La Cappadocia (AFI: ; dal persiano antico Katpatuka; ; ) è una regione storico-geografica dell'Asia minore. Situata nel cuore della penisola anatolica, si estende a nord dei monti dell'Antitauro, fra le antiche regioni del Ponto, della Galazia e della Cilicia, mentre ad oriente è delimitata dall'alto corso del fiume Eufrate, ed è attraversata da est a nord-ovest dal fiume Kızılırmak (Halys nelle fonti greche). La posizione geografica, a cavallo fra l'Asia minore e la Mesopotamia, ha fatto per secoli della Cappadocia un crocevia di rotte commerciali, oltre che l'oggetto di ripetute invasioni di popoli stranieri.

La Cappadocia presenta un clima continentale, caratterizzato da estati calde e secche e inverni freddi, spesso con nevicate e gelate. Le precipitazioni sono scarse e irregolari, mentre le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono frequenti a causa della lontananza dal mare e dell’altitudine. Queste condizioni climatiche influenzano la vegetazione, che è prevalentemente steppica, con erbe basse e arbusti resistenti alla siccità. Gli alberi sono rari e si concentrano soprattutto lungo i corsi d’acqua, mentre nelle valli, grazie all’irrigazione e ai fertili suoli di origine vulcanica, si è sviluppata l’agricoltura, in particolare la coltivazione di vigneti, cereali e alberi da frutto.

Il territorio e il clima offrono condizioni ideali per il volo di mongolfiere. La regione è infatti caratterizzata da ampie vallate, formazioni rocciose uniche e correnti d’aria generalmente stabili, soprattutto all’alba, quando i venti sono deboli e prevedibili. Questo rende i voli più sicuri e regolari rispetto ad altre zone. Inoltre, il paesaggio spettacolare delle “valli delle fate”, modellato dall’erosione vulcanica, attira ogni anno milioni di turisti: le mongolfiere permettono di ammirarlo dall’alto in modo lento e silenzioso, trasformandosi così in una delle principali attrazioni turistiche della Cappadocia e in una risorsa economica fondamentale per la regione.

Etimologia Il toponimo greco antico (Kappadokía), che compare per la prima volta nelle Storie di Erodoto, viene generalmente ricondotto all'antico persiano (Katpatuka), la cui origine è però incerta.

Una delle più antiche menzioni di tale toponimo persiano si trova nelle iscrizioni di Bisotun, dove la Cappadocia viene annoverata fra le satrapie dell'impero achemenide sotto il regno di Dario I.Iscrizioni di Bisotun, Colonna I, 6.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato una derivazione dall'ittita katta padda, con il significato di «terra bassa». Il termine sarebbe poi passato nella lingua persiana con l'aggiunta del suffisso -uk, che indica relazione: Katpatuka significherebbe quindi «[regione] della terra bassa», forse in riferimento al corso del fiume Halys, che in Cappadocia comincia a discendere verso il mar Nero. Un'altra ipotesi si rifà a una persianizzazione del toponimo ittita Kizzuwatna, che in antico indicava una zona dell'Anatolia sudorientale ai piedi dei monti del Tauro, vagamente localizzabile fra la Cilicia e la Cappadocia.

Secondo un'altra ricostruzione, filologicamente poco attendibile, il termine deriverebbe dal persiano Huw-aspa-dahyu, «terra dei buoni cavalli». In effetti, fin dall'antichità la Cappadocia era rinomata come terra di cavalli di particolare pregio, portati talvolta in dono ai sovrani assiri e poi persiani.

Geografia fisica

È piuttosto complicato tracciare gli esatti confini della Cappadocia, poiché non si tratta di un territorio amministrativamente diviso né ben delimitato dal punto di vista storico e geografico. La regione storicamente identificata con la Cappadocia, pur nella mutabilità dei suoi confini, comprende porzioni delle moderne province turche di Nevşehir, Kayseri, Kırşehir, Aksaray, Niğde. Le città principali sono Kayseri (anticamente Cesarea in Cappadocia), Sivas e Kırşehir.

Può essere approssimativamente considerata come un quadrato di 70 chilometri di lato, che comprende, tra le altre, le città di Aksaray e Nevşehir e grandi abitati. Gli abitanti dell'area non raggiungono la soglia del milione di abitanti, ma gli insediamenti sono così vicini gli uni agli altri, che danno l'impressione di essere una sola città estesa su una regione molto vasta.

Si distingue per i suoi paesaggi ricchi di cavità e grotte, caratterizzati da piramidi di terra di origine vulcanica, chiamate «camini delle fate». La sua conformazione geologica è unica al mondo, così come il suo patrimonio storico e culturale: il parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono stati inseriti fra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1985.

Geologia

Il paesaggio unico della Cappadocia è il risultato del dispiegarsi di forze naturali nel corso di millenni. Circa 60 milioni di anni fa, si formò la catena montuosa del Tauro nell'Anatolia meridionale, nella stessa epoca in cui si formava in Europa la catena alpina.

La formazione delle cordigliera del Tauro creò numerosi burroni e depressioni in Anatolia centrale. Dieci milioni di anni fa, queste depressioni sono state riempite da magma vulcanico e altre materiali provenienti dai numerosi vulcani in eruzione in Anatolia centrale, in particolare i vulcani Erciyes, Keciboyduran, Develi, Göllü Dagi e Melendiz.

Gradualmente, le depressioni andarono scomparendo, trasformando la regione in un altopiano. Tuttavia, il minerale che colmò la depressione non è molto resistente all'azione erosiva del vento, della pioggia, dei fiumi, e alle escursioni termiche, di modo che l'erosione è stata in grado di "scolpire" le numerose valli delle quali la Cappadocia va famosa.

Tra i più importanti abitati vi sono Aksaray, Nevşehir, Kayseri, Ürgüp, Uçhisar, Niğde, Gülşehir, Gülağaç. Alcuni luoghi notevoli sono il museo a cielo aperto di Göreme, le città sotterranee di Kaymaklı e Derinkuyu, la valle di Zelve, Gomeda, Peribacalar Vadisi (Valle dei camini delle fate), Soğanlı vadisi, le città sotterranee di Özkonak, Tatlarin, Mazi e Acıgöl; le chiese come quelle di El Nazar e Aynalı.

Storia Per millenni la regione è stata ricca di insediamenti umani. Vi fiorirono alcune antiche civiltà, ciascuna delle quali ha lasciato in Cappadocia la propria impronta culturale. Abitata fin dall'età della pietra, la Cappadocia subì inizialmente l'influenza politica e culturale degli Assiri, che vi fondarono numerose colonie. Nel II millennio a.C. fu la culla della civiltà ittita, al crollo della quale fu assoggettata dall'impero persiano. Nel IV secolo a.C., dopo la conquista dell'oriente da parte di Alessandro Magno, la Cappadocia divenne un regno ellenistico governato dalla dinastia degli ariaratidi e mantenne l'indipendenza fino all'anno 17, quando fu annessa come provincia dall'impero romano. Fra il II e il III secolo fu un terreno fertile per la diffusione del cristianesimo, che influenzò profondamente la cultura della Cappadocia per tutto il periodo romano e poi bizantino.

Çatal Hüyük e Maàìlan

Çatalhöyük è un sito che risale all'epoca neolitica, circa 60 km a sud-est di Konya quindi fuori dai confini della Cappadocia indicati in precedenza, nel quale è stato trovato quello che si considera come l'inizio della storia dell'Anatolia. Si tratta di un affresco murale dell'anno 6200 a.C., che mostra, in primo piano, le case della località, con sullo sfondo un vulcano fumante in eruzione, che si ritiene essere Hasandağ.

L'affresco, esposto al Museo delle civiltà anatoliche di Ankara, è forse la pittura paesaggistica più antica del mondo.

Tra il 5000 e il 4000 a.C., la Cappadocia ospitava diversi principati indipendenti. La città più importante di tale periodo fu Puruskanda.

Diciassette di questi principati si coalizzarono nel XXIII secolo a.C., per lottare contro il re sumero Naram Sin, andando a costituire la prima di una serie di alleanze nella storia dell'Anatolia.

Epoca delle colonie commerciali assire

All'inizio del II millennio a.C., l'Anatolia attraversò un'epoca di splendore durante la quale attrasse molti abitanti.

Gli Assiri, celebri per la loro abilità di commercianti, si stabilirono nella regione, attratti dalle sue ricchezze, e vi organizzarono degli empori chiamati Karuma.

Il Kârum più importante fu quello della cittadella di Kanesh (oggi Kültepe). Gli Assiri portavano in Anatolia stagno, tessuti e profumi, e vi acquistavano oro, argento e rame.

Questa forma di commercio durò centocinquanta anni, fino a quando non fu disperso dalle guerre tra i regni della regione.

Nel 1925, un'équipe di archeologi scoprì a Kültepe le "tavole di Cappadocia", che descrivono la colonia mercantile ai tempi degli Assiri, e costituiscono il più antico documento scritto sulla storia della Cappadocia.

Periodo ittita

Sebbene vi sia poca certezza circa l'origine della civiltà ittita, si sa con sicurezza che essa fiorì in Anatolia centrale nel II millennio a.C., avendo Ḫattuša (oggi Boğazkale) quale centro di potere nella regione, che essi chiamavano Tabal.

Gli Ittiti fondarono diverse città, insieme agli abitanti della regione, e diedero forma a un regno che si estendeva fino a Babilonia.

L'antico regno ittita mise fine al dominio della dinastia semitica di Hammurabi. Una particolare importanza rivestono, nella storia ittita, i secoli XV e XVI a.C., che segnarono il culmine dello sviluppo della civiltà. Alla fine del millennio, le guerre con l'Egitto (culminate nel trattato di pace di Kades, del 1286 a.C.) destabilizzarono l'impero hittita, che cedette infine agli invasori provenienti dai paesi dell'Europa orientale.

Con il crollo del regno ittita, la Cappadocia si avviò verso il periodo più buio della sua esistenza, tra il X e il VII secolo a.C.

Periodo persiano La Cappadocia cadde in mano persiana nel VI secolo a.C., uno status mantenuto fino alla conquista di Alessandro Magno due secoli più tardi. I Persiani divisero l'Anatolia in province (satrapie), assegnando a ciascuna un governatore (satrapo).

I principati erano collegati al porto di Efeso (presso la città turca di Kuşadası) tramite la "Via Reale di Persia", che iniziava proprio in quella città e, passando attraverso le città di Sardi e Mazaka (ora Kayseri), raggiungeva la Mesopotamia e Susa, capitale della Persia.

I satrapi rimettevano alla Persia le imposte da loro riscosse, sotto forma di oro, pecore, asini o dei famosi cavalli della Cappadocia.

Periodo ellenistico Nel IV secolo a.C., Alessandro Magno intraprese la conquista dell'Asia Minore, dopo il famoso episodio del nodo gordiano, prendendo la Cappadocia dalle mani dei Persiani.

Lasciò sul posto il suo luogotenente SabictasArriano, Anabasis Alexandri, II.4 (o Abistamenes), perché tenesse il controllo della regione, che rimase sotto dominazione macedone fino alla morte di Alessandro, nel 323 a.C. L'anno successivo la Cappadocia riacquistò indipendenza e sovranità sotto la guida di Ariarate I. Fu in questo periodo che Cappadocia ha acquistato un forte carattere culturale ellenistico che rimarrà vivo fino all'epoca bizantina.

vedi anche: Ellenismo e Dialetto greco-cappadocico

Periodo romano

La Cappadocia iniziò la lunga storia dei suoi rapporti con Roma sotto il regno di Ariarate IV, dapprima come nemica, sostenendo la causa di Antioco III il Grande nella Guerra siriaca, quindi come alleata, nella lotta contro Perseo di Macedonia durante la Terza guerra macedonica.

Da quel momento, la Cappadocia fu sempre alleata con la Repubblica romana.

Nel 130 a.C., Ariarate V marciò a fianco del console romano Publio Licinio Crasso Dive Muciano contro Eumene III (Aristonico), che accampava pretese regali sul Regno di Pergamo. Ma la sua sconfitta, e la liquidazione del suo esercito, portò dietro di sé uno strascico di lotte intestine che decretarono la fine della sua dinastia.