Il Palazzo Santacroce-Altieri è una residenza nobiliare che si trova ad Oriolo Romano, un comune in provincia di Viterbo. Edificato negli anni 1579-1585 dai Santacroce, fu ampliato dalla famiglia Altieri nel 1674, durante il papato di Clemente X, l'esponente più rilevante della famiglia.,
Il palazzo ha annesso un parco delimitato da mura al quale i proprietari potevano accedere tramite un accesso privato costituito da un passetto. La facciata è sobria. L'interno contiene molti affreschi: le sette immagini di Roma, storie dell'Antico Testamento e paesaggi che rappresentano luoghi appartenenti all'epoca alla famiglia: Vicarello, Castello di Rota, Monterano, Viano ed altri. Il palazzo contiene nell'ala est anche la Galleria dei Papi, una collezione di ritratti di tutti i papi della chiesa cattolica. La galleria servì da modello per i ritratti dei papi di San Paolo fuori le mura che erano andati distrutti dopo l'incendio del 1823.
Lo storico dell'arte Costantino D'Orazio ha dedicato al palazzo un episodio della trasmissione AR - Frammenti d'ARte.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale del Lazio, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Storia Il palazzo Santacroce-Altieri fu edificato nel corso degli anni 1579-1585 per volontà di Giorgio II SantacroceLa famiglia Santacroce era presente a Roma dal Mille, abitava nel rione Sant’Angelo dal XII sec. In origine erano mercanti ma riuscirono ad introdursi nell’ambiente curiale con quattro cardinali. Si estinsero nel 1867; le ultime discendenti andarono spose a nobili romani: Luisa al marchese Rangoni, Vincenza al conte Sforza Cesarini e Valeria al marchese Passari. quale fondatore, e di suo figlio Onofrio III che ha nel tempo proseguito la realizzazione del palazzo la cui costruzione corrisponde ai diversi periodi di presenza delle tre famiglie storicamente proprietarie del palazzo: i Santacroce dal 1579 al 1602, gli Orsini dal 1603 al 1670, gli Altieri dal 1671 al 1971.
A causa dei debiti accumulati dalla famiglia Altieri, le principesse ereditarie nel 1970 misero all'asta gli oggetti d'arte, mobili, libri, strumenti musicali.L'asta si tenne nel palazzo tra il 26 novembre e il 6 dicembre 1970. La maggior parte degli oggetti d'arte di questa asta, tra cui alcuni ritratti del '600 e '700 romano delle principesse Altieri, vennero acquistati dagli avvocati Fabrizio e Fiammetta Lemme che con donazione del 28 maggio 2007 li cedettero al Museo del Barocco romano di Palazzo Chigi di Ariccia. Cfr. i cataloghi e Per impedire la messa all'asta anche del palazzo lo Stato Italiano lo acquistò con diritto di prelazione; il parco, inspiegabilmente escluso dal diritto di prelazione, fu acquistato da un noto avvocato romano e solo nel 2010 tornò fruibile al pubblico. Attualmente sia il palazzo sia il parco sono di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Descrizione Esso risulta un tipico palazzo-villaPer la fase iniziale del progetto di pianificazione del borgo e del palazzo si ipotizza l’attribuzione a Ludovico Agostini, trattatista ed urbanista rinascimentale senza peraltro escludere anche la diretta partecipazione nell’ideazione di Giorgio II Santacroce, cultore delle teorie rinascimentali. Gli studi di R.G. Cipollone e G. Lepri hanno permesso di identificare nell’architetto Troiano Schiratti il progettista degli ampliamenti sui bastioni, della sistemazione della loggia sia in facciata che all’interno, della realizzazione delle mura di cinta del palazzo lungo la via Clodia, per il periodo che va dal 1583 fino alla morte di Onofrio III Santacroce (†1604). Cfr. e , che sviluppa in senso manieristico lo schema cinquecentesco di edificio a corpo centrale con loggiato tra corpi laterizi elevati in forma di torre. Il loggiato centrale è a cinque arcate e poggia sul sottostante vano rettangolare di pietra dura basaltica. La tradizione attribuisce la paternità del palazzo così come l’intero quadro urbanistico, a Jacopo Barozzi detto il Vignola, ma è un’attribuzione molto dubbia.Tale tradizione non trova fondamento storico in quanto il Vignola muore nel 1573 mentre la costruzione del palazzo avviene a partire dal 1579. Arnaldo Bruschi esclude che Jacopo Barrozzi abbia lavorato al progetto urbanistico del paese e del palazzo, sebbene i Santacroce frequentassero i Farnese, cfr. . Il palazzo raggiunse l’attuale configurazione nei secoli XVII-XVIII ad opera degli Altieri sotto la direzione di Carlo Fontana. Ai corpi esterni vennero aggiunte le due ali di direzione nord, così da creare un ampio cortile. Fu elevata in posizione asimmetrica la torretta con l’orologio, abbellito l’ingresso con il ponte in pietra basaltica e rifatta la bella fontana al centro della piazza antistante il palazzo. L’interno è articolato in ampi e ben distribuiti ambienti, decorati con stucchi, affreschi e pitture di buona fattura, alcune attribuite alla scuola di Taddeo Zuccari. L’arredo del palazzo è in gran parte disperso, ciò che attualmente resta è originale del 600.Le sale mantengono parte dell’arredo originario, che risale principalmente alla fase Altieri. Manufatti artistici prodotti da mobilieri romani del seicento e del tardo settecento, come le consolle Luigi XVI, dorate e laccate con ripiani in marmo fior di pesco, giallo di Siena, verde venato e poltrone a “canneté” anch’esse laccate e dorate, risultano studiate in maniera unitaria con l’insieme decorativo delle singole sale e pienamente raccordate con esso in un'eccezionale unità stilistica.
Il museo
Il Museo è articolato al suo interno in 14 sale, disposte a destra e sinistra del Salone degli Avi, fulcro del palazzo, la Cappella S. Massimo opera degli Orsini, e la Galleria dei Papi. Il Salone d’ingresso, atrio, ha nella volta rappresentato Fetonte che guida i cavalli del Sole, a seguire il Salone degli Avi con i ritratti degli Altieri con i loro stemmi e blasoni, la Sala di passaggio, la Sala di Giuseppe e delle Belle, dove rimangono nove degli undici ritratti delle sorelle Mancini dipinti da Jacob Ferdinand Voet, tra gli affreschi delle pareti vi è una preziosa immagine del palazzo prima degli interventi operati dagli Orsini e dagli Altieri.
La Sala da pranzo, presenta dipinti tardo-settecenteschi che raffigurano i feudi circostanti, il palazzo e la via Altieri di Oriolo Romano.
A seguire vi è la Sala affrescata da Giovanni Baglione,Le sale con gli affreschi del ciclo biblico, rappresentano il manifesto o programma di vita di Onofrio III Santacroce e della sua famiglia. È manifesta chiaramente la volontà del committente di stabilire una relazione diretta tra le vite dei personaggi biblici e i ruoli “significativi” dei singoli famigliari a cui sono destinate le stanza. È il giovane Giovanni Baglione pittore tardo-manierista romano ad eseguire gli affreschi sulla volta delle quattro sale. Si nota l’influenza degli artisti manieristi emiliani di palazzo Farnese a Caprarola: Bertoja, Raffaellino da Reggio, Giovanni Guerra. La Sala del sogno di Giacobbe, la Sala di Giosuè, la Sala di David, la Sala di Eliseo, la Saletta delle Vedute o di Riposo, la Sala del Sacrifico di Elia, la Sala dell’Eterno, la Sala del Trono ed infine la Galleria dei Papi. L’attribuzione a Giovanni Baglione del ciclo di affreschi tardo-cinquecenteschi del palazzo ed in particolare delle sale di David, Eliseo, Giosuè, Giacobbe è incerta; secondo ulteriori studi compiuti nel 2007 da Enrico Guidoni il ciclo degli affreschi sarebbe da attribuire a Andrea Boscoli..
Salone degli Avi Al salone si accede direttamente dell'ingresso. Svolge la funzione di fulcro tra le due ali dell'edificio.
La sala risale al primo periodo della costruzione dell'edificio. Il camino, che si trova nel lato ovest, inizialmente aveve il nome di Giorgio III. Negli inventari dell'epoca è citato come "salone dipinto" il che fa supporre che le pareti fossero affrescate.
La sala presenta ora alle pareti degli elementi architettonici dipinti e sul soffitto intorno una serie di trompe-l'œil che lasciano vedere il cielo.
Al centro della volta c'è la raffigurazione dell'Aurora, che risale al tempo degli Altieri. Alle pareti si trovano ritratti della famiglia Altieri.
Sulla parete occidentale (a sinistra per chi entra) si trovano: a sinistra i ritratti del cardinale Giovanni Battista Altieri, fratello maggiore di Clemente X, e del cardinale Lorenzo Altieri. Al centro della parete, sopra il caminetto c'è il ritratto di papa Clemente X e a destra il ritratto del cardinale Giovanni Battista Altieri e del cardinale Paluzzo Altieri.
Sulla parete orientale (a destra per chi entra) ci sono i ritratti del cardinale Ludovico AltieriAltieri non identificato, del principe Paluzzo Altieri e della principessa Maria Anna di Sassonia, sua moglie.
Il pontefice è raffigurato in trono, mentre gli altri personaggi sono in piedi ad eccezione della principessa Anna Maria, anch'essa raffigurata seduta.
Sala di Giuseppe o delle Belle Alla sala si accede girando a destra nel corridoio situato tra l'atrio e il salone degli Avi.
La sala presenta nella volta una serie di grottesche di vario tema che ospitano gli affreschi con la storia di Giuseppe.
Il nome "delle Belle" deriva dalla presenza di una serie di ritratti (nove degli undici originali) di nobildonne. La "sala delle belle" era un elemento presente nei palazzi nobiliari del settecento.
La sala risale al primo periodo della costruzione del palazzo, negli anni '80 del XVI secolo.
Il ciclo di Giuseppe si presenta come una serie di medaglioni ovali e riquadri.
Il ciclo inizia nella parete nord con due ovali che raffigurano "i sogni di Giuseppe" e "la vendetta dei fratelli. Nel primo Giuseppe racconta il suo sogno, con gli undici covoni dei fratelli che si inchinano davanti al suo. Nel secondo sono raffigurati i fratelli che lanciano Giuseppe nella cisterna vuota.
Segue nella parete est un riquadro centrale dove sono raffigurati due fasi "Giuseppe venduto agli Ismaeliti" e "Giuseppe creduto morto". Sullo sfondo si vede la scena della cisterna. In primo piano, a destra, i fratelli incontrano una carovana di Ismaeliti, cui vendono Giuseppe invece di ucciderlo. Sul lato sinistro i fratelli uccidono una capra per intingere nel suo sangue la tunica di Giuseppe e inviarla al padre per fargli credere che Giuseppe sia morto.
Nella parete parete sud ci nono gli ovali con "Giuseppe e la moglie di Potifar" e "Giuseppe spiega i sogni del Faraone". Nel primo Giuseppe è raffigurato mentre fugge dalle proposte della moglie di Potifar. Nel secondo il medaglione è diviso in due: a sinistra è rappresentato il sogno del faraone, con le sette vacche magre e le sette vacche grasse, e sullo sfondo le sette spighe piene e le sette spighe secche. A destra Giuseppe incontra il faraone circondato dai saggi e da due cortigiani vestiti secondo la mode del '500: Giuseppe spiega al faraone il significato dei sogni.
Nell'ultima parete, la parete ovest, c'è un unico riquadro, in posizione centrale, con "La prova della coppa": Giuseppe, ora potente amministratore del faraone, ha ricevuto i fratelli che non lo riconoscono. Quindi ha fatto mettere di nascosto una coppa d'argento nel sacco di Beniamino, il fratello più giovane. Quando la coppa viene ritrovata li arresta e Giuda, si offre al posto del fratello piccolo. Giuseppe vede il cambiamento dei fratelli e decide di perdonarli.
Intorno al ciclo di Giuseppe c'è una serie di grottesche con varii temi.
Nella parete nord sono raffigurati elementi tratti dalle favole di Esopo, tra cui: la scimmia e la volpe, la civetta e gli altri uccelli, l'aquila e la volpe. Al centro della parete si trova un tempietto con un soldato ferito e una targa con la scritta "TE'L BECCHI".
Nella parete est abbiamo la rappresentazione, in forma di immagini, di varie imprese.