Massimo esponente nazionale del clero sciita, è stato Presidente dell'Iran dal 1981 al 1989, successivamente guida suprema dell'Iran dal 1989 fino alla sua morte avvenuta nel 2026 a causa di un raid aereo congiunto da parte di Israele e Stati Uniti.
Biografia
Educazione e rango clericale
Nato a Mashhad da una famiglia azera, figlio di Javad Khamenei (1895-1986), un alim e mujtahid nato a Najaf in Iraq, e dalla sua seconda moglie Khadijeh Mirdamadi, sesto di otto figli, Ali Khamenei cominciò gli studi religiosi dopo aver completato l'istruzione elementare. Frequentò a Mashhad le lezioni dei maestri di "Sat'h" (insegnamenti basati sulla lettura di testi) e "Kharej" (insegnamenti non basati sulla lettura di libri di testo), come l'Āyatollāh Hajj Sheykh Hāshem Qazvīnī e l'Āyatollāh Mīlānī, e, nel 1957, si recò a Najaf.
Dopo un breve soggiorno, partì da Najaf per Mashhad, e, più tardi, si stabilì a Qom (1958). Khamenei frequentò le lezioni del grande ayatollah Borūjerdī e dell'āyatollāh Khomeyni. Viene ricordato in gioventù come una personalità piuttosto anticonformista: suonatore di tar, fumatore di tabacco olandese e calzato in jeans sotto la veste religiosa.Marie-Claude Decamps, "Un nouveau defi pour le pouvoir du Guide Supreme. Profil", Le Monde International, 19 giugno 2009 Da giovane scrisse poesie, romanzi e saggi sulla lotta dei musulmani in India e la letteratura persiana dell'IndostanA. Kuznecov, Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere , geopolitica-rivista.org 23 giugno 2012.
In seguito fu coinvolto nelle rivolte islamiche del 1963, che lo condussero all'arresto nella città di Birjand (Khorasan meridionale). In carcere conobbe il giornalista di sinistra Hushang Azadi e il giovane comunista Rahman Khatefi: nel 1989 avrebbe salvato centinaia di comunisti dall'esecuzione nelle carceri iraniane. Dopo un breve periodo fu rilasciato e continuò la sua vita insegnando nelle scuole religiose di Mashhad e tenne corsi sul testo, attribuito al primo Imām ʿAlī ibn Abī Ṭālib, del Nahj al-balāgha in differenti moschee. Fu Khamenei che importò database per PC e Internet nelle scuole religiose della città di Qom.
Durante la Rivoluzione iraniana
Alī Khamenei fu una figura chiave nella Rivoluzione iraniana e un intimo consigliere dell'āyatollāh Khomeynī. Fu membro del Consiglio della Rivoluzione e partecipò alla fondazione del Partito della Repubblica Islamica. Diresse i Guardiani della Rivoluzione. Khamenei raggiunse i vertici del potere quando, dopo le dimissioni del grande ayatollah Ḥoseyn ʿAlī Montazerī, nell'autunno del 1979 fu nominato guida delle preghiere del venerdì di Teheran dall'āyatollāh Khomeynī.
Nel giugno del 1981, Khamenei riuscì a scampare a un attentato alla sua vita perpetrato con una bomba nascosta in un registratore durante una conferenza stampa e fatta esplodere accanto a lui. Fu ferito in modo permanente, ma l'evento giovò alla sua reputazione e fu ritenuto tra i suoi ammiratori come un "martire di vita".
Presidenza Nel 1981, dopo l'assassinio di Mohammad Ali Rajai, e durante la guerra Iran-Iraq, Khamenei fu eletto presidente dell'Iran con voti, pari al 97,09% alle elezioni presidenziali dell'ottobre 1981 e divenne il primo religioso a ricoprire la carica. Khamenei fu inizialmente ricercato fuori dalla presidenza per aiutare i religiosi ma questa intenzione fu compromessa: molti videro la presidenza di Khamenei come il segno dell'abbandono di una politica laica. Con un totale di voti, la tabella seguente riassume i voti totali per ogni candidato:
CandidatoVotiQuota ʿAlī Khamenei 95,02%ʿAlī Akbar Parvaresh 2,034%Ḥassan Ghafourifard 0,467% Reżā Zavareʾī 0,369% Schede bianche o nulle 2,12%
Per mantenere l'equilibrio tra i gruppi di potere in Iran, Khomeyni gli impose come primo ministro Mir Hosein Musavi. Khamenei fu rieletto per il secondo mandato nel 1985 con voti, pari all'87,86%. Fu un fermo alleato di Khomeynī e durante la sua carica venne raramente in contrasto con la guida suprema, diversamente dal primo presidente dell'Iran Abolhassan Banisadr.
Guida suprema (Velāyet-e faqīh)
Alla morte di Khomeynī il 3 giugno 1989, il delfino designato della guida suprema, il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri, venne destituito per essersi opposto a dei massacri di oppositori. È allora Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, già rivale di Montazeri, a sostenere la candidatura di Khamenei. Khamenei fu eletto nuova guida suprema dall'Assemblea degli Esperti il 4 giugno.
Dal momento che Khamenei doveva assumere la sua carica, e che l'emendamento alla Costituzione che avrebbe permesso a un esponente del "clero" del suo grado di assumere la guida suprema non era ancora stato sottoposto a referendum, l'Assemblea parlamentare decise al suo interno di affidargli l'incarico temporaneamente, finché l'emendamento alla Costituzione non fosse stato debitamente votato.
Controversie sull'elezione a guida suprema Ali Khamenei era un esponente di medio rango del clero sciita prima di essere scelto come guida suprema dell'Iran. La scelta di Khamenei - che venne subito nominato ayatollah ma il cui prestigio di dotto giurisperito che lo autorizzerebbe a esprimere l'ijtihād (interpretazione autentica sui dati coranici e della tradizione islamica sciita) fu messo in discussione - fu di tipo politico. Il tentativo dell'IRI di promuovere Khamenei come nuovo Marjaʿ fallì quando venne in contatto con gli ambienti dei dotti sciiti che non lo ritennero adeguato all'ufficio della Marjaʿiyat, al quale egli aspirava.
Il fallimento probabilmente diventò noto quando si ebbero riscontri ufficiosi da parte dei maggiori centri di studio sciiti i quali, interpellati, suggerirono che la pretesa fosse inaccettabile. Per rimediare alla situazione e provare a esercitare una qualche forma d'influenza, la leadership dell'IRI intraprese tre passi. Il primo fu quello di predisporre un ritiro della richiesta per Khamenei, inducendolo a rifiutare l'offerta della Marjaʿiyat per l'Iran (come spiegò egli stesso, a causa delle sue diverse pesanti responsabilità), ma concordando sul fatto che egli fosse il Marjaʿ per gli sciiti fuori d'Iran. La sua accettazione della Marjaʿiyat per gli sciiti fuori d'Iran non aveva alcun precedente tradizionale o teologico nello sciismo. La Marjaʿiyat può essere - e in età moderna lo è diventata sempre più - transnazionale. Un Marjaʿ in Iran può avere seguaci (muqallid) in Libano o Pakistan. Il problema dei confini nazionali non emerge nella crisi della suddetta candidatura per la Marjaʿiyat e per la sua eleggibilità al ruolo di Marjaʿ.
Teoricamente, il sistema della Repubblica Islamica (velāyet-e faqīh, governo del giurisperito) è legittimo quando un grande ayatollah che è considerato come fonte di emulazione (marjaʿ-ye taqlēd) serve in veste di faqīh (giurisperito). Il grande ayatollah Mohammad Shīrāzī, come molti altri, non accettò che la guida suprema, l'āyatollāh Ali Khamenei, potesse essere una "fonte da emulare". Secondo i "Diritti Umani in Iran" (2001) di Reza Afshārī, della Pace University, Shīrāzī fu "indignato" a proposito degli sforzi di Khamenei di essere riconosciuto, in quanto guida suprema, come "fonte di emulazione". Shīrāzī (che morì alla fine del 2001) apparentemente favorì un comitato di grandi ayatollah che guidasse il Paese. Shīrāzī non fu l'unico dotto anziano a permettere che si discutesse la legittimità dellélite politica iraniana e della sua figura di spicco. Uno dei più noti dotti dissidenti è il grande ayatollah Ḥoseyn Ali Montazerī-Najafābādī. Altri ancora furono il grande ayatollah Ḥassān Tabātabāī-Qōmī e il grande ayatollah Yasubedīn Rastegārī. Per tali motivi, Khamenei è soprannominato dai suoi detrattori "ayatollah in una notte".
Politica interna L'āyatollāh Khamenei era considerato da molti il simbolo della classe dirigente conservatrice del Paese. L'āyatollāh Khamenei puntò costantemente sul ruolo supervisore del conservatore Consiglio dei Guardiani. Nell'agosto 2000 egli affiancò il Consiglio dei Guardiani per respingere la proposta del Majlis di riformare la legge sulla stampa del paese. In una lettera scritta al Parlamento, riportata dall'Agenzia di Stampa di Stato (IRNA), egli affermò che la legge vigente aveva impedito ai "nemici dell'Islam" di piegare al proprio volere la stampa.
«Pertanto ogni re-interpretazione della legge non è nell'interesse del Paese», specificò nella sua lettera. La nuova legge sulla stampa fu quindi abbandonata dal Parlamento. Come il suo predecessore, Khamenei tentò sempre di rispondere all'emotività delle masse e di controllarle: cosa che portò i suoi oppositori ad accusarlo d'intolleranza. Ad esempio, nel 1997, il grande ayatollah Hoseyn Ali Montazeri, un esponente d'alto rango del "clero" sciita e uno studioso a suo tempo designato a succedere all'āyatollāh Khomeyni, criticò il ruolo di Khamenei, dichiarando incompetente la guida suprema. Dopo dimostrazioni di massa contro Montazerī, Khamenei immediatamente pose il suo critico agli arresti domiciliari per cinque anni.
L'āyatollāh Khamenei sostenne fortemente l'āyatollāh Mohammad Taghi Mesbah Yazdi e le sue idee. Egli considerava l'āyatollāh Mesbah come il principale teorico odierno della Rivoluzione Islamica dopo Morteza Motahhari. Motahharī fu di gran lunga conosciuto come il più importante teorico della Rivoluzione Islamica e fu assassinato poco dopo la Rivoluzione. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejād si espresse spesso in favore di ʿAlī Khamenei. In un suo discorso, Khamenei disse: "Questo governo è il miglior governo dell'Iran da cento anni".
L'āyatollāh Ali Khamenei, a quanto si dice, emise una fatwā ostile alla produzione, lo stoccaggio e l'uso di ordigni nucleari. La fatwā fu citata in una dichiarazione ufficiale dal governo iraniano nell'agosto 2005 in un incontro con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) a Vienna. Comunque, la fatwā sembra che non sia stata formalmente pubblicata, il che ha indotto un certo scetticismo sulla sua validità. Nel 2009 Ali Khamenei fu a capo di una sanguinosa repressione contro la popolazione iraniana. In quell'occasione quattro milioni di cittadini solamente a Teheran manifestarono per le strade pacificamente.
Politica estera
L'āyatollāh Khamenei era conosciuto anche per la sua politica anti-occidentale, denunciando ripetutamente l'idea di dialogo con gli Stati Uniti. Sia durante e sia dopo la guerra contro l'Iraq condotta dagli USA, egli espresse critiche alla politica di Washington. BBC NEWS | Middle East | Profile: Ayatollah Ali Khamenei. Nel 2000, nel "Giorno di al-Quds" (Gerusalemme), secondo i servizi di traduzione occidentali, spesso offerti dall'organizzazione MEMRI, Khamenei si pronunciò per la distruzione di Israele.CNN report , 1º gennaio 2000
Dopo il disastro dell'11 settembre 2001 condannò l'attacco terroristico pronunciandosi per la condanna delle attività terroristiche nel mondo.
Khamenei affermò che «i diritti umani sono l'arma nelle mani dei nostri nemici in lotta con l'Islam» , denunciando così, a suo avviso, l'ipocrisia che talvolta aleggia su questa delicata materia. Egli era solito dire che il governo americano, con i suoi molti crimini e comportamenti scorretti, non era autorizzato a giudicare il rispetto dei diritti umani in Iran.
Il 4 giugno 2006 Khamenei minacciò che l'Iran avrebbe potuto creare disagi al carico di energia dalla regione del Golfo nel caso di un'aggressione statunitense al Paese, insistendo che Teheran desiderava solo produrre combustibile nucleare a scopo civile. Affermazione confermata dal rapporto della CIA che ha sottolineato che la Repubblica Islamica aveva sospeso le attività nucleari a scopo militare già nel 2003.
Controversie in merito alla "Fatwā sul nucleare"