Riconosciuto, per sua stessa volontà, come discendente dei Dinomenidi (l'antica casata gelese dalla quale discendevano i primi tiranni di Siracusa, d'origine rodio-cretese), Gerone II mosse i primi passi verso il potere assoluto diventando uno dei due generali che l'esercito siciliano, in rivolta, aveva eletto per cercare una pacificazione con le autorità civiche della Pentapoli, la quale aveva bandito i propri soldati a causa delle eccessive turbolenze apportate dalla componente mercenaria. Riuscitosi a guadagnare la fiducia del popolo, gli venne dato il titolo di basileus nel 269 a.C.

Gerone, ricoprendo il ruolo che fu di Agatocle, si rivelò essere un sovrano generoso ed equilibrato. Distintosi nelle lotte contro i Mamertini, si alleò inizialmente con Cartagine per contrastare Roma, giunta in Sicilia per soccorrere il popolo campano, suo alleato, insidiatosi a Messana. Tuttavia, nel 263 a.C., quando la pentapoli si vide assediata dalle legioni romane e dalle tante città siciliane passate dal lato dell'urbe, Gerone decise di allontanarsi da Cartagine e divenire alleato dei Romani.

Rimasto fedele a questa alleanza per tutta la sua vita, Gerone fu amico dei consoli dell'urbe, ai quali recò preziosi aiuti in numerose occasioni; fu anche una guida illuminata per il proprio regno: erudito di agricoltura e di arte, il basileus divenne famoso nel mondo antico per le sue esportazioni cerealicole, mantenne vivi i rapporti con l'Oriente ellenistico e arricchì le sue terre di templi e costruzioni civiche, permettendo che prosperassero in pace, lontane dalla guerra in atto nel resto della Sicilia.

Fu Gerone II a chiamare lo scienziato Archimede a difendere la propria patria: gli fece costruire molte di quelle macchine da guerra, utilizzate quando i Romani, una volta cambiato lo scenario politico, dopo la morte di Gerone, tentavano di conquistare Siracusa.

Il governo di Gerone fu il più longevo di Syrakousai: durò oltre un cinquantennio. Il basileus, spentosi all'età di novant'anni, nel 215 a.C., lasciò come suo erede il giovane nipote Geronimo, ma i gravi mutamenti politici, con lo scoppio della seconda guerra punica, condannarono la sua dinastia a un tragico epilogo. Con Gerone II, difatti, si data l'ultimo lungo prospero periodo di Siracusa, poi la sua fine egemonica. In seguito un pretore mandato da Roma governerà da questa città l'intera Sicilia come prima provincia romana.

Biografia Origini e giovinezza Gerone, detto anche Ierone, nacque a Siracusa (città antica), nell'anno 308 a.C. Suo padre fu Gerocle (o Ierocle), uomo notabile della città in quanto si definiva un discendente della famiglia dorica dei Dinomenidi, tramite Gelone I; il condottiero rodio-cretese che impiantò la prima tirannide esportandola da Gela a Siracusa..

Marco Giuniano Giustino chiama il padre Hieroclito, ovvero Geroclito (o Ieroclito),. ma le fonti postume lo hanno riconosciuto come Gerocle dall'incisione di questo nome in una lapide riguardante il figlio Gerone.Gabriele Lancillotto Castello, Siciliae et objacentium Insul. Vet. Inscript., clas. 1, n.1, p. 1. Cit. in Giovanni Evangelista Di Blasi, Storia del regno di Sicilia, vol. 1, 1843, p. 43 = Domenico Schiavo, Memorie per servire alla storia letteraria di Sicilia, vol. 1, 1756, p. 18.

Non si conosce invece il nome della madre di Gerone, ma solo la sua posizione sociale: ella era una serva,. un'ancella della casa di Gerocle che alcune fonti appellano direttamente come schiava.ὅρμος - Ricerche di Storia Antica n.s. 6-2014, 139-160: Maria Stella Trifirò, L’exemplum del Dinomenide Gelone tra memoria civica e storiografica, cap. 3 Le ‘citazioni’ del modello Dinomenide (da Timoleonte a Ierone II), p. 156. Considerando l'umilissima origine della donna, Gerocle ritenne come un fatto vergognoso la nascita del bambino e decise quindi, secondo le usanze del tempo, di esporlo, ovvero di abbandonarlo al proprio destino in mezzo alla natura, condannandolo così a morte certa. Tuttavia nel bosco accadde un prodigio: il bambino venne nutrito dal miele delle api che gli ronzavano intorno, permettendogli di superare la fame e la mancanza di cure umane..

Il connubio tra futura regalità, divinazione, api e miele è davvero molto forte. Esso ricorre in più aneddoti riguardanti i tiranni aretusei (in Dionisio I, ad esempio), la sua origine può probabilmente essere rintracciata nel Basso Egitto, dove l'ape rappresentava già la regalità del faraone.Corrado soddu, Storia del Miele, 2012, p. 11; Nicholas J. Saunders, Animali e Spiritualità, 2000, p. 126. Marco Giustino prosegue quindi narrando la sorpresa del padre di Gerone: come spesso accadeva in questi casi, era necessario ricorrere all'arte divinatoria, la quale sentenziò, tramite l'aruspicina, che il piccolo Gerone, nutrito dalle api, era destinato al potere regio.. Colto da improvviso entusiasmo, Gerocle riprese il bambino con sé e lo allevò.

Lo storico antico romano prosegue narrando altri eventi singolari che segnarono l'infanzia e l'adolescenza di Gerone: quando questi era ragazzino e combatteva le sue prime battaglie, un'aquila gli si posò sullo scudo e un gufo gli si artigliò sulla lancia. Aquila e gufo sono altri due animali colmi di simbologia, cosicché Giustino poté donare al futuro capo di Syrakousai due importanti virtù: la prudenza e il coraggio, insieme al più alto distintivo sociale: Gerone sarebbe diventato re..

Descritto di aspetto molto gradevole e di forza notevole, Gerone era inoltre visto come un giovane soldato umile di carattere, leale e al contempo carismatico.. Giustino, che lo descrive in questi suoi primi tempi come militante nell'esercito di Pirro, re di Sicilia, sostiene che tutto in lui faceva percepire la regalità, anche se l'unica cosa che gli mancava era appunto un regno da governare.

Gerone soldato dell'esercito siracusano

Se si esclude l'aneddotica, veramente molto poco si conosce del primissimo Gerone. Le notizie storiche su di lui incominciano a farsi più solide solo quando egli si fa notare tra le file di un esercito siracusano ridotto allo sbando dopo la morte di Agatocle (che lo aveva invece condotto a notevoli vittorie) e l'abbandono di Pirro per incompatibilità con i siciliani: Pirro, emulando le gesta agatoclee, desiderava portare nuovamente la guerra in Africa, per assediare ancora Cartagine, ma i siciliani vi si opposero. In seguito non si ristabilì la concordia tra gli isolani e l'epirota, visto come un dittatore, il che aggravò la situazione dell'esercito di Syrakousai: moltissime delle sue file erano composte da mercenari, tra questi vi erano i Mamertini; soldati Italici provenienti dalla Campania. Costoro erano stati assoldati anni prima da Agatocle e da tempo pretendevano la cittadinanza aretusea, che il governo rifiutava di concedere.

I Mamertini, che avevano alle spalle un alleato potente come la città di Roma, in quei frangenti contribuirono insieme ai Cartaginesi a mettere a ferro e fuoco una Sicilia che viveva quasi nell'anarchia. In tale contesto, nell'anno 276/275 a.C., Gerone, grazie alle sue qualità, insieme a un suo compagno di nome Artemidoro, venne scelto dall'esercito per rappresentare i soldati siciliani, ovvero l'esercito regolareKokalos, vol. 24, 1976, p. 325., di fronte al governo di Syrakousai; gli fu data la carica di strategós (corrisponde all'odierno titolo di generale) e gli fu affidato il compito di mediare con le autorità civiche, le quali non riponevano più alcuna fiducia nei soldati..

I soldati capitanati da Gerone, esiliati dal governo in una città non identificata, che Polibio chiama Mergane (qualche fonte moderna ha suggerito possa trattarsi di MorgantinaNuove prospettive della ricerca sulla Sicilia del III sec. a.C., archeologia, numismatica, storia : atti dell'Incontro di studio (Messina 4-5 luglio 2002), 2004, p. 115.Silvio Raffiotta, C'era una volta Morgantina, 1996, p. 70.), incontrarono comunque delle difficoltà per entrare nella sorvegliata pentapoli. Gerone dovette fare affidamento su alcuni suoi parenti per giungere al cuore del neo-governo, definito di stampo oligarchico,Archivio storico siracusano, 1990, p. 7. e riuscire a sopraffarlo, puntando non sulla violenza delle armi ma sulla persuasione di convenienti negoziazioni.

Dopo una conciliazione ottenuta senza spargimento di sangue, quindi, lo stratega Gerone si mostrò abile e magnanimo nell'amministrare gli affari governativi, a tal punto che i Siracusani, pur non essendo affatto inclini, secondo Polibio, a riconoscere un'autorità accordata esclusivamente dai militari, accettarono ugualmente il ruolo di Gerone nei confronti dell'esercito e della pentapoli e lo confermarono stratega. Aggiunge Marco Giustino che il titolo completo accordatogli in questa occasione fu «dux adversus Karthaginienses» (comandante contro i CartaginesiKokalos, studi pubblicati dall'Istituto di storia antica dell'Università di Palermo, vol. 46, num. 1, 2004, p. 472.), e che tutte le città di Sicilia accolsero con favore questa sua prima presentazione..

Alleanza e matrimonio

Gerone aveva osservato con quale facilità l'ordine dell'esercito siracusano mutava non appena lo stratega era lontano e non voleva perdere l'autorità da poco guadagnata, si propose di accrescere la capacità bellica e la propria popolarità nella pentapoli stringendo un'alleanza con uno degli uomini più potenti di Syrakousai, tale Leptine.. L'alleanza venne suggellata tramite il matrimonio di Gerone con la figlia di Leptine.

Gli antichi storici tacciono il suo nome. Tuttavia è diventata consuetudine credere che la figlia di Leptine altri non fosse che Filistide (Φιλιστίς): l'unica donna ad essere stata raffigurata su monete dell'antica Siracusa con il titolo regale.

Si è anche ipotizzato che Filistide fosse la sorella di Gerone piuttosto che la consorte,Mariarita Sgarlata, La raccolta epigrafica e l'epistolario archeologico di Cesare Gaetani conte della Torre, 1996, p. 170. ipotesi però scartata dai più; altri ancora hanno ipotizzato, senza fortuna, esserne la madre (ignorando tuttavia lo status servile della genitrice di Gerone, in contrasto con la regalità attestata alla figura femminile sulle monete).

A rafforzare la possibilità che invece proprio Filistide sia la figlia di Leptine, vi è il fatto che costui poteva realmente essere un discendente della casata reale dionisiana, dove figurava un Leptine fratello di Dionisio I, la cui figlia sposò senza permesso Filisto (compagno militare di Dionisio, oltre che rinomato storico); questo nome, Leptine, ricorre poi in numerose figure di potere sempre vicino ai tiranni, da qui l'intuizione di alcune fonti secondo le quali il Leptine di Gerone II avrebbe potuto chiamare la figlia Filistide in onore di quel Filisto che si ricollegava agli avi della propria famiglia.Per approfondire: Giovanni Battista Grassi, La regina Filistide e la tholia di Teocrito, 1892, pp. 1-41.

Lotte contro i Mamertini I Mamertini, allontanati da Siracusa, si erano vendicati andando a conquistare con l'uso della forza la polis di Messana (antica Zancle, odierna Messina): facendo strage di uomini adulti, sposarono forzatamente le donne e si stabilirono in quel territorio; non paghi, resero tributarie molte città della Sicilia orientale, ne distrussero altre, attuarono saccheggi sistematici. Pirro aveva posto un freno alle loro conquiste e costoro si erano momentaneamente acquietati. Il pensiero di Syrakousai era quindi tornato subito al più insidioso e secolare nemico, ovvero Cartagine: da qui l'ultimo titolo assegnato a Gerone II, dux adversus Karthaginienses, dal sapore esclusivamente propagandistico, non effettivo.Vd. Kokalos, studi pubblicati dall'Istituto di storia antica dell'Università di Palermo, vol. 46, num. 1, 2004, p. 472..