L'educazione musicale in Italia comprende interventi previsti nei servizi educativi della prima infanzia (asili nido), negli ordinamenti didattici delle scuole dell'infanzia, dell'istruzione primaria e secondaria e del sistema dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e, per alcuni aspetti, dell'università. Comprende inoltre le attività formative praticate in ambito extrascolastico da enti e associazioni musicali. Gli aspetti epistemologici, metodologici e didattici relativi all'insegnamento/apprendimento della musica sono affrontati da discipline specifiche quali la pedagogia musicale, la psicologia della musica, la didattica della musica, l'antropologia musicale.

Storia La prima metà del secolo XX Le attività musicali nella scuola italiana compaiono per la prima volta in una circolare del 1885 come “esercizi di canto”. Nei programmi del ministro Baccelli del 1894 il canto è inserito tra le materie facoltative e tale rimane anche nei successivi programmi del 1905 del ministro Orlando, nonostante nel primo congresso pedagogico nazionale tenutosi a Torino nel 1898 si sottolineasse già, da parte di Rosa Agazzi e Pietro Pasquali, la valenza educativa della musica. Di Rosa Agazzi va ricordato il volume “L’abbicì del canto educativo” (I edizione 1908; II edizione Ed. La Scuola, Brescia, 1936). Una maggiore attenzione alla musica viene dedicata nei “Programmi per gli Asili d’infanzia” emanati col Regio Decreto n. 27 del 4 gennaio 1914. Con la riforma del 1923, ad opera di Giuseppe Lombardo-Radice e del ministro Giovanni Gentile, nel “grado preparatorio”, coincidente con la scuola materna, sono previste attività di canto e ritmiche, e nella scuola elementare “Canto” diventa disciplina curricolare. L’Ordinanza Ministeriale applicativa del Regio Decreto n. 2185 del 1 ottobre 1923 contiene dettagliati “Programmi di studio e prescrizioni didattiche per le scuole elementari” in ordine al canto – fino al «canto corale e polifonico, che deve essere la meta tanto nella scuola quanto, e più nella vita», alla conoscenza e alla pratica della notazione, agli esercizi di ritmica, alle posture durante il canto, e, nelle classi successive alla 5ª, alle «notizie sui grandi musicisti italiani; cori di opere classiche italiane, più facilmente adattabili a giovinetti». Purtroppo la musica era di fatto assente nelle scuole secondarie, ad eccezione dell’Istituto magistrale (con due ore di “Elementi di musica e canto corale” e due, facoltative, di Strumento), nel Liceo femminile e, come Canto corale, nelle scuole di avviamento professionale. Il canto e le attività ritmiche sono riconfermate anche nelle disposizioni della “Carta della scuola” del 1939 e nei testi normativi emanati nel 1945 dal ministro Vincenzo Arangio Ruiz. Nella prima metà del secolo XX le vicende legate all’educazione musicale nei vari ordini e gradi di scuola sono in qualche modo da correlare agli sviluppi dei Conservatori di musica. Una prima sistemazione degli ordinamenti di tali istituzioni si ebbe con la legge n. 734 del 6 luglio 1912 e con il regolamento del 1918 che definì i programmi di studio. Gli ordinamenti furono poi regolamentati con il Regio Decreto n. 3123 del 31 dicembre 1923 (ministro Gentile) in cui tra l’altro si specifica che «I regi Conservatori di musica di Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Parma e Roma, hanno per fine l’educazione musicale […]». Negli anni successivi ai sei conservatori statali se ne aggiungono via via in altre città e nel 1930 il ministro della Pubblica Istruzione Balbino Giuliano emana le nuove norme per l’ordinamento e i nuovi programmi d’esame. Non era previsto nessun corso specifico per la formazione degli insegnanti. Qualche informazione di didattica musicale rivolta al canto corale era prevista nel corso di “Musica corale e direzione di coro”.

Dal secondo dopoguerra ad oggi Numerosi sono i provvedimenti che hanno riguardato i vari ordini e gradi di scuola e che hanno modificato anche le disposizioni relative all’insegnamento della musica. Le più recenti disposizioni relative agli ordinamenti scolastici si basano sul Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 “Regolamento recante norme in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art.21, della legge 15 marzo 1997, n.59”. Alle istituzioni scolastiche è conferita l’autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo attraverso il Piano dell’Offerta Formativa (POF) che «è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia». Nel 2015 è approvata dal Parlamento la Legge 13 luglio 2015 n. 107, cosiddetta La Buona Scuola, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”. Nella Legge 107, tra gli obiettivi formativi individuati come prioritari, si fa esplicito riferimento al «potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali» (Art. 1 comma 7 c) anche attraverso l’impiego di docenti inseriti nell’organico per il potenziamento. L’indicazione dovrebbe essere resa operativa attraverso i decreti delegati previsti dalla stessa Legge (Art. 1 comma 180), con specifico riferimento alla «promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici e sostegno della creatività connessa alla sfera estetica» (comma 181 g).(cfr. il paragrafo Ordinamenti e programmi).

Ordinamenti e programmi

Scuola dell’infanzia Nel 1969 sono ridefiniti gli “Orientamenti della scuola materna statale”, con l’inserimento di “Educazione musicale” che «va dalla ritmica, dalla danza, dall’interpretazione figurativa all’ascolto, all’esecuzione e all’invenzione di musiche e canti». Gli Orientamenti saranno rinnovati solo nel 1991, prevedendo i “campi di esperienza”. La musica è inserita nel campo “messaggi, forme e media”, e le attività sonore e musicali «mirano a sviluppare la sensibilità musicale, a favorire la fruizione della produzione presente nell’ambiente, a stimolare e sostenere l’esercizio personale diretto, avviando anche alla musica d’insieme». Negli anni 2000 sono emanati diversi provvedimenti di riforma, fino alla elaborazione delle Indicazioni nazionali per il curricolo, definitivamente approvate nel 2012, che riguardano le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado.

Traguardi per lo sviluppo della competenza al termine della scuola dell'infanzia Il bambino comunica, esprime emozioni, racconta utilizzando le varie possibilità che il linguaggio del corpo consente. Inventa storie e sa esprimerle attraverso la drammatizzazione, il disegno, la pittura e altre attività manipolative; utilizza materiali e strumenti, tecniche espressive e creative; esplora le potenzialità offerte dalle tecnologie. Segue con curiosità e piacere spettacoli di vario tipo (teatrali, musicali, visivi, di animazione …); sviluppa interesse per l’ascolto della musica e per la fruizione di opere d’arte. Scopre il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo e oggetti. Sperimenta e combina elementi musicali di base, producendo semplici sequenze sonoro-musicali. Esplora i primi alfabeti musicali, utilizzando anche i simboli di una notazione informale per codificare i suoni percepiti e riprodurli.

Scuola primaria Dopo la proclamazione della Repubblica, le prime modifiche ai programmi scolastici sono quelle per la scuola elementare emanate nel 1955 dal ministro Ermini. L’insegnamento della musica è praticamente ridotto al “Canto corale” e ad alcune attività di ascolto. Nel 1985, sono emanati, con la dizione “Educazione al suono e alla musica”, anche i nuovi programmi della scuola elementare in cui sono esplicitati con più chiarezza gli obiettivi formativi e date nuove indicazioni metodologiche. Nel 2012 sono definitivamente approvate le Indicazioni nazionali per il curricolo, con una prospettiva omogenea per la scuola primaria e la scuola secondaria di I grado ma con obiettivi e traguardi di competenza distinti.

Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria Utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole, ampliando le proprie capacità di invenzione e improvvisazione. Eseguire collettivamente e individualmente brani vocali/strumentali anche polifonici, curando l’intonazione, l’espressività e l’interpretazione. Valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali di vario genere e stile, in relazione al riconoscimento di culture, di tempi e luoghi diversi. Riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale all’interno di brani di vario genere e provenienza. Rappresentare gli elementi basilari di brani musicali e di eventi sonori attraverso sistemi simbolici convenzionali e non convenzionali.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria L’alunno esplora, discrimina ed elabora eventi sonori dal punto di vista qualitativo, spaziale e in riferimento alla loro fonte. Esplora diverse possibilità espressive della voce, di oggetti sonori e strumenti musicali, imparando ad ascoltare se stesso e gli altri; fa uso di forme di notazione analogiche o codificate. Articola combinazioni timbriche, ritmiche e melodiche, applicando schemi elementari; le esegue con la voce, il corpo e gli strumenti, ivi compresi quelli della tecnologia informatica. Improvvisa liberamente e in modo creativo, imparando gradualmente a dominare tecniche e materiali, suoni e silenzi. Esegue, da solo e in gruppo, semplici brani vocali o strumentali, appartenenti a generi e culture differenti. Riconosce gli elementi costitutivi di un semplice brano musicale, utilizzandoli nella pratica. Ascolta, interpreta e descrive brani musicali di diverso genere.

Scuola secondaria di I grado La Legge n. 1859 del 1962, con la costituzione della scuola media unica, segna una svolta importante negli ordinamenti scolastici italiani. La disciplina "Educazione musicale" è stata introdotta col Decreto ministeriale del 24 aprile 1963 (come attività non autonoma ossia legata all'ambito dell'educazione artistica) con 1 ora settimanale obbligatoria nella prima classe e facoltativa nella seconda e terza classe con un programma indirizzato verso un'educazione alla musica. Con il Decreto ministeriale del 9 febbraio 1979 l'educazione musicale diviene una materia autonoma con 2 ore settimanali obbligatorie in tutte e tre le classi della scuola media con un programma basato su un'educazione alla e con la musica. Con la legge del 28 marzo 2003 relativa alla Riforma Moratti tale disciplina viene ridenominata "Musica". Con il Decreto legislativo del 19 febbraio 2004 le indicazioni nazionali prevedono un programma con una serie di obiettivi specifici di apprendimento (osa) comuni per il primo biennio e diversi per la terza classe integrati rispetto ai programmi del 1963 e 1979 con obiettivi inerenti alle nuove tecnologie applicate alla musica. Con il Decreto ministeriale del 31 luglio 2007 le Indicazioni nazionali per il curricolo snelliscono l'impostazione del programma del 2004 pur mantenendo sostanzialmente gli stessi contenuti. Le nuove Indicazioni nazionali del 16 novembre 2012 riflettono e sostituiscono quelle del 2004 e 2007 ed hanno come traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado anche capacità musicali utilizzando sistemi informatici.

Da ricordare che nel 1975 sono stati attivati in via sperimentale i corsi a indirizzo musicale, con la possibilità di scelta tra quattro strumenti. I corsi sono stati poi ricondotti ad ordinamento nel 1996 e nel 1999 sono stati definiti i programmi di insegnamento.