La Pedagogia della Musica è un campo trans-disciplinare in cui convergono gli studi e le ricerche attinenti ai processi di condivisione e d'insegnamento-apprendimento dei saperi e delle pratiche relative all'educazione, alla formazione e all'istruzione musicale nei diversi contesti relazionali, formali e non. In connessione con altri ambiti disciplinari la Pedagogia della Musica elabora modelli teorici e operativi utili, da un lato, alla comprensione dei fenomeni sonoro-musicali nei loro vari aspetti espressivi e comunicativi; dall'altro, alla progettazione di attività educative e formative nella molteplicità dei contesti culturali e sociali.
Premesse terminologiche Pedagogia della musica e Pedagogia musicale sono considerate in Italia, a seconda del contesto d'uso, locuzioni in parte intercambiabili. In ambito accademico è così indicato un campo disciplinare e d'indagine in cui convergono studi propri delle scienze dell'educazione (psicologia, pedagogia, metodologia, didattica ecc.) e altri peculiari invece della musicologia sistematica (estetica, filosofia, sociologia, antropologia, semiologia, teoria della musica ecc.).
In altra accezione la locuzione pedagogia musicale è talvolta utilizzata come sinonimo di educazione musicale, ereditando il legame già attribuito in origine al termine pedagogia, correlato per Bertolini: «alle successive diverse accezioni teoriche e pratiche del termine educazione […]», sino a configurarsi, quale «sorta di coscienza critica sull’esperienza educativa […] nella direzione della costruzione di una vera e propria scienza dell’educazione», che dovrebbe sempre costituirsi secondo le tre dimensioni fondamentali teoretica , scientifica e tecnica «in stretta e inscindibile relazione dinamica».
Una distinzione pare tuttavia opportuna al fine di meglio chiarire, a seconda dei contesti d'uso, specifiche sfere d'indagine e di azione della Pedagogia musicale.
Nei Paesi di lingua germanica - per esempio - il termine più attinente è Musikpädagogik, (Educazione musicale) ambito disciplinare che:
La commistione tra finalità e sfere d'azione della pedagogia e dell'educazione è peraltro presente anche in Adorno, in Dissonanze, nel saggio Zur Musikpädagogik che, tradotto in "A proposito di pedagogia musicale", si apre con l'affermazione:
Nel confronto con altre lingue, quindi, attenzione va posta a livello terminologico già a partire dai concetti basilari richiamati da educazione, istruzione, formazione: tanto nelle loro diverse accezioni d’uso, quanto nella loro traducibilità. Non da ultimo attenzione merita anche l’interpretazione data talvolta al termine pedagogia musicale quale sinonimo di un'educazione musicale espressamente rivolta all’infanzia o a principianti. Si tratta in tal caso di una accezione d’uso riduttiva rispetto alle premesse epistemiche su cui si basa la Pedagogia della musica in quanto corpus disciplinare complesso. In Italia, questo ordine di problemi ha visto un primo tentativo di sistematizzazione nel testo Pedagogia della musica: un panorama, curato da Mario Piatti nel 1994. Il volume, che ha offerto una vasta panoramica del tema (ospitando più punti di vistaIl volume contiene (nell'ordine) contributi di: Mario Piatti, Roberto Albarea, Mauro Carboni, Claudio Dalla Riva, Duccio Demetrio, Maurizio Disoteo, Franca Ferrari, Maria Cecilia Jorquera, Roberto Neulichedl, Silvano Sansuini, Maurizio Spaccazocchi e Gino Stefani. e un'ampia bibliografia ragionata), ha gettato concrete basi per individuare i fondamenti epistemologici della Pedagogia della musica. Nel suo saggio introduttivo, Piatti ricorda che «Da diverso tempo, anche in Italia, si parla di "Pedagogia della musica", o anche di "Pedagogia musicale"» e che «il termine si diffonde maggiormente nel momento in cui si cerca di individuare gli elementi portanti e di dare maggiore organicità a una teoria dell’educazione musicale». Piatti propone quindi di utilizzare il termine Pedagogia della musica per indicare la:
Premesse epistemiche La Pedagogia della musica pone in evidenza anzitutto la necessità di considerare un doppio paradigma epistemologico a cui affidare il compito di chiarire - nella loro interazione e integrazione - tanto il concetto di "pedagogia", quanto quello di "musica". Per Albarea:
Nell'edizione originale di Atlas zur Musik, a livello musicologico e in ottica sistematica Michels prende in considerazione la Musik-pädagogik (tradotta però nell'edizione italiana in Didattica musicale ), che è collocata - in una rappresentazione grafica schematica - nell'area della "musicologia sistematica", in zona tuttavia liminare rispetto alla sfera d'azione della "musicologia applicata" (dove invece troverebbe effettivamente più giusta collocazione la "didattica musicale").
Analoga collocazione è suggerita da Alberto Basso nella voce "Musicologia" nel Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti (DEUMM), annoverando la "Pedagogia musicale" nell'ambito della "Musicologia applicata" Nello stesso volume del DEUMM, alla voce "Pedagogia musicale" [pp. 568-585] Riccardo Allorto pone una premessa dedicata alla "distinzione terminologica" tra Educazione musicale e Istruzione musicale, a conferma della marcatura concettuale spesso attribuita all'espressione Pedagogia musicale (o Pedagogia della musica)..
Ne La nuova Enciclopedia della musica Garzanti (conosciuta anche come "garzantina") vi è una voce specificatamente dedicata alla pedagogia musicale estesa più in generale a ciò che (sin dalla Grecia antica) attiene l'insegnamento della musica, per riservare solo a tempi più recenti maggior spazio alla dimensione teoretica e in parte metodologica (pp. 543-544); mentre in appendice è collocata un'apposita sezione dedicata a L'educazione musicale (pp. 915-919). Se ne ricava che la maggiore autonomia assunta della Pedagogia della musica quale specifico ambito di studi e ricerca si deve anzitutto allo sviluppo del pensiero pedagogico a partire dal XIX secolo e, ancor più in particolare, all'affermarsi di una nuova visione educativa basata sull'attivismo pedagogico, da cui fioriranno anche le prospettive metodologiche specifiche (oggi definite anche "metodi storici") per l'educazione e la formazione musicale che fanno capo ad autori quali Émile Jaques-Dalcroze (1865-1950), Justine Ward (1879-1975), Edgar Willems (1890-1978), Zoltán Kodály (1882-1967), Carl Orff (1895-1982), Maurice Martenot (1898-1980). Ricerca poi proseguita con declinazioni via via sempre più tematicamente mirate (cfr. § Pedagogia musicale#I temi della pedagogia musicale).
Anche lEnciclopedia della musica Einaudi dedica l'intera parte quinta del II volume alla Pedagogia della musica senza tuttavia porre in premessa (ai capitoli di cui si compone) coordinate teorico-terminologiche utili a meglio definire la voce in questione. Scorrendo i contenuti dei capitoli di cui si compone questa “voce”, si possono tuttavia rintracciare quelle che per Deriu sono le Tendenze recenti della didattica dell’educazione musicale, le quali, nell’assumere anche in campo musicale un’idea costruttivista del sapere rintracciata prima in Dewey e poi in Bruner, portano alla considerazione che:
In tutti i casi, sia a livello teorico-speculativo, sia pratico-applicativo, il compito della Pedagogia musicale è d'indagare e di orientare i processi che si sviluppano nel rapporto tra l'''umano, i fenomeni sonoro-musicali e il loro costituirsi in sistemi simbolici che caratterizzano le diverse culture. Se il musicale può essere dunque assunto quale aggettivazione sostantivata che interessa ogni tipo d'incontro col sonoro, la sua declinazione pedagogica pone in causa l'insieme di discipline che, a vario titolo, si occupano dei processi di trasmissione e condivisione di ogni sapere musicale e delle sue pratiche. In tal senso la Pedagogia della musica accoglie anche l'influsso della pedagogia fenomenologica configurandosi oggi quale "regione ontologica" dell'esperienza umana nella quale interloquiscono e confluiscono, in una sorta di «unità di senso», diversi campi dei saperi musicologici e delle scienze dell'educazione.
Pedagogia della musica come transdisciplina La Pedagogia della musica si è configurata nel tempo quale settore accademico transdisciplinare, la cui sfera d'indagine ha considerato studi derivati da discipline attigue fortemente implicate nei processi di trasmissione/condivisione del sapere musicale: teorico e pratico. Principale corpus disciplinare "parente" è costituito dalla psicologia della musica, che ha visto un importante sviluppo in Italia a partire solo dagli '80Cfr. G. Stefani e F. Ferrari, La Psicologia della Musica in Italia e in Europa (Atti del Primo Colloquio, Bologna 27/28 aprile 1985), Bologna, Clueb, 1985. e che pure va considerata in sé una transdisciplina, dato che «La psicologia dei suoni e della musica collega la musicologia da un lato con la fisica e la fisiologia, e dall'altro con la psicologia e l'estetica». Altro settore fondamentale di studi è quello dell’etnomusicologia, dal quale sono stati mutuati concetti utili a un’analisi della musica quale fenomeno umano rapportato ai contesti socio-culturali e quale base per il confronto tra culture e relativi sistemi simbolici di appartenenza.
Più recentemente, la Pedagogia della musica (in quanto vasto campo interdisciplinare dinamico e aperto) ha assunto più prospettive considerate oggi fondamentali: in generale derivate da paradigmi basati sulla visione sistemica che fanno capo allecologica in campo educativo, alla teoria della complessità (in particolare applicata ai sistemi viventi), alle neuroscienze (in particolare relativamente agli studi su neuroni specchio, alla embodied cognition e alle applicazioni nel rapporto tra musica e neuroscienze ), in parte derivate invece dallo sviluppo tecnologico in campo sonoro-musicale nelle sue interazioni con gli ambiti di cui sopra.
Nel fare propria una prospettiva educativa basata sull'inclusione, la Pedagogia della musica ha guardato a lungo e con attenzione a temi considerati ormai di pertinenza della musicoterapia, declinandoli nella più recente disciplina che nei corsi AFAM ha assunto la denominazione di Pedagogia musicale speciale e didattica dell'inclusione.Oltre alle diverse declinazioni pedagogiche sopra richiamate, va considerata l'attenzione posta allo sviluppo di specifiche tematiche, dalle quali sono derivate altrettante “didattiche musicali" [cfr. paragrafo].
Pedagogia della musica e curricolo Nel corso del '900, lo sviluppo e il consolidamento in Europa di metodi attivi nel campo dell'educazione musicale, e gli studi nel campo della psicologia evolutiva (oltre che cognitiva), hanno consentito di focalizzare alcune specifiche tematiche verso le quali la Pedagogia della musica ha mostrato interesse di studio e di approfondimento. Grazie ad autori che maggiormente se ne sono occupati, tali studi hanno dato luogo a rilevanti apporti teorici: in Italia e all’estero. Ne sono esempio, tra gli altri: l'approccio alle strutture e alle forme della musica come processi simbolici (de Natale, Imberty); la teoria delle competenza musicale comune (Stefani); la teoria delle condotte musicali (Delalande); il ruolo della ricerca sul campo mutuabile dall’approccio antropologico all’analisi dei fenomeni musicali (Blacking, Small, Disoteo, Facci, Spaccazocchi) e, non da ultimo, il tema dell’identità musicale (Piatti), fortemente connesso a quello dell’autobiografia musicale (Disoteo-Piatti). Infine, in più stretta connessione tra aspetti teorici e pratici, hanno preso corpo e consistenza specifiche "didattiche"Le richiamate "didattiche" erano in gran parte formalmente presenti negli "Orientamenti didattici relativi all’insegnamento di Pedagogia musicale" di cui all'Allegato 1 al DM 13 aprile 1992 particolarmente attente alla formazione musicale di baseCon formazione musicale di base s'intende la formazione musicale pre-accademica: a ogni livello di età o grado di specializzazione.