Aristobulo di Alessandria (ca 160 a.C.), detto anche erroneamente Aristobulo di Panea, fu un filosofo peripatetico ebreo, noto per aver scritto un Commentario al Pentateuco dedicato al re Tolomeo Filometore. In quest'opera egli cerca di dimostrare che la cultura greca è tributaria di quella ebraica in quanto poeti, filosofi e storici greci, fra cui Omero, Platone e Pitagora, conoscevano e utilizzavano i libri di Mosè. Per dimostrare la sua tesi non esitò ad alterare le citazioni greche da lui utilizzate, ingannando molti autori a lui successivi.
Clemente Alessandrino (Stromati, libro I, cap. 22, § 150) riferisce le parole di Aristobulo secondo le quali vari secoli prima della Septuaginta già esistevano le traduzioni greche della Torah e del Pentateuco note a Platone e a Pitagora.
Il tono chiaramente apologetico del passaggio rende però l'affermazione poco attendibile.Nikolaus Walter, Der Thoraausleger Aristobulos: Utitersuchungen zu seinen Fragmenten und zu pseudepigraphischen Resten der Jüdisch-hellenistischen Literatur, Berlino, Akademie Verlag, 1964, p. 45, nota 1.
Delle opere di Aristobulo ci sono pervenuti solo cinque frammenti.
Note
Bibliografia Carl R. Holladay (ed.), Fragments from Hellenistic Jewish Authors, Vol. 3: Aristobulus, Atlanta (Georgia) Scholars Press, 1995 (edizione critica dei frammenti e traduzione inglese) Sean A. Adams, "Did Aristobulus Use the LXX for His Citations?", Journal for the Study of Judaism, 45, 2014, pp. 1-14. Roberto Radice, La filosofia di Aristobulo e i suoi nessi con il "De mundo" attribuito ad Aristotele, Milano, Vita e Pensiero, 1994.
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