso la chiesa si costituì la compagnia di San Bernardino, che negli anni seguenti (ma certamente prima del 1477.) eresse l'omonimo oratorio, collocato a fianco della chiesa, probabilmente nel luogo dove si trovava l'antica cappella della Santa Croce. Nel secolo successivo (prima del 1574) l'oratorio fu ampliato; in epoca successiva fu ulteriormente abbellito con stucchi e affreschi di Tobia Cicchini e con tele di Ascanio Manenti.

Nel Seicento il convento era tra i seminari più importanti d'Italia.

Trovandosi a breve distanza dal fiume Velino, la chiesa veniva frequentemente allagata dalle esondazioni del fiume. Per evitare i danni, nel 1636 il pavimento della chiesa venne alzato di circa due metri. In tale occasione, alla confraternita di San Bernardino venne concesso l'uso della cappella di San Francesco, posta all'interno della chiesa.

Epoca moderna Il convento venne chiuso in epoca napoleonica, definitivamente soppresso nel 1866 e ceduto al Comune di Rieti nel 1873. La chiesa fu lasciata ai francescani. Espropriato ai francescani dopo l'unità d'Italia, l'edificio del convento fu adibito a manicomio provinciale.

In seguito all'unità d'Italia e all'annessione di Rieti nel regno d'Italia, il decreto del 21 giugno 1863 stabilì l'acquisizione del convento di San Francesco da parte del comune di Rieti. Negli anni successivi la struttura fu adibita a manicomio provinciale.

Negli anni venti, in occasione delle celebrazioni per il 7º centenario della morte di Francesco d'Assisi, la chiesa fu oggetto di vari interventi di restauro e abbellimento. All'interno, nel 1925 l'amministrazione provinciale di Roma (a cui Rieti apparteneva all'epoca) rifece il pavimento della navata in mattonelle di cemento, murando sulle pareti i bassorilievi che vi si trovavano fino ad allora.. Nello stesso anno, la facciata venne liberata dall'intonaco, riportandola all'originario aspetto con conci in pietra a vista; nel 1926 venne inserito un rosone, disegnato dall'architetto Angiolo Mazzoni e realizzato nella bottega dei marmisti Cavoli; sulla sommità del timpano venne ricollocata la croce medievale. Durante i lavori, nell'abside venne rinvenuta una grande quadrifora gotica, quasi completa nei suoi elementi, che venne riportata alla vista e restaurata.

Alla fine degli anni trenta, con la costruzione del nuovo ospedale psichiatrico provinciale sulla via Terminillese, il convento rimase vuoto.

Nel 1953 vennero rinvenuti alcuni affreschi all'interno della chiesa, che vennero distaccati ed esposti nel Museo diocesano di Rieti.

Nel 2009 dietro uno strato di calce sono stati scoperti ulteriori affreschi, di scuola giottesca ma di autore ignoto, che occupano la parte superiore della parete della cappella laterale di sinistra.

In seguito il fabbricato del convento fu riconvertito ad edificio scolastico, ed oggi è la sede centrale del liceo scientifico Carlo Jucci. Di fronte al convento è stato costruito un edificio adibito a palestra della scuola, abbattendo gli edifici preesistenti che chiudevano il lato sud della piazza.

La chiesa è oggi di proprietà del Fondo edifici di culto del ministero dell'interno.

Nel 2019 l'edificio è stato dichiarato inagibile a causa di lesioni al tetto, e l'accesso ne è stato interdetto.

Descrizione Il complesso religioso di San Francesco è composto da vari fabbricati:

La chiesa, con il suo corpo originario a croce latina e, sul suo lato sinistro, i corpi di fabbrica delle cappelle laterali aggiunte successivamente; Il piccolo oratorio di San Bernardino, a sinistra delle cappelle laterali; L'ex convento, sul lato destro della chiesa; Il campanile, sul lato destro della chiesa, dietro i fabbricati del convento.

Esterno della chiesa

L'esterno della chiesa è in stile stile romanico-gotico e realizzato in pietra, fatta eccezione per i corpi di fabbrica delle cappelle laterali che sono intonacati e si rifanno maggiormente al barocco.

Lato anteriore

La facciata, che affaccia su piazza San Francesco, è molto semplice: è di tipo a frontone e presenta ai lati due lesene appena accentuate.

Su di essa l'elemento di maggior pregio è il portale d'ingresso, a strombatura in travertino, sollevato da terra da sette gradini, incorniciato da alcune colonnine sui lati, che si raccordano con gli archetti della lunetta posta immediatamente sopra l'infisso in legno di forma rettangolare.

Sopra il portale la lunetta riporta l'affresco Madonna col Bambino, San Francesco e Sant'Antonio (1640) di Vincenzo Manenti.

Gli unici altri elementi di rilievo nella facciata sono il rosone, non originale, realizzato nel 1926 su disegno di Angiolo Mazzoni, e due bassorilievi incastonati sopra il portale, che raffigurano un agnello e un sole.

Il timpano è ornato con una mondanatura a dentelli e sulla sommità riporta una croce medievale, ricollocata in loco negli anni Venti.

Sulla sinistra della facciata, si trova il corpo di fabbrica delle cappelle laterali, che esternamente appare come un muro intonacato su cui si apre un finestrone. Ciascuna delle tre cappelle è sormontata da una cupola a pianta ottagonale, meglio visibili dal fianco su via San Francesco.

A sinistra della chiesa vera e propria, si trova ingresso dell'oratorio; a destra, gli ingressi dell'ex convento.

Lato posteriore

Il lato posteriore affaccia su un piazzale sterrato di pertinenza della parrocchia e adibito a parcheggio, recintato ma usualmente aperto. Da lì è possibile osservare gli imponenti volumi dei due transetti, delle due cappelle di fondo, e dell'abside a pianta quadrata. Sulla parete di quest'ultima, dietro l'altare principale, si apre una grande quadrifora gotica.

Interno della chiesa

All'interno la chiesa si presenta con pianta a croce latina, a navata unica e con due transetti laterali. Sul lato sinistro ospita tre grandi cappelle, mentre sul lato destro sorgono altrettanti altari laterali. L'abside a pianta quadrata è dominata da un'ampia quadrifora gotica. Ai due lati dell'abside si trovano gli ampi bracci dei transetti, ciascuno dei quali è affiancato a un'ulteriore cappella.

La copertura era costituita originariamente da una volta barocca, crollata a seguito del terremoto del 1898; oggi al suo posto è visibile una struttura a capriate.

Cappella di Sant'Antonio La prima cappella sulla sinistra è dedicata a Sant'Antonio di Padova.

La sua caratteristica principale è un altare in muratura con stucchi dorati e legno scolpito dipinto, realizzato nel 1640 dall'ebanista francese Carlo Bodot di Audun-le-Roman, e parzialmente rifatto da Giovanni Battista Comparetti a riparazione dei danni arrecati dal terremoto del 1703.

Sulla base in finto marmo, poggiano due colonne tortili verdi su cui si avvolgono tralci e foglie dorati. L'architrave del timpano è sorretta da due cariatidi; sul fastigio c'è una tela che raffigura due angeli che mostrano il libro e il giglio, simboli iconografici di Sant'Antonio.

Originariamente, sull'altare era esposta una tela di Vincenzo Manenti raffigurante Sant'Antonio, oggi conservata nella pinacoteca del museo diocesano di Rieti.

Dietro l'altare, nascosta da tendine di velluto blu recanti le iniziali "S. A.", viene riposta la statua di Sant'Antonio che nel mese di giugno viene portata a spalla nella processione dei Ceri.

La copertura è costituita da una cupola. Le pareti della cappella sono ornate con stucchi e dipinti a trompe-l'œil.

Cappella dell'Immacolata Concezione La seconda cappella sulla sinistra è dedicata all'Immacolata Concezione. È dotata di un altare maggiore e due altari laterali.

L'altare maggiore, stuccato nel 1672 da Giovanni Lorenzo Leopardi da Borgo Velino, è caratterizzato da due colonne tortili poggiate su plinti convergenti; il fastigio è mistilineo e concavo ed è ornato da un timpano spezzato e da un rilievo raffigurante lo Spirito Santo. Sull'altare è esposta la tela Apparizione della Vergine a san Giuseppe da Copertino, opera di artista di ambito laziale di fine Settecento.

I due altari laterali, in legno scolpito e dipinto, sono riccamente decorati con angeli-cariatidi su colonne tortili, timpano spezzato, edicola con cariatidi e timpano triangolare.

Quello di sinistra è ornato con la tela Immacolata Concezione con i santi Luca e Francesco del 1635, che rappresenta l'Immacolata, sulla tradizionale falce di luna, che appare fluttuante a san Luca (a sinistra con il vangelo e il bue) e a san Francesco (a destra con il giglio e il saio). È attribuita a Vincenzo Manenti o comunque ad artisti di scuola romana. Come ricordato da un'iscrizione, la tela fu donata alla chiesa dalla famiglia Staffa di cui è riprodotto lo stemma. Fu restaurata nel 1995 dal Rotary Club.

L'altare di destra è spoglio; originariamente era ornato da una tela rappresentante Sant'Andrea, oggi conservata nella pinacoteca del museo diocesano di Rieti.

La copertura è costituita da una cupola. Le pareti della cappella sono spoglie e piuttosto rovinate.

Cappella di San Francesco La terza cappella sulla sinistra è dedicata a san Francesco d'Assisi.

È decorata con stucchi realizzati nel 1672 da Giovanni Lorenzo Leopardi da Borgo Velino.

L'altare maggiore è ornato con la tela Vergine con il Bambino tra san Giuseppe e san Francesco di Vincenzo Manenti.

La copertura è costituita da una cupola.

Cappella del beato Bellacci o del Sacramento La cappella nel transetto sinistro è dedicata al beato Tommaso Bellacci e al santissimo Sacramento.