Intellettuale, partigiano antifascista e poeta, nella sua vita si è occupato di arte, cinema, politica, teatro e letteratura, oltre a essere un appassionato mirmecologo.
Biografia Infanzia e giovinezza Nasce e trascorre l'infanzia a Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza, accompagnando spesso il padre medico condotto nei ripetuti spostamenti attraverso la provincia piacentina, dove ben presto scopre la centralità del mondo naturale e sviluppa un pensiero acuto e radicale in tema di ecologia e salvaguardia dell'ambiente, rispetto della vita animale e un particolare interesse per i costumi degli insetti sociali: formiche, api e termiti. In pieno periodo fascista vive "in una famiglia illuminata e ferma nel rifiuto di ogni situazione autoritaria e clericale". Tra i sette e gli otto anni inizia a scrivere i primi testi poetici.
Tra i suoi interessi scolastici vi sono Dante, Petrarca, Carducci, Pascoli e D'Annunzio, ma soprattutto Leopardi e Foscolo, ed è in quel periodo che inizia la sua attività poetica, abbandonando subito la rima e le tradizioni stilistiche per scrivere "poesie in libertà".. Di allora sono anche i primi tentativi teatrali (Amneris), i primi dialoghetti filosofici (Il veglio della montagna) e i primi "inni alla natura".
Dal 1937 al 1940 a Parma frequenta il Liceo classico Romagnosi dove ha come insegnante, tra gli altri, Ferdinando Bernini. Studente eccellente, Braibanti ottiene l'esonero dal pagamento delle tasse. Il 27 novembre 1939 scrive e distribuisce clandestinamente a scuola un manifesto, rivolto a "tutti gli uomini vivi", in cui invita i compagni di liceo a unirsi e organizzarsi contro la dittatura fascista.
Dopo gli studi liceali a Parma si trasferisce a Firenze e si iscrive alla facoltà di filosofia. Qui nasce l'amore per Leonardo, Giordano Bruno e soprattutto Spinoza. Inizia a dedicarsi ai collage e agli assemblage, spesso secondo la tecnica degli objets trouvés, mentre l'osservazione delle formiche comincia a precisarsi in un interesse che mira a essere sempre più scientifico.
Il periodo fiorentino della Resistenza partigiana Dal 1940 prende parte alla Resistenza partigiana a Firenze, partecipa alla nascita dei primi movimenti intellettuali antifascisti, aderisce al movimento "Giustizia e libertà" e nel 1943 al Partito Comunista clandestino, insieme con Gianfranco Sarfatti, Teresa Mattei (Chicchi), Renzo Bussotti e altri. Alla base della decisione non vi sono divergenze ideologiche con gli azionisti, bensì il desiderio di "conoscere un'altra classe".. Il Partito Comunista infatti, a differenza di "Giustizia e libertà", era soprattutto il partito della classe operaia, che "portava su di sé il peso più grande della lotta di classe: "[…] io che venivo da una classe sociale diversa ho voluto far miei le forme e gli scopi della lotta antifascista partendo appunto dalle necessità improrogabili del mondo del lavoro".
Durante la guerra Braibanti viene arrestato due volteGiovanni Gagliardi, Il caso Braibanti a Venezia 79 con 'Il signore delle formiche'. Una ferita ancora aperta, La Repubblica, 6 settembre 2022.: la prima nel 1943 in seguito a una retata che coinvolge anche il futuro segretario repubblicano Ugo La Malfa. Viene scarcerato il 25 luglio quando, alla caduta del fascismo, Pietro Badoglio diede l'ordine di liberare prima i docenti e poi gli studenti, mentre molti tra i "comunisti adulti" arrestati, in seguito saranno fucilati dai tedeschi dopo l'8 settembre. Il secondo arresto avviene nel 1944, insieme con Sandro Susini, Mario Spinella e Zemiro Melas (Emilio), per opera dei repubblichini della Koch-Carità. Tutti i suoi scritti fino al 1940 furono sequestrati dalle truppe delle SS italiane e furono perduti per sempreAlessandro Mancini, Aldo Braibanti, l'intellettuale distrutto negli anni '60 perché colpevole di amare un altro uomo, thevision.com, 30 giugno 2021..
Gli anni del dopoguerra Nel 1946 è tra gli organizzatori del Festival mondiale della gioventù che si svolge l'anno successivo a Praga e diviene collaboratore del PCI in qualità di responsabile della Gioventù Comunista toscana. Nel 1947 abbandona la politica attiva dimettendosi da tutti i suoi incarichi con una poesia pubblicata sulla rivista Il Ponte, che iniziava con la frase: "Non è un addio ma un congedo". Declina l'invito di Botteghe Oscure a cambiare idea ritenendo di "non essere un politico". Il dopoguerra è anche il periodo in cui si laurea in filosofia teoretica con una originale ricerca sul tema del grottesco, "inteso come crisi dell'ideale, e quindi come terra di mezzo fra il tragico e il comico"..
Il laboratorio artistico di Castell'Arquato L'abbandono della politica coincide con la scelta di dedicarsi ai vari aspetti culturali, in primo luogo quelli artistici. Sempre nel 1947 inizia l'esperienza comunitaria del Torrione Farnese di Castell'Arquato, un laboratorio artistico con Renzo e Sylvano Bussotti, Roberto G. Salvadori, Fiorenzo Giorgi e altri, che per sei anni diviene uno studio ceramistico e polivalente. Le opere del Torrione Farnese sono state esposte in varie mostre in molte città americane ed europee, tra cui una massiccia partecipazione alla Triennale di Milano. A questo punto finalmente Braibanti può dedicarsi alla poesia, alla scrittura di opere teatrali, a sceneggiature, ma anche ai suoi formicai artificiali e a un profondo contatto con la realtà ecologica del tempo.
A quel periodo risalgono i testi che confluiranno nei quattro volumi della raccolta intitolata Il circo (Atta, 1960), l'inizio dell'operazione cinematografica intitolata Pochi stracci di sole, rimasta irrealizzata, ma che anni dopo troverà una continuazione nei film Orizzonte degli eventi e Morphing e nelle sceneggiature de Il pianeta di fronte e Colloqui con un chicco di riso.
A un certo punto l'amministrazione comunale di Castell'Arquato non rinnovò più il contratto d'affitto per la torre. Il laboratorio venne chiuso e ogni membro iniziò un percorso indicato dalle proprie tendenze culturali e artistiche.
Gli anni romani Nel 1956 Aldo Braibanti partecipa ai lavori per il congresso nazionale del PCI, ma il suo intervento è molto polemico in relazione ad alcuni aspetti di certo stalinismo diffuso. Per questo non viene ammesso tra i delegati. Braibanti abbandona gli schieramenti partitici, pur restando rispettoso dei rapporti fraterni con i suoi vecchi compagni della Resistenza e della conseguente politica. Nel 1960 Eugenio Cassin, conosciuto durante il periodo della Resistenza fiorentina, distribuisce tramite Schwarz editore i quattro volumi de Il circo e altri scritti: il primo contiene poesie dal 1940 al 1960, il secondo e il terzo opere teatrali, il quarto saggi e vari scritti. Dello stesso anno sono l'opera Guida per esposizione e la traduzione in italiano del Giornale di bordo di Cristoforo Colombo (1960).
Nel 1962 si sposta a Roma. In quel periodo lavora a teatro con il giovane Carmelo Bene, riprende le collaborazioni con Sylvano Bussotti e Vittorio Gelmetti, collabora per un breve periodo alla fondazione dei Quaderni Piacentini insieme con i fratelli Piergiorgio e Marco Bellocchio. La collaborazione con Gelmetti riprende per la versione radiofonica del suo lavoro teatrale Ballata dell'Anticrate, che sarà trasmessa da Radio 3 nel 1979. Fino al 1968 Braibanti lavora su una complessa operazione teatrale dal titolo Virulentia: "una catena di spettacoli monografici che chiamavo "bandi", e che alla fine sarebbero sfociati nel gioco di specchi di una sceneggiatura cinematografica".. Tra il 1967 e il 1968 infatti porta su pellicola con Alberto Grifi il film Transfert per kamera verso Virulentia. "Virulentia sviluppava in particolare il rapporto tra persuasione e violenza, e tra persuasione palese e persuasione occulta".
Era il periodo in cui in Italia arrivavano gli spettacoli del Living Theatre e di Grotowski, molto diversi dall'opera di Braibanti, che ebbe un grande impatto soprattutto nell'ambiente romano. "Ogni bando di Virulentia si svolgeva in una serie di tableaux vivants, nei quali la deconcentrazione e la meditazione producevano una serie di "percorsi liberi", attraverso i quali alla fine si ricomponeva la proposta testuale. Si trattava di un teatro nel quale anche la parola svolgeva un ruolo gestuale".. Il lavoro su Virulentia viene illustrato dallo stesso Braibanti in alcuni dei saggi presenti in Impresa dei prolegomeni acratici. Nel 1967 a Roma tiene una mostra di assemblages insieme a Giampaolo Berto.
È il 1968 quando il giudice legge la sentenza del tristemente famoso "caso Braibanti".
Il caso Braibanti Giunto a Roma nel 1962, Braibanti continua la sua ricerca e per un anno e mezzo chiede e ottiene la collaborazione dell'amico Giovanni Sanfratello (1940 - 5 gennaio 2017), un giovane di 23 anni che aveva conosciuto nel periodo del laboratorio artistico del Torrione Farnese di Castell'Arquato: "...mi sono spostato a Roma, e Giovanni Sanfratello mi accompagnò, perché venendo a Roma poteva difendersi meglio dalle pressioni assurde del padre, dovute a ragioni religiose, ideologiche e politiche. I Sanfratello, anche loro piacentini, erano ultraconservatori, cattolici e tra i più fascisti, e non riuscivano ad accettare che il loro figlio potesse scegliere una vita tanto diversa dalla loro".. Il 12 ottobre 1964 Ippolito Sanfratello, padre di Giovanni, presenta denuncia alla Procura di Roma contro Braibanti: l'accusa è di plagio. In pratica, Braibanti veniva accusato da Sanfratello di aver influenzato suo figlio e di avergli imposto le proprie visioni e i propri principi. In realtà, s'intendeva perseguire la relazione omosessuale dei due.
I primi di novembre, quattro uomini irrompono nella pensione romana in cui i due erano ospitati e portano via Giovanni con la forza, in una macchina dove era presente anche il padre: Giovanni sarà trasferito prima a Modena in una clinica privata per malattie nervose, poi al manicomio di Verona dove subirà, secondo Alberto Moravia, "un grande numero di elettroshock e vari shock insulinici. Tutto questo contro la sua volontà, tenendolo isolato dai suoi amici, dai suoi avvocati e da chiunque avesse ascoltato le sue ragioni". Giovanni dopo 15 mesi di internamento fu dimesso, con una serie di clausole che andava dal domicilio obbligatorio in casa dei genitori al divieto di leggere libri che avessero meno di cento anni. Giovanni Sanfratello, nonostante tutto, al processo dichiarò di "non essere stato soggiogato dal Braibanti"Lambda, rivista, gennaio-febbraio 1979..
Ma coloro che denunciarono il cosiddetto plagio non diedero nessun valore alle dichiarazioni spontanee di Giovanni. Il pubblico ministero arrivò a dichiarare che: "Il giovane Sanfratello era un malato, e la sua malattia aveva un nome: Aldo Braibanti, signori della Corte! Quando appare lui tutto è buio". Venne dato peso invece alle dichiarazioni di un diciannovenne, Piercarlo Toscani, col quale Aldo Braibanti aveva fatto alcuni viaggi per l'Italia nell'estate del 1960. Il ragazzo lo accusò, dichiarando tra le altre cose: "Il Braibanti aveva tentato di introdursi nella mia mente con le sue idee politiche, cioè comunismo in nome di una libertà superiore e ateismo [...] cominciò ad impedirmi le letture di svago a me usuali […] tali impedimenti non erano su basi di una prepotenza esteriore, ma sulla base di una prepotenza interiore, intellettuale, che è molto più forte dell'altra". Alcuni giornali della destra ufficiale si scagliano contro quello che chiamano "il professore", "il mostro", "l'omosessuale".