Brisighella (Briṣiġèla in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

Il borgo è caratterizzato da tre cime rocciose (i "Tre Colli"), su cui poggiano, rispettivamente, la Rocca Manfrediana (XIV secolo), il santuario del Monticino (XVIII secolo) e la torre detta dell'Orologio, ricostruita nell'Ottocento sulle rovine di un preesistente insediamento difensivo del XII secolo.

L'area gode di un terreno e un microclima particolarmente favorevoli per la coltivazione dell'ulivo, nello specifico la varietà «Nostrana di Brisighella» dalla quale si ottiene l'olio extravergine di oliva «Brisighella», che è stato il primo in Italia a ottenere la Denominazione di Origine Protetta (DOP) nel 1996.

Il territorio comunale include la parte orientale del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, patrimonio UNESCO componente del sito "Carsismo nelle evaporiti e grotte dell'Appennino settentrionale".

Geografia fisica

Il comune di Brisighella è il più meridionale della provincia di Ravenna. Il capoluogo comunale sorge a circa a monte della città di Faenza e a a sud-ovest di Ravenna, a ridosso dei primi rilievi dell'Appennino faentino, a 115 metri s.l.m.. È attraversato dal fiume Lamone, che percorre l'omonima valle a cavallo tra Toscana e Romagna.

Confina a sud con la Toscana (città metropolitana di Firenze) nell'area del Mugello e a sud-est con la provincia di Forlì-Cesena, nella zona tra Appennino faentino e Appennino forlivese.

Il clima di Brisighella, pur rientrando nel quadro temperato subcontinentale della Romagna, presenta caratteristiche peculiari dovute alla forte escursione altimetrica (da 57 a oltre 800 m s.l.m.) e alla vicinanza dell’Appennino.

Rispetto ai comuni limitrofi di pianura, come Faenza, registra inverni più freddi e frequenti gelate, mentre le estati sono meno afose grazie all’altitudine e alla ventilazione valliva. Al contrario, rispetto ai vicini centri appenninici come Casola Valsenio e Marradi, il clima risulta mediamente più mite, con temperature invernali leggermente superiori e minore incidenza di nevicate.

Origini del nome Il toponimo deriva secondo alcuni autori da *brisca, *bresca, prelatino, riferendosi al territorio collinare poroso, da confrontare con il romagnolo brisca ‘favo’ e il siciliano briscale ‘terra spugnosa’; più realisticamente è da mettere in relazione a bréṣega che in Polesine significa 'piccolo appezzamento di terreno' ed è in relazione con l'italiano briciola; nel territorio polesano ha dato origine a nomi di luogo come Breṣega e Breṣeghina.

Storia Le origini del borgo risalgono alla fine del Duecento, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, quella che divenne la roccaforte più importante della valle del Lamone. Nel 1310 Francesco Manfredi, primo signore di Faenza, eresse su un altro spuntone di roccia la rocca di Brisighella. Essa venne rimaneggiata da un suo discendente, Astorgio, intorno alla metà del Quattrocento, infine fu completata dai Veneziani nel 1508 con la torre più alta, raccordata alla cinta di mura. Diversi fattori concorsero a favorire una crescita progressiva del centro abitato: la posizione lungo la strada di fondovalle del Lamone, propizia ai commerci; la presenza di ben due fortificazioni (la rocca e la torre); l'abbondanza di gesso, prezioso materiale da costruzione e merce di scambio.Stefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it). Brisighella fu possesso diretto del Papa tra il 1356 ed il 1376, dopodiché ritornò sotto il dominio dei Manfredi. I brisighellesi furono sempre fedele ai Manfredi, che ricambiarono elevando la cittadina a capoluogo della valle del Lamone nel 1411.

Il 1º febbraio 1425 si combatté un’aspra battaglia tra i Brisighellesi e la Repubblica di Firenze. I Manfredi si erano alleati con il Duca di Milano Filippo Maria Visconti il quale aveva mire espansionistiche verso la Toscana. I Fiorentini formarono un esercito ed invasero la valle del Lamone per attaccare la città manfreda. I Fiorentini, comandati dai condottieri Oddo Fortebraccio e Niccolò Piccinino, furono invece fermati a Brisighella, che oppose una tenace resistenza. Nello scontrò il Fortebraccio trovò la morte e il Piccinino venne catturato e fatto prigioniero.

Negli anni 1457-66, Astorgio II Manfredi fece cingere la città da una cinta muraria dotata di tre porte: Porta Gabalo verso est, Porta Bonfante ad ovest, e Porta delle Cannelle (poi detta Fiorentina) a sud. L'attuale piazza del Monte fu destinata al mercato del mercoledì, mentre piazza Marconi assunse il ruolo di centro della vita civile. Nel 1459 fu costruito il Palazzo della Comunità, sede del governo locale.

Dopo una breve parentesi di dominio veneziano, dal 1509 Brisighella tornò nello Stato Pontificio. Verso la fine del Cinquecento il paese iniziò ad estendersi al di là della cinta muraria. Sorsero nuove case lungo le vie dell'Abbondanza, Roma e Baccarini. Nacque un sobborgo che poi divenne il centro dello sviluppo urbano tra Seicento e Ottocento. Brisighella fu colpita da terremoti distruttivi nel 1625, nel 1690 e nel 1781, il secondo dei quali causò seri danni anche alla rocca.

Negli anni 1824-28 l'antico palazzo Comunale fu ricostruito in stile neoclassico su progetto di Antonio Melari; in un'ala del fabbricato fu edificato il Teatro Pedrini, realizzato nel 1830-32 su progetto di Giuseppe Mascolini. Nel 1837 il percorso della strada provinciale all'interno del paese fu spostato su via della Fossa e via Roma, al fine di facilitare il traffico; per allargare la strada furono abbattute Porta Gabalo e Porta Fiorentina (Porta Bonfante venne demolita nel 1849). Piazza Carducci fu abbellita sul lato nord da due edifici con porticati: da allora la sua attrattiva aumentò fino a diventare, si può dire, il centro "moderno" di Brisighella. Nel 1850 la torre di Torsello fu demolita e sostituita con l'attuale Torre dell'Orologio. Attorno al 1840 Michele Lega (1777-1859) creò a Brisighella una filanda a vapore per la lavorazione della seta grezza di cui non vi era l'eguale a Bologna e tantomeno nella Romagna. Papa Pio IX lo nominò benemerito della patria e cavaliere di S. Gregorio Magno, la Repubblica di San Marino gli concesse il patriziato ereditario.

Nel 1859 le Legazioni pontificie furono annesse al Regno di Sardegna, che nel 1861 divenne Regno d'Italia. Nel 1887 Brisighella fu raggiunta dalla ferrovia Firenze-Faenza. A lato della strada ferrata fu realizzato anche l'acquedotto (1896). Nel 1893-94 furono costruite le scuole elementari. La strada provinciale fu spostata su un tracciato ancora più esterno al paese, parallelamente alla ferrovia (l'attuale via Maglioni). La nuova arteria attrasse la costruzione di nuove case sin dai primi decenni del Novecento.

Durante la seconda guerra mondiale, Brisighella ospitò il quartier generale della Brigata Ebraica, da cui venivano inviate le istruzioni operative ai battaglioni e alle compagnie della brigata nei campi di battaglia. Il 3 aprile 1945, con una cerimonia pubblica il rappresentante degli Esteri e capo del dipartimento politico dell'Agenzia Ebraica consegnò la bandiera di combattimento al comandante della Brigata Ebraica, il generale E.F. Benjamin.

Nel 1959 fu costruita la scuola di Avviamento Professionale, poi Media, "Giuseppe Ugonia". Nel 1962 fu inaugurato il nuovo stabilimento termale. Nei primi anni settanta fu realizzata la zona sportiva, con impianti per le varie discipline. Il 26 giugno 1977 fu inaugurato il Museo della Civiltà Contadina all’interno della Rocca. Alla fine degli anni 1990 è stato avviato un piano di recupero degli edifici del centro storico, con la ripavimentazione di piazza Marconi (2000). Nel secondo dopoguerra la popolazione di Brisighella ha conosciuto un vistoso calo democrafico. Negli ultimi decenni del XX secolo il calo demografico è continuato.

Dal 1972 la popolazione ha contribuito alla ricerca sui fattori di rischio cardiovascolari aderendo al Brisighella Heart Study, un progetto scientifico iniziato dal professor Giancarlo Descovich dell'Università di Bologna e proseguito dal professor Antonio Gaddi..

Simboli

Lo stemma del Comune di Brisighella è stato riconosciuto con decreto del capo del Governo del 25 luglio 1937D'azzurro, al capro rampante d'argento con le corna d'oro; al capo del Littorio. e modificato con decreto del presidente della Repubblica del 28 dicembre 1965.

Il capro (o becco) potrebbe essere un'arma parlante con riferimento alla Signoria di Beccusano, da cui dipendeva Brisighella, o ricordare la presenza di un antico tempio romano dedicato a Giove Ammone dove ora sorge la pieve di San Giovanni in Ottavo.

Il gonfalone è un drappo troncato di azzurro e di verde.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa di San Michele Arcangelo: è la parrocchiale del paese e risale al XVII secolo. Santuario del Monticino: sorge sul terzo colle di Brisighella. Fu eretto nel 1758-59 in sostituzione di un edificio preesistente. Vi si custodisce una sacra immagine in terracotta raffigurante la Madonna con Bambino risalente al 1626. L'interno del santuario, ad una sola navata, è ornato di eleganti pilastri con capitelli di ordine ionico. L'altare principale è rivestito di marmi pregiati. Nell'abside sono visibili affreschi del pittore faentino Savino Lega (Faenza, 1813-1889). In onore della Madonna del Monticino, nel mese di settembre si celebra, dal 1662, una tra le più antiche sagre di Romagna. La festa del Santuario cade la domenica successiva l'8 settembre. Pieve di S. Maria in Tiberiaco:Tiberiaco è un altro nome del monte Mauro. Cfr. sita sul Monte Mauro, la chiesa ha origini remote. Fu edificata nel VI secolo per volere dell'imperatore bizantino Maurizio (582-602). Egli stesso la dedicò a Maria Assunta e le conferì il titolo, di diritto imperiale, di Beata Vergine Assunta in Tiberiaco. La chiesa ha attraversato tutte le epoche storiche. Nel corso del XX secolo fu ridotta a rudere. Il restauro si è concluso nel primo decennio del XXI secolo. Al suo interno si possono notare artistici dipinti e le vestigia delle antiche mura del castrum Tiberiacis. Pieve del Tho (o Pieve di S. Giovanni Battista in Ottavo): costruita fra l'VIII e il X secolo (su un tempio romano del V secolo) è denominata in tal modo per la sua collocazione all'ottavo miglio da Faenza lungo la strada per l'Etruria (Via Faventina). Edificata in stile romanico utilizzando materiale di recupero, è la pieve più antica della valle del Lamone. L'interno, a pianta basilicale, è a tre navate. Il documento più antico che ne attesta l'esistenza risale all'anno 909. Di particolare interesse il paliotto d'altare risalente all'VIII secolo che, per tema decorativo e tipo di lavorazione costituisce un unicum nel panorama della produzione artistica altomedievale locale. Di pregevole fattura artistica il dipinto raffigurante San Paolo che predica nell'Areopago di Atene (attribuito al pittore seicentesco Benedetto Marini). Eccelsa anche la pala d'altare dipinta su tavola, ancora nella sua cornice originale, databile al 1516. La cripta conserva vari reperti, tra cui una tomba romana e un'antica macina di olive per uso familiare.Paola Tassinari, Pieve di Tho, la chiesa sull'ottavo miglio, «La Voce di Romagna», 22 febbraio 2016, p. 41. Chiesa dell'Osservanza: edificata nel 1520, all'interno conserva una Madonna con Bambino e Santi (1520) del Palmezzano.

Architetture civili

Via del Borgo / via degli Asini