Nei testi religiosi israeliti non mancano, anzi ricorrono frequentemente, regole, allusioni e aneddoti di carattere medico. Anche nei documenti riguardanti la vita del popolo ebraico non è difficile isolare un insieme di nozioni che costituiscono una vera e propria medicina ebraica. I libri più antichi costituiscono la Bibbia e sono stati raccolti in quello che il cristianesimo chiama Antico Testamento.Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 11.

L'igiene e la medicina ebraica nei testi sacri Le conoscenze ebraiche, tramandate oralmente dai rabbini tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., furono invece raccolte in un codice detto Mishna, cui si aggiunse la Gemara, commento scritto tra il II e il V secolo. Entrambi questi testi formano il Talmud, rispettivamente palestinese e babilonese. Quest'ultimo è il più completo e il più noto. Altri testi ebraici non medici ma contenenti interessanti nozioni di medicina sono: la Tosefta e il Midrashin, ossia l'interpretazione e il commento rabbinico al testo delle Sacre Scritture, in cui si distinguono tre grandi categorie: i commenti ai testi giuridici della Bibbia (halakhah); i commenti riguardanti principalmente le profezie (pesharim) e le composizioni letterarie di riflessione e di commento al Pentateuco (Midrashin).

Il contributo più importante alla medicina ebraica è comunque apportato dal Talmud, in quanto contiene nozioni ignote sia alla medicina greco-romana che perfino a quella araba. La medicina biblica e talmudica è stata studiata, insegnata, analizzata e sviluppata unicamente dai talmudisti e solo secondariamente dai medici ebrei. Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. i talmudistiAlcuni talmudisti erano medici come Binyomé Harofé, Tobias Harofé, Mar Samuel, Thodros Harofé. Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 12. si dedicarono all'insegnamento, oltre che della Bibbia e del Talmud, anche dell'arte veterinaria, dell'olocausto rituale, dell'esame delle carni e della medicina.Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 12.

La medicina ebraica nell'antico testamento Nella Bibbia è riconosciuto al medico il diritto di guarire, e soprattutto nell'Esodo è ben specificato come “Colui che abbia ferito qualcuno ha l'obbligo di farlo curare” distinguendo chiaramente il diritto e perfino l'obbligo di guarire.Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 13. In questi testi l'importanza e il ruolo del medico sono sottolineati dalla sua facoltà, nel prescrivere le cure da lui ritenute necessarie, di trasgredire la legge alimentare e perfino di violare il sabato. Sono addirittura ammessi amuleti, ma solo se indispensabili per la guarigione. Nell'Ecclesiaste viene data enfasi al ruolo del medico, il quale deve essere onorato perché Dio lo ha creato affinché ci si possa servire di lui. La scienza del medico lo eleva tanto da farlo stare al cospetto dei grandi. Tuttavia, nel medioevo alcuni rabbini, ponevano restrizioni al diritto di guarire, affermando che l'autorizzazione a guarire concessa dal testo biblico riguardasse unicamente ferite e traumi corporali di origine esogena. Nei testi biblici e talmudici il ruolo del medico è chiaramente delineato nonostante sia chiaro che la malattia viene dall'alto: “se tu darai ascolto alla voce del Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!” (Esodo 15,26).Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 13.

Tra i primi "medici" citati nella Bibbia troviamo gli schiavi egizi ai quali Giuseppe incarica di imbalsamare il corpo di suo padre Giacobbe. Tutta la medicina ebraica è strettamente connessa al concetto di infezione e contagio, da cui deriva la moderna definizione medica di Igiene. In merito a ciò una particolarità importante che si evince dai testi sacri è che l'esame delle persone affette da malattia della pelle, da eruzioni e lebbra non spettava al medico ma era praticato dai sacerdoti. Tuttavia ad essi non veniva affidata una funzione terapeutica come presso gli altri popoli dell'antichità, presso i quali la medicina era praticata nei templi dagli stessi sacerdoti. Ciò è evidente analizzando un brano del Levitico dove si legge che per curare un sacerdote dopo una crisi di epilessia venne chiamato un medico e non un altro sacerdote.

Anche Salomone diede un contributo importante alla medicina mediante la stesura di un Libro delle droghe che purtroppo fu in seguito distrutto. Successivamente a Salomone alcuni profeti dimostrarono di possedere un incontestabile sapere nel campo della medicina: a tale riguardo va ricordata la guarigione di una bambina colpita da morte apparente praticata da Eliseo, in modo tale che può essere considerata la prima guarigione con metodo bocca a bocca, attualmente assai diffuso (anche se evoluto) nell'ambito del BLS-D. Anche la guarigione del re Ezechia risanato da un ascesso per intervento del profeta Isaia, rappresenta un fatto molto importante da un punto di vista medico. Nonostante la figura del medico, un ruolo molto importante nella cura del paziente è affidato alla preghiera, considerata addirittura necessaria affinché il malato possa ottenere una guarigione: infatti sia il malato, che i suoi familiari e perfino i suoi vicini devono pregare ed eventualmente digiunareIsidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 14.

Nell'Antico Testamento si citano varie leggi e rituali relative alla salute, come per esempio la quarantena delle persone infette (Levitico 13:45-46), lavarsi dopo aver manipolato i corpi dei defunti (Numeri 19:11-19) e il sotterramento degli escrementi lontano dagli alimenti (Deuteronomio 23:12-13).Max Neuburger, , pag 38 Gli obblighi includono: la profilassi, la soppressione delle epidemie, la soppressione delle malattie veneree e della prostituzione, la cura della pelle, i bagni, l'alimentazione, l'alloggio, l'abbigliamento, la regolazione del lavoro, della sessualità, la disciplina, etc. Molti di questi obblighi hanno una base razionale come: il riposo del Sabato, la circoncisione, le leggi relative all'alimentazione (proibizione del sangue e del maiale), le misure precauzionali relative alle mestruazioni, alle partorienti, agli infermi di gonorrea, all'isolamento dei lebbrosi e all'igiene della casa.Max Neuburger, , pag 38 È il miglior esempio della concezione teurgica (tecnica che ricerca il contatto con la divinità attraverso pratiche vicine alla magia) della medicina.

La medicina ebraica nel Talmud Nel Talmud ricorre spesso il termine rophé, che deriva da rapo, che significa calmare, placare, ma anche sapere. A differenza di quanto avviene oggi, è abbastanza chiaro che la medicina, all'epoca, si potesse praticare senza avere il titolo di medico, così come portare questo titolo non impediva l'esercizio di un altro mestiere. Nel Talmud sono minuziosamente descritti differenti tipi di medici:- il rophé: il medico generico che fa un po' di tutto.

- il rophéoumann: il medico qualificato assunto dalle autorità. Il termine oumann significa “artista nell'arte di guarire”, o qualora lo si facesse derivare dal termine emouna (fiducia) è il medico di fiducia come presso i romani.

- il rophémoumhé: il medico specialista, di cui però non si conosce la specialità.

- il rophénéeman: il medico di fiducia in servizio presso il tribunale, in quale non può essere condannato neanche se commette un errore professionale.

I medici dell'epoca godevano di una certa libertà, infatti, nonostante la profanazione del riposo del sabato fosse considerata il peccato più grave, tanto da meritare la pena capitale, in quel giorno a loro era consentito di curare un malato grave o in pericolo di morte. Nei testi sacri sono presenti anche altre figure che gravitano nell'ambiente medico. Le più importanti probabilmente sono le levatrici. Ad esse viene attribuito un ruolo fondamentale nell'epoca della schiavitù in Egitto in particolare quando il faraone ordina loro di uccidere tutti i bambini ebrei maschi al momento della nascita. Esse sono chiamate nel Talmud con il nome di Shiffrache che deriva dal termine scafar (pulire il bambino) e puah (bisbigliare parole alla partoriente per aiutarla, per infondere coraggio durante il parto). Nell'epoca mishnaica la levatrice assume invece il nome di hakamache che significa saggia. Anche per esse sono previste speciali deroghe in caso di parti nel giorno del riposo sacro. Altro termine frequentemente utilizzato, in particolare tra il II e V secolo, è hayya (hayyatain aramaico), con il quale si indica una levatrice ma anche la partoriente. Nella Mishnatale il termine è impiegato per indicare una levatrice che ha visitato una donna il cui bambino è morto durante il parto. Altre figure con un ruolo importante e ben delineato sono quelle dei barbieri, che possono essere assunti alla professione di infermieri moderni, i quali dovevano occuparsi delle medicazioni. Non mancano figure ambigue quali i ciarlatani e i guaritori, che approfittavano della situazione facendosi passare per medici. Essi sono chiamati nei testi sacri samardaki, che vuol dire buffoni. Nei testi sacri è inoltre delineata un'altra figura molto importante rappresentata dal veterinario. Addirittura alcuni di essi erano salariati presso il tempio, con il compito di esaminare l'integrità degli animali offerti dai fedeli.Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 14.

Le leggi alimentari In tutti i testi sacri ebraici si nota la grande importanza che gli ebrei danno alle leggi alimentari. In particolare con Mosè il rispetto della vita troverà un'applicazione nelle leggi alimentari grazie alla distinzione tra animali “puri” ed “impuri”; ciò consentì di eliminare dal consumo un elevato numero di animali in grado di provocare gravi malattie per infezione microbica o virale o per possibili reazioni allergiche (crostacei, mitili, ostriche, eccetera).Isidore Simon, "La medicina ebraica nel medio evo", in , pag 16.