Biografia Partecipò alla prima guerra mondiale come sottotenente degli Arditi. Fu membro della MassoneriaAldo Alessandro Mola,Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p. 551.. Aderì giovanissimo al Partito Nazionale Fascista e divenne segretario del fascio di Perugia nonché vicesegretario del PNF dal 1921 al 1923Emilio Gentile, The struggle for modernity: nationalism, futurism, and fascism, Greenwood Publishing Group, pag. 148. Da quell'anno fino al 1927 fu membro del Gran Consiglio del Fascismo.
La marcia su Roma Dall'agosto 1922 in poi, Bastianini ebbe parte notevole nella preparazione della marcia su Roma: nella Capitale, il 29 settembre, fu tra i pochi capi fascisti informati da Mussolini della prossima insurrezione; il 24 ottobre a Napoli - dove si trovava per il congresso del San Carlo - partecipò alla riunione ristrettissima all'Hotel Vesuvio, nel corso della quale Mussolini, i quadrumviri e i tre vicesegretari del partito approvarono il piano definitivo della insurrezione stessa. Da Napoli, la sera del 25, Bastianini raggiunse Perugia, scelta a sede del comando generale della "marcia", con l'ordine per i fascisti locali di occupare il capoluogo nella notte tra il 27 e il 28.
Da Perugia il 28 e il 29 lanciò, con altri esponenti fascisti locali, due proclami ai cittadini di Perugia e umbri in genere, per invitarli col primo a riconoscere l'autorità dell'esercito, che aveva assunto i poteri, e, col secondo, dopo l'invito del Re a Mussolini a formare il governo, per annunciare la vittoria fascista.
Attività politica e diplomatica A seguito della seduta del Gran Consiglio del 13 ottobre 1923, venne nominato segretario dei fasci all'estero, carica che mantenne sino al novembre 1926: sotto la sua guida la penetrazione fascista tra gli Italiani all'estero si accrebbe, ma al contempo aumentarono le frizioni (come dimostra il caso originato dall'assassinio di Nicola Bonservizi).
Eletto nel 1924 deputato al Parlamento, fu sottosegretario all'Economia nazionale dal 1926 al 1927. Fu fra i 250, chiamati a partecipare ai lavori e a firmare, il Manifesto degli Intellettuali Fascisti, voluto da Giovanni Gentile, nel 1925
Nel 1927 passò alla diplomazia svolgendo missioni a Tangeri, Lisbona e Atene. Nel 1932 fu nominato ambasciatore a VarsaviaChristopher Hibbert, Benito Mussolini: The Rise and Fall of Il Duce, Penguin Books, 1965, pag. 138. Scelto dal Duce come ambasciatore a Londra nel 1939 in sostituzione di GrandiChristopher Hibbert, Benito Mussolini: The Rise and Fall of Il Duce, Penguin Books, 1965, pag. 191, cercò inutilmente di contrastare l'entrata in guerra dell'ItaliaGiuseppe Bastianini, Volevo fermare Mussolini, BUR 2005, IV di copertina. Rientrato in Patria nel giugno 1940, nell'inverno successivo partecipò alle operazioni militari sul fronte greco-albanese, guadagnandosi una decorazione al valor militare; nel frattempo, dal marzo 1939, era stato nominato consigliere nazionale alla Camera dei fasci e delle corporazioni.
Il governatorato della Dalmazia
Conquistata con l'aiuto dei Tedeschi la Jugoslavia, il 7 giugno 1941 fu posto alla guida del Governatorato della Dalmazia su ordine del Duce.L'Italia e il confine orientale, 1866-2006, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 212 La sua opera come governatore venne valutata in modo del tutto opposto: Renzo De Felice lo ritenne uomo capace e realista, alieno da inutili violenze e disposto, quando possibile, ad aiutare le popolazioni locali e gli ebrei; gli jugoslavi invece lo accusarono di crimini di guerra e ne chiesero invano la consegna.
L'11 ottobre 1941 Bastianini istituì il Tribunale Straordinario della Dalmazia, che in meno di un mese, in una serie di processi lampo senza istruttoria, irrogò 48 condanne a morte, 35 delle quali furono immediatamente eseguite.Z. Dizdar, Italian policies towards croatians, Review of Croatian History 1/2005, no.1., 179-210. Dai primi di novembre il Tribunale Straordinario fu sostituito da un Tribunale Speciale della Dalmazia, istituito tramite bando da Mussolini il 24 ottobre 1941 Il 27 giugno 1942 diede ordine di creare il campo di concentramento di Melada, in cui furono internati migliaia di civili rastrellati nell'entroterra nel corso delle operazioni antipartigiane e in cui persero la vita circa mille prigionieri, 300 dei quali fucilati come ostaggi.Z. Dizdar, Italian policies towards croatians, Review of Croatian History 1/2005, no.1., 179-210
Procedette all'Italianizzazione della regione, rendendo obbligatorio l'insegnamento dell'italiano - accanto al croato e al serbo-montenegrino - nelle scuole e procedendo all'aggiunta del nome italiano dei toponimi, nonché modificando diversi nomi delle strade. Furono inoltre istituite delle borse di studio per gli studenti dalmati italiani e non italiani che avessero voluto proseguire gli studi in Italia, di cui fecero uso 52 ragazzi italiani e 211 tra croati e serbi. Bastianini fu duro nei confronti di quegli elementi serbi e croati considerati non fidati, che furono espulsi o imprigionatiL'Italia e il confine orientale, 1866-2006, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 214. La creazione del Governatorato della Dalmazia - ponendo ampie fasce di territorio sotto la diretta giurisdizione italiana - permise la salvezza di numerosi ebrei che furono inclusi o che riuscirono a rifugiarsi nella zona italiana, potendo così sfuggire alle persecuzioni tedesche e croate. Circa 4000 ebrei vennero concentrati nel campo di concentramento di Arbe ai fini di proteggerli dalla deportazione e da morte certa. A questi furono garantite condizioni di vita molto migliori rispetto agli slavi deportati nello stesso campo, che invece subirono ogni sorta di privazione.
Nelle sue memorie - che non parlano minimamente del suo periodo in Dalmazia e delle sue attività repressive - Bastianini afferma invece che per la sua difesa degli ebrei venne definito dal Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop "ebreo onorario": "Quell'epiteto era un omaggio fattomi da Ribbentrop quando mi trovavo in Dalmazia dove avevo aperto le porte agli ebrei che fuggivano dal territorio jugoslavo per non venire presi dagli ustascia e consegnati alla Gestapo"Volevo fermare Mussolini. Memorie di un diplomatico fascista, Bur, Milano 2005, p. 172. Tale episodio non risulta peraltro avvalorato in alcun testo storico.
Al Governatorato della Dalmazia venne sostituito da Francesco GiuntaRegio Decreto dell'11 febbraio 1943, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 67 del 23 marzo 1943.
Partecipò alla riunione del Gran Consiglio del fascismo del 24 luglio 1943 e votò l'Ordine del giorno Grandi contro Mussolini. Condannato a morte in contumacia nel Processo di Verona, Bastianini sfuggì alla esecuzione rifugiandosi sulle montagne toscane del Chianti e poi in Svizzera fino alla fine della guerra.
Le accuse jugoslave e l'assoluzione Al termine della seconda guerra mondiale il governo jugoslavo del Maresciallo Tito lo accusò di essere un criminale di guerra, per il suo ruolo di Governatore della Dalmazia, insieme al generale Mario Roatta e a Francesco Giunta, suo successore in tale veste. Per tali accuse non venne mai portato a processo in Jugoslavia. La Commissione italiana d'inchiesta per presunti criminali di guerra, nominata dallo Stato maggiore dell'esercito in accordo col Governo italiano per rispondere alle accuse elevate da diversi paesi nei confronti di centinaia di militari e civili accusati di diversi crimini, il 6 maggio 1946 sostenne che il comportamento di Bastianini era improntato a "eccessivo ossequio verso Mussolini"Costantino Di Sante, Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951), Ombre corte, 2005, p. 222 e di essersi circondato "di elementi fascisti che, non di rado, trascesero ad eccessi, così da provocare nella popolazione locale vivo risentimento anche contro il Governatore Bastianini dal quale non videro rispettate quelle esigenze fondamentali alle quali sentivano di avere diritto", ma la Corte d'Assise speciale di Roma nel 1947 lo assolse da ogni accusaA cura di Metello Casati, "1944: il processo di Verona" da I documenti terribili, Mondadori, 1973, Milano, pag.129, così come la Commissione per le sanzioni contro il fascismo.
Nel 1959, tornato a Milano, pubblicò presso la piccola casa editrice "Vitagliano" le sue memorie, dal titolo "Uomini, cose, fatti: memorie di un ambasciatore", ripubblicato da Rizzoli nel 2005 con il titolo Volevo fermare Mussolini.
Bastianini morì a Milano il 17 dicembre 1961.
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Note
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