L’occupazione alberoniana fu uno dei brevi periodi in cui la Repubblica di San Marino venne occupata militarmente da uno Stato straniero, tra il 1739 e il 1740.

Storia All'inizio del XVIII secolo la Repubblica di San Marino attraversava un periodo di declino politico e istituzionale. Il Consiglio Grande e Generale, ridotto ormai a ventisette membri effettivi, era dominato da un ristretto numero di famiglie patrizie che concentravano in sé il potere civile, amministrativo e religioso, determinando un progressivo irrigidimento oligarchico dell'assetto repubblicano. L'esclusione dalle cariche pubbliche di una parte significativa della cittadinanza, incluse famiglie di tradizione notabile e professionale, favorì tensioni interne che costituirono il contesto politico e sociale nel quale maturò l'intervento pontificio del 1739.

Nel 1737 un gruppo di cittadini, esponenti di casate locali tra cui Belzoppi, Lolli, Ceccoli e Centini, organizzò una congiura con l'obiettivo di restaurare l'antico Arengo dei capifamiglia, soppresso nel 1571, e di riformare il Consiglio, percepito come strumento di un potere elitario. La congiura, scoperta nel settembre 1738, portò all'arresto di Vincenzo e Marino Belzoppi, Pietro Lolli e Marino Ceccoli, accusati di ribellione contro lo Stato.

Fra gli imputati, Lolli rivendicò una condizione di sudditanza pontificia, sostenendo che, in quanto insignito di una patente lauretana rilasciata dal Santuario della Santa Casa di Loreto, dovesse essere giudicato dai tribunali dello Stato Pontificio. La richiesta, respinta dal governo sammarinese per salvaguardare la propria giurisdizione, generò un contenzioso con la Santa Sede che divenne rapidamente politico e diplomatico. L'episodio offrì al cardinale Giulio Alberoni, legato pontificio di Romagna, il pretesto per intervenire a difesa dei presunti diritti papali sul territorio sammarinese.

Nel 1739 il contesto geopolitico contribuì ad accentuare le tensioni: la recente estinzione della dinastia medicea e la conseguente ascesa dei Lorena nel Granducato di Toscana avevano spinto la Santa Sede a rafforzare la propria presenza nell'Italia centrale per contrastare l'espansione asburgica nella regione. Il papato, preoccupato per i movimenti delle truppe toscano-imperiali nella vicina Carpegna, interpretò la crisi sammarinese come occasione per riaffermare il proprio controllo su un territorio considerato storicamente nella propria sfera di influenza.

Nel mese di marzo furono arrestati nel territorio pontificio Marino Enea Bonelli e suo figlio Costantino, successivamente utilizzati come ostaggi nel tentativo di ottenere la liberazione di Lolli. Nel settembre dello stesso anno, l'Alberoni ricevette da papa Clemente XII l'autorizzazione a intervenire direttamente, contando sull'appoggio di una parte del clero e di alcuni notabili locali. La strategia pontificia prevedeva di presentare l'operazione come un'azione di liberazione del popolo sammarinese da un governo dispotico, evitando che apparisse come un'annessione forzata.

Il 17 ottobre il cardinale entrò nel castello di Serravalle accompagnato da un ridotto seguito di ecclesiastici e notai, accolto dal parroco e da parte della popolazione che gli consegnò un atto di dedizione. Il giorno stesso ricevette anche la sottomissione degli abitanti di Fiorentino e si stabilì nella Città, presso Palazzo Valloni. Per garantire il controllo del territorio fece giungere alcune centinaia di soldati da Rimini e Verucchio, che occuparono i punti strategici: il 18 ottobre la Repubblica risultava integralmente soggetta al potere pontificio.

Una volta insediatosi, l'Alberoni riorganizzò il governo secondo il modello amministrativo pontificio: riportò a sessanta il numero dei membri del Consiglio, abolì la Reggenza sostituendola con un gonfaloniere e due conservatori, e nominò un governatore dipendente dal legato di Romagna. Nel tentativo di ottenere un riconoscimento formale, convocò per il 25 ottobre un'assemblea generale nella Basilica di San Marino affinché i rappresentanti dei castelli giurassero fedeltà al papa. L'adesione, tuttavia, fu limitata: numerosi cittadini e notabili, tra i quali Girolamo Gozi e Giuseppe Onofri, ribadirono la fedeltà alla Repubblica e al suo fondatore, rifiutando qualsiasi atto di sottomissione.

Il fallimento del giuramento collettivo indusse il cardinale a misure coercitive: vennero eseguite perquisizioni e confische nei confronti delle famiglie ritenute ostili all'annessione, mentre alcune abitazioni furono saccheggiate. La Curia romana, appresa la notizia dell'uso della forza e temendo l'intervento di potenze straniere, decise di porre fine alla crisi e incaricò il governatore di Perugia, monsignor Enrico Enríquez, di accertare la reale volontà della popolazione.

Enríquez giunse a San Marino il 9 gennaio 1740 e assunse temporaneamente la direzione del governo. Dopo aver interrogato oltre trecento capifamiglia, ecclesiastici e rappresentanti dei castelli, constatò l'unanime desiderio del ritorno all'indipendenza. Nella sua relazione alla Santa Sede scrisse: «Non vi sono dubbi, con verità incontrastabile, esser una vera unanimità in favore della Repubblica».

Il 5 febbraio 1740, giorno di Sant'Agata, monsignor Enríquez proclamò ufficialmente la restaurazione dell'autonomia politica della Repubblica, sancendo il ripristino della Reggenza e delle istituzioni tradizionali. In riconoscimento della libertà riconquistata, Sant'Agata venne proclamata compatrona della Repubblica, e la sua festa assunse da allora valore civile oltre che religioso. L'episodio, noto come "occupazione alberoniana", segnò uno dei momenti più significativi nella definizione dell'identità politica sammarinese, consolidando il principio della continuità istituzionale e della sovranità indipendente del piccolo Stato nel contesto europeo del XVIII secolo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Cardinale Domenico Riviera Mons. Enrico Enriquez

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