La villa romana di via Neroniana è stata una lussuosa dimora patrizia risalente agli inizi del I secolo. Desiderata da una committenza ancora oggi sconosciuta, subì diverse modificazioni e adattamenti nel II secolo e tra il III-IV secolo quando fu definitivamente abbandonata.
I primi resti della villa in questione vennero alla luce nel 1988 successivamente ad alcuni lavoratori di aratura del terreno in cui anticamente sorgeva. Tra il 1989 e il 1992 la Soprintendenza Archeologica del Veneto portò alla luce il sito attraverso ricerche e attività di scavo, avvalendosi anche dell'uso di georadar. Ad opera dello stesso ente, tra il 2011 e il 2013, vennero condotti anche approfonditi e sistematici lavori di restauro.
Fondamentali per la conoscenza del sito, furono anche i lavori di scavo svolti tra il 2001 e il 2012 dalla Scuola di Specializzazione di Archeologia dell'Università degli Studi di Padova.
La villa di via Neroniana, insieme alle terme collocate sotto l'Hotel Terme Neroniane, costituisce il complesso archeologico di Montegrotto Terme (Padova) insieme all'area di via Scavi (contenente i resti di tre piscine, di un piccolo teatro, di diversi edifici creativi, di un ninfeo, di uno spogliatoio oltre che le tracce di un sofisticato sistema idraulico di canalizzazione delle acque).
Il bacino euganeo fu inizialmente attivo fin dall'età pre-protostorica (III-I millennio a.C.) come luogo di culto e solo successivamente spiccò tra tutti i complessi termali romani per l'eccellenza dei benefici delle proprie acque calde. Essa venne così denominata Fons Aponi o Patavini fontes.
La villa e le terme di via Neroniana furono il frutto di un progetto ingegneristico, architettonico e artistico straordinario che coinvolse il genio manuale di artisti locali e non solo. Essi, attraverso la costruzione e l'abbellimento di queste strutture, palesarono non solo grande forza ma anche specifiche conoscenze morfologiche del territorio euganeo in cui erano inseriti.
Guardando e riflettendo sugli studi compiuti e sui resti giunti fino a noi, possiamo certo comprendere quanto fosse ambizioso e unico nel suo genere il progetto della committenza, cioè dare vita ad una dimora che non avesse nulla da invidiare a quelle degli aristocratici romani o campani.
Storia Preistoria e Protostoria Nel periodo compreso tra il 2900 e il 2500 a.C., nella piena età del Rame, si registra il primo insediamento umano nell'area di via Neroniana. La scoperta di abbondanti presenze di carbone, infatti, dimostra che in questa zona venivano praticate attività di disboscamento, attraverso l'utilizzo del fuoco, per creare radure o spazi aperti utili allo sviluppo o all'intensificazione sia dell'agricoltura che dell'allevamento.
Nella tarda età del Rame (2.400-2.200 a.C.) però, il paesaggio fu nuovamente ricoperto da una fitta vegetazione, come era in origine. L'area era per lo più frequentata solo per occasionali battute di caccia, infatti nel terreno sono state ritrovate molte punte di freccia in selce. Durante l'età del Bronzo (XIV e XII secolo a.C.), l'uomo abita in modo stabile l'area; lo dimostrano da un lato le tracce di strutture abitative (come alcune buche per pali), dall'altro i numerosi frammenti di recipienti e stoviglie in ceramica. Per tutta l'età del Ferro (I millennio a.C.), l'area restò prevalentemente inabitata nonostante Este e Padova fossero centri importanti per i Veneti e non molto distanti dal sito in questione. Questo abbandono gettò le basi per la realizzazione successiva di un imponente progetto edilizio.
Età romana In epoca romana, con il nome di Fons Aponi, si indicava tutta la zona tra Abano e Montegrotto Terme che al giorno d'oggi è stata oggetto di ritrovamenti archeologici.. Il dio Aponus infatti era considerato il detentore del potere terapeutico delle acque di tutto il bacino termale euganeo. Le autorità romane fecero sentire la loro presenza sul territorio euganeo nella seconda metà del II secolo a.C. Inizia così un graduale processo di romanizzazione dell'area. Nel 49 a.C. gli abitanti di Padova e della zona termale, per decreto di Giulio Cesare, diventarono cittadini romani.
L'età romana è considerata dagli storici la più fiorente e splendente grazie non solo alla presenza delle calde acque termali ma anche alla messa in atto di molte opere di bonifica del territorio: i Romani innovarono infatti le tecniche dell'agricoltura, coltivarono nuovi terreni e introdussero specie di grande interesse forestale e agrario. Essi si impegnarono anche nel modificare le caratteristiche del terreno della villa, il quale tendeva all'impaludamento, impermeabilizzandolo grazie all'utilizzo dell'argilla dei Colli Euganei.
Età medioevale e moderna Nell'alto Medioevo, tra VIII e IX secolo su una parte dell'area della villa romana si venne a stabilizzare un piccolo villaggio di capanne, costruite grazie all'utilizzo sia di alcuni dei muri diroccati dell'edificio antico sia dei materiali naturali come la terra e il legno. Si sviluppò anche un piccolo cimitero, probabilmente per seppellire gli abitanti del villaggio stesso.
Più tardi si intraprese un'opera sistematica di bonifica di tutta l'area, in modo da creare le fondamenta per un insediamento più strutturato e popoloso. Tutti i resti delle murature vennero abbattuti, insieme a quelli delle capanne del villaggio; si livellò l'area con terra di riporto e si scavò una rete di canali artificiali. L'insediamento più ricco che si venne a creare si componeva di un edificio principale importante, costruito con zoccolo in muratura e alzato in materiali deperibili, di capanne più povere ed era caratterizzato da una strada.
In una seconda fase, durata fino al XIV secolo circa, l'edificio principale venne ampliato ed elevato di almeno un piano. Al suo interno vennero costruiti un ampio focolare e un silos per la conservazione delle derrate mentre all'esterno si svolgevano le principali attività produttive, forse legate all'ambito tessile.
Architettura Si ritiene che la villa si articolasse in due quartieri residenziali, il primo, più grande, a nord e il secondo, più piccolo, a sud. Questi si affacciavano a loro volta su due chiostri colonnati tutt'intorno. La disposizione architettonica della villa nel suo complesso risulta essere simmetrica secondo l'asse N/S.. Lungo la stessa linea poi, opposti l'uno all'altro, si trovavano i due luoghi principali della villa, la sala di rappresentanza settentrionale (vano 1) e il luogo dedicato al culto religioso (b) nell'esedra del più grande giardino meridionale. Il quartiere residenziale più articolato e meglio conservato è quello settentrionale. Esso, che si struttura su 130 m² di superficie e toccava gli 11 metri di altezza nel vano 1, risulta oggi essere ricoperto da una struttura protettiva evocativa dei volumi originari. Questa prima residenza, il cui ingresso era posizionato sul retro, contava al suo interno un totale di 15 stanze con metrature e usi diversi.
È interessante notare la precisione architettonica messa in atto nel costruire questa residenza: se infatti prendiamo come punto di riferimento il vano 1, le stanze ai due lati apposti risultano tra loro simmetriche. Di alcune di esse si sono conservate alcune porzioni di pavimentazioni musive: un mosaico di tessere nere di marna a forma di parallelepipedo con bordi bianchi in tessere di calcare a forma cubica (per i vani 2, 3, 8) e viceversa (per i vani 6, 10, 12, 22). Le decorazioni pittoriche all'interno del primo quartiere utilizzarono prevalentemente colori come il nero, seguito dal vinaccia, dal rosso (nelle sue sfumature del bordeaux, del rosso mattone e del cinabro) e, in misura minore, dall'ocra, azzurro, rosa, verde e giallo..
La stanza di rappresentanza si affacciava, nei lati sud e nord, su due corridoi (17a, 18). Il corridoio 17a andava a costituire uno dei quattro lati di un portico con più di cento colonne, che racchiudeva il primo giardino, di forma quadrata, percorso da piccoli viali e abbellito con statue di animali e di putti, panchine e alberi di piccola taglia. Tra le colonne si potevano osservare alcuni dischi di pietra pendenti ornati con bassorilievi su ambedue i lati (detti oscilla). Il colonnato aveva anche la funzione di sorreggere un tetto i cui coppi, in particolare quelli che di affacciavano sul giardino, erano ornati con antefisse raffiguranti maschere tragiche.
Il lato meridionale del colonnato appena descritto era in comune con quello che delimitava il secondo giardino, molto più grande rispetto al primo e di forma rettangolare, all'interno del quale si potevano trovare dei vialetti, una grande fontana al centro e degli alberi da frutto ad alto fusto. Solo questo lato del perimetro era strutturato come un lungo corridoio a nicchie con fronte porticata (H).
In particolare, il lato sud della recinzione, nel mezzo si apriva verso l'esterno con un semicerchio. Al culmine di questa ansa trovava spazio un piccolo ambiente autonomo (b) riservato forse al culto religioso. Si ritiene che questa fosse la sua natura e la sua ragion d'essere perché, esternamente rispetto al recinto della villa e all'interno di una fossa interrata, furono rinvenute brocche ed anfore disposte in modo molto ordinato, a testimonianza di un rito in favore degli dei per la costruzione della villa. Anche in questo caso le colonne sono un importante elemento architettonico che impreziosisce l'ingresso di questo piccolo edificio. Sul secondo giardino, lungo il corridoio porticato (H), si affacciava il secondo quartiere residenziale della villa suddiviso al suo interno tra il triclinio (E), una seconda stanza di rappresentanza (G) e altri vani di servizio (C, I, M).
Vano 1: la sala di rappresentanza Dai resti rinvenuti, si suppone che al suo interno fosse presenti due file di colonne in laterizi, rivestite in stucco dipinto e modellato a scanalature e rudendature, coronate infine da capitelli corinzi in stucco o in marmo.Cfr. .. Tali file di colonne suddividevano lo spazio interno del vano in tre navate. Sopra questo primo ordine di colonne se ne ergeva probabilmente un secondo, di diametro però inferiore..Esse non avevo solo lo scopo si impreziosire la sala ma anche quello di sostenere il soffitto, lineare e perpendicolare al pavimento, decorato con un motivo a cassettoni di forma romboidale ed ovale. Anche in questa componente architettonica, così come per le pavimentazioni, risulta chiara la preferenza della committenza per la decorazione a motivi geometrici ripetuti. Questa particolare disposizione architettonica del vano 1 permetteva di predisporre sulle pareti alcune finestre di modo tale che potesse naturalmente filtrare all'interno la luce del sole. La presenza poi di possibili finestre è avvalorata dal reperimento in loco di un diverso numero di frammenti di vetro.
La pavimentazione del vano 1 era in opus sectile, sottili lastre di pietra bianche e nereCfr. .. Al centro della sala e lungo l'ingresso, le lastre erano posate in modo tale da creare figure geometriche grazie all'alternanza di triangoli, esagoni e rombi. Oltre le colonne invece, il disegno del pavimento era caratterizzato da quadrati e rettangoli con, al loro interno, iscritti altri quadrati.
Grazie alla numerosità e al buono stato di conservazione dei frammenti pittorici del vano 1 giunti fino a noi, si è potuti risalire alla decorazione pittorica originaria, appartenente allo stile ornamentale del Terzo pompeiano.. Le pareti erano caratterizzate da grandi superfici piane colorate prevalentemente di nero, rosso, vinaccia e bianco. Per descrivere in maniera chiara la decorazione delle pareti, si possono individuare tre zone:
nella parte inferiore, la sala era contornata da una zoccolatura in lastre di marmo bianco sopra il quale si trovava una fascia dipinta invece a finto marmo con la tecnica della spruzzatura;