Biografia Henry John Woodcock è nato a Taunton, nella contea di Somerset in Gran Bretagna. Il padre George insegna lingue all'Accademia navale di Livorno, mentre la madre, Gloria Pasquariello (sorella del pm Elio Pasquariello), è di origini napoletane. All'età di un anno i genitori si sono separati e la madre lo ha portato con sé a Napoli. Divenuto magistrato alla fine del 1996, è stato uditore a Napoli al fianco di due noti magistrati, Arcibaldo Miller e Paola Mastroberardino.
Dal settembre 1999 Woodcock è stato magistrato presso la procura di Potenza. Qui ha svolto funzioni presso l'ufficio del pubblico ministero per dieci anni ed è stato protagonista di inchieste di vasta risonanza. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Nazionale Paolo Borsellino per la sua attività di magistrato. Dall'11 settembre 2009 Woodcock è in servizio alla procura di Napoli come sostituto, nella sezione "reati contro la pubblica amministrazione", incarico che potrebbe diventare definitivo dopo la conclusione del concorso interno.
Le inchieste Le prime inchieste Appena ricevuto l'incarico a Potenza, istruì un'inchiesta su Mario Campana, allora dirigente della Cancelleria del Tribunale Fallimentare della procura stessa, accusato di aver favorito i fratelli De Sio nell'aggiudicazione di un immobile ad un'asta giudiziaria. Campana patteggiò la pena e uscì dal più ampio processo riguardante i De Sio.
L'anno successivo, nel 2000 lavorò a un'inchiesta sulla Banca Mediterranea di Potenza, con l'accusa di falso in bilancio per aver emesso crediti inesigibili a favore della Icla, una società facente capo a Paolo Cirino Pomicino e già coinvolta in indagini su infiltrazioni di stampo camorristico. La legge delega n. 366 del 5 ottobre del 2001, approvata durante il governo Berlusconi II, depenalizzò alcune fattispecie di questo reato. Woodcock nel maggio 2005 depositò un ricorso presso la Corte Costituzionale contro questo provvedimento, senza riceverne risposta al 2011.
Nel 2000 si occupò anche di un'inchiesta sulla dirigenza del Liceo Enrico Fermi di Potenza, che portò alla luce un'associazione a delinquere formata da insegnanti e dirigenti d'istituto che aveva prodotto una "classe fantasma", inesistente e costruita falsificando registri e compiti in classe, al fine di aumentare i finanziamenti all'istituto ed evitarne la chiusuraBrevi. La Repubblica.it, 1 giugno 2000. Accesso il 22 giugno 2020. Liceo sotto sequestro Scuola fantasma due arresti POTENZA - Arrestato il coordinatore del liceo scientifico "Enrico Fermi" di Potenza, Paolo Telesca, di 54 anni e l'ex segretaria della scuola è agli arresti domiciliari. Secondo l'accusa sono stati realizzati atti, fra i quali alcuni compiti in classe, per far figurare che il numero degli alunni della scuola fosse sufficiente al mantenimento di una classe e, di conseguenza, all'esistenza stessa dell'istituto.
Nell'ottobre dello stesso anno una sua inchiesta portò all'arresto del presidente della Commissione Tributaria Provinciale, Emanuele Casamassima. L'uomo, un ex magistrato della Corte di cassazione, venne accusato di falso in scrittura privata.
Il 4 giugno del 2001, un'altra inchiesta di Woodcock portò all'arresto del senatore DS e sindaco di Castellaneta (TA), Rocco Vito Loreto, accusato di calunnia e violenza privata nei confronti di Matteo Di Giorgio, magistrato della Procura di Taranto. L'intervento del Senato interruppe il processo, ma Woodcock ricorse alla Corte Costituzionale, sostenendo che le minacce e le calunnie non rientrino nella normale attività del senatore. Conseguentemente al ricorso, la Corte annullò l'atto del Senato, ritenendo che la condotta del senatore Loreto non rientrasse nelle sue attribuzioni parlamentari e consentendone il rinvio a processo. In un procedimento separato, e in due sentenze successive, la magistratura si è espressa in favore del senatore Loreto. Di Giorgio è stato infatti condannato nel 2014 a 15 anni di reclusione, pena ridotta nel 2016 a 12 anni e 6 mesi per concussione e corruzione. Secondo la sentenza di secondo grado, il pm avrebbe usato le proprie prerogative di magistrato per influire nella vita politica del suo paese natale Castellaneta, minacciando esponenti della compagine riferentesi a Loreto e favorendo così candidati di segno opposto. Di Giorgio, oltre la pena detentiva, è stato condannato a risarcire a Loreto e ai figli, costituitisi parte civile, le spese giudiziarie e i danni.
Nel 2002 Woodcock ottenne visibilità precedendo di pochi giorni, con la sua inchiesta, un servizio televisivo della trasmissione TV "Le Iene" sull'acquisto di patenti di guida presso la Motorizzazione Civile di Potenza. L'inchiesta ha portato alla condanna dei funzionari coinvolti.
Le tangenti Inail Ancora nel 2002 aprì l'inchiesta denominata delle "tangenti Inail", che ipotizzava che alcuni dirigenti dell'istituto fossero stati corrotti per favorire l'assegnazione di appalti a società compiacenti. L'inchiesta, nata per caso da una piccola indagine su un illecito amministrativo minore, si concluse con 20 arresti, di cui alcuni eccellenti come il direttore generale dell'INAIL Alberigo Ricciotti e portò ad ipotizzare una vasta rete di corruzione che avrebbe coinvolto anche il gruppo Eni-Agip. Da qui partì l'inchiesta detta delle "tangenti del petrolio", che portò ad altri 17 arresti, incluso quello di Carlo Fermiani, dirigente dell'Ente Nazionale Idrocarburi.
L'ipotesi di corruzione arrivò a coinvolgere a vario titolo, oltre ai fratelli De Sio, da cui era partita l'indagine, i deputati Angelo Sanza (Forza Italia) e Antonio Luongo (DS), nonché il generale dei Carabinieri Stefano Orlando, già direttore del reparto operativo del SISDE e responsabile della sicurezza dei Presidenti della Repubblica Francesco Cossiga ed Oscar Luigi Scalfaro. L'iscrizione di Orlando nel registro delle notizie di reato spinse Cossiga, che si produsse in attacchi ironici al magistrato e al suo team, e Scalfaro a intervenire nel dibattito con pubbliche attestazioni di stima per il generale.
L'inchiesta, il cui processo è ancora in corso al 2017, ha portato alla condanna a due anni e mezzo di reclusione dell'ufficiale della Guardia di Finanza Ferdinando De Pasquale, diciotto mesi a carico di due finanzieri e due anni per un ex dipendente dell’Eni. Gli imprenditori Antonio, Francesco e Michele De Sio e il capo del personale della loro azienda, Giuseppe Mastrosimone, hanno beneficiato della prescrizione dei reati attribuitigli.
Il generale Orlando, arrestato e successivamente detenuto agli arresti domiciliari per 17 giorni, fu completamente scagionato dalle accuse e reintegrato in servizio nella funzione precedentemente ricoperta. Successivamente ha ricoperto il ruolo di vicecomandante generale dell'Arma dei Carabinieri.
L'allora vice presidente della giunta regionale della Basilicata Vito De Filippo e i parlamentari Antonio Luongo ed Angelo Sanza sono stati del pari tutti assolti.
Per quanto riguarda il ramo "petroli", il 5 aprile 2016 sono stati condannati i manager di Total Italia, Lionel Lehva e Jean Paul Juguet, l’ex sindaco di Gorgoglione Ignazio Tornetta, e alcuni imprenditori, professionisti e tecnici locali pubblici e privati. Per 18 altri imputati è stata invece disposta l’assoluzione.
Il Vip Gate Dall'inchiesta INAIL/petrolio si distaccarono numerosi rami di indagine, che arrivarono a coinvolgere a diverso titolo alcuni personaggi molto noti.
Tra i coinvolti nell'inchiesta, nota come Vip Gate:
Franco Marini e Nicola Latorre (segretario di Massimo D'Alema), indagati per favoreggiamento con l'accusa di aver avvertito Luciano Gaucci di essere oggetto di intercettazioni telefoniche (prosciolti dal Tribunale dei ministri); Ernesto Marzano, fratello del ministro Antonio Marzano, per la presunta vendita di nomine a cariche pubbliche; Maurizio Gasparri, accusato di aver avvertito un indagato delle intercettazioni telefoniche in corso (prosciolto dal Tribunale dei ministri); Francesco Storace (AN), accusato di aver esercitato delle pressioni sul presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari per l'assegnazione di un'abitazione a una compagna di partito. Umberto Vattani, diplomatico, per presunti favoreggiamenti nella concessione di appalti; Tony Renis, accusato di aver formulato delle raccomandazioni al ministro Giulio Tremonti riguardo a un imprenditore amico; Anna La Rosa, accusata di aver ospitato nella sua trasmissione TeleCamere, sulla RAI, alcuni personaggi dietro cessione di regali.
In tutto l'inchiesta ha coinvolto 78 persone, tra cui numerosi personaggi dello spettacolo, del giornalismo, due ministri, politici e funzionari di ministeri, Comuni ed Enti pubblici, accusati di associazione per delinquere per la turbativa di appalti, estorsione, corruzione, millantato credito e favoreggiamento, oltre ad altri reati secondari.
Le accuse si rivelarono completamente insussistenti al riscontro probatorio. Il GIP respinse la richiesta di emissione di ordinanza di custodia cautelare avanzata da Woodcock, dichiarando la propria incompetenza territoriale e la mancanza dei requisiti previsti dall'art 291 c.p.p. per le prosecuzione delle indagini da parte di giudice incompetente per territorio per quanto atteneva alle imputazioni di associazione per delinquere e corruzione, e affermando la totale assenza di elementi indiziari per alcuni dei reati contestati. Una volta dichiarata l'incompetenza territoriale del Tribunale di Potenza, gli atti furono trasmessi al competente Tribunale di Roma che, ritenendo le accuse inconsistenti, archiviò l'inchiesta per impossibilità di sostenere l'accusa in giudizio.
L'inchiesta sulla criminalità in Basilicata Il 22 novembre del 2004 Woodcock ha avviato l'operazione "Iene 2", sui presunti legami tra criminalità e politica nella gestione degli appalti in Basilicata.
L'inchiesta portò all'esecuzione di 51 arresti, tra cui il presidente della Camera Penale della Basilicata Piervito Bardi, un consigliere comunale di Forza Italia e i deputati Antonio Luongo (DS, già coinvolto nell'inchiesta INAIL), Antonio Potenza (Udeur) e Gianfranco Blasi (Forza Italia). Quest'ultimo, in particolare, fu accusato di legami con il clan mafioso dei Martorano, legato a 'Ndrangheta e Camorra. Secondo l'accusa, il deputato avrebbe favorito aziende legate al gruppo criminale in cambio di sostegno elettorale. Le posizioni di Potenza e Blasi furono archiviate in momenti diversi su richiesta dello stesso Woodcock.
Per gli altri individui coinvolti, le accuse non ressero la prova del Tribunale del Riesame, e le richieste di Woodcock furono respinte, nonostante il tribunale del riesame riconosca gravi indizi di reità in ordine ai delitti scopo dell'associazione mafiosa. Il massiccio annullamento dei rinvii a giudizio di questo processo ha spinto il ministro Roberto Castelli a istruire un'indagine sull'operato del PM Woodcock, inchiesta che non ha tuttavia riscontrato nessuna scorrettezza nell'operato del pool.
Il Somaliagate