La Maremma è una regione geografica compresa tra Toscana e Lazio, di circa , che si affaccia sul Mar Tirreno e sul Mar Ligure. Oltre a una parte centrale, corrispondente alla provincia di Grosseto fino alle pendici del monte Amiata e delle colline Metallifere e fino alla media valle dell'Ombrone (Maremma grossetana), comprende la fascia costiera tra Piombino e il Cecina (Maremma livornese e Maremma pisana) e si spinge nel Lazio fin verso Civitavecchia (Maremma laziale). Il territorio è in prevalenza pianeggiante e alluvionale, ma in parte anche collinare, mentre la città più popolosa è Grosseto.

Geografia

La Maremma è un territorio vasto e dai confini difficilmente definibili che si affaccia sul Mar Tirreno. Convenzionalmente, il territorio maremmano è suddiviso in tre zone, da nord a sud, due delle quali ricadono in territorio toscano: L'Alta Maremma, o Maremma Settentrionale, storicamente conosciuta come Maremma pisana, interessa parte della provincia di Livorno e alcune aree pedecollinari della provincia di Pisa, che si estendono nella parte settentrionale lungo la costa e l'immediato entroterra, comprendente le prime propaggini collinari della val di Cecina, della val di Cornia e del versante nord-occidentale delle colline Metallifere. La città più grande è Piombino. L'intero territorio, storicamente chiamato per secoli Maremma pisana, perché antico dominio della Repubblica di Pisa, a partire dal Novecento è comunemente distinto in Maremma pisana e Maremma livornese, coincidenti con i confini amministrativi creati nel 1925 delle relative province.AA.VV., La Maremma Pisana: da Livorno a Piombino in Toscana (collana Guide Rosse), Touring club, 1997, pp. 417-429. La Maremma grossetana, in precedenza conosciuta come Maremma senese, è l’area centrale che corrisponde alla provincia di Grosseto, lungo la costa tra il golfo di Follonica e la foce del torrente Chiarone che si getta in mare a sud del promontorio dell'Argentario. Generalmente, il toponimo viene esteso a tutta la provincia, anche a territori storicamente non considerati maremmani, come per esempio le colline Metallifere grossetane, le colline dell'Albegna e del Fiora, l'area del tufo e il monte Amiata. Le principali città, oltre Grosseto, sono Follonica e Orbetello. Storicamente chiamata Maremma senese, perché dominio della Repubblica di Siena, ha progressivamente preso l'attuale denominazione dopo l'istituzione di Grosseto in una propria provincia a partire dal 1766. Le pianure principali della Maremma grossetana sono quattro: La piana del fiume Pecora, attorno al golfo di Follonica, comprendente gran parte del comune di Follonica, l'area pianeggiante dei comuni di Massa Marittima e Gavorrano e la fascia costiera del comune di Scarlino, limitata a sud dal promontorio di Punta Ala. La piana del fiume Ombrone (comunemente detta Piana Grossetana), che occupa i territori comunali di Castiglione della Pescaia e Grosseto, la parte meridionale dei comuni di Gavorrano e Roccastrada e il tratto costiero, pianeggiante e pedecollinare del comune di Magliano in Toscana. Si estende tra il promontorio di Punta Ala e i Monti dell'Uccellina e comprende la riserva naturale Diaccia Botrona. La piana del fiume Albegna, che interessa i comuni di Orbetello e la parte pianeggiante dei comuni di Magliano in Toscana e Manciano. Si estende tra i Monti dell'Uccellina e il promontorio di Ansedonia e comprende il promontorio dell'Argentario e la Laguna di Orbetello. La piana del fiume Fiora, compresa tra il territorio comunale di Capalbio e il Lazio. Si estende oltre il promontorio di Ansedonia e non presenta soluzioni di continuità con la Maremma laziale; comprende il Lago di Burano. La Maremma laziale, la parte meridionale, si estende nell'area costiera della provincia di Viterbo e all'estremità nord-occidentale della provincia di Roma (Lazio), lungo la costa dell'alto Lazio, tra la foce del torrente Chiarone e Capo Linaro, promontorio che costituisce l'appendice occidentale dei monti della Tolfa che la dividono dall'Agro romano.

Invece i termini Marittima o Maritima sono oggi in disuso, riproponendo l'etimologia di maremma, ne indicavano il prolungamento in un territorio geograficamente affine esteso dal Tevere lungo la costa verso sud fino a Terracina; un tempo era coperto di foreste e paludi oggi per lo più bonificate (Acilia, Agro Pontino).

Clima

Il clima della Maremma presenta caratteristiche mediterranee lungo la costa, mentre assume caratteri più continentali via via che si procede verso l'interno.

Le distanti montagne della Corsica ad ovest e i più vicini rilievi dell'Isola d'Elba tendono a deviare o ad attenuare le perturbazioni atlantiche: le precipitazioni risultano piuttosto scarse e raramente di lunga durata lungo la costa grossetana e viterbese, toccando i minimi assoluti attorno ai annui presso i Monti dell'Uccellina e l'Argentario, mentre nell'interno e lungo la costa livornese i valori sono generalmente compresi tra i 600 e i annui, aumentando ancora sui rilievi collinari e montuosi esposti ai venti atlantici. La maggiore piovosità è attestata in autunno, mentre le altre stagioni presentano un regime pluviometrico piuttosto irregolare. Lungo la fascia costiera della Maremma centro-meridionale, l'eliofania (soleggiamento) raggiunge valori medi annui elevati: oltre 7 ore di sole al giorno, col minimo in dicembre attorno alle 4 ore giornaliere ed i massimi in giugno e luglio con valori di oltre 11 ore di sole al giorno.

Le temperature medie annue si aggirano attorno ai lungo la costa e tendono a diminuire man mano che si procede verso l'interno. Sulla fascia costiera sono rare le temperature invernali sotto zero e le temperature estive oltre i ; nelle vallate interne invece le minime dei mesi più freddi possono essere rigide, mentre le massime estive possono anche raggiungere i .

Storia

Il toponimo Maremma deriva, per molti studiosi, dal latino maritimaL'evoluzione fonetica è la seguente: dal latino mărĭtĭmă all'italiano marémma attraverso una fase intermedia *marétma. Riguardo allo sviluppo semantico del termine, cfr.: Ottavio Lurati, Toponymie et géologie, in "Quaderni di semantica", anno XXIX, numero 2, dicembre 2008, 443. con il significato di "regioni costiere, zone di mare", anticamente nella forma di Maritima Regio. Secondo Emanuele Repetti "Maremma" e "Marittima toscana" erano termini che indicavano in passato tutta la costa toscana, dalla foce del fiume Magra, al confine tra Toscana e Liguria, alla foce del fiume Chiarone nel grossetano che segna il confine tra la Toscana e il Lazio. Una delle prime menzioni di "Marittima toscana" risale al 790 d.C. in epoca carolingia, negli ultimi anni del Ducato di Tuscia. Per altri studiosi, ma considerato meno probabile, Maremma deriverebbe dal castigliano marisma che significa "palude". Il nome della Maremma ha un riscontro anche nella regione francese della Maremne di simile etimologia dal latino mărĭtĭma, all'estremità sud-occidentale delle Lande di Guascogna.

Dante ne individuava i confini tra Cecina (Livorno) e Tarquinia (Viterbo), già conosciuta come Corneto:

Prima degli innumerevoli insediamenti medioevali, la Maremma ha conosciuto presenze preistoriche, etrusche e romane che hanno lasciato importanti testimonianze storico-artistiche sparse nell'intero territorio.

Importanti furono le città etrusche di Populonia, Roselle e Vetulonia. Quest'ultima, appartenente alla Dodecapoli etrusca, fu una delle prime a battere moneta, il vat. In epoca altomedievale la Maremma registra la presenza di una delle famiglie nobili più importanti dell'Italia centrale, quella dei conti Aldobrandeschi, di probabile origine longobarda. Ildebrando di Soana, nel 1073, a furor di popolo, viene addirittura eletto Papa con il nome di Gregorio VII. Un Papa "maremmano". Tale famiglia comitale nel XII secolo fa parte anche dei principi elettori dell'assemblea che elegge l'Imperatore. I conti Aldobrandeschi sono ricordati anche per essere stati padroni di circa 100 castelli, a testimonianza dello sviluppo di questa zona e del grado di conurbamento di queste terre, soprattutto nella fascia collinare, istituendo una prospera economia curtense, basata sulla "corte", (in latino curtis) l'insieme di ville ed edifici dove il signore soggiornava ed espletava le sue funzioni di controllo sul territorio.

Con la fine del feudalesimo e soprattutto con l'affermarsi delle signorie, la Maremma nel XIII secolo cade sotto l'influenza della Repubblica di Siena che dopo pochi anni conquista militarmente anche Grosseto e trasforma la Maremma in un enorme pascolo a pagamento. Per lo sfruttamento dei pascoli viene istituita la "Dogana dei paschi", da cui trae origine il Monte dei paschi di Siena, famosa banca. Il territorio maremmano, grazie al clima mite e alla precoce primavera attira i transumanti del centro Italia: tuttavia la perdita dell'indipendenza e l'assoggettamento all'economia di sfruttamento di Siena distruggerà l'economia locale e comporterà l'abbandono del territorio coltivato, con l'inevitabile aumento delle terre paludose. A partire dal XIV secolo infatti la presenza dell'uomo in questa regione dovrà sempre più fare i conti con la malaria e la povertà, che saranno il tratto saliente con cui sarà nota per molti secoli la Maremma, che di fatto finiranno soltanto con l'avvento delle pompe idrauliche a motore a cavallo della seconda guerra mondiale, con le bonifiche avviate dal regime fascista e concluse con una poderosa opera dell'Ente Maremma a metà degli anni '50 del secolo scorso.

In Toscana la Maremma si estende su circa di terre, pari a circa 1/4 dell'intera regione, iniziando a sud di Rosignano Marittimo per proseguire, oltre il confine regionale, nel Lazio fino oltre Civitavecchia. Abbandonata in epoca alto-medievale, dal XVIII secolo fu oggetto di vari tentativi di bonifica e di ripopolamento. Si dovette combattere contro vaste paludi ed acquitrini costieri, fiumi privi di argini che allagavano le terre fittamente coperte da boscaglie e macchia mediterranea, ove su tutto dominava il grande nemico che fu la malaria che mieté numerose vittime tra cui lo stesso granduca Ferdinando III di Lorena. Al suo spopolamento si aggiungeva la poca fertilità della terra che permetteva solo una irrisoria produzione di grano e la pastorizia e, come se non bastasse, nei primi decenni del Settecento la regione fu periodicamente invasa dalle cavallette. I cronisti del tempo ricordano che verso le ore 18 del 23 giugno 1711 apparve dalla parte del mare una nube immensa di locuste che oscurò il sole e ricoprì rapidamente tutta la campagna circostante di Piombino. Negli anni successivi le invasioni di cavallette si estesero anche alle campagne di Massa Marittima, Gavorrano, Sassetta, Castagneto Carducci, distruggendo oltre 70 miglia di terre coltivate. Tali invasioni continuarono periodicamente fino al 1786. Alle difficoltà naturali vi erano anche quelle giuridiche che ne ostacolarono lo sviluppo. Sui terreni di pascolo vi erano le "Bandite per usi" (pascolo gratuito per i residenti) e "bandite per fida" (con affitto dei pascoli per la comunità). I restanti pascoli erano di proprietà granducale (Dogana di pascolo) che potevano essere affittati a privati o dati "per fida" a forestieri. Poiché tutte le pasture maremmane erano di competenza della Dogana di Siena, era fatto divieto di recintarle anche se possedute da privati. Questo permetteva agli animali in libertà ed incustoditi di essere decimati dalle piene dei fiumi (quella dell'Ombrone del 1749 ne affogò oltre ) o dalle epidemie. Sotto la Reggenza toscana si iniziò così a redigere un programma di risanamento del territorio e riorganizzazione delle proprietà dominate dal latifondo.

La Maremma toscana fu tradizionalmente distinta in Maremma Pisana (o Volterrana) e in Maremma Senese (poi Grossetana).