Grazie alle sue scoperte e alla sua attività di ricerca è universalmente considerato il fondatore della moderna microbiologia. Ha inoltre operato nel campo della chimica e di lui si ricorda la teoria sull'enantiomeria dei cristalli; si occupò anche di fisica. Biografia

Louis Pasteur nacque nella regione del Giura francese. Suo padre, Jean Pasteur, era un conciatore, veterano delle guerre napoleoniche. La madre si chiamava Jeanne-Étiennette Roqui. Egli crebbe nella città di Arbois, dove iniziò gli studi. Poiché il collegio di Arbois non aveva un professore di filosofia, Pasteur si recò successivamente a Besançon, dove si diplomò nel 1840 in lettere e in scienze, e divenne accademico dei filomati a Parigi.

Le attitudini e le potenzialità del giovane Louis erano state riconosciute dal preside della sua università, che gli suggerì di fare domanda all'École Normale Supérieure. Agli esami delle scuole normali Pasteur fu ammesso al quattordicesimo posto, ma poiché il risultato non lo soddisfece decise di fare un altro anno di preparazione: l'anno successivo si classificò terzo.

Il 23 agosto 1847 Pasteur sostenne le due tesi in chimica e in fisica sul dimorfismo, ossia la capacità di alcune sostanze, come lo zolfo, di cristallizzare in due sistemi differenti. Dopo avere esercitato brevemente come professore di fisica al liceo di Digione nel 1848, l'anno successivo divenne professore di chimica all'Università di Strasburgo, dove incontrò Marie Laurent, figlia del direttore dell'università.

La sposò e insieme ebbero cinque figli, solo due dei quali giunsero all'età adulta. Nel 1854 si occupò della fermentazione delle bevande alcoliche e dei metodi per l'annientamento dei batteri talvolta presenti nei vini e nella birra. Qualche anno dopo iniziò invece a dedicarsi agli studi sulla generazione spontanea e sui microrganismi. L'8 dicembre 1862 fu nominato membro dell'Accademia delle scienze e in seguito presentato all'imperatore Napoleone III. Nel 1864 Pasteur vinse il premio dell'Accademia francese delle scienze per la dimostrazione della verità della teoria della biogenesi, a discapito della teoria della generazione spontanea. Qualche tempo dopo fu colto dal primo di una serie di attacchi di ictus che lo portarono poi alla morte.

È importante inoltre ricordare le ricerche eseguite da Pasteur sulle malattie dei bachi da seta, iniziate nel 1865: egli riuscì a individuare l'origine della pebrina e conseguentemente a ideare un metodo di prevenzione. Gli fu proposta anche la direzione di un laboratorio e di un istituto di sericoltura a Milano, ma egli rifiutò per l'attaccamento alla propria nazione. Alla metà di aprile del 1871 ritornò ad Arbois per sfuggire all'incubo della occupazione straniera e della guerra civile. Il 17 novembre 1873 affermò che l'alterazione della birra era dovuta alla presenza interna di organismi estranei.

Nel 1876 Pasteur tentò di ottenere un seggio al Senato, ma con 62 voti perse l'elezione. In quegli anni furono importanti anche le sue considerazioni sull'asepsi e l'antisepsi nel ramo della chirurgia. Negli ultimi quindici anni di vita, dal 1880 al 1895, si dedicò allo studio del colera e del carbonchio negli animali da allevamento e del virus della rabbia nei cani e nell'uomo. Come riconoscimento per la scoperta della vaccinazione carbonchiosa, gli venne offerto dal governo della Repubblica il Gran Cordone della Legion d'Onore. Qualche settimana più tardi già si recava a Londra, al congresso medico internazionale, come rappresentante della Francia.

Il 14 novembre 1888, in onore dell'ultima scoperta di Pasteur, venne inaugurato l'Istituto antirabbico chiamato con il suo nome.

Morì a seguito di un ennesimo attacco di ictus. Durante l'intera vita Louis Pasteur rimase un fervente cattolico. Una frase a lui attribuita dimostrerebbe la sua profonda devozione: "Ho la fede di un contadino bretone e per il momento in cui morirò spero di avere la fede della moglie del contadino bretone" (la Bretagna era nota per la religiosità dei suoi abitanti).

Le grandi scoperte È significativo rilevare che tutte le grandi scoperte dello scienziato francese vennero realizzate affrontando i problemi più gravi, a metà dell'Ottocento, dell'agricoltura, dell'industria agraria, dell'allevamento. La successione delle stesse scoperte corrisponde a una successione di studi su problemi agricoli, agroindustriali, veterinari: Anomalie della fermentazione della birra (1854); Fermentazione del vino e dell'aceto (1861-62); Pastorizzazione (1862); Alterazioni del vino di origine fungina o batterica (1863-64); Malattie del baco da seta (1865-70); Colera dei polli (1880); Carbonchio di bovini, ovini, equini (1881); Rabbia silvestre e sieroterapia.

Anomalie della fermentazione della birra e pastorizzazione

Nello studio della fermentazione della birra Pasteur era guidato da un impulso patriottico. Egli sognava tramite il lavoro in laboratorio di dare alla birra francese una reputazione eguale se non superiore a quella tedesca. La birra era soggetta molto più del vino a contrarre malattie, infatti mentre esistevano vini invecchiati a lungo, la birra doveva essere consumata mano mano che la si fabbricava. Questa era meno acida e meno alcolica del vino, aveva inoltre un maggior contenuto di zuccheri che l'esponevano a delle rapide alterazioni. Il problema stava dunque nella sua conservazione.

Nel processo di fabbricazione della birra, dopo l'infusione di malto e di luppolo, ciò che si otteneva, il "mosto di birra", era raffreddato prima di essere distribuito in tini o in botti. A partire da questo momento, a una temperatura costante di circa , inizia la fermentazione. Tutte le malattie della birra, come dimostrò Pasteur, avevano per causa esclusiva lo sviluppo di piccoli funghi microscopici, trasportati con la polvere nell'aria, che contaminavano le materie prime utilizzate per la fabbricazione della bevanda.

Così Pasteur utilizzò il calore come mezzo di preservazione. Ma la birra era una bevanda carica di acido carbonico e si temeva che il riscaldamento del liquido avrebbe eliminato tale gas. Queste complicazioni però, secondo Pasteur, non avevano ragione di esistere una volta che la birra fosse stata imbottigliata. Infatti, il riscaldamento a una temperatura di 50- non soltanto non toglie alla birra tutto il suo acido carbonico, ma addirittura non blocca completamente la fermentazione. L'operazione porta il nome di "pastorizzazione" ed è tuttora utilizzata per produrre la birra "pastorizzata".

Fermentazione del vino e dell'aceto

Le malattie dei vini, secondo Pasteur, provenivano dai fermenti organizzati, dai piccoli vegetali microscopici da cui i germi si sviluppavano quando determinate circostanze di temperatura, di variazioni atmosferiche, di esposizione all'aria, permettevano la loro evoluzione. Dopo molti esperimenti, giunse alla conclusione che le alterazioni dei vini erano correlate con la presenza e moltiplicazione delle vegetazioni microscopiche. Per Pasteur, il problema si riduceva quindi a opporsi allo sviluppo dei fermenti organizzati o vegetali parassiti, causa delle malattie dei vini. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, egli constatò che bastava portare il vino in pochi secondi a una temperatura dai 50 ai 60 gradi.

Malattie del baco da seta (1865-70) La malattia dei bachi da seta si era estesa in quegli anni in Italia, in Spagna, negli altri Paesi europei, nelle isole dell'Egeo, in Turchia e in Grecia. Nel 1864 tutte le sementi, da qualunque parte d'Europa venissero, erano malate o sospette. Così Pasteur decise di sottoporre i corpuscoli dei bachi da seta, segnalati dal 1849, a degli studi microscopici. Ma il 26 giugno 1865 dichiarò di aver commesso un errore a cercare il male esclusivamente nelle uova o nei bachi, poiché potevano portare in sé il germe della malattia senza presentare dei corpuscoli distinti e visibili al microscopio.

Infatti il male si sviluppava soprattutto nelle crisalidi e nelle farfalle: per questo motivo doveva esserci un mezzo infallibile di procurarsi una semente sana, ricorrendo a farfalle prive di corpuscoli. Il risultato pratico era il seguente: per conoscere se fosse stato necessario soffocare i bozzoli e consegnarli per la filatura o conservarli per la riproduzione, si sarebbe dovuto elevare la temperatura di qualche grado per affrettare l'uscita delle farfalle, che quindi sarebbero state esaminate al microscopio.

In tal modo, Pasteur riuscì a salvare la produzione europea di seta, che conobbe un tracollo durante il periodo della diffusione del morbo e che, per alcuni anni, spinse gli europei a intraprendere viaggi e nuovi rapporti commerciali con Paesi asiatici (come il Giappone) alla ricerca di ceppi sani.

Colera dei polli (1880) Pasteur dimostrò che la virulenza di questo microbo era così grande che bastava la più piccola goccia di coltura, su qualche briciola di pane, per far morire i polli. Le galline, infatti, attraverso il loro canale intestinale, eccellente mezzo di coltura per il piccolo organismo, perivano rapidamente. L'animale, incontrata la malattia, prima di morire si ritrovava senza forze, barcollante, con le piume sollevate, colpito da una sonnolenza invincibile. Pasteur, prendendo una vecchia coltura, che datava da qualche settimana, e iniettandola alle galline, si accorse che esse portavano i sintomi della malattia, ma non morivano.

Alcune ricerche non tardarono a provare che l'attenuazione del batterio era causata dal contatto di questo con l'ossigeno dell'aria. Infine Pasteur spiegò che, se si fosse presa ciascuna di queste colture di virulenze attenuate come punto di partenza di colture successive, anch'esse avrebbero riprodotto la virulenza attenuata. Ciò significava per Louis una speranza nell'ottenere, mediante colture artificiali, dei vaccini contro le malattie virulente che provocavano grandi perdite agli allevamenti.

Carbonchio di bovini, ovini, equini (1881) Così come per il colera, Pasteur si domandò se fosse possibile creare un vaccino anche per la malattia del carbonchio. Le spore del carbonchio, al contrario di quelle del colera, erano però assolutamente indifferenti all'aria atmosferica e conservavano una virulenza indeterminatamente prolungata. Numerosi esperimenti erano stati condotti nei primi giorni di agosto del 1880 da Toussaint, un giovane professore della Scuola veterinaria di Tolosa. Egli capì che si poteva indebolire il batterio grazie all'azione dell'acido fenico sul sangue carbonchioso. Ma questo non era sufficiente per Pasteur. Il batterio, dopo un breve periodo, trasportato su altri animali, tornava alla virulenza originaria.

Per fermare il batterio era quindi necessario preparare dei vaccini a tutti i gradi di virulenza. Il 5 maggio 1881, nella fattoria di Pouilly-le-Fort, vicino a Melun, ebbe luogo il primo esperimento pubblico sull'efficacia del vaccino. A 25 pecore furono iniettate 5 gocce della coltura chiamata "primo vaccino". Il 17 maggio venne fatta la seconda inoculazione del batterio attenuato, ma più virulento del primo. Il 31 maggio, infine, 50 pecore, tra cui i 25 soggetti precedentemente vaccinati, vennero inoculate con il liquido più virulento. Le 25 vaccinate furono le uniche a sopravvivere.

Rabbia silvestre e sieroterapia

Fra tutte le ricerche fatte al laboratorio, ce n'era una che - agli occhi di Pasteur - dominava tutte le altre: lo studio della rabbia. Penetrare le tenebre che circondavano questo male misterioso, di cui si discuteva ancora l'origine, era lo scopo supremo del suo genio. Ciò che si conosceva era che la saliva degli animali arrabbiati conteneva il virus rabbico, che il male si comunicava con morsi e che il periodo di incubazione poteva durare da qualche giorno a parecchi mesi. Pasteur però, dopo alcune ricerche, scoprì che la rabbia non risiedeva soltanto nella saliva.