Il mito di Gesù è l'insieme di ipotesi che sostengono l'inesistenza storica del Gesù di Nazareth di tradizione cristiana e in parte musulmana. La tesi è considerata oggi pseudostorica dagli studiosi del Gesù storico.
I sostenitori di questa posizioneIn particolare, l'ipotesi mitica viene difesa da Robert M. Price. Tuttavia, sempre secondo Price, Gesù potrebbe essere realmente esistito, ma affermano che Gesù sarebbe un personaggio fittizio, mitico o mitologico, creato dalla comunità cristiana primitiva e che quindi non sia mai esistito.Robert M. Price, Deconstructing Jesus, Prometheus Books, 2000; Robert M. Price, The Christ-Myth Theory And Its Problems, American Atheist Press, 2012. La tesi secondo cui Gesù sarebbe un mito nasce nel secolo XVIII ed è in larga parte figlia delle controversie sulla data da assegnare alla redazione dei vangeli.
Questa tesi non è oggi accolta nel mondo accademico, che non registra dibattiti riguardo all'esistenza storica di Gesù.Mauro Pesce riguardo alla ricerca attuale sulla figura storica di Gesù rileva che "negli ultimi trent'anni si sono verificati grandi mutamenti nell'indagine su Gesù e sulle origini cristiane. Sono state pubblicate decine di libri importanti sulla sua figura storica e migliaia di contributi scientifici". Nonostante questo "lo scollamento fra gli ambienti in cui si svolge la ricerca e il resto dell'opinione comune è enorme". Secondo lo storico prevalgono infatti da un lato testi devozionali e dall'altro "ci sono poi libri scandalistici, frutto di un atteggiamento antiecclesiastico, scritti da persone con una scarsa preparazione sull'argomento. Alcuni continuano a sostenere la tesi, priva di qualsiasi fondamento, secondo la quale Gesù non sarebbe mai esistito", (Mauro Pesce, in Augias-Pesce, "Inchiesta su Gesù", 2006)."I should say at the outset that none of this [skeptical] literature is written by scholars trained in New Testament or early Christian studies teaching at the major, or even minor, accredited theological seminaries, divinity schools, universities, or colleges of North America or Europe (or anywhere else in the world). Of the thousand of scholars of early Christianity who do teach at such schools, none of them, to my knowledge, has any doubts that Jesus existed." (in Bart D. Ehrman, Did Jesus Exist?, HarperCollins, 2012)."Per quanto ne so, nessuno storico di professione - cioè nessuno studioso che insegna, ricerca e pubblica in un dipartimento di storia antica o di studi biblici in un'università con una buona reputazione - ritiene che l'esistenza di Gesù sia ancora in discussione" (Cfr. John Dickson, Alla ricerca del Gesù. Le indagini di uno storico, Edizioni San Paolo, 2011, pp. 6-7.) Nello stesso libro viene citato anche lo storico Graeme Clark: "Francamente non conosco nessuno storico dell'antichità o storico biblico che possa avere un'ombra di dubbio sull'esistenza storica di Gesù Cristo.
La prova documentaria è semplicemente schiacciante"."Among New Testament scholars and historians, the theory of Jesus' nonexistence remains effectively dead as scholarly question" (Robert E. Van Voorst, "Nonexistence Hypothesis", in James L. Houlden, "Jesus in history, thought, and culture: an encyclopaedia", 2003).
La tesi di un'origine esclusivamente mitica di Gesù trae spunto soprattutto dal fatto che moltissimi fatti riguardanti la vita di Cristo troverebbe analogie in altri miti derivati da più antiche religioni e culti misterici (soprattutto la figura di Osiride-Dioniso e di suo figlio Horus,Molti tratti di Siosiri in comune con la presunta vicenda di Gesù sono contenuti nel Papiro Westcar, di due millenni e mezzo avanti Cristo. ma anche di Mitra, del Sol Invictus, di Esculapio, eccetera). La persona di Gesù sarebbe il risultato di un'elaborazione teologica posteriore, avente l'obiettivo di costruire un fondamento tangibile per assicurare la diffusione di una nuova religione. Premesso che date le circostanze e a così grande distanza di tempo non è possibile dimostrare con assoluta certezza né la fondatezza del personaggio storico di Gesù di Nazareth né la sua infondatezza, lo studio sulla sua figura può comunque avvantaggiarsi di attente ricostruzioni filologiche e storiografiche al fine di cercare di definire cosa sia storicamente fondato di quanto ci è stato tramandato e cosa non lo sia.
I sostenitori della tesi del mito ricordano in particolare che Gesù (in aramaico: Yeshua) è un nome comune di personaChristopher Gilbert, A Complete Introduction to the Bible. Paulist Pr. (2009), p.187. ISBN 978-0-8091-4552-2. ed evidenziano come il materiale più importante a supporto dell'esistenza di Gesù provenga da fonti cristiane postume e non da fonti indipendenti o neutrali. Nei casi nei quali vi è traccia del personaggio in scritti di autori non cristiani, alcuni sospettano alterazioni o manomissioni per opera dei copisti che hanno contribuito a tramandare i testi: è dibattuta, ad esempio, l'autenticità del Testimonium Flavianum.Christopher Gilbert, op. cit. pp.180-182. Le stesse fonti cristiane sono successive agli eventi di alcune decine di anni e la fonte più prossima, le lettere di Paolo di Tarso, furono scritte venti o trenta anni dopo la morte di Gesù e non contengono alcun resoconto sulla sua vita (a parte l'istituzione dell'eucaristia), benché siano una testimonianza importante dell'esistenza precoce di una comunità di fedeli, che credono nella morte in croce e nella divinità di Cristo.
Le tesi mitiche guadagnano credibilità se la redazione dei vangeli viene posticipata rispetto al consenso comune degli studiosi. Per esempio il vangelo più antico, quello di Marco, viene solitamente datato agli anni immediatamente precedenti o successivi il 70 e.v. La datazione successiva viene suggerita se il brano della piccola apocalisse viene considerato un riferimento alla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta in quell'anno. Un piccolo numero di studiosi, tra cui il tedesco Hermann Detering, propongono una datazione del Vangelo secondo Marco al II secolo: la "piccola apocalisse" sarebbe un riferimento agli eventi della rivolta di Bar Kokhba del 132-135, che secondo loro collimerebbero meglio col testo rispetto agli eventi della prima guerra giudaica del 70. Anche qualora le ragioni di Detering fossero accettate, l'argomento risulta meno probante per quegli studiosi che ritengono che il processo redazionale dei vangeli abbia coinvolto diversi autori e possa essere durato alcuni decenni: altre parti del vangelo potrebbero senza alcuna contraddizione essere molto più antiche, come sostenuto da diversi autori (cfr. Vangelo secondo Marco per alcune datazioni molto precoci). Tuttavia mancano attestazioni storiografiche immediatamente successive agli eventi e anche quelle successive sono vaghe e talora contestate (questo fatto viene utilizzato da alcuni polemisti). I vangeli però descrivono una figura attiva in Galilea e in altre regioni remote da Gerusalemme e attenta a non creare inutili clamori soprattutto a riguardo dei suoi miracoli (il cosiddetto "segreto messianico"). Secondo i sinottici l'incursione a Gerusalemme dura pochi giorni e si conclude con la crocifissione. Giuseppe Flavio, appartenente a famiglia sacerdotale e perciò ben informato sulle vicende gerosolimitane, parla di Giovanni Battista, che battezzava gli abitanti di Gerusalemme nella vicina Gerico, mentre il suo riferimento a Gesù è controverso. Ciò viene utilizzato per sostenere l'inesistenza storica di Gesù, ma potrebbe anche essere dovuto al fatto che lo considerava un semplice e sfortunato seguace del Battista.
Oggi i biblisti sembrano avere un'accresciuta fiducia,Giancarlo Gaeta, Il Gesù moderno, Einaudi, 2009. grazie anche a scoperte archeologiche come la biblioteca di Nag Hammâdi, di poter ricostruire la vita di Gesù, nell'ambito di una ricerca dai tratti internazionali e interconfessionali.Secondo Gaeta è di rilievo, in particolare, il ruolo di studiosi ebraici come David Flusser e Géza Vermes. La tesi di Gesù come mito è rifiutata da quasi tutti gli studiosi moderni,"There are no substantial doubts about the general course of Jesus' life" in Sanders, E. P. (1993). The Historical Figure of Jesus. London: Allen Lane. che ricordano come la figura di Gesù sia molto meglio conosciuta e documentata di altre persone vissute nello stesso periodo e nella stessa area geografica.Sanders, E. P. (1993). The Historical Figure of Jesus. London: Allen Lane. ISBN 0-7139-9059-7.
Va comunque tenuto presente che la storicità di Cristo costituisce solo una parte della letteratura, del mistero e dell'importanza che l’accompagnano da secoli. Altro dibattito rilevante resta ovviamente quello sulla sua divinità, sia come Figlio di Dio che come Dio egli stesso (dogma della Trinità).
Tesi
La tesi mitica vede Gesù come un incrocio tra più antiche religioni misteriche concernenti dèi morti e resuscitati, quali quelle di Osiride-Dioniso (si vedano le analogie tra la figura di Siosiri – «il figlio di Osiride» – e quella di Gesù nel Papiro Westcar), del Mitraismo, del Sol Invictus e di Esculapio.
In quest'ottica l'ipotesi mitica sostiene sulla base di argomentazioni di carattere storico e filologico che l'esistenza di Gesù non sia accertata sul piano storico. Secondo i sostenitori di questa tesi Gesù si configura piuttosto come un personaggio concettuale, un mito che di fatto prescinde dalla storicità. Viene a questo proposito rilevato come nella seconda metà del II secolo si aprì una dialettica tra fazioni opposte: tra chi intendeva che Gesù si fosse presentato agli uomini sotto forma di rivelazione e coloro (ben presto la maggioranza) che sostenevano la natura umana oltre che divina del personaggio (vedi san Paolo apostolo, gnosi).
Le tesi sul "mito di Gesù" sono di diverso genere: o si contesta l'esistenza storica del personaggio Gesù, o si contesta la veridicità di questa o quella parte dei racconti evangelici così come presentati dagli evangelisti, ad esempio: i racconti dell'infanzia, esistenti solo in Luca e Matteo, la cui redazione sarebbe tarda rispetto ai testi che essi introducono, i racconti della Passione, come fa Salomon Reinach; attualmente, una delle teorie della Fonte Q afferma che la ricostruzione delle diverse fasi di questo documento non comprende alcun racconto dell'avvenimento.
Il tempo utile per elaborare la biografia della figura di Gesù, stanti le fonti archeologiche (il Vangelo di Marco databile intorno al 60 o 70, gli scritti di san Paolo databili fra il 54 e il 57 lettera ai Galati), è ristretto a pochissimi anni nel caso della sua effettiva esistenza, mentre è virtualmente molto lungo nel caso invece della pura creazione letteraria, fatti salvi naturalmente gli aggiustamenti al tessuto narrativo che devono contestualizzarlo.
Secondo i sostenitori della tesi mitica la ricerca storica ha incontrato e incontra innumerevoli ostacoli di natura psicologica e culturale (tabù) dovuti sia all'importanza sia alla complessità degli interessi in gioco. Va peraltro ricordato che lo scetticismo riguardo ai limiti dell'indagine sul Gesù storico riguarda, specularmente, anche teologi cristiani, per i quali l'unica modalità legittima di accostarsi alla figura di Gesù sarebbe la fede.
Alla luce del suo lavoro del 1840, Bruno Bauer è generalmente considerato il primo sostenitore del fatto che Gesù sia un personaggio mitico, e come tale Bauer viene citato dal teologo Albert Schweitzer nella sua opera Storia della ricerca sulla vita di Gesù (1902)A. Schweitzer, Geschichte der Leben Jesu-Forschung, Tübingen, edizione del 1913, pag. 443.. Tra i contributi più recenti possono essere considerati particolarmente interessanti quelli di Earl Doherty, Michel Onfray, Robert Price e Richard Carrier nonché, in Italia, quello di Luigi Cascioli ed Emilio Salsi.
Elementi a favore della tesi Il sepolcro di Gesù