La Lega dei Ticinesi è un partito politico svizzero di destra a vocazione regionalista, fondato dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca e attivo in Canton Ticino.

Storia La Lega dei Ticinesi nacque circa un anno dopo il lancio, a opera di Giuliano Bignasca, del settimanale Il Mattino della Domenica, che si impose sul mercato grazie alla scelta di coprire un giorno della settimana in cui la gran parte della stampa ticinese non usciva. Il Mattino fece altresì da grancassa di diverse tematiche successivamente care al movimento. Soci fondatori, insieme a Bignasca, erano Flavio Maspoli (1950-2007) e Mauro Malandra (1942-2016).

Nel debutto alle elezioni cantonali del 1991 la Lega elesse tre deputati e nel 1995 ottenne anche l'elezione di un componente del consiglio di stato, l'avvocato Marco Borradori. Alle elezioni federali del 2003 la Lega si presentò in alleanza con l'Unione Democratica di Centro (dando inizio a un longevo apparentamento), ma elesse un solo deputato federale.

Nelle elezioni cantonali del 1º aprile 2007 la Lega dei Ticinesi ottiene un successo per il Consiglio di Stato incrementando i propri consensi dal 16% al 25%, divenendo la seconda formazione politica del Ticino dietro al Partito Liberale Radicale (con uno scarto di voti inferiore all'1%). Marco Borradori risulta il candidato più votato di tutto il Cantone. Nel Gran Consiglio vengono eletti 16 deputati (su un totale di 90).

La campagna elettorale è stata incentrata su temi forti e tradizionali come la precedenza ai residenti per l'ingresso nel mercato del lavoro rispetto anche alla manodopera di confine italiana (i cosiddetti "frontalieri"), un no deciso all'immigrazione massiccia, soprattutto ma non soltanto di matrice islamica, una difesa delle tradizioni locali e delle peculiarità ticinesi e uno stop alla criminalità, in particolar modo di quella straniera.

Nelle elezioni federali del 21 ottobre 2007 la Lega dei Ticinesi riesce a rieleggere Attilio Bignasca a Berna con una percentuale di voti del 12,6%, accrescendo i propri consensi, rispetto alle precedenti consultazioni di ambito federale, di circa il 5% dei voti. Manca per pochi voti l'elezione di un secondo rappresentante nell'assise di Berna.

Il 5 gennaio 2008 Bignasca incontra il leader della Lega Nord Umberto Bossi per un colloquio sui temi politici dell'area insubre . All'incontro partecipano anche il Consigliere di Stato Marco Borradori e il deputato Norman Gobbi. Per la Lega Nord sono presenti il Presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni e il Segretario nazionale della Lega Lombarda Giancarlo Giorgetti. La dirigenza della Lega decide di aderire con una propria delegazione alla manifestazione federale indetta dal Carroccio per il 17 febbraio contro l'eventuale declassamento dello scalo aereo di Milano-Malpensa a seguito della probabile vendita di Alitalia alla compagnia di bandiera francese Air France.

Il 2 febbraio 2010 si incontra di nuovo con Bossi a Lugano per parlare dello scudo fiscale, dei "fiscovelox" della Guardia di Finanza e per parlare del segreto bancario nell'economia ticinese e dell'Insubria.

Alle elezioni cantonali del 10 aprile 2011 per la prima volta il PLR.I Liberali Radicali (PLR) viene superato e con il 29,78% dei consensi la Lega ottiene un secondo seggio al Consiglio di Stato, diventando quindi il primo partito in seno al governo. Al Gran Consiglio ottiene 21 seggi con il 22,84% delle preferenze, confermandosi seconda forza politica cantonale, subito dietro ai liberali che ottengono 23 seggi.

Nel 2013, alla morte del fondatore Giuliano Bignasca, la guida del partito passa de facto al fratello Attilio (che viene nominato coordinatore, carica che mantiene fino al 2016Attilio Bignasca lascia la guida della Lega - ticinotoday.ch, 5 apr 2016) e ai nipoti Antonella e BorisUna Lega delusa ma più che altro deludente - ticino-oggi.ch, 23 ott 2019. Nello stesso anno la Lega fa sua anche la poltrona di sindaco di Lugano, cui viene eletto Marco Borradori.

Dai tardi anni 2010 il partito sconta una serie di contraccolpi, a cominciare dalla scomparsa di Attilio Bignasca nel 2020, che lascia la Lega priva di una chiara leadership: un anno prima si era infatti insediato un "comitato ristretto" composto da Boris Bignasca, Michele Foletti, Norman Gobbi e Roberta Pantani (non vi era entrata, invece, Antonella Bignasca, rimasta a capo della società editrice de "Il Mattino della Domenica"), ma gli statuti interni continuavano a prevedere - tra le altre cose - la presenza di un presidente, carica tuttavia non più attribuita dalla scomparsa di Giuliano BignascaLega dei Ticinesi, ipotesi statuti - laregione.ch, 2 dic 2019. Nel 2021 muore improvvisamente anche il sindaco di Lugano Borradori; il partito riesce comunque a tenere la carica in virtù dell'accettazione del candidato unico alla successione, il vicesindaco Michele FolettiMichele Foletti sarà sindaco di Lugano - rsi.ch, 20 set 2021.

Sempre nel 2021 il partito arriva infine a deliberare una significativa riforma degli statuti in vigore dal 1991, abolendo la carica di presidente e affidando la governance a un consiglio esecutivo di sette membri (più un coordinatore ed eventuali uditori) eletto da un'assemblea generale, aperta ai consiglieri di Stato e nazionali e ai parlamentari federali e locali, in carica ed emeriti, nonché a sindaci, vicesindaci e municipaliNuovi statuti e organi associativi per la Lega dei Ticinesi - tio.ch, 20 giu 2021.

Dopo un "interregno" affidato al consigliere nazionale Lorenzo Quadri e ai granconsiglieri Norman Gobbi, Claudio Zali e Boris Bignasca, nel 2022 la Lega elegge il primo consiglio esecutivo, aggiungendo ai suddetti il delegato del movimento giovanile Stefano Tonini (in veste di uditore) e i rappresentanti territoriale Sabrina Aldi, Massimiliano Robbiani, Patrizio Farei, Alessandro MazzoleniLa Lega completa il suo Consiglio esecutivo - lega-dei-ticinesi.ch, 24 mag 2022. Le difficoltà (unite a un crescente malcontento della "base" per la perdita dello slancio originario e l'eccessivo appiattimento nel rapporto con l'UDC, alleata a Berna e avversaria in Cantone) tuttavia perdurano e si traducono in una progressiva crisi di consensoLa Lega sull'ottovolante - cdt.ch, 29 mag 2022: alla tornata elettorale del 2023 la Lega perde 8 granconsiglieri rispetto al quadriennio precedente e, alle nazionali, subisce il sorpasso dell'UDC in Canton TicinoLega: una crisi che viene da lontano - liberatv.ch, 27 ott 2023. Tra fine 2023 e inizio 2024 il partito nomina quindi Norman Gobbi coordinatore ad interim, affiancato dai vice Antonella Bignasca, Roberta Pantani Tettamanti, Alessandro Mazzoleni e Daniele PiccalugaLega, Norman Gobbi svela i suoi quattro vicecoordinatori - laregione.ch, 8 gen 2024.

Ideologia Il movimento non si definisce né di destra né di sinistra, ma viene comunemente classificato all'interno del populismo di destra.

La Lega ha un'ideologia regionalista, euroscettica, antiecologista, antitaliana e antistatalista; sostiene una minore fiscalità, una maggiore attenzione alle fasce più deboli (in particolare gli anziani), e la lotta all'immigrazione.

Anche a cospetto della crescita elettorale del movimento, la Lega dei Ticinesi ha storicamente poggiato su un numero esiguo di rappresentanti "storici", in particolare membri della famiglia Bignasca: oltre al fondatore Giuliano, il fratello Attilio ha rappresentato la Lega nel Parlamento cantonale a Berna, mentre Boris Bignasca, figlio del presidente, è stato eletto - insieme con altri 14 deputati - al Gran Consiglio del Canton Ticino. Ha avuto ruoli primari nel partito anche Antonella Bignasca, figlia di Attilio.

Seggi

Consiglio degli Stati 1991-1995: Giorgio Morniroli 1995-1999: - 1999-2003: - 2003-2007: - 2007-2011: - 2011-2015: - 2015-2019: - 2019-2023: -

Consiglio Nazionale 1991-1995: Flavio Maspoli e Marco Borradori 1995-1999: Flavio Maspoli 1999-2003: Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli 2003-2007: Attilio Bignasca 2007-2011: Attilio Bignasca (2007-2009) e Norman Gobbi (2009-2011) 2011-2015: Lorenzo Quadri e Roberta Pantani 2015-2019: Lorenzo Quadri e Roberta Pantani 2019-2023: Lorenzo Quadri

Consiglio di Stato (Cantonale) 1991-1995: - 1995-1999: Marco Borradori 1999-2003: Marco Borradori 2003-2007: Marco Borradori 2007-2011: Marco Borradori 2011-2015: Marco Borradori e Norman Gobbi 2015-2019: Claudio Zali e Norman Gobbi 2019-2023: Norman Gobbi e Claudio Zali

Gran Consiglio 1991-1995: 12 deputati 1995-1999: 16 deputati 1999-2003: 16 deputati 2003-2007: 11 deputati 2007-2011: 15 deputati 2011-2015: 21 deputati 2015-2019: 22 deputati 2019-2023: 18 deputati 2023-: 14 deputati

Risultati elettorali Elezioni federali Elezione Voti % Seggi Federali 1991 1,4 Federali 1995 0,9 Federali 1999 0,9 Federali 2003 0,3 Federali 2007 0,57 Federali 2011 0,60 Federali 2015 0,99 Federali 2019 0,75 Federali 2023 0,55

Elezioni cantonali 1991: 12,2% 1995: 19,8% 1999: 21,1% 2003: 22,84% 2007: 19,68% 2011: 29,7% 2015: 24,24% 2019: 28,3%

Leader Giuliano Bignasca (17 gennaio 1991 - 7 marzo 2013), presidente a vita Attilio Bignasca (7 marzo 2013 - 29 marzo 2020), leader de facto, coordinatore fino al 2016 Boris Bignasca, Michele Foletti, Norman Gobbi, Roberta Pantani (2019 - 2021), reggenti ad interim Lorenzo Quadri, Norman Gobbi, Claudio Zali, Boris Bignasca (2021 - 24 maggio 2022), consiglio esecutivo ad interim Lorenzo Quadri, Norman Gobbi, Claudio Zali, Boris Bignasca, Stefano Tonini, Sabrina Aldi, Massimiliano Robbiani, Patrizio Farei, Alessandro Mazzoleni (24 maggio 2022 - 17 dicembre 2023), consiglio esecutivo Norman Gobbi (dal 17 dicembre 2023), coordinatore ad interim

Critiche e controversie Abuso dello stemma civico di Lugano Durante la campagna elettorale del 2020 sorsero alcune critiche per un utilizzo inappropriato dello stemma della città di Lugano a fini elettorali, quando il movimento iniziò a marchiare i suoi manifesti con uno scudo rossocrociato simile al logo della città ticinese (sostituendo la lettera U con la E nello scudo comunale). La contestazione proseguì anche alle elezioni comunali del 2021. Il 9 aprile 2021 il Comune decise di avviare un'azione legale contro il movimento leghista.

Permessi di soggiorno Il 3 settembre 2020 la trasmissione Falò della RSI mandò in onda un servizio in cui alcuni testimoni raccontavano come, dopo anni di attività e lavoro in Ticino, si erano visti rifiutare il rinnovo del permesso B o di quello G. Il caso approdò alla Commissione della gestione del Gran consiglio e continuò il suo percorso di "alta vigilanza" che interpellò il direttore del Dipartimento delle istituzioni, e rappresentante della Lega, Norman Gobbi, oltre ai funzionari della sezione della popolazione. La Lega dei Ticinesi sostenne la linea di Gobbi contestando l'operato della RSI. Il caso approdò anche al Parlamento italiano.

Note

Bibliografia

Voci correlate Giuliano Bignasca Marco Borradori Il Mattino della Domenica Canton Ticino Lega Nord

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