fu una serie di grandi attacchi aerei suicidi sferrati dai reparti kamikaze della Marina imperiale giapponese e dell'Esercito imperiale giapponese durante la battaglia di Okinawa per cercare di fermare l'invasione dell'isola da parte delle forze aeronavali e terrestri alleate.

Gli attacchi aerei kamikaze, condotti con grande coraggio e determinazione dai giovani piloti volontari sotto la direzione dell'ammiraglio Matome Ugaki, si susseguirono in almeno dieci ondate dai primi giorni di aprile alla fine di giugno 1945. I disperati attacchi suicidi inflissero pesanti perdite alle forze navali alleate che ebbero numerose navi affondate o gravemente danneggiate, ma, nonostante il sacrificio della vita dei piloti giapponesi, non riuscirono a fermare la macchina militare statunitense che alla fine completò con successo la conquista dell'isola di Okinawa.

L'impressionante determinazione delle unità d'attacco speciale giapponesi e la gravità delle perdite subite influì sulla decisione della dirigenza politico-militare statunitense di evitare un'invasione terrestre del Giappone e ricercare altre soluzioni per arrivare alla resa dell'irriducibile nemico.

La denominazione dell'operazione, Kikusui, deriva dal nome della hata-jirushi (il vessillo di battaglia) del leggendario samurai Kusunoki Masashige.

La guerra del Pacifico all'inizio del 1945 La battaglia delle Marianne nel giugno 1944 e la successiva battaglia del Golfo di Leyte nell'ottobre 1944 si erano concluse con pesanti sconfitte per la Marina imperiale giapponese che era uscita decimata da questi grandi scontri aeronavali e non appariva più in grado di contrastare efficacemente l'enorme flotta statunitenseE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, pp. 260-276.. Nel marzo 1945 le navi americane della Task Force 58 sferrarono attacchi aeronavali contro l'isola di Kyūshū e dimostrarono che gli Alleati erano in grado di dominare le acque intorno alle isole giapponesi e che le tattiche convenzionali di guerra aeronavale erano impotenti di fronte alla schiacciante potenza di fuoco dell'apparato bellico degli Stati UnitiE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. 7, p. 290.. Per contrastare la crescente superiorità alleata, già dopo la caduta delle isole Marianne alcuni capi estremisti e irriducibili avevano proposto iniziative radicali per contrastare il nemico e impedire la disfatta del Giappone.

L'ammiraglio Takijirō Ōnishi aveva proposto di organizzare "unità d'attacco aereo speciali" (tokubetsu kōgeki tai, abbreviato tokkōtai), costituite da volontari incaricati di sferrare con i loro aerei, attacchi suicidi contro le navi alleate; le prime unità Kamikaze della Marina Imperiale avevano partecipato alla battaglia del Golfo di Leyte e avevano ottenuto alcuni successi tra cui l'affondamento della portaerei R. Inoguchi/T. Nakajima/R Pineau, Vento divino, pp. 33-46 e 116.. Nei successivi combattimenti aeronavali al largo di Kyūshū i kamikaze avevano danneggiato seriamente altre due portaerei americane. Questi primi risultati convinsero il Quartier generale Imperiale dell'efficacia degli "attacchi speciali": le unità kamikaze apparivano l'unica soluzione possibile per cambiare l'esito della guerra; di conseguenza la Marina imperiale e l'Esercito imperiale iniziarono subito a costituire unità "d'attacco speciale" per sferrare massicci attacchi kamikaze contro le forze navali della U.S. NavyR. Inoguchi/T. Nakajima/R Pineau, Vento divino, pp. 33-60..

Il 20 marzo 1945, il Quartier generale imperiale diede inizio alle complesse manovre previste dalla operazione Ten-Go per difendere l'isola di Okinawa dalla imminente invasione da parte delle enormi forze aeronavali e terrestri americane. Il piano giapponese prevedeva l'intervento di numerosi gruppi aerei: la Marina imperiale avrebbe impegnato la Quinta flotta aerea del vice ammiraglio Matome Ugaki con base a Kyūshū, la Terza flotta aerea con base a Formosa e la Decima flotta aerea; il viceammiraglio Ugaki avrebbe diretto operativamente tutte le unità aeree della Marina imperialeR. Inoguchi/T. Nakajima/R Pineau, Vento divino, pp. 215-216.; a sua volta l'Esercito imperiale avrebbe impiegato la Ottava divisione aerea della Sesta armata aerea schierata a Formosa al comando del tenente generale Kenji Yamamoto.

Il vice ammiraglio Ugaki aveva la direzione generale delle missioni kamikaze; egli tuttavia riteneva necessario salvaguardare i piloti più esperti e gli aerei più moderni e quindi assegnò agli "attacchi speciali" soprattutto giovani piloti inesperti e allievi piloti che avrebbero impiegato in gran parte aerei di seconda qualità o già logorati dall'impegno bellico; l'ammiraglio contava sull'eccezionale spirito combattivo e il fanatismo di questi giovani piloti che avrebbero sferrato gli attacchi suicidi sotto la protezione degli aerei e i piloti migliori che avrebbero volato intorno alla massa dei kamikazeB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 893-894.. Nelle settimane precedenti l'assalto alleato ad Okinawa, la Marina e l'Esercito imperiale concentrarono un gran numero di aerei assegnati ai giovani piloti suicidi il cui morale venne ancor più esaltato dagli onori e la venerazione ricevuti da parte della popolazione che li considerava "eroi" e "dei"B. Millot, La guerra del Pacifico, p. 894..

Il 1º aprile 1945, il Quartier generale imperiale, sempre più preoccupato per l'imminente nuova offensiva aeronavale americana, diede ordine di accelerare "la conversione di tutti gli aerei da guerra della Marina imperiale e dell'Esercito imperiale in aerei d'attacco speciale", stabilendo quindi che da quel momento la maggior parte dei mezzi aerei giapponesi sarebbe stata impiegata come kamikaze; nei campi di volo di Kyūshū si affrettarono i preparativi per gli interventi degli aerei suicidi, designati "operazioni Kikusui" dalla Marina imperiale e "assalti aerei totali" dall'Esercito imperiale; nell'isola giapponese più meridionale furono raggruppati oltre aerei di vari tipi. Lo stesso giorno dell'ordine del Quartier generale imperiale, gli Alleati iniziarono l'operazione Iceberg, l'attacco contro Okinawa. L'ammiraglio Raymond Spruance, comandante della Quinta flotta, disponeva di forze imponenti per supportare e proteggere la Decima armata del generale Simon Bolivar Buckner incaricata, con tre divisioni dell'Esercito e tre dei Marines, di conquistare l'isolaE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, p. 288.. La Quinta flotta schierava la Task Force 51 dell'ammiraglio Richmond Turner che, con navi, tra cui 18 portaerei di scorta, 10 corazzate e 136 cacciatorpediniere e navi scorta, era incaricata di sbarcare e sostenere logisticamente il corpo di spedizione, e la Task Force 58 dell'ammiraglio Marc Mitscher che, con altre 8 corazzate, e 18 portaerei di squadra con oltre aerei a bordo, avrebbe organizzato un formidabile schermo aereo sui cieli intorno all'isola; le forze americane erano inoltre rafforzate dalla squadra del Pacifico britannica dell'ammiraglio Bernard Rawlings che disponeva di quattro portaerei e due corazzateE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, pp. 287-289.. Ulteriore supporto aereo alle truppe a terra sarebbe stato fornito dall'aviazione tattica dei Marines e anche dai bombardieri strategici della Twentieth Air Force a partenza dalla grandi basi aeree delle isole MarianneB. Millot, La guerra del Pacifico, p. 895..

Lo sbarco americano sull'isola di Okinawa, il 1º aprile 1945, si svolse inizialmente con regolarità e senza una significativa opposizione da parte delle truppe di terra giapponesi; le forze aeree nipponiche invece intervennero nel corso della giornata con sporadici attacchi di aerei kamikaze e ottennero qualche limitato successoB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 898-901.. Un primo gruppo di aerei suicidi riuscì a colpire, nonostante la energica reazione dei caccia imbarcati e dell'artiglieria contraerea, la corazzata , la nave da sbarco LST 884, che si incendiò, e la nave da trasporto Hinsdale che, pesantemente danneggiata, dovette essere rimorchiata in una base provvisoria di riparazioniB. Millot, La guerra del Pacifico, p. 901.. Un successivo attacco kamikaze invece si diresse contro le navi britanniche della British Pacific Fleet che reagirono efficacemente anche se un cacciatorpediniere e la portaerei furono danneggiato da attacchi suicidi.

Questi primi attacchi suicidi era solo operazioni preliminari; nei giorni seguenti la resistenza delle truppe giapponesi a terra si rafforzò progressivamente e infine il 6 aprile 1945 la Marina imperiale diede inizio alla operazioni Kikusui I, mentre l'Esercito imperiale sferrava il "Primo assalto aereo totale" contro le forze navali nemiche.

Gli attacchi Kamikaze a Okinawa Operazione Kikusui I In realtà l'ammiraglio Ugaki e l'alto comando nipponico avevano previsto di sferrare il primo attacco kamikaze in massa l'8 aprile 1945 ma la prima mattina del 6 aprile l'ammiraglio Raymond Spruance sferrò un attacco preventivo sulle basi aeree giapponesi nell'isola di Kyūshū con la sua aviazione imbarcata sulle portaerei. Egli era stato informato dalle ricognizioni aeree del 4 aprile della presenza di ingenti forze aeree nemiche nei campi di volo di Kyūshū e, temendo un concentramento di aerei suicidi contro le sue navi, aveva deciso di colpire per primoB. Millot, La guerra del Pacifico, p. 903.. L'attacco aereo americano all'alba del 6 aprile tuttavia non raggiunse grandi risultati e, nonostante le esagerate stime dei piloti statunitensi sulle perdite inflitte, le basi aeree giapponesi subirono pochi danni; l'attacco tuttavia preoccupò l'alto comando nipponico che, temendo nuove incursioni, decise di accelerare i tempi e lanciare subito il primo attacco kamikaze facendo decollare nella tarda mattinata 355 aerei suicidi, di cui 230 della Marina imperiale e 125 dell'EsercitoR. Inoguchi/T. Nakajima/R. Pineau, Vento divino, p. 219.B. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 903-905.. Per mancanza di tempo, non fu possibile far partecipare secondo i piani originali numerosi caccia di scorta per proteggere gli aerei suicidi che quindi si lanciarono contro le navi nemiche senza la prevista copertura.

L'ondata dei kamikaze si avvicinò alla flotta alleata nel primo pomeriggio del 6 aprile ma l'ammiraglio Spruance aveva previsto fin dai giorni precedenti la minaccia costituita dagli attacchi aerei suicidi e aveva prudentemente organizzato uno schermo di protezione della flotta costituito da quindici cacciatorpediniere equipaggiati con moderni radar di scoperta, schierati in due archi di cerchio a nord-nord-est di Capo Bolo in funzione di allarme precoce; alle ore 15.00 il cacciatorpediniere individuò per primo l'ondata di aerei in arrivo e allertò la flotta americanaB. Millot, La guerra del Pacifico, pp. 905-906..

Gli aerei giapponesi compresero l'importanza tattica di questo schermo di cacciatorpediniere che quindi divenne il bersaglio principale degli attacchi kamikaze; il cacciatorpediniere subì l'assalto di decine di aerei nipponici e ben presto venne colpito e affondato. Poco dopo anche il Colhoun, dopo aver abbattuto cinque velivoli giapponesi, venne colpito da tre kamikaze e a sua volta distruttoB. Millot, La guerra del Pacifico, p. 906.. Gli aerei suicidi giapponesi attaccarono con straordinaria determinazione ma vennero ben presto intercettati dai caccia americani decollati dalle portaerei che, insieme alla contraerea delle navi, ne abbatté un gran numero; oltre 240 aerei nipponici della prima ondata furono distrutti. Gli altri tuttavia non rinunciarono a condurre a fondo l'attacco, mentre due kamikaze mancavano di poco la portaerei leggera e il cacciatorpediniere , un altro aereo suicida colpì in pieno il ponte di volo della grande portaerei provocando gravi danni e poco dopo un kamikaze danneggiò gravemente il cacciatorpediniere .