La diocesi di Terni-Narni-Amelia () è una sede della Chiesa cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede appartenente alla regione ecclesiastica Umbria. Nel 2023 contava 150.000 battezzati su 161.000 abitanti. La sede è vacante, in attesa che il vescovo eletto Alfonso Raimo ne prenda possesso.

Territorio La diocesi comprende parte della provincia di Terni in Umbria e una piccola porzione della provincia di Rieti nel Lazio:Dal sito www.parrocchiemap.it. in provincia di Terni, comprende i comuni di Alviano, Amelia, Attigliano, Calvi dell'Umbria (eccetto la frazione di Santa Maria della NeveAppartiene alla sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto.), Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Narni, Otricoli, Penna in Teverina, San Gemini, Stroncone e gran parte di quello di TerniAppartengono all'arcidiocesi di Spoleto-Norcia le parrocchie delle frazioni ternane di Porzano (San Fortunato), di Cecalocco (San Giovenale), di Cesi (Santa Maria Assunta), di Torreorsina (Santa Maria Assunta) e di Collestatte (San Pietro apostolo).; in provincia di Rieti, i comuni di Configni e Vacone, e la frazione di Rocchette nel comune di Torri in SabinaIl resto del territorio comunale appartiene alla sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto..

Sede vescovile è la città di Terni, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Narni sorge la concattedrale di San Giovenale, mentre ad Amelia si trova la concattedrale di Santa Firmina.

Parrocchie e foranie Il territorio si estende su 871 km² ed è suddiviso in 82 parrocchie, raggruppate in 6 foranie.

Storia L'attuale diocesi è il frutto della piena unione di tre antiche diocesi umbre, che da sempre furono immediatamente soggette alla Santa Sede, privilegio che la diocesi conserva ancora oggi.

Terni Secondo la tradizione, la fede cristiana fu predicata a Terni da san Brizio, inviato in Umbria dall'apostolo san Pietro. In realtà, come afferma lo storico Pompeo de Angelis, gli albori del cristianesimo ternano sono avvolti dalla nebbia del tempo e dalla mancanza di documenti, benché l'agiografia, quale si sviluppa in epoca longobarda e franca, racconti di un cammino favoloso, disseminato di martiri e di vescovi eroici.Pompeo de Angelis, Storia di Terni, 2006; citazioni in una serie di articoli pubblicati da Il Giornale dell'Umbria nel 2008.

La diocesi di Terni sarebbe stata eretta nel II secolo e la sua fondazione è legata a due figure leggendarie: san Pellegrino, decapitato secondo il Baronio il 16 maggio 142, e sant'Antimo, trasferito alla Chiesa di Spoleto nel 165. Alle origini della Chiesa ternana è da collocarsi la controversa figura del vescovo san Valentino, vissuto nel IIISecondo lo studioso Vincenzo Fiocchi Nicolai, Valentino sarebbe un sacerdote di Terni venuto a Roma e qui martirizzato e sepolto nel cimitero che porta il suo nome: in seguito il suo culto si diffuse fino a raggiungere la sua città natale, ove trovò un nuovo impulso “sotto spoglie più prestigiose”, operandosi una specie di sdoppiamento della figura del martire, reso più importante dai suoi concittadini con la sua elevazione al rango di episcopus. Fiocchi Nicolai V., Il culto di S. Valentino tra Terni e Roma: una messa a punto, in Atti del convegno di studio: L'Umbria meridionale fra tardo-antico e altomedioevo, Acquasparta, 1989. Vedere anche: Il Giornale dell'Umbria, 6 luglio 2008. o nel IV secolo.Edoardo D'Angelo, Valentino, santo, Dizionario biografico degli italiani.

Tra i successivi vescovi riportati dai cataloghi ternani nei primi sei secoli dell'era cristiana, pochi sono quelli storicamente attestati da fonti coeve. Omobono è documentato da un'epigrafe, che non riporta tuttavia elementi che aiutino ad inquadrare cronologicamente questo vescovo ternano. Pretestato prese parte al sinodo romano indetto da papa Ilario nel 465. Felice prese parte ai concili simmachiani del 23 ottobre e del 6 novembre, attribuiti da Theodor Mommsen rispettivamente al 501 e al 502Sulla datazione dei concili simmachiani del 23 ottobre e del 6 novembre non c'è ancora unanimità tra i vari storici. Lo studio classico di Theodor Mommsen (Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino, 1894) assegna il concilio del 23 ottobre al 501 e quello del 6 novembre al 502; il più recente studio di Eckhard Wirbelauer (Zwei Päpste in Rom. Der Konflikt zwischen Laurentius und Symmachus (498–514), München, 1993) inverte gli anni. La cronologia di Wirbelauer è fatta propria da Teresa Sardella: Società, chiesa e stato nell'età di Teoderico: papa Simmaco e lo scisma laurenziano, Soveria Mannelli-Messina, 1996; Id., Simmaco, santo, in Enciclopedia dei Papi Treccani, vol. I, Roma, 2000, pp. 464-473. Pietri invece, nella sua Prosopographie de l'Italie chrétienne, assegna entrambi i concili al 502, facendo propria un'ipotesi di soluzione del problema adottata da diversi studiosi italiani tra cui Picotti e Aimone..

Nel novembre del 598 Gregorio Magno scrisse al vescovo Costanzo di Narni, già visitatore della Chiesa ternana, incaricandolo dell'amministrazione e di tutte le responsabilità pastorali di questa Chiesa, ormai talmente spopolata da rendere impossibile la nomina di un vescovo; in particolare il pontefice diede a Costanzo il permesso di utilizzare le entrate della Chiesa di Terni per ripararne le chiese e per il mantenimento del suo clero; inoltre il vescovo narnese doveva redigere un inventario dei beni della Chiesa ternana da far pervenire a Roma. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I, pp. 487-488.

Dopo queste decisioni di papa Gregorio I, non si hanno più notizie sulla diocesi di Terni, che rimase amministrata dai vescovi di Narni fino alla prima metà dell'VIII secolo, quando sono noti altri due vescovi ternani, Costantino attorno al 730 e Spes attorno al 742. «Poi, probabilmente prima del quarto-quinto decennio del IX secolo, la diocesi di Terni è divisa tra quelle di Narni e di Spoleto, giungendo così a compimento quel processo di decadenza che aveva preso avvio durante la guerra greco-gotica».Andrea Czortek, Il cristianesimo a Gubbio tra tarda antichità e alto medioevo, Conferenza, Gubbio 6 novembre 2013, p. 20 e note.

Verso la fine del XII secolo la città di Terni, da tempo emancipatasi dal duca di Spoleto, entrò nell'orbita dello Stato Pontificio e fece richiesta esplicita al papa di avere un proprio vescovo, sulla scia di quanto era avvenuto a Viterbo. Le istanze degli abitanti di Terni, malgrado l'opposizione del vescovo Benedetto di Spoleto, trovarono una definitiva risposta nella bolla Venerabili fratriIl testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. IV, pp. 520-524. di papa Onorio III del 13 gennaio 1218, con la quale il pontefice restaurò la diocesi ternana; in bolle successive il pontefice nominò il nuovo vescovo, Rainerio, già priore del capitolo dei canonici della cattedrale di Terni, e restaurò l'antico territorio diocesano, costituito da 22 pieviCzortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, p. 43. compresa quella di San Valentino, dove si trovavano le reliquie del protovescovo ternano.

Secondo alcune ricostruzioni topografiche, la diocesi di Terni, tra la fine del XIII secolo e il XIV secolo, era la più piccola dell'Umbria, estendendosi su un territorio di circa 104 km², comprendendo un totale di 30 chiese, di cui 16 nei centri urbani e 14 nei centri rurali.A. Bartoli Langeli, L’organizzazione territoriale della Chiesa nell'Umbria, in Orientamenti di una regione attraverso i secoli: scambi, rapporti, influssi storici nella struttura dell'Umbria. Atti del X convegno di studi umbri (Gubbio 1976), Perugia, 1978, pp. 420, 438.

Nel 1467 fra Fortunato Coppoli da Perugia, dei Frati minori dell'Osservanza, fondò a Terni il Monte di Pietà.Czortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, p. 82.

Dopo aver partecipato al concilio di Trento, il vescovo Muzio Calini (1566-1570) avviò un programma di riforma della Chiesa ternana incentrato sulla celebrazione del sinodo diocesano nel 1567. Nel Seicento i vescovi dibatterono sull'opportunità di avere un numero elevato di parrocchie, che a Terni erano 15 nel 1609, ridotte a 11 nel 1661. In questo stesso anno sono registrati nel territorio diocesano 96 tra sacerdoti e chierici per poco meno di 7.000 abitanti.Czortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, pp. 99, 103.

Nel 1653 il vescovo Francesco Angelo Rapaccioli (1646-1656) fondò il seminario vescovile. Il numero dei seminaristi tuttavia non fu mai molto elevato. Se ne registrano 8 nel 1661 e solo 15 nel 1781.Czortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, p. 104.

Per il suo rifiuto di prestare il giuramento di fedeltà al governo francese, il vescovo Carlo Benigni (1796-1822) venne esiliato in Francia.

Il 25 luglio 1952, con la lettera apostolica Quae Mater, papa Pio XII proclamò la Beata Maria Vergine della Misericordia patrona principale della diocesi assieme a san Valentino. Lettera apostolica Quae Mater, AAS 45 (1953), pp. 177-179.

Alla vigilia della piena unione con Narni e Amelia, la diocesi di Terni comprendeva 28 parrocchie tutte nel comune di Terni.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 23, 29 gennaio 1987, pp. 13-15. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 12 gennaio 1987 su richiesta del vescovo del 21 settembre 1986.

Narni

La diocesi di Narni risale al IV secolo e la sua fondazione è legata alla figura del protovescovo san Giovenale, che, secondo una leggendaria biografia scritta dopo il VII secolo, sarebbe stato consacrato vescovo nel 359 e sarebbe morto il 7 agosto 376.

Dei successivi vescovi ricordati dai cataloghi della Chiesa locale, non tutti sono storicamente documentati. Di Pancrazio II è noto l'epitaffio, che data la sua morte al 5 ottobre 493; Pancrazio era fratello del vescovo Ercole, forse della diocesi di Otricoli, e figlio di un altro vescovo di nome Pancrazio, di sede ignota. Incerta è la sede del vescovo Vitaliano, che prese parte al sinodo romano del 499; potrebbe essere vescovo Narniensis ma anche Arniensis, ossia della diocesi di Arna. Di Cassio è noto l'epitaffio, da cui si deduce che fu vescovo di Narni dal 536 a giugno 558. Lo stesso anno due lettere di papa Pelagio I menzionano il suo successore, Giovanni I.

Nel settembre 591 Gregorio Magno scrisse una lettera al vescovo narnese Preiectizio, invitandolo ad impegnarsi a fondo per la conversione dei pagani e degli eretici. Lo stesso pontefice, in un'epoca sconosciuta, affidò al vescovo Costanzo (o Costantino) il compito di visitatore della Chiesa di Terni, mentre nel novembre 598 lo stesso vescovo ricevette l'incarico ufficiale di amministratore e responsabile pastorale della Chiesa ternana, ormai troppo spopolata per consacrarvi un vescovo.

Contestualmente all'affidamento ai vescovi narnesi della diocesi di Terni, tra VI e VII secolo fu soppressa la diocesi di Otricoli ed il suo territorio annesso a quello di Narni.Czortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, p. 22. Probabilmente poco prima della metà del IX secolo la diocesi di Terni fu definitivamente soppressa ed il suo territorio diviso fra le diocesi di Narni e di Spoleto.Czortek, Una presenza che fa storia. La Chiesa in Umbria…, p. 20.