Somma Vesuviana è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.

Geografia fisica Territorio Somma Vesuviana sorge nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio a 16 km dal capoluogo. Ha origini antichissime, attestate in numerosi ritrovamenti archeologici e da una delle più grandi ville romane dove si pensa sia morto l'imperatore Cesare Augusto, e costituisce uno dei comuni più interessanti dell'area vesuviana. Il Casamale, il suo più antico quartiere è tuttora circondato da mura aragonesi. Nuovi studi hanno prospettato la tesi che questo quartiere sebbene antico, non fu il primo nucleo abitativo della città, come dimostra la presenza della chiesa fuori dalle Mura Aragonesi (D.Russo, Summae Civitas, 2018.) Vi è il Museo Etnostorico delle Genti Campane, ubicato nell'antico convento delle Suore Carmelitane accanto al santuario di Santa Maria a Castello. Più in basso dell'abitato si trova la chiesa di Santa Maria del Pozzo e, nelle immediate vicinanze, un Museo di Arte Contadina che raccoglie tantissimi oggetti di uso quotidiano della civiltà di un tempo. Il suo terreno, fertilissimo per la vicinanza del Vesuvio, rende i prodotti locali particolarmente prelibati, come i pomodorini del Vesuvio, le albicocche e l'uva, da cui si ricava un eccellente vino da tavola che accompagna le più svariate ricette, tra cui il baccalà alla napoletana, assoluto protagonista della manifestazione gastronomica che si tiene ogni anno durante il secondo week-end di ottobre.

Clima

Geografia antropica

Frazioni Nel 2011 il comune ha richiesto il titolo di città, ottenuto poi nel 2012, con decreto del Presidente della Repubblica Italiana. Le sue frazioni sono le seguenti: Centro Storico Casamale, Crocelle Camaldoli, Fornaro, Lupa, Masseria Allocca, Matarazzo, Mercato Vecchio, Musciabuono, Paradiso, Pizzone Cassante, Reviglione, Rione Trieste, San Sossio, Santa Maria delle Grazie a Castello, Santa Maria del Pozzo, Starza della Regina.

Storia

Sulle antiche pendici del Vesuvio, che, dopo l'eruzione del 79 d.C., causa la separazione del massiccio in due moli, assunse poi la denominazione di monte Somma, lasciando al nuovo cono la denominazione di Vesuvio, era insediata una folta serie di "villae rusticae". Questo a dimostrazione dell'intensa frequentazione della zona fin dall'epoca romana e della coltivazione di prodotti pregevoli (frutta, vino ed olio), smistati sui mercati delle vicine cittadine di Nola, Pompei e Napoli per procedere poi alla successiva commercializzazione nella lontana capitale in cui erano molto richiesti. Abbondantissimi gli insediamenti di epoca romana riscontrati nella zona, tra i quali notevole interesse architettonico presentano i ruderi della presunta "Villa di Augusto", individuata da Matteo Della Corte, intorno agli anni trenta, in località Starza della Regina. Nell'evoluzione urbanistica della cittadina di Somma Vesuviana ebbe sempre una notevole importanza la sua sede elevata ed intermedia tra le potenze militari di Nola e Napoli costantemente in lotta tra di loro. Le prime menzioni del luogo sono state date da Cicerone nel suo De officiis e da Valerio Massimo nel Memorabilia facendo riferimento alla disputa tra le città di Napoli e Nola per il possesso di queste terre alle falde del monte Vesuvio. Il Senato romano, nel 184 a.C., mandò come arbitro Quinto Fabio Labeone il quale decise di non modificare i confini già tracciati e di destinare quella fascia di territorio alla diretta amministrazione di Roma. Questo episodio, che è citato da tutti gli storici locali dei paesi vesuviani come atto fondativo del loro territorio, ha, da sempre, suscitato più di una polemica. Secondo alcuni si tratterebbe di un fatto leggendario per attribuirsi "nobili natali"; per altri addirittura non si sarebbe mai verificato. Sulla rivista Summana è apparso un contributo del prof. Parisi Domenico che, confermando l'effettiva realtà dell'episodio, avanza l'ipotesi che l'arbitro mandato dal Senato di Roma, per derimere la controversia tra nolani e napooletani, non sarebbe stato il console Quinto Fabio Labeone, ma il pretore peregrino Caio Atinio Labeone nel 195 a.C.

Nella parte più alta, in posizione strategica rispetto all'intera pianura campana, verso l'XI secolo, fu eretto il fortificato castello che ospitò longobardi, normanni e svevi, mentre successivamente gli ungheresi ne saggiarono l'imprendibilità.

Con l'avvento degli angioini il castello sul monte e la cittadina medievale di Somma, sviluppatasi più in basso, ebbero maggiore importanza e un incremento significativo sia nella parte residenziale che in quella artistica. La zona fu selezionata come stabile dimora estiva dai regnanti angioini per la salubrità dell'aria e la fedeltà dei sudditi a cui furono per riconoscenza concessi molti privilegi e molte opere d'arte, tra cui ricordiamo quelle architettoniche più importanti: restauro del castello a monte con la costruzione della cappella di Santa Lucia, opere di fortificazioni del borgo medioevale, il palazzo reale in località Starza della Regina e la monumentale chiesa di San Domenico con l'annesso convento.

Non da meno furono i successori degli angioini, cioè gli aragonesi, che soggiornarono molto spesso in Somma Vesuviana e lasciarono la loro traccia con la riedificazione della cinta muraria, giunta fino a noi quasi intatta, con il castello a ridosso delle mura, eretto da Lucrezia d'Alagno, e con la chiesa di Santa Maria del Pozzo, fatta costruire dalla regina Giovanna III d'Aragona, che viveva a Somma Vesuviana e che nelle sale del palazzo della Starza della Regina assistette alla celebrazione delle nozze della figlia Giovanna IV con Ferrantino. Precedentemente proprio Ferrante I aveva constatato l'imprendibilità del castello di Somma allorquando era qui venuto con molti armati per sottomettere Lucrezia d'Alagno, amante del padre Alfonso il Magnanimo, che a quest'ultima aveva regalato la terra di Somma, sotto la finta stipula di una vendita al fratello Ugone. Fu per questo riconoscimento che Somma ebbe rifatta interamente la cinta muraria, per migliorarne la struttura difensiva e non fu più concessa in feudo, ma restò sempre sotto il più stretto demanio regio e i diritti su di essa vennero concessi solo ai familiari del re, per salvaguardare la città di Napoli da attacchi di nemici provenienti dal lato orientale.

Somma Vesuviana fu elevata al rango di Ducato e fú concessa a Ramon Folch de Cardona-Anglesola (nato a Bellpuig nel 1467, morto a Napoli nel 1522), Vice-Re di Napoli, 12° Barone di Bellpuig, dal 1515, Conte di Oliveto (Alvito), ramo generato dal casato degli Angioini.

Solo con la caduta degli aragonesi la cittadina venne concessa in feudo, ma i suoi abitanti fecero sì che questa situazione non perdurasse a lungo e, con sacrifici e con notevoli indebitamenti, furono raccolti i ducati, cifra occorrente per pagare il riscatto e rientrare così sotto il demanio regio.

Nel frattempo l'urbanizzazione della zona era cresciuta e si erano sviluppati il quartiere Margherita, il quartiere del Borgo e il quartiere di Prigliano, mentre nelle fertili campagne più a valle, nei poderi acquistati da vari nobili napoletani, venivano edificate ampie ed attrezzate "masserie". Queste provvedevano contemporaneamente alla residenza in periodi di vacanza e alla produzione, raccolta e lavorazione dei pregiati vini tratti dalle già dette famose uve locali, coltivate sul terreno sabbioso del vulcano, che contribuiva a dare loro forza e sapore; a queste era stata aggiunta la pregiata uva "catalanesca", proveniente dalla Catalogna e impiantata nella zona ad opera di Alfonso I d'Aragona, che per secoli ha biondeggiato sulle mense ed ha deliziato i palati dei napoletani. Torchi vinari dalle dimensioni enormi, ricavati da tronchi di mastodontici alberi di quercia, da cui assunsero la denominazione dialettale di cercole, ancora oggi si trovano inutilizzati, nei vasti e freschi cellai di molteplici aziende agricole, a testimoniare l'abbondanza della produzione vinaria.

Con lo spostamento dei reali napoletani nella zona della marina Portici per il periodo di vacanze, Somma Vesuviana perse la predilezione dei sovrani, ma ad essi immediatamente subentrarono, variamente distribuiti sul territorio, signori locali e forestieri, con un'abbondanza di napoletani, che attivarono la produzione agricola, che primeggiò non solo nel campo vitivinicolo, ma anche in quello della frutta pregiata (susine, pesche e ciliegie) e di cui ancora oggi permane apprezzata l'albicocca, la "succulenta crisommola". Sorsero nobili palazzi, che si arricchirono con fregi e decorazioni pregevoli.

Simboli Sullo stemma comunale sono rappresentate tre querce su tre cime. Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze Con decreto del presidente della Repubblica del 19 settembre 2012 venne concesso al comune di Somma Vesuviana il titolo di Città, «benché il 5 agosto 1752 re Carlo di Borbone, con dispaccio della Real Segreteria per gli Affari Ecclesiastici ordinava alla Curia Nolana di dare a Somma il titolo di Città, che ab antiquo le era stato sempre dato dalla Maestà del Principe e dalla Regal Camera di Santa Chiara.»

Monumenti e luoghi d'interesse Caratteristici sono il centro storico e il territorio circostante che conservano l'aspetto di un tempo.

La città ha inoltre un luogo d'interesse archeologico. Secondo Strabone, storico romano del II secolo, la città fu fondata dallo stesso gruppo di Osci che fondò Ercolano e che chiamò la città Sommax. Giulio Andronico riporta nel suo Acutum Fondationum che la città fu fondata da un gruppo di plebei guidato da Tiberio Gracco che chiamò la città «Saxo Tribunum» (urbe dei plebei). Marenzio, storico del 77 d.C. descrive la fondazione con i sanniti. Il ritrovamento avvenne nel 1997, quando l'archeologo dilettante Nicola Sannuto scoprì il sito archeologico che corrispondeva con Saxo Tribunum.

Il borgo di Casamale Castello D'Alagno, voluto da Lucrezia d’Alagno amante di Alfonso d’Aragona. Nel 1458 alla morte del re, vi si stabilì per viverci. Imponente e maestoso, a ridosso del centro storico di Casamale, vicino ad una delle porte d'ingresso al borgo, domina tutta la zona.

Il borgo che prende il nome dalla aristocratica famiglia dei Causamala, che compare per la prima volta in un atto di locazione del 1011. Circondano il borgo le antiche mura aragonesi, consolidate nel 1467 dal re Ferrante d'Aragona. Tali mura servivano per il contenimento dei terrapieni intorno alla "Terra Murata". Quattro porte si aprivano lungo le mura: porta Terra (o porta San Pietro) situata sul lato nord; porta Formosi (o porta Marina) situata sul lato ad ovest; porta della Montagna (o porta Castello) situata sul lato sud; porta Piccioli (o porta Tutti i Santi) situata sul lato ad est.

Il nucleo centrale del Casamale è un edificio ecclesiastico, il convento dei Padri Eremitani di Sant'Agostino con la cappella titolata prima a San Giacomo e poi, dopo la costruzione della chiesa, a Santa Maria della Sanità. Nel 1595 la chiesa fu insignita del titolo di Collegiata cambiando il nome di Santa Maria Maggiore. Il Casamale racchiudeva tra le sue mura, oltre alla imponente Collegiata, conventi e palazzi dell'aristocrazia che occupavano solo in misura parziale le insule. Questi terreni sono stati pian piano occupati e abitati da coloni, commercianti e artigiani. L'antico borgo medievale del Casamale si conserva ancora integro, nonostante le evidenti tracce di manomissioni consistenti in interventi in calcestruzzo tra le antiche murature in pietra.