La ratline è stato un sistema di vie di fuga con cui, alla fine della seconda guerra mondiale tra gli anni 1946-1951, i criminali di guerra e collaborazionisti nazisti fuggirono, in prevalenza verso l'America Latina, per evitare i processi a loro carico in Europa.
Queste vie di fuga portavano verso "luoghi sicuri" come il Sudamerica, in particolare l'Argentina, ma anche il Paraguay, il Brasile, l'Uruguay, il Cile e la Bolivia. In altri casi i criminali si diressero verso gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna, il Canada e il Medio Oriente. La prima tappa del viaggio era principalmente la Spagna franchista, da qui si imbarcavano per l'Argentina.
Un'altra via di fuga portava dall'Europa centro-orientale a Roma attraverso l'Austria, e infine in Sudamerica, per mezzo dell'aiuto anche di qualche alto prelato come Alois Hudal, la presumibile connivenza di alcuni vertici del Vaticano e assenso degli Stati Uniti. Le due vie furono organizzate "indipendentemente" ma .Phayer, 2008, p. 173.
Origine del termine La parola ratline nel glossario marinaresco inglese, indica il piolo di corda che, collegato alle sartie, permette la salita fino alla cima degli alberi dei velieri (in italiano grisella). Significa letteralmente "linea dei ratti", e trae origine dal fatto che tali corde rappresentano l'ultimo rifugio sicuro per i ratti durante un naufragio, prima di essere inghiottiti dalle acque. Per estensione, il termine fu utilizzato dai servizi segreti statunitensi per riferirsi al canale di fuga dall'Europa ideato dai nazisti e fascisti.
Storia
Reti di esfiltrazione naziste sono state raccontate nell'omonimo libro da parte dei giornalisti Mark Aarons e John Loftus.
Alla fine del secondo conflitto mondiale la rete di esfiltrazione, venne creata per consentire l'evacuazione di agenti dei servizi segreti nazisti, ma anche di molti gerarchi del regime. Sostanzialmente vi furono due principali vie di fuga: la rete organizzata del vescovo Alois Hudal creata per coprire la fuga dei criminali di guerra tedeschi; una seconda creata per gli ustascia croati, diretta e coordinata da padre Krunoslav Draganović, segretario dell'Istituto Croato di San Girolamo, il principale organizzatore delle reti di esfiltrazione utilizzate da noti criminali di guerra per sfuggire alla giustizia. Scopo di tali operazioni era quello di nascondere queste persone, ricercate per i crimini di cui si erano resi responsabili, nell'intento di poter combattere così l'emergente minaccia comunista, questo in virtù della loro opposizione a questa ideologia.
Nel 1947, finita la guerra e in piena occupazione alleata, i nazisti che riuscirono a scampare al processo di Norimberga diedero vita ad un'organizzazione dal nome O.D.E.SS.A, acronimo che sta per Organisation der ehemaligen SS-Angehörigen (in tedesco Organizzazione degli ex-membri delle SS). Tale organizzazione si prefiggeva di spostare capitali accumulati, per lo più sottratti alle vittime dell'Olocausto, all'estero e di produrre documenti per evacuare i membri in paesi sudamericani.
Gerarchi e criminali fuoriusciti Alcuni dei più noti criminali di guerra fuggiti attraverso le reti di esfiltrazione naziste: Andrija Artuković, fuggito negli Stati Uniti; arrestato nel 1984 ed estradato in Jugoslavia, dove morì nel 1988 per cause naturali. Klaus Barbie, fuggì in Bolivia nel 1951 con l'aiuto degli Stati Uniti, poiché era un agente del Corpo di controspionaggio dell'esercito degli Stati Uniti dall'aprile 1947; catturato nel 1983; morì in carcere in Francia il 23 settembre 1991. Alois Brunner, fuggito in Siria nel 1954; è morto intorno al 2001. Herberts Cukurs, fuggito in Brasile nel 1945, ucciso dal Mossad in Uruguay nel 1965. Adolf Eichmann, fuggito in Argentina nel 1950; catturato dal Mossad nel 1960; giustiziato in Israele il 1º giugno 1962. Aribert Heim, scomparso nel 1962; molto probabilmente morì in Egitto nel 1992. Sándor Képíró, fuggito in Argentina, è tornato in Ungheria nel 1996. È stato processato per crimini di guerra a Budapest nel febbraio 2011, prima della sua morte a settembre. Josef Mengele, fuggì in Argentina nel 1949, poi in Paraguay, e morì in Brasile nel 1979. Ante Pavelić, fuggito in Argentina nel 1948; morì in Spagna, nel dicembre 1959, per le ferite riportate due anni prima in un tentativo di omicidio. Erich Priebke, fuggito in Argentina nel 1949; arrestato nel 1994; è morto a Roma nel 2013. Walter Rauff, fuggito in Cile; mai catturato; morì nel 1984. Eduard Roschmann, fuggito in Argentina nel 1948; fuggì in Paraguay per evitare l'estradizione e vi morì nel 1977. Dinko Sakić, fuggito in Argentina nel 1947, arrestato nel 1998 ed estradato in Croazia. Fu processato e ritenuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, scontando una condanna a 20 anni. È morto nel 2008. Boris Smyslovskij fuggì in Argentina nel 1948 dal Liechtenstein con la prima armata nazionale russa. Tornò in Liechtenstein nel 1966 e morì per cause naturali nel 1988. Franz Stangl, fuggito in Brasile nel 1951; arrestato nel 1967 ed estradato nella Germania Ovest; morì nel 1971 per insufficienza cardiaca. Gustav Wagner, fuggito in Brasile nel 1950; arrestato nel 1978; si suicidò nel 1980.
Grazie alle ricerche documentarieM. Aarons, J. Loftus, Unholy Trinity: The Vatican, the Nazis, and the Swiss Banks, New York 1998 si è scoperto che gran parte di queste fughe furono organizzate da un alto prelato, Rettore dell'Istituto Pontificio Santa Maria dell'Anima, il vescovo Alois Hudal. Questi, esponente filonazista e antisemita della Chiesa cattolica - che durante la guerra ricopriva l'incarico di commissario dell'Episcopato dei cattolici tedeschi in Italia e di padre confessore della comunità tedesca in Roma - era, inoltre, membro della congregazione vaticana del Sant'Uffizio. Nel 1937 aveva scritto un'apologia del nazismo pubblicata a Lipsia e a Vienna, I fondamenti del nazionalsocialismo, e tale dimostrazione di fede ne aveva fatto l'uomo di fiducia di Hitler in VaticanoJ. Camarasa, Organizzazione Odessa, Mursia 1998. Nei suoi scritti aveva affermato che «il nazionalsocialismo è una grazia divina». La Chiesa, scriveva Hudal, doveva venire a patti con i nazionalsocialisti “conservatori”, in cui egli continuava ad aver fiduciaP. Godman, Hitler e il Vaticano, Ulm 2004.
Nel libro di Gitta Sereny Into That Darkness: An Examination of Conscience Stangl descrisse come Hudal organizzò il suo espatrio, approntando e falsificando documenti: passaporto, visti e permessi di lavoro. Mark Aarons e John Loftus sostengono che Hudal fosse amico di Pio XIIM. Aarons e J. Loftus, op. cit. e che Siri era non solo coinvolto nella rete del vescovo Hudal ma uno dei “principali coordinatori”. Inoltre «Siri era il contatto di Walter Rauff» tramite il quale Hudal faceva fuggire clandestinamente dall'Europa i criminali di guerra.
All'interno dell'organizzazione Odessa, il “compartimento” organizzato dalla Chiesa cattolicaMichael Phayer: «Una questione correlata all'Olocausto e all'epoca sconosciuta alla maggior parte del mondo, che coinvolse invece il Vaticano fu quella relativa ai criminali di guerra riusciti a fuggire. Permettendo che il Vaticano venisse coinvolto nella ricerca di un rifugio per i colpevoli dell'Olocausto, il dodicesimo commise la più grande scorrettezza del suo pontificato». (M. Phayer, La Chiesa cattolica e l'Olocausto, Newton & Compton, Roma, 2001, p. 186), denominato “Canale dei ratti” (Rat Channel) o anche “via dei monasteri”, a detta di alcuni storici e dei servizi segreti, fu il più efficace: secondo le stime, cinquemila esponenti nazisti riuscirono a scappare grazie ai servizi di questa organizzazione. Secondo Rivelli la sua sede centrale a Roma era il monastero di San Girolamo degli Illirici vicino al Porto di Ripetta, ove operava monsignor Krunoslav Draganović coadiuvato dall'arcivescovo ucraino Ivan Bucko e da numerosi sacerdoti croatiMarco Aurelio Rivelli, Dio è con noi!, Kaos, 2002. Come i servizi segreti statunitensi ebbero modo di scoprire, . Protetti dalla Chiesa cattolica, questi croati si consideravano un governo in esilioLa politica della Santa Sede era quella di non allacciare rapporti diplomatici formali in tempo di guerra con gli Stati di nuova formazione, fino a quando la loro situazione politica non si fosse definita. La Croazia era uno Stato-fantoccio guidato da Ante Pavelić e formalmente riconosciuto solo da Germana e Italia, ma non dalla Santa Sede, la quale, altrettanto formalmente, intratteneva rapporti diplomatici con il Regno di Jugoslavia, di cui la Croazia era territorio. Ciononostante, rapporti informali tra Santa Sede e Croazia erano tenuti in territorio italiano da rappresentanti del Vaticano, e il luogo deputato era il citato Collegio degli Illirici, situato ancora oggi a Via Tomacelli, nello stesso edificio dove si trova la chiesa nazionale croata.. Molti dei ministri del gabinetto croato nascosti a San Girolamo erano fuggiti dal campo di prigionia di Afragola e facevano la spola tra il Vaticano e il monastero diverse volte la settimana in un'automobile con tanto di autista e targa diplomatica. «Parte dal Vaticano e scarica i passeggeri all'interno del monastero» affermarono i servizi segreti americaniU. Goni, Operazione Odessa, Garzanti, 2003.
Collaboratori del vescovo Hudal erano i sacerdoti cattolici Leopold von Gumppenberg, Bruno Wustenberg (poi promosso nunzio apostolico in alcuni Paesi africani e nei Paesi Bassi), Heinemann e Karl Bayer. Ex-paracadutista dell'esercito hitleriano, Karl Bayer fuggì dal campo di prigionia di Ghedi, vicino a Brescia, grazie all'aiuto del sacerdote cattolico Krunoslav DraganovićM.A. Rivelli, L'arcivescovo del genocidio, Kaos 1999. Intervistato molti anni dopo da Gitta Sereny, ricordò come lui e Hudal avessero aiutato i nazisti con l'appoggio del Vaticano. «Il Papa forniva effettivamente denaro a tal scopo; a volte col contagocce, ma comunque arrivava» disse Bayer.Juan Maler (Reinhard Kopps), Frieden, krieg und «frieden», Bariloche, 1987M. Phayer, La chiesa cattolica e l'olocausto, Newton, Roma, 2001; La storica Gitta Sereny ha ipotizzato che il Vaticano possa aver usato Hudal come capro espiatorio per i suoi stessi sforzi in aiuto dei nazisti in fuga.
Inoltre, il vescovo «Hudal racconterà il proprio attivismo per il “canale dei topi”, rivendicherà di avere personalmente contribuito a salvare oltre 1000 “perseguitati”, e definirà tutta l'operazione come un “compito svolto per incarico del Vaticano”».
Secondo Ignacio Klich e Jorge Camarasa, «Se oggi forse è comodo individuare nel vescovo Hudal il principale responsabile delle evasioni, è necessario sottolineare che né la “via dei monasteri” né il suo stesso ruolo durante la guerra sarebbero stati possibili senza il consenso della Santa Sede».I. Klich. «Lo scandalo della dispersione nazista nel terzo mondo», in Le Monde Diplomatique, luglio-agosto 1983, n. 55-56. Nei rapporti dei servizi segreti americani, che confermano le testimonianze di Hudal e Bayer, sono elencate in dettaglio le responsabilità vaticane e la partecipazione di numerosi religiosi all'attività illegale e clandestina connessa al “Rat Channel”.