Crossing the River è il romanzo storico più famoso dello scrittore britannico Caryl Phillips (St. Kitts, 13 marzo 1958), che è stato pubblicato nel 1993 e nel 1994 ha vinto il James Tait Black Memorial Prize, il più antico premio letterario d'Inghilterra, ed è stato selezionato per il Booker Prize. Il Village Voice lo definisce una coraggiosa reinterpretazione della geografia e del significato della diaspora africana, mentre il Boston Globe afferma che Crossing the River tramanda in maniera eloquente una sofferta testimonianza di distruzione della vita dei neri.
Introduzione alla trama Crossing the River è un romanzo che tratta il tema della diaspora africana attraverso quattro racconti di due persone nere e due bianche, che vivono in epoche e continenti diversi. Alcuni di loro affrontano la separazione dalla loro terra d’origine, portando con sé il pesante retaggio della schiavitù. Nell'opera emerge molto chiaramente l'idea che tutti i neri coinvolti nella diaspora hanno le stesse origini ancestrali e travagliate in Africa. La prima sezione è ambientata negli anni '30 del 1800, ed è dedicata all'esperienza di Nash, un ex-schiavo che viaggia dall’America all’Africa per evangelizzare le popolazioni locali; la seconda sezione, ambientata nel diciottesimo secolo, narra di Martha, una vecchia donna che intraprende un viaggio verso la California nel tentativo di sottrarsi alle ingiustizie della schiavitù; nella terza sezione appare il capitano di una nave schiavista: James Hamilton; e infine nella quarta sezione l'autore racconta la storia di Joyce, una donna inglese che si innamora di Travis, membro dell’esercito statunitense recatosi in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale. La voce del narratore, un anziano contadino africano, apre e chiude il romanzo, facendo da cornice ai quattro racconti.
Il titolo del romanzo Il titolo Crossing the River ha una duplice valenza: si riferisce sia alla morte che alla liberazione. Il fiume è simbolo degli ostacoli che gli africani devono superare nella vita a causa della loro forzata migrazione, è un fiume di lacrime. Coloro che sopravvivono al trasferimento verso la loro nuova destinazione, impiegano il resto delle loro vite nell'affrontare le difficoltà dell'integrazione. La maggior parte però riesce solo ad attraversare il fiume e ad essere liberata dalla morte. A livello geografico, il titolo si riferisce all'attraversamento dell’Oceano Atlantico, del fiume Giordano, e del Mississippi.
Trama Il romanzo si apre con la voce del narratore, il quale spiega che ha dovuto vendere i suoi figli come schiavi perché il suo raccolto è scarso e si è ridotto in povertà. Tuttavia, i figli di cui parla non sono i personaggi, le cui storie sono narrate nel testo. Nash Williams, Martha Randolph e Travis sono metafore di questi figli venduti in schiavitù. Si potrebbe derivarne che il narratore non è il loro vero padre, ma piuttosto una specie di antenato onnisciente che ha “ascoltato i suoi figli negli ultimi duecentocinquanta anni”.
La storia di Nash è la prima ad essere introdotta, attraverso il punto di vista del suo padrone bianco Edward Williams, che lo ha liberato in modo che potesse andare in Liberia con l’associazione filantropica American Colonization Society per istruire i neri autoctoni. In seguito Edward riceve una lettera in cui gli viene comunicato che Nash è scomparso dal villaggio africano in cui stava insegnando, per questo decide di salpare immediatamente per l’Africa, e dopo molti giorni di ricerca, viene a sapere che Nash è morto a seguito di una malattia. Dopo la notizia, Edward è terribilmente turbato e il suo dolore aumenta ulteriormente quando scopre che il suo amato Nash non era il cristiano devoto che pensava fosse: molti fatti indicano invece un comportamento negativo da parte sua, come per esempio il suo assortimento di mogli autoctone. La fine del capitolo mostra Edward mentre fissa la baracca in cui ha vissuto Nash, e i nativi lo osservano, cercando di comprendere quello sconosciuto turbato e afflitto.
Successivamente viene raccontata la storia Martha Randolph, una vecchia donna che, dopo aver perso il marito e la figlia Eliza Mae al mercato degli schiavi, decide di scappare dai suoi padroni che si trovano nel sud degli Stati Uniti e di cercare libertà in California. Tuttavia, riesce solo a raggiungere il Colorado, quando il gruppo con il quale viaggia decide di abbandonarla perché lo rallenta. Una donna bianca offre a Martha un posto per la notte per ripararsi dal freddo intenso, ma non è abbastanza. Quando la donna ritorna da Martha il giorno dopo, questa è morta. La donna bianca ritiene di dover “sceglierle un nome, così da darle un seppellimento cristiano”, il che è ironico, dato che Martha odiava il fatto che le dessero un nuovo nome ogni volta che cambiava padrone, e anche perché non credeva in Dio.
La storia di Martha è seguita da quella del commerciante di schiavi James Hamilton, capitano della nave Duke of York. Il lettore conosce questo personaggio tramite le annotazioni sul suo diario di bordo e le lettere che scrive a sua moglie. Il capitano Hamilton scrive delle condizioni del tempo, dei suoi uomini e della sua condizione mentale. La sua è una vita dura e amara, e il fatto di essere un commerciante di schiavi lo prova molto sia a livello fisico, che psicologico.
Il capitolo finale è raccontato dalla prospettiva di Joyce, una donna bianca inglese. A seguito del matrimonio andato male, poiché il marito Len la picchia regolarmente, Joyce si innamora di Travis, un soldato di colore stazionato nei pressi del suo villaggio nello Yorkshire nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Joyce lavora in un negozio come commessa quando conosce Travis per la prima volta. I due intraprendono una relazione sentimentale, dalla quale nasce Greer. Joyce si vede costretta ad abbandonarlo dopo la morte di Travis sul campo di battaglia, perché sarebbe inaccettabile crescere da sola un bimbo di colore. Il capitolo si conclude con l'incontro di Joyce e Greer, ormai ventenne, il quale incontra la madre per la prima volta dopo essere stato cresciuto in un orfanotrofio.
Il libro si conclude con l'intervento del narratore, il quale offre un'opinione ottimistica, anche dopo che tutti i suoi figli sono morti, dicendo che nonostante "avesse ceduto i suoi amati figli questi erano arrivanti sull'altra riva del fiume, amati".
Personaggi
Personaggi principali Il narratore: è la voce di un vecchio contadino africano, che è stato costretto a cedere i suoi figli come schiavi perché il suo raccolto è rovinato. Con l'avanzare della storia, diventa chiaro che il narratore non è una persona, ma piuttosto la stessa Africa o forse una voce africana o un antenato, che piange la perdita dei figli che ha perso nella diaspora. Edward Williams: è un ricco possidente di piantagioni che crede che la schiavitù sia sbagliata, ma allo stesso tempo ne fa parte e la sostiene. Egli è un uomo cristiano, la cui vocazione consiste nell'evangelizzare i propri schiavi; i suoi preferiti per di più erano educati e mandati al college a sue spese. Inoltre, quelli che giudicava degni erano mandati in Liberia con l'American Colonization Society. Nash Williams: è lo schiavo preferito di Edward, il quale va in Liberia come missionario cristiano e lì trova la morte. In Liberia, cerca di fondare un insediamento cristiano ma fallisce quando cessano le comunicazioni e gli aiuti da parte del suo padrone. Infatti, senza l'aiuto di Edward, Nash smarrisce la strada e adotta molte delle usanze africane che prima aveva giudicato primitive e pagane. Nash muore di febbre alcune settimane dopo la sua ultima comunicazione con Edward, senza aver portato a termine la sua missione e senza poter tornare in America e vedere il suo vecchio padrone. Martha Randolph: è una schiava fuggitiva il cui scopo è quello di raggiungere la California e riunirsi con la figlia perduta. Purtroppo non riesce ad arrivare in California, ma si ferma in Colorado, dove muore assiderata. In punto di morte, Martha sogna di raggiungere la sua meta e di trovare la figlia, Eliza Mae. James Hamilton: è un mercante di schiavi e proprietario della nave Duke of York, le cui azioni contraddicono le credenze religiose. Egli è un uomo cristiano e crede che la schiavitù sia sbagliata, ma questo non lo dissuade dal praticarne l'attività. Tiene un diario in cui descrive le difficoltà del suo viaggio, e da cui il lettore accede ai suoi pensieri interiori. Joyce: è una donna bianca inglese, la quale rappresenta il progresso nell'abolire la discriminazione contro i neri. Si innamora di Travis, un soldato afroamericano e intraprende con lui una relazione amorosa mentre il marito Len è in prigione. L'etnia non è un problema per Joyce, e questo è sottolineato anche dal fatto che lei non fa mai menzione del colore di Travis. Travis: è un ufficiale nero dell'Esercito degli Stati uniti d'America in servizio all'estero. Si innamora di Joyce, la rispetta e la stima in un modo che lei non ha mai sperimentato. Egli è l'unico personaggio che incarna i valori cristiani senza ipocrisia o finzione. Viene trasferito in Italia, dove trova la morte, e lascia Joyce vedova con un figlio.
Personaggi secondari Madison Williams Amelia Williams Charles Chester Lucy Eliza Mae Len La madre di Joyce
Temi principali
La separazione e il ritorno Nel romanzo, la perdita e il dolore sono causati principalmente dalla separazione sia dalla terra d'origine che dalle persone amate. Nash, il prediletto di Edward Williams parte alla volta dell'Africa, dove poi, in seguito a una malattia muore e non riesce a far ritorno in America. Martha perde il marito e la figlia, venduti come schiavi al mercato, e nel tentativo di raggiungerli in California muore durante il viaggio. Travis è costretto a separarsi da Joyce per andare a combattere in Italia, dove poi perde la vita. Tutti i personaggi muoiono in terre a loro sconosciute, e questo suggerisce una visione più ampia: fin da quando gli africani sono stati sradicati dall'Africa, sono smarriti e si trovano in difficoltà nei loro nuovi contesti. Il narratore all'inizio e alla fine dell'opera, tuttavia, è ancora ottimista, e spiega che i suoi figli raggiungeranno comunque l'altra riva del fiume - la loro vera casa - se sono determinati a sopravvivere. Infatti Nash, Martha e Travis lottano, resistono e fanno di tutto per migliorare la loro condizione. Tutti questi personaggi inoltre si oppongono alle aspettative, secondo le quali i neri devono vivere sottomessi ed esaudire i desideri dell'uomo bianco, e così facendo, sono capaci di trovare l'altra sponda del fiume e radicarsi come semi di alberi nuovi.
La contraddizione tra emancipazione e restrizioni In Crossing the River è contraddittorio il fatto che, nonostante Nash, Martha e Travis siano "liberi", sono ancora limitati in molti modi. Ognuno di loro affronta la libertà appena ritrovata in maniera diversa: Nash accetta di andare in Africa come uno dei pochi uomini di colore liberi ed educati, ma in seguito viene limitato dalla propria visione del mondo -una visione molto simile a quella di un padrone di schiavi. A Martha, la libertà è data al prezzo della sua stessa vita, mentre scappa dai suoi padroni. Travis è libero, ma è comunque limitato da una cultura bianca che si rifiuta di accettare la sua relazione con una donna inglese. La libertà, quindi, più che aprire la loro visione del mondo, li ostacola ed è un ostacolo in più da superare prima di raggiungere l'altra sponda del fiume.
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