Sol Invictus ("Sole invitto", ovvero "Sole mai sconfitto") o, per esteso, Deus Sol Invictus ("Dio Sole invitto") era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel Tardo Impero romano, quali Helios, El-Gabal, Mitra e Apollo, che finirono per essere fra loro assimilate, nel periodo della dinastia dei Severi, all'interno di un monoteismo "solare"Cfr. a titolo esemplificativo Giovanni Filoramo, Che cos'è la religione, Torino, Einaudi, 2004, p.190.Per una disamina più approfondita sul "monoteismo solare" cfr., ad esempio, il capitolo VIII, Monoteismo solare, in Storia della religiosità greca di Wilhelm Nestle tradotto in lingua italiana dalla Nuova Italia di Firenze nel 1973..
Al contrario del precedente culto agreste di Sol Indiges ("Sole nativo" o "Sole invocato" - l'etimologia e il significato del termine indiges sono dubbie), il titolo Deus Sol Invictus fu formato per analogia con la titolatura imperiale Pius, Felix, Invictus (Pio, Fortunato, Invitto).
Storia In Egitto e Siria
Secondo alcuni autori, il culto del Sol Invictus discende da quello del Sol Indiges; secondo altri, ha invece origine in Oriente dove le celebrazioni rituali della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. In particolare, è l'apologeta cristiano Epifanio di SalaminaContro le eresie, 51,22,8-11, in: GCS (Die griechischen christlichen Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte), Epiphanius, II, 285-286. a segnalare che in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell'eterno ritorno: si noti che nella tradizione cosmologica greca "Aîon" era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, "kore" è la parola che designa genericamente la "fanciulla" ossia il femminile nelle sue infinite potenzialità, Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di GerusalemmeDiscorso 51, in: PG (Patrologia Graeca, a cura dell'abate Jacques Paul Migne) 38,464., che ancora nel VII secolo menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.
Eliogabalo e Mitra
Sebbene vi siano emissioni monetali del Sole risalenti almeno all'epoca di Caracalla, il culto acquisì importanza a Roma per la prima volta con Eliogabalo, proveniente da Emesa, in Siria, dove era sacerdote del culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare della sua città natia. Nel 218, divenuto imperatore a quattordici anni dopo vicende complesse e turbolente, Eliogabalo si adoperò in ogni modo per diffondere il culto, tramite editti e facendo erigere sul Palatino un sontuoso tempio dedicato alla nuova divinità, ma incontrò una fortissima opposizione da parte del Senato e della guardia pretoriana.Dettagli su queste vicende sono forniti dalla controversa Historia Augusta, un'opera probabilmente della fine del IV secolo, il cui anonimo autore sembra essere pagano e anti-imperiale, vicino alla classe senatoria: «Sed ubi primum ingressus est urbem, omissis quae in provincia gerebantur, Heliogabalum in Palatino monte iuxta aedes imperatorias consecravit eique templum fecit, studens et Matris typum et Vestae ignem et Palladium et ancilia et omnia Romanis veneranda in illud transferre templum et id agens, ne quis Romae deus nisi Heliogabalus coleretur. Dicebat praeterea Iudaeorum et Samaritanorum religiones et Christianam devotionem illuc transferendam, ut omnium culturarum secretum Heliogabali sacerdotium teneret.» (Cfr. "Heliogabalus", 3, 4-5). Con la morte violenta dell'imperatore nel 222, questo culto terminò il proprio breve periodo di successo, ma continuò per secoli in maniera residuale: l'iconografia introdotta durò per lungo tempo, e molti imperatori continuarono a essere ritratti sulle monete con l'immagine della corona radiata solare per quasi un secolo.
Il Sol Invictus compare inoltre come divinità subordinata associata al culto di Mitra. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti.
Culto del Sol Invictus a Roma
Nel 272 Aureliano sconfisse la principale nemica dell'impero, la regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all'aiuto provvidenziale della città-Stato di Emesa. L'imperatore stesso dichiarò di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia decisivaHistoria Augusta, 25, 3-6..
In seguito, nel 274, Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e ufficializzò il culto solare di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti). Comunque, al di là dei motivi di gratitudine personale, l'adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell'Impero. Anche molte divinità greco-romane, come Giove e Apollo, erano identificate con il Sole. Inoltre, come riferisce l'apologista cristiano Tertulliano, molti credevano erroneamente che gli stessi cristiani adorassero il Sole, ed è lecito pensare che l'iniziativa di unificare in un unico culto tante similitudini potesse servire a governare la forte ascesa del cristianesimo.
Sebbene il Sol Invictus di Aureliano non sia ufficialmente identificato con Mitra, richiama molte caratteristiche del mitraismo, compresa l'iconografia del dio rappresentato come un giovane senza barba.
Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus in una data ignota verso la fine del 274Christian Körner, De imperatoribus romanis, Online encyclopedia of roman emperors, facendo del dio-Sole la principale divinità del suo impero e, come altri prima di lui, fu raffigurato con una corona a raggi. Si presume che a lui risalga la festa solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, il "Giorno di nascita del Sole Invitto". La scelta di questa data poteva rendere più importante la festa, in quanto la innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali.
La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è tuttavia testimoniata solo nel Cronografo del 354 insieme alla testimonianza del Natale, di cui si trova traccia già nel Commentario su Daniele di sant'Ippolito di Roma, risalente al 203-204. Durante il regno di Licinio la celebrazione del Sol Invictus si svolse il 19 dicembre, data forse più prossima al solstizio astronomico nel calendario allora in vigoreL'ordine ufficiale dato all'esercito di Licinio di celebrare la festa il 19 dicembre è tramandato in un'iscrizione citata a p. 480 e nota 128 di: Allan S. Hoey, Official Policy towards Oriental Cults in the Roman Army, Transactions and Proceedings of the American Philological Association, 70, (1939:456-481).Cfr. anche Lucio De Giovanni, Costantino e il mondo pagano: studi di politica e legislazione, M. D'Auria Editore, 1989.. La festa era celebrata anche in altre date, ad esempio dal 19 al 22 ottobreIn questo periodo si svolgevano i Ludi Solis, cioè i "Giochi del Sole", sempre secondo il Cronografo del 354. La maggiore durata delle celebrazioni sembra indicare una maggiore importanza di questa festa rispetto a quella del solstizio di dicembre (M. R. Salzman, New Evidence for the Dating of the Calendar at Santa Maria Maggiore in Rome, Transactions of the American Philological Association 111 (1981, pp. 215-227) p. 221)..
La prima testimonianza della celebrazione del Natale cristiano successiva al Cronografo del 354 risale al 380, grazie ai sermoni di san Gregorio di Nissa. La festa del Natale di Cristo, infatti, non è riportata nei più antichi calendari delle festività cristiane in quanto i cristiani prediligevano altre feste fra cui oltre alla Pasqua anche l'Epifania/Battesimo di Gesù e il concepimento, ipotizzato 33 anni esatti prima della morte di Gesù. Fra le date festive più antiche figurano proprio il 6 gennaio e il 28 marzo (o altra data pasquale per il presunto anno di nascita di Gesù).
Durante le persecuzioni dei Cristiani, a causa di una grave pestilenza che devastava l'impero, Gallo ordinò di compiere sacrifici in onore di Apollo-Sole.
"Al compagno Sole Invitto"
Massenzio, vinto da Costantino sul Ponte Milvio il 28 ottobre 312, era un cultore di Apollo-Sole.
Anche l'imperatore Costantino sarebbe stato un cultore del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei Romani. Egli, infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l'iscrizione SOLI INVICTO COMITI, "Al compagno Sole Invitto", definendo quindi il dio come un compagno dell'imperatore.E. Horst, Costantino il grande, Milano, 1987, p. 31.
Con un decreto del 7 marzo 321 Costantino stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del Sole, Dies Solis) doveva essere dedicato al riposo:
Dopo aver abbracciato la fede cristiana, nel 330 l'imperatore ufficializzò per la prima volta il festeggiamento della natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita di Sol Invictus. Il "Natale Invitto" divenne il "Natale" cristiano.vedi Treccani Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, voce Natale.
Verso la metà del IV secolo papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa cattolica, come tramandato da Giovanni Crisostomo nel 390:
L'editto di Teodosio La religione del Sol Invictus restò in auge fino all'editto di Tessalonica del 27 febbraio 380, in cui Teodosio I stabiliva che l'unica religione di Stato era il cristianesimo di Nicea, bandendo di fatto ogni altro culto.
Il 3 novembre 383 il Dies Solis, chiamato anche Dies Dominicus, giorno del Signore, in accordo con l'uso cristiano attestato da quasi tre secoli (cfr. Apocalisse 1, 16), fu dichiarato giorno di riposo obbligatorio per le liti giuridiche, per gli affari e per la riscossione dei debiti, comandando che fosse considerato sacrilego chi non ottemperava all'editto:
Sol Invictus e cristianesimo La terminologia relativa alla luce e alle sue fonti: lucerna, fuoco, stelle, Luna e -primo fra tutti- Sole, si riferisce innanzitutto alla loro realtà fisica. In seguito all'esperienza umana questi termini si caricarono di ulteriori significati e divennero metafora o simbolo, assumendo sensi più ampi e complessi. Ad esempio la luce si contrappone all'oscurità, il giorno alla notte e per questo motivo la luce diventa simbolo di verità, di conoscenza, di consapevolezza che si contrappone all'oscurità dell'ignoranza e della menzogna. Questo processo è molto antico e ha portato per esempio i popoli mesopotamici ad attribuire al dio sole Šamaš il compito di garantire la giustizia e il rispetto degli accordi. Già nella stele di Hammurabi il re babilonese è ritratto mentre riceve da Šamaš le leggi che poi promulgherà.
Il Sole come simbolo ebraico del Messia Un legame tra il Sole e la figura del Messia atteso dal popolo ebraico compare nella profezia biblica:
Questa immagine della giustizia di Dio come astro splendente risale al libro di Isaia ( e ) ed è ripresa anche nel libro della Sapienza ().
L'utilizzo del Sole come simbolo messianico nel periodo immediatamente precedente la nascita del giudeo-cristianesimo si ritrova nei manoscritti del Mar MortoIl testo citato è databile alla fine del II secolo a.C.; cfr. Giovanni Ibba, Qumran. Correnti del pensiero giudaico (II a.C.-I d.C.), Carocci, Roma-Urbino, 2007, p.111.:
Simbolismo solare associato a Gesù