Con la conquista dei territori pisani appartenuti al Giudicati di Cagliari e di Gallura, insieme a quelli dell'ex-Repubblica di Sassari, nel 1324 si realizzò concretamente il primo nucleo del Regno di Sardegna e Corsica voluta da Bonifacio VIII nel 1297 ed inizia la Storia della Sardegna aragonese che si protrasse fino al 14 gennaio 1479, quando dall'unione personale tra Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia si originò la Corona di Spagna, anche se la Corona d'Aragona fu sciolta formalmente solo col passaggio della Corona di Spagna alla nuova dinastia borbonica, all'inizio del XVIII secolo. I centocinquanta anni che caratterizzarono tale periodo rappresentarono per l'isola un brusco regresso, a causa delle guerre fra catalano-aragonesi, repubbliche marinare e arborensi, e per le violente epidemie che l'accompagnarono. Questo pose fine al processo di rinnovamento economico e culturale che Pisa, Genova, i Giudicati e la Chiesa stessa con i suoi ordini monastici avevano portato avanti per tre secoli.La società in Sardegna nei secoli. Il periodo aragonese, Evandro Putzulu, pagg 139, 140. Edizioni Rai, Torino, 1967

La corona d'Aragona

Durante il XIII secolo, al tempo di Pietro III d'Aragona, la corona di Aragona era protesa verso un'audace espansione politica e mercantile su tutta l'area mediterranea, in netta concorrenza con le marinerie pisane, genovesi e veneziane alle quali contendeva il predominio sui ricchi mercati orientali. Grazie ad una rotta d'altura (ruta de las islas), attraverso le isole Baleari, la Sardegna, la Sicilia, la Grecia e Cipro, e per mezzo di empori lungo queste tappe intermedie, i catalani riuscivano a dimezzare i tempi di percorrenza delle navi mercantili, con un gran risparmio sui costi sulla tratta da Barcellona a Beirut. La Sardegna, per la sua posizione strategica, era una base indispensabile per questo audace progetto in quanto i suoi porti costituivano un approdo ideale per le navi che percorrevano quelle rotte. Per sostenere questo ambizioso progetto, nel 1262, Pietro III d'Aragona aveva contratto matrimonio con Costanza di Hohenstaufen di Svevia, figlia di Manfredi re di Sicilia. Dopo la battaglia di Benevento e di Tagliacozzo che videro Manfredi e Corradino di Svevia sconfitti dagli eserciti di Carlo I d'Angiò, il regno di Sicilia divenne francese ed iniziò un aspro conflitto conosciuto come la guerra del Vespro che oppose Carlo I d'Angiò a Pietro III d'Aragona. Nel 1297 il papa Bonifacio VIII, allo scopo di risolvere i contrasti tra gli Angiò e gli Aragona per il possesso della Sicilia, creò il Regno di Sardegna e Corsica, assegnandolo, in "feudo perpetuo", al re d'Aragona Giacomo II, a patto che egli rinunciasse a quello di Sicilia. A seguito di questa concessione il re aragonese iniziò l'occupazione della SardegnaGiuseppe Meloni, Ramon Muntaner – Pietro IV d'Aragona, La conquista della Sardegna nelle cronache catalane, Nuoro, 1999..

Invasione della Sardegna Da quando poi Giacomo II d'Aragona, ricevuta la corona del regno di Sardegna e Corsica, si trovò nella condizione di non poter sostenere economicamente la dispendiosa conquista militare e si trovò nella necessità di invocare l'aiuto dei suoi sudditi, allora l'isola rappresentò per i catalano-aragonesi una terra che prometteva facili arricchimenti. Rispondendo positivamente al loro sovrano, contribuirono in prima persona al finanziamento delle spedizioni militari, spinti dalla certezza di una lauta ricompensa. A conquista avvenuta, infatti, il re premiò generosamente chi aveva contribuito al successo, distribuendo cariche, prebende, terre e privilegi. Delle famiglie catalane che si insediarono in quel periodo, oggi alcune sono ancora presenti nell'isola, come gli Aymerich, i Canelles e i Sanjust.

Nascita del Regno di Sardegna

La presa di possesso del Regno - come di consueto a quei tempi - fu un'operazione militare vera e propria e si verificò solamente nel 1324 sottraendo i territori della Gallura e del cagliaritano ai pisani. Prima di invadere la Sardegna, Giacomo II il Giusto, si alleò con i Malaspina, con i Doria e con Ugone II di Arborea. Scaturito da un errato calcolo politico, il contributo militare dato dai sardi arborensi alla realizzazione di una testa di ponte sull'isola, per conto del regno di Sardegna e Corsica, fu determinante. Ugone II infatti si alleò con Giacomo II di Aragona con l'intenzione poi di diventare suo luogotenente nei territori conquistati al Comune di Pisa. Anche se già legittimamente sovrano del suo regno, ambiva governare direttamente ed indirettamente tutta la Sardegna e la Corsica. Prima ancora dell'arrivo dei catalano aragonesi, l'11 aprile 1323, le sue truppe attaccarono autonomamente i pisani nei pressi di Sanluri. Chiese poi aiuto al re di Aragona che prontamente il 15 maggio inviò nell'isola tre navi cariche di soldati al comando di Gherardo e Dalmazzo de Rocabertì. Queste truppe costituivano l'avanguardia di quella che sarebbe stata la forza di invasione vera e propria, formata da 53 galere e undicimila soldati, che sbarcò Palma di Sulcis il 13 giugno e assediarono Villa di Chiesa (l'attuale Iglesias). La città si difese strenuamente e si arrese solo dopo sette mesi di resistenza. Il 13 febbraio del 1324, i catalano aragonesi e le truppe arborensi assediarono il castello di Cagliari ed il 29 dello stesso mese si scontrarono in una violentissima battaglia con l'esercito pisano accorso a liberare la città assediata. Gli iberici vinsero con difficoltà, subendo ingenti perdite; sempre lo stesso giorno l'ammiraglio Francesco Carros distrusse le navi pisane nelle acque del golfo di Cagliari. Nel trattato di resa, sottoscritto da vincitore anche da Ugone II, i pisani consegnarono al regno di Sardegna e Corsica tutti i loro possedimenti nel cagliaritano e nella Gallura, tenendosi però la città di Cagliari. Gli scontri si conclusero il 19 luglio 1324 con la presa del Castello di Cagliari e la sua concessione in feudo agli stessi Pisani. In quell'anno, nei pressi dell'attuale Cagliari, nacque il primo nucleo territoriale del regno di Sardegna. La spartizione dei territori conquistati avvenne subito. Le città e alcune ville furono lasciate alla Corona d'Aragona e diventarono Città e ville reali, le campagne furono infeudate introducendo l'istituto del feudalesimo. I territori così assegnati diventarono contée e marchesati. La Marmilla Cagliaritana, passata a Cagliari nel 1206, fu assegnata in feudo ad Ugone II di Arborea che già la possedeva. Ugone restò fedele alla corona, sistemò i figli con un'abile politica matrimoniale e costrinse i figli Mariano e Giovanni a ricevere un'educazione catalana.

I quattro Regni autoctoni

In Sardegna esistevano delle istituzioni statuali stabilmente conformate politicamente, i Regni giudicali o Giudicati. Al tempo dell'infeudazione però ne restava solo uno, il Giudicato d'Arborea, essendo stati, quelli di Cagliari e Gallura, abbattuti manu militari dagli altri Giudicati e dalla Repubblica di Pisa, e il terzo di Torres si era dissolto a seguito della crisi dinastica dopo la morte dell'ultima giudichessa, Adelasia di Torres, e del vicariato di Michele Zanche. Al suo posto erano sorte le signorie dei Doria e dei Malaspina e il libero comune di Sassari. Il Papa dava de facto al re d'Aragona piena licentia invadendi, cioè il permesso di occupare militarmente le due isole per dare vita al Regno di Sardegna e Corsica, con lo scopo di annichilire la potenza ghibellina di Pisa.

I Regni di Cagliari, di Arborea, di Torres e di Gallura erano stati sovrani, formatisi come conseguenza dell'isolamento cui fu costretta l'isola in seguito all'espansione islamica nel Mar Mediterraneo, tra VIII e IX secolo, ed al conseguente ritiro da parte dei Bizantini. Ma le opposte ideologie politiche dell'epoca, secondo le quali la sovranità suprema apparteneva al Papa o all'Imperatore del Sacro Romano Impero, erano premessa per l'intromissione di questi poteri nella politica isolana. Tanto più che i Giudicati, in quanto eredi dell'amministrazione bizantina e influenzati dalla cultura religiosa greca con la quale il Papato aveva definitivamente rotto ogni legame con lo scisma del 1054, non erano giuridicamente ben inquadrati nelle organizzazioni politiche dell'occidente. Già il Giudice Barisone II d'Arborea "acquistò" il titolo di Re di Sardegna dall'Imperatore Federico Barbarossa nel 1164 ma non riuscì a realizzare l'impresa di unificare la Sardegna sotto il suo scettro.

Dopo la conquista araba della Sicilia, il territorio sardo probabilmente si organizzò inizialmente in un unico Giudicato, con sede a Cagliari, nelle mani di due famiglie, Lacon e Gunale, e venne probabilmente già diviso in più entità amministrative locali, sull'orma della suddivisione amministrativa bizantina. Ma l'attacco di Museto, intorno al 1015, ruppe gli equilibri dell'isola con numerose sconfitte dei sardi, ma grazie alle spedizioni pisano-genovesi per la Sardegna e dopo anni di guerra, si riuscì a liberare l'isola dalla minaccia dei musulmani. Il potere de Giudice di Cagliari ne uscì fortemente indebolito e, forse anche per dissidi e interessi all'interno della famiglia regnante, nonché per l'influenza delle sempre più potenti repubbliche marinare, ben presto le entità amministrative presero fisionomia in quattro regni indipendenti e i loro rispettivi territori corrispondevano a quelli dei quattro lociservatores che l'amministrazione bizantina aveva lasciato in eredità. L'origine storica dei regni sardi medievali risiederebbe, quindi, nell'evoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità sovrane autonome. Secondo una teoria tramandata nel condaghe di S. Gavino, fonte che risalirebbe al tardo XIII secolo, entrato in crisi il potere bizantino ci sarebbe stata la presa di potere da parte dei donnos, i titolari del potere economico. In seguito un esponente della categoria sarebbe stato nominato giudice con carica annuale. Infine la carica sarebbe diventata vitalizia.

Influenza pisana e genovese

Le repubbliche marinare di Pisa e di Genova avevano aiutato i sardi a liberarsi dalle scorrerie barbaresche e salvandoli probabilmente dall'espansione islamica, ma l'aiuto prestato ebbe come conseguenza una loro sempre più crescente ingerenza, fino a quando non la occuparono militarmente e si spartirono tre dei quattro regni, fino ad allora rimasti indipendenti: il Giudicato di Cagliari, quello di Gallura e quello di Torres. Estese aree costiere, lungo tutta la costa orientale, dal Cagliaritano fino alla Gallura, costituivano invece i territori d'oltremare del Comune di Pisa, mentre vasti erano i possedimenti delle ricche famiglie dei Doria, dei Malaspina e dei Donoratico nella parte nord occidentale. Altri terrori, come Sassari, Iglesias e Cagliari, si costituirono liberi comuni con varie alleanze, e propri statuti scritti in latino medievale, toscano e sardo. La Corsica, dal 1299 apparteneva stabilmente alla Repubblica di Genova e, nonostante i vari tentativi di invasione, non fu mai conquistata.

Il regno di Arborea

Il regno di Arborea fu l'ultimo giudicato superstite. Questo perché nella metà del XII secolo ampliò le sue alleanze familiari imparentandosi con nobili catalano-aragonesi dando vita alla dinastia dei Cervera-Bas-Serra, e partecipò nel 1258 insieme a pisani, logudoresi e galluresi alla distruzione del Giudicato di Cagliari, di cui incamerò parte dei territori nel Campidano. Nel 1323-24, insieme ai sassaresi, sostenne l'invasione aragonese che scacciò dall'isola i pisani, già in forte declino dopo la Battaglia della Meloria, e diventarono i loro vassalli in parte dell'isola. Questo arrestò il processo di rinnovamento economico e culturale che Pisa e Genova, e la Chiesa stessa con i suoi ordini monastici avevano portato avanti, avviando la Sardegna verso un chiaro progresso sociale, e nello stesso tempo gli alleati aragonesi introdussero il feudalesimo fino ad allora sconosciuto nell'isola.