Vivaro Romano (u Juaru in dialetto vivarese), conosciuto ufficialmente come Vivaro fino al 1872, è un comune italiano di 150 abitanti della Città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio, al confine con l'Abruzzo.

Geografia fisica Territorio

Il Comune è arroccato su uno sperone di roccia chiamato Colle Gennaro, propaggine del monte Croce (1.080 m s.l.m.) uno dei rilievi della catena dei monti Lucretili (o monti Lucretini), vicino al confine geografico orientale del Lazio con l'Abruzzo e la Provincia dell'Aquila e affacciato sulla vicina Piana del Cavaliere.

Il territorio comunale è caratterizzato per la presenza di numerose fonti sorgive, alla base della sua fondazione e usate ancora oggi per l'approvvigionamento idrico comunale.

Geologia Il territorio di Vivaro è caratterizzato dalla presenza di due distinte formazioni: la prima, dal crinale di montagna a circa 750m, ovvero più o meno dove si sviluppa l'abitato, è costituita dalla formazione sedimentaria dei "Calcari a Briozoi e Litotamni" tipico del Miocene, ovvero calcari bianchi tipici nella formazione carbonatica laziale-abruzzese; il secondo, a valle, una formazione arenaceo-pelitica del Miocene superiore, con alternanza di strati di arenaria e argille.

Le due formazioni, venute a contatto tettonico con una grande dislocazione, hanno dato vita alla linea geologica di importanza regionale "Olevano-Antrodoco", che attraversa l'area comunale, punto di fuoriuscita della maggior parte delle fonti sorgive.

Clima Classificazione climatica: zona E, con 2.855 gradi giorno e 14 ore di accensione giornaliera massima degli impianti di riscaldamento dal 15 ottobre al 15 aprile.

Sismicità Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media).

Storia Origini ed età romana Il territorio dell'attuale Comune di Vivaro Romano fu abitato dagli Equi sin dall'VIII secolo a.C. e proprio dalla storia di questo popolo con i vicini romani nasce l'abitato. Fu in particolare intorno al 302 a.C. che gli Equi, attaccata la colonia romana di Alba Fucens e provocando così uno scontro con la Repubblica Romana, si videro assoggettati alla neonata colonia di Carsioli (o Carseoli)..

Con la fondazione della colonia fa la comparsa per la prima volta il nome latino di Vivarium, per il quale esistono due possibili derivazioni: la prima deriverebbe dal significato del latino vivarium come luogo dove mantenere le bestie feroci,. ovvero come luogo dove si svolgeva l'intensa attività di allevamento che nutriva la colonia; la seconda e più accreditata deriverebbe dall'enorme quantità di fonti sorgive che arricchisce la zona di Vivaro Romano ancora oggi, tra cui la fonte di San Benedetto ('a Fonte 'e Santu Binjittu in vivarese) che Carseoli sfruttò con la costruzione di una grande acquedotto..

Età feudale Vivaro seguì quindi le vicissitudini dell'impero romano; dopo le invasioni barbariche divenne parte del longobardo Ducato di Spoleto. Intorno all'XI secolo entrò nei domini dell'importante Abbazia di Farfa; compare infatti per la prima volta in un documento dei Registri Farfensi come donazione all'Abbazia nel 1012 da parte di tale Transarico figlio di Mainfredo.. Tale possedimento fu confermato dall'imperatore Enrico VI di Svevia nel 1118.

Durante il feudalesimo sul paese si avvicendarono diverse signorie: dal XIV secolo spettò agli Orsini, che incominciarono la costruzione del castello nel 1440; a questi successero i Brancaleone intorno al 1474., i Cenci, i Vitelli, i Ceuli; di quest'ultima famiglia rimane testimonianza nella presenza del loro stemma familiare sulla grande fontana-abbeveratoio fatta costruire alla fonte della Scentella.

Da un documento del novembre 1525 risulta che il signore di Vivaro, Alimonte Brancaleoni, difese con successo il suo privilegio sul paese in una complicata controversia ereditaria contro i Cherubini e i Coppari. In seguito a tali eventi gli abitanti del borgo si costituirono in communitas o universitas, cercando di mantenere la loro indipendenza dai signori del castello, forma associativa che dura ancora oggi grazie all'università agraria, costituita in modo ufficiale nel 1907.

Di questa forma associativa rimane memoria negli Statuti approvati il 9 agosto 1560 dai Brancaleoni "per Universitatem castri nostri Vivarij facta et composita", di cui rimane una copia del 1738, divisa in sei libri e 170 capitoli, in volume manoscritto di 102 fogli scritti avanti e retro:

Libro I - Delle Cause Civili si compone di 19 capitoli, e tratta propriamente dei Magistrati e degli Officiali della Comunità. Libro II continua l’argomento delle Cause Civili in 39 capitoli. Libro III - De Maleficij, come dire dei Delitti, in capitoli 34. Libro IV - Delli Danni Dati o propriamente dei danneggiamenti, in capitoli 38. Libro V - Delli Estraordinarij, ossia dei casi per i quali non è previsto un formale processo, in capitoli 33. Libro VI - Delli Arti, che riguarda in particolar modo i mestieri, in capitoli 7. Chiude il volume l’indice per libri e capitoli.

Principato dei Borghese Il 17 novembre 1609 Papa Paolo V Borghese acquistò il feudo a vantaggio del nipote Marcantonio II Borghese, figlio di Giovanni Battista Borghese, principe di Vivaro, segnando la trasformazione del feudo in un Principato.

Nel 1656 il borgo fu duramente colpito dalla pestilenza, tanto che da una popolazione di 600 persone circa si arrivò a 182 vivaresiDi cui 63 uomini, 69 donne, 3 anziani e 47 giovani. con una mortalità di quasi il 70%..

Con l'inasprirsi dei rapporti tra lo Stato Pontificio e Napoleone, Vivaro fu coinvolta negli eventi legati alla fuga del Papa e la neonata Repubblica Romana, una delle repubbliche sorelle filo-francesi. Contro di questa Vivaro iniziò una resistenza, dopo l'uccisione nella vicina Macchia del Sèsera di un componente del corpo d'insorgenti;. guidata dal fabbro-ferraio Mastro Lavinio Ferruzzi,. al quale è oggi dedicata una delle vie principali del borgo, gli insorgenti si asserragliarono nel castello; attaccati dall'esercito francese più volte e presi dalla fame, alla fine la popolazione fu ospitata dalla vicina comunità di Vallinfreda mentre i volontari rimasti, 25 uomini capitanati dal fabbro, resistettero fino a venire sopraffatti dall'esercito francese..

A seguito di questi eventi, gli stessi abitanti di Vivaro decisero di distruggere completamente il castello vendendone i materiali, tanto che il Principe all'epoca titolare della proprietà, Marcantonio IV Borghese, se ne lamenta in una notifica ufficiale del 6 luglio 1799.Notazione presente nell'Archivio Borghese "Vivaro" n.142.

Età moderna Con la Restaurazione seguita al Congresso di Vienna, Papa Pio VII Chiaramonti elevò il borgo a Comune, sembra come compenso per la resistenza opposta dai vivaresi all'esercito dei francesi.

A metà dell'Ottocento, Vivaro fu ovviamente attraversata dal movimento del Risorgimento italiano, tanto che accolse per qualche giorno i volontari di Giuseppe Garibaldi dopo gli esiti della battaglia di Mentana, quando Parroco e Priore del Comune era Camillo di Pietro padre del futuro Cardinale Angelo Di Pietro. Alla guida della comunità vivarese si pose Gio. Giacomo Cerini che viene ricordato per aver innalzato l'Albero della Libertà e poi divenuto anche parte della Giunta provvisoria comunale, presieduta da Giuseppe Mazzetti.

Nel 1902 il Cardinale Angelo di Pietro, vivarese di nascita, affrancò il Comune di Vivaro dal debito che ancora aveva nei confronti dei Borghese, prendendo tutti i possedimenti dell'ex feudo e lasciandoli ai vivaresi stessi che ancora oggi lo amministrano attraverso l'università agraria.

Gli inizi del Novecento furono caratterizzati da grandi rinnovamenti nel Comune: intorno al 1908, sempre su indicazione del Cardinale di Pietro, fu demolita la chiesa medioevale di San Biagio per la costruzione di una nuova Chiesa parrocchiale più grande, opera dell'ingegnere Costantino Sneider, mentre nel 1911 l'amministrazione comunale si fece promotore di una grande ricostruzione del fontanile presente sulla piazza principale del paese.

Nel 1915 anche Vivaro come gran parte d'Italia fu coinvolta dagli effetti degli eventi sismici della Marsica; fortunatamente per gli abitanti del luogo, a differenza di Comuni vicini, si riportò una scossa di circa 40 secondi con lievissime lesioni in una trentina di case.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del Comune sono stati concessi con il Decreto del Presidente della Repubblica del 28 maggio 2010.

Il gonfalone è un drappo di verde con la bordatura di giallo.

La rosa canina è un fiore tipico delle montagne della zona. L'immagine di una vipera può essere collegata all'errata interpretazione dell’origine del nome del paese quale corruzione di Viprarius, ossia "paese delle vipere".

Ricorrenze 21 gennaio: festa di Sant'Antonio di Padova. 3 febbraio: festa del patrono San Biagio Vescovo e Martire. 5 agosto: festa della compatrona Santa Maria Illuminata. 6 agosto: commemorazione dei caduti vivaresi di tutte le Guerre.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire

È la chiesa principale di Vivaro Romano,. frutto di una ricostruzione totale avvenuta nel 1910 sulla chiesa medioevale precedente. Nei documenti storici appare per la prima volta nel 1505, nella nota delle Decime che la chiesa doveva al Vescovo di Tivoli,. tuttavia si ritiene probabile la sua esistenza sin dai tempi dell'incastellamento del Castrum.

Chiesa votiva a Sant'Antonio di Padova Il culto a S. Antonio di Padova è presente nel paese sin dal 1609,. con un'immagine all'altare della Madonna nella chiesa parrocchiale di San Biagio. La chiesa votiva tuttavia è molto più recente e la sua costruzione fu promossa dalla fratellanza dedicata al Santo, presente nel paese almeno dal 1896, con inizio dei lavori il 29 agosto 1928 e benedizione il 30 giugno 1929.

La cappella è estremamente semplice, grande 6x5 metri e dotata sui lati di grandi finestre per permettere di seguire le funzioni religiose anche rimanendo all'esterno. Un grande lampadario in ferro battuto pende dal soffitto e una nicchia nella parete di fondo ospita la statua del Santo.

Santuario di Santa Maria Illuminata Di fondazione incerta, da ricercare nel XIII secolo, dato che il santuario viene citato per la prima volta nel 1282 in una bolla papale, sorge sul colle di Santa Maria a 3 km dal paese ed era legato alla presenza di un piccolo convento, abolito intorno al 1653 con il Decreto della Sacra Congregazione, relativo alla soppressione dei piccoli conventi.

Il culto dell'Illuminata è legato a una leggenda miracolosa, secondo la quale il dipinto fu trovato da un pastore richiamato da una luce sfolgorante - da cui l'appellativo Illuminata; riportato al paese, il dipinto venne miracolosamente ritrovato per due volte nel luogo della scoperta, segno che quello doveva essere il luogo della sua definitiva dimora.

A ricordo di tale evento si è storicamente svolta una processione, in passato il 5 agosto durante la mattina che nel 1962 il parroco Don Angelo Matini convinse a spostare alla sera della vigilia, con fiaccole e torce che dal Santuario accompagna la Madonna in Paese.

Intorno agli inizi del XX secolo il Santuario fu sottoposto a un restauro complessivo per merito del Cardinale Angelo Di Pietro. ed è durante un restauro del dipinto, nel novembre 1951, che fu portato alla luce sotto l'immagine seicentesca della Vergine Maria un'immagine risalente all'incirca al XIII secolo.

A seguito di un furto avvenuto il 28 marzo 1984, fu creata una copia del dipinto, che prese il posto del dipinto trafugato.

Chiese scomparse

Chiesa di S. Tommaso.