La segnaletica bilingue (o, per estensione, multilingue) è costituita dalla rappresentazione in un pannello segnaletico di iscrizioni in più di una lingua. L'utilizzo della stessa è di norma riservato a situazioni locali nelle quali vige il bilinguismo amministrativo (regioni bilingui o di confine) o vi è un notevole flusso turistico o commerciale (aeroporti, stazioni, porti, punti di frontiera, città turistiche, itinerari internazionali, sedi di autorità internazionali). In senso estensivo include, nelle regioni le cui lingue sono trascritte in alfabeti diversi da quello latino, la traslitterazione dei toponimi e l'eventuale traduzione dei testi complementari (solitamente in lingua inglese o francese). La tendenza generale è comunque quella di sostituire le informazioni che dovrebbero essere fornite in più lingue (a scapito della leggibilità della segnaletica stessa) con simboli e pittogrammi internazionalmente standardizzati rappresentativi del contenuto dell'informazione. L'impiego della segnaletica bilingue è forse il principale strumento simbolico di percezione e istituzionalizzazione della realtà bilingue di un territorio.
Evoluzione della segnaletica bilingue
L'utilizzo della segnaletica bilingue ha avuto nel corso degli ultimi anni una notevole espansione, in particolare nel mondo occidentale e democratico, dove si è accompagnato da un lato all'internazionalizzazione dei movimenti delle persone e dall'altra parte alla conquista di maggiori forme di tutela da parte di minoranze etniche e linguistiche, nonché alla consapevolezza della non corrispondenza tra i confini amministrativi degli Stati e le divisioni etnico-linguistiche.
I primi casi di segnaletica bilingue si riferiscono a situazioni assolutamente centrali e primarie come quella di Bruxelles nel Belgio, dove con l'inizio del secolo, il superamento del modello ottocentesco dello Stato/Nazione culturalmente unitario a seguito della rivendicazione di maggiori tutele linguistiche per la lingua fiamminga/olandese (peraltro maggioritaria nel paese nonostante il maggior prestigio del francese) ha portato a un lungo processo di parificazione tra l'uso delle due lingue. Il secondo esempio è stato quello del Tirolo meridionale germanofono (Alto Adige) che, annesso all'Italia con la prima guerra mondiale e successivamente oggetto di politiche di assimilazione (l'italianizzazione dei toponimi da parte di Tolomei), in forza del rispetto dei trattati internazionali ha dovuto applicare misure di tutela e parificazione tra le due lingue. Si noti che in entrambi i casi si tratta comunque di territori strategici confinanti con ambiti di lingue riconosciute e pienamente ufficiali in altri paesi, la cui alternativa alle iniziative di tutela poteva essere costituita dall'annessione all'altro Stato o dal ricongiungimento con quella che era la loro nazione, come nel caso dell'Alto Adige. In casi simili abbiamo avuto l'invasione tedesca delle regioni sudete in Cecoslovacchia e i ripetuti tentativi di ripresa dell'Alsazia, che però alla fine, restando francese, ha subito un inevitabile processo di francesizzazione. Diverso è il caso dell'Irlanda, che nonostante un forte processo di assimilazione da parte del Regno Unito riuscì a raggiungere l'indipendenza e ora protegge il gaelico irlandese come seconda lingua ufficiale dello stato, nonostante il numero molto esiguo dei parlanti.
Il primo esempio di rivendicazione di una lingua il cui ambito di diffusione si trova quasi completamente all'interno di un unico stato può essere fatto risalire all'esperienza del rinascimento della lingua catalana in Spagna precedentemente al periodo franchista, virtuosamente ripresa alla caduta dello stesso fino a determinare uno dei più evoluti casi di tutela linguistica in Europa, esempio imitato dalla maggior parte delle regioni autonome europee e divenuto spunto per numerose leggi di tutela e nonché per il Trattato del Consiglio d'Europa per la tutela delle lingue minoritarie.
L'impiego della segnaletica bilingue è spesso indicativo del livello di tutela e di effettivo plurilinguismo di un territorio, o talvolta della fase di evoluzione delle rivendicazioni di tutela: La forma minima di tutela è costituito dalla semplice indicazione di alcuni toponimi nelle indicazioni di localizzazione (solitamente inizio centro abitato e nomi via o su indicazioni turistico-culturali), talvolta senza alcun riscontro di effettiva ufficialità e con l'impiego di caratteri minori rispetto alla versione "ufficiale"; in questi casi le indicazioni non vengono mai riportate sui cartelli direzionali e persiste una forte prevalenza visiva e di prestigio della lingua nazionale rispetto a quella locale, di fatto relegata al rango di dialetto; Rientrano in questa categoria ad esempio i comuni frisoni della Germania; Una forma più evoluta è costituita dal diffuso impiego di indicazioni bilingui nella lingua nazionale (idioma primario) e in quella locale (come seconda forma), sia sulla segnaletica di localizzazione che su quella di direzione, normalmente con caratteri di pari dimensione ma talvolta tipograficamente differenziati; le indicazioni complementari vengono tuttavia normalmente riportate nella sola lingua nazionale al fine di non appesantire il carico di informazioni sui pannelli; si tratta di una soluzione di compromesso tra l'opportunità di dare pari visibilità a entrambe le lingue e il desiderio di mantenere una prevalenza di "ufficialità" della lingua nazionale. È esemplificativo in tal senso il caso della Corsica; La terza forma costituisce la naturale evoluzione della seconda ed è costituita dall'applicazione del bilinguismo segnaletico perfetto, che riporta entrambe le versioni con pari dignità su ogni tipo di indicazione (incluse quelle complementari) secondo un ordine prioritario solitamente legato alla prevalenza linguistica degli abitanti (quindi dando la precedenza alla forma locale dove il numero dei locutori costituisca la maggioranza). In questo caso le lingue hanno effettivamente pari dignità o vi si registra una leggera prevalenza per la lingua locale. Questa casistica rappresenta l'effettiva applicazione del "bilinguismo" nella segnaletica. È il caso ad esempio dell'Alto Adige; La forma più estrema di tutela è costituita dal passaggio al monolinguismo in cui la lingua locale assume il ruolo di unico veicolo di trasmissione delle informazioni relegando quella nazionale ad un ruolo secondario (almeno sotto l'aspetto visivo). È il caso della Catalogna in Spagna; La maggior parte degli altri esempi esistenti rientra in situazioni ibride tra quelle appena analizzate. Sono inoltre presenti casi in cui si registra un comportamento differenziato tra le varie autorità proprietarie delle strade, in cui solitamente la rete locale e urbana registra una forma più avanzata di bilinguismo (anche se spesso con risultati poco uniformi e standardizzati, talvolta ai limiti della conformità normativa) mentre la rete nazionale riflette maggiori difficoltà all'applicazione dello stesso (ma quando presente lo applica in forma maggiormente standardizzata e conforme).
Problematiche legate all'impiego della segnaletica bilingue L'impiego della segnaletica bilingue (o multilingue) in un territorio richiede comunque un notevole sforzo organizzativo e di coordinamento da parte delle autorità locali e presenta sia vantaggi che inconvenienti. Tra i vantaggi usualmente rilevati: si rivela molto utile nelle regioni di frontiera in quanto determina una continuità comunicativa tra i paesi confinanti nell'ottica dell'integrazione tra le relative popolazioni; rafforza la percezione dell'identità e della specificità di un luogo, legandola ad uno dei suoi aspetti più rappresentativi quale è la lingua; è il principale veicolo visivo che sancisce il raggiungimento dell'ufficialità di una lingua regionale o minoritaria. costringe a un maggiore impiego dei pittogrammi di facile percezione e a un accurato studio del layout dei pannelli al fine di contenere entro limiti accettabili la quantità di informazioni da trasmettere in più lingue e garantirne l'immediata percezione. incentiva la normalizzazione ortografica dei toponimi e delle varianti linguistiche locali.
Tra i maggiori inconvenienti che la segnaletica bilingue usualmente comporta: il raddoppio dei testi che può ingenerare problemi alla sicurezza nella più difficoltosa percezione dell'informazione soprattutto in presenza di un layout deficitario del pannello; la ripetizione sui testi complementari, nel caso delle lingue regionali, di informazioni già presenti nella versione nazionale e già di per sé comprensibili agli utenti; problematiche varie relative all'adeguamento dello standard nazionale alla situazione bilingue, al coordinamento dell'ufficializzazione dei toponimi minoritari e della normalizzazione linguistica; una prevedibile maggiore spesa in relazione alle maggiori dimensioni dei pannelli segnaletici bilingui; una possibile opposizione "politica" all'iniziativa da parte dei governi centrali (specie nei paesi non democratici e centralisti) e da parte di gruppi nazionalisti o antinazionalisti.
Uno studio realizzato nel 2000 dallInstitute for Transport Studies dell'Università di Leeds su incarico dell'Assemblea del Galles e finalizzato a comprendere se la segnaletica bilingue possa creare problemi alla sicurezza stradale della guida (in relazione all'aumento della quantità di testo) ha in ogni caso dimostrato che in presenza di una corretta impostazione grafica non vi è alcuna significativa differenza nel tempo impiegato dai guidatori per assumere le informazioni in un pannello bilingue.
Segnaletica stradale bilingue in Europa L'unico, seppur indiretto riferimento alla segnaletica e toponomastica bilingue contenuto nella Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 è costituito dall'articolo 10 (Autorità amministrative e servizi pubblici), paragrafo 2 lettera g) che prevede che nelle "autorità locali e regionali sui cui territori risiede un numero di parlanti delle lingue regionali o minoritarie (...) le Parti si impegnano a permettere e/o promuovere: (...) l'uso o l'adozione, se del caso congiuntamente con l'adozione della denominazione nella/e lingua/e ufficiale/i, di forme tradizionali e corrette di toponomastica nelle lingue regionali o minoritarie".
Albania In Albania è presente una segnaletica stradale di indicazione bilingue, in albanese e greco, nella zona di Argirocastro (Gjirokastra/Αργυρόκαστρο), dove è storicamente presente una minoranza ellenica. Nel 2008 il sindaco del comune di Himara (Χειμάρρα), a sud di Valona dove alcuni albanesi sono bilingui, dopo aver sostituito l'indicazione stradale albanese con quella greca, è stato processato per violazione del Codice della Strada e danneggiamento dell'interesse dello Stato.
Austria
In Austria la legge sulla tutela delle minoranze prevede la segnaletica bilingue nelle località in cui una minoranza linguistica costituisca almeno il 10% della popolazione. È bilingue la regione di Klagenfurt am Wörthersee (Carinzia), originariamente di lingua slovena in particolare nelle campagne, dove i toponimi tedeschi e sloveni hanno lo stesso status legale ma la segnaletica bilingue tedesco/sloveno si limita alle indicazioni di localizzazione (inizio e fine centro abitato, toponimi geografici) e ha provocato accese discussioni tra le autorità locali e le proteste dei movimenti politici nazionalisti (incluso il governo regionale della Carinzia guidato da Jörg Haider che si era all'epoca opposto al provvedimento), conclusesi con una sentenza dell'Alta Corte che ha dichiarato incostituzionale la mancanza della denominazione slovena ed ha ripristinato la segnaletica bilingue (anche se in base ad un recente sondaggio la maggior parte della popolazione della regione si oppone alla segnaletica bilingue).