Le Officine Prevost Milano sono state una storica azienda produttrice di proiettori, moviole e altre apparecchiature cinematografiche analogiche progettate dall'ingegner Attilio Prevost (1890-1954) e da suo nipote in linea collaterale ing. Attilio Prevost jr (1918-2010).

Storia Conosciuta in tutto il mondo, l'azienda fu fondata a Milano nel 1913 dall'Ing. Attilio Prevost e da sua moglie Elena Lanzoni Prevost, amministratrice dell'azienda, con la quale condivise la proprietà del capitale sociale. Dopo via Ripamonti e via Forcella, dal 1939 l'azienda ebbe sede in via Desenzano 2 a Milano.Atti depositati presso la Camera di Commercio e il Tribunale di Milano

Scomparsi i coniugi Prevost, la proprietà dell'azienda passò alla nipote Annamaria Lari Prevost, Presidente e Amministratore delegato, e all'Ing. Attilio Prevost jr. (1918-2010), Direttore generale, figlio di Augusto Prevosto, fratello di Attilio Prevost (1890-1954).la famiglia di origine si chiamava Prevosto, fu solo Attilio a chiedere il permesso di modificare il cognome in Prevost riportandolo alla sua origine francese|,Annamaria Lari Prevost, "Attilio Prevost (1890-1954). Una vita in prima linea. Ritratto dell'inventore della moviola", Silvana Editoriale, Milano, 2019

Dal 1957 titolare e rappresentante legale dell'azienda è stata la famiglia Lari Prevost Mojana.

Franco Mojana, marito di Annamaria Lari Prevost, fu AD e Procuratore generale dell'azienda per conto dei Presidenti Elena Lanzoni Prevost (dal 1954 al 1965), e Annamaria Lari Prevost (dal 1965 al 1991). Socio dal 1975, nel 1991 fu il liquidatore dell'azienda .

Dal 1965 la ragione sociale dell'azienda fu "Officine Prevost di Annamaria Lari Prevost & C".

Dopo la chiusura dello storico stabilimento, avvenuta per liquidazione volontaria nel 1991, l'attività è proseguita con la Prevost Italy srl. di Paolo Prevost, figlio di Attilio Prevost jr. che dagli Anni Ottanta aveva affiancato il padre nella realizzazione di nuovi apparecchi.

Le Moviole Le Officine Prevost furono la principale fabbrica italiana produttrice di moviole (tavoli di montaggio) per il montaggio cinematografico. La moviola orizzontale fu infatti inventata dall'ingegner Attilio Prevost (1890-1954) alla fine degli anni Dieci del Novecento.Federico Rovida, La tecnologia dimenticata: la gloriosa storia della Prevost - sta in "La materia dei sogni", a cura di Vincenzo Buccheri e Luca Malavasi, Carocci Editore, 2005

La moviola orizzontale divenne lo standard europeo, mentre gli americani avrebbero usato principalmente la moviola verticale, inventata prima di quella orizzontale, dall'ingegnere Iwan Serrurier.

Il grande regista americano Orson Welles ordinò la sua prima moviola Prevost già nel 1936.Cinema muto italiano: tecnica e tecnologia.vol.secondo p.61 - a cura di Michele Canosa, Giulia Carluccio, Federico Villa - Carocci Editore, 2006

Dopo la scomparsa di Attilio Prevost (1890-1954), la costruzione di moviole sempre più sofisticate fu proseguita da Attilio Prevost (1918-2010), che dai progetti dello zio, realizzò nuovi modelli adattandoli alle nuove esigenze tecniche. Alla fine degli anni Cinquanta progettò la rivoluzionaria moviola combinata 16/35mm SC-66 con piano di lavoro ribaltabile protetta da brevetti internazionali che ebbe grande successo e fu venduta in tutto il mondo. Il sopraggiungere delle nuove tecnologie cinematografiche digitali, pose fine al mercato delle moviole alla fine degli anni Ottanta.

Nel 1960 tre ex dipendenti delle Officine Prevost specializzati nella costruzione di moviole, si licenziarono e fondarono la Intercine, azienda che produceva moviole per certi modelli identiche alle Prevost, tanto da far credere la Intercine una sua sottomarcaStoria del cinema italiano - Scuola Nazionale di Cinema - Marsilio Edizioni di Bianco & Nero(fu un caso di concorrenza sleale: stessa meccanica e tecnica di funzionamento come dai brevetti dell'ingegner Prevost). La Intercine fu messa in liquidazione e cessò l'attività nel 1970. Atto numero 15129 del 23 Novembre 1970 depositato presso la Camera di Commercio di Milano

Dai grandi registi del Neorealismo, a Herbert von Karajan Roger Vaughan, Herbert Von Karajan, Longanesi & C., 1986, p.264 e The Beatles La materia dei sogni, Vincenzo Buccheri e Luca Malavasi, Carocci Editore, 2005, p.46, furono in tanti a volere montare i loro film solo con le moviole Prevost.

Si può dire che gran parte del Cinema del '900 italiano, nonché parte di quello internazionale che le apprezzava particolarmente, fu "montato" sulle moviole Prevost.

Elenco parziale dei prodotti Cinepresa Prevost 35mm (1910 ca. realizzata presso la Milano Films) utilizzata dallo stesso Prevost e da Luca Comerio per documentare la Guerra di Libia Cinepresa “Presa vedute cinematografiche” (1913 ca.) realizzata dalla A.Prevost & C. presso lo stabilimento di Via Ripamonti, 43 a Milano - utilizzata da Prevost e altri cineoperatorei per documentare la Grande Guerra Cinepresa con dispositivo rotante per lo scambio istantaneo degli obiettivi Stampatrici (da inizio attività in avanti - Le stampatrici Prevost erano considerate tra le migliori del mondo - Anni 40: “Mod. A”, “Mod. B”, Anni ’50: “Mod. C”, “Mod. D”, “Mod. E”. Il Mod. A era progettato per la stampa combinata di immagine e suono, con variatori di luce automatici. Il Mod. B, anch’esso per immagine e suono, prevedeva un sistema di regolazione ottica migliorato. Con ill Mod. C, destinato sempre alla stampa di immagine e suono, veniva introdotto un sistema di variatori di luce manuali, offrendo così maggiore controllo operativo. Il Mod. D era concepito per la riduzione ottica da 35 mm a 16 mm, mantenendo la qualità sia dell’immagine sia della traccia sonora, grazie a variatori di luce automatici. Infine, il Mod. E, pensato esclusivamente per la stampa della traccia audio, utilizzava variatori di luce manuali, rispondendo alle esigenze di lavorazioni più specializzate. Prima generazione dei celebri Tavoli di montaggio Prevost (moviola) (1919 ca. - fine Anni Venti ca.) con piano di lavoro in legno Proiettore Record con omonima lampada a filamento metallico (prima del 1920). Lampada a specchio con condensatore a carboni “Splendor” (1921/1922). Convertitrici per lanterne a carboni (per trasformare la corrente da alternata a continua e dare più stabilità al fascio luminoso). Impianto di proiezione Grande Modello con lampada Splendor (1925), denominato anche Splendor. Testa di proiezione Mod.A. Intorno al 1929 arriva il Sistema Simplex, che è stato uno dei più influenti nel panorama cinematografico mondiale, in particolare per quanto riguarda la proiezione sonora. Sviluppato inizialmente dalla Precision Machine Company e successivamente acquisito da vari gruppi industriali. Il marchio Simplex ha dominato le sale cinematografiche per gran parte del XX secolo. Si trattava di un riproduttore sonoro universale progettato per rendere compatibile qualsiasi proiettore con le principali colonne sonore ottiche, consentendo la riproduzione uniforme e sincronizzata dei contenuti audio indipendentemente dal formato del film. Le Officine Prevost introducono il primo proiettore sonoro: il Rex. Proiettore sonoro 35 mm REX (fine Anni ’20), con sistema di trascinamento della pellicola a motore a 24 fotogrammi al secondo con testa di proiezione Mod.A. Seconda generazione di tavoli di montaggio (moviola) con piano di lavoro in lamiera anodizzata (1930 ca. - 1953) Proiettore sonoro 35 mm Mod. 1931 (1931) - Rappresentò un'evoluzione del precedente Rex, mantenendone gran parte delle caratteristiche, ma con un'importante innovazione: l'integrazione di un sistema sonoro avanzato. Questo proiettore si distinse per la sua notevole versatilità, riuscendo a supportare senza difficoltà i tre principali standard audio dell'epoca, ovvero Vitaphone, Movietone e Photophone. Testa di proiezione Mod.B - integrava un avanzato sistema di trascinamento della pellicola, dotato di unità sonora incorporata, che consentiva la riproduzione sincronizzata della traccia audio direttamente all’interno del meccanismo di proiezione. Proiettore “Delta” (1932 ca.) - Aveva caratteristiche simili al Rex, tra cui la base, le scatole per il film da 1000 metri e la lampada Splendor. Tuttavia, il Delta si distingueva per l'adozione del sistema di trascinamento della pellicola Mod.B, una novità che lo rendeva unico rispetto al suo predecessore. Lampada automatica a carboni “Fulgor” (1934 ca.) Proiettore “Alfa” (1934 ca.) - Progettato per medi e piccoli cinema, era dotato di un otturatore radente, che permetteva di sfruttare al massimo il flusso luminoso. La lampada, ridisegnata per migliorarne l'efficienza, contribuiva in modo determinante a potenziare le prestazioni complessive del proiettore. Proiettore Magnus (dopo 1935 ca.) - Il proiettore di maggior successo della prima metà del ‘900. Nel libretto di presentazione del proiettore si leggeva: Una breve descrizione non basta a dimostrarne le eccezionali qualità: occorre vederlo, sentirne la purissima riproduzione del suono e la marcia silenziosa. Solo montandovi una pellicola ci si rende conto della grande praticità di manovra e di tutti i dettagli che concorrono a facilitare il compito dell’operatore ed assicurando la conservazione del film ad un grado finora mai raggiunto. Il Magnus si distinse a livello mondiale per la sua eccellenza. Sul piano acustico e sonoro rivaleggiava con i migliori modelli statunitensi, mentre dal punto di vista meccanico offriva prestazioni superiori, che lo ponevano nettamente al di sopra della concorrenza dell’epoca. Proiettore P30 e prima generazione della serie “P” (1935 ca.) Proiettore “Impero” per grande e medie e sale (1943) Seconda generazione di proiettori della serie P (iniziata presumibilmente nel 1930): P10 (1952), CS (1953), P30 (1954), P40 (1955), P60/CS (1957), P50 (1958), P77, P55, ed altri non ancora identificati Fotocoagulatore Mod. Raverdino (1952) - utilizzato in ambito oftalmico. Apparecchio ad emissione di luce (precursore del laser) per applicazioni chirurgiche alla retina. Fu utilizzato da ospedali e cliniche in tutta Europa. Proiettore Mod. P10 (1952), combinava un design moderno con componentistica evoluta e un prezzo accessibile, facilitandone la diffusione nelle sale cinematografiche di piccola e media capienza. Tra le innovazioni: sistema avanzato di lubrificazione e raffreddamento e una testa sonora ottimizzata. Proiettore Mod.CS (1953) (in seguito denominato P60/CS), è sato il proiettore più diffuso degli anni Cinquanta. Era equipaggiato con una testa di proiezione progettata per garantire la massima robustezza e precisione meccanica. La struttura era realizzata in modo da poter alloggiare e sostenere senza difficoltà i componenti della testa di lettura sonora, permettendo così la riproduzione di copie di film dotate di colonne magnetiche a quattro piste, secondo lo standard CinemaScope. Proiettore “Cinescope” per pellicole 35 mm girate in Cinemascope (1953) oltre che per formato standard 35 mm. Ultima generazione di tavoli di montaggio (moviola) inclusa la celebre moviola combinata 16/35mm SC-66 con piano di lavoro ribaltabile