Il jaguapitangoIl termine deriva da jaguarapitanga, il nome della specie presso gli indios Tupinamba. Un altro nome indigeno è waptsã wa utilizzato dagli Xavante. (Lycalopex vetulus), detto anche pseudovolpe canuta, è una licalopecia diffusa in Brasile. È fra le specie più piccole, e si ciba principalmente di insetti. Si tratta della licalopecia più basale, essendosi diviso dalla stirpe che condusse alle altre cinque specie durante il Pleistocene inferiore.
Descrizione ed etologia
Caratteristiche fisiche Si tratta di un animale di piccola taglia, snello, dalle zampe lunghe e le orecchie grandi. La lunghezza del corpo è mediamente identica per maschi e femmine e si attesta sui 58 cm, egualmente al peso che, in media, è di 3,3 kg, ma l'intervallo di taglia e di peso è più ampio negli esemplari maschi. Il dimorfismo sessuale è più evidente nella lunghezza media della coda: 28 cm per le femmine, 34 cm per i maschi K. M. Juarez e J. Marinho-Filho, Diet, habitat use, and home ranges of sympatric canids in central Brazil, in Journal of Mammalogy n°83, pp. 925–933, 2002.. Le sue bolle timpaniche sono le più grandi di qualsiasi canino delle Americhe, un tratto probabilmente collegato al suo bisogno di sentire i movimenti degli insetti di cui si cibaDalponte, J. C. 2009. Lycalopex vetulus. MammalianSpecies 847:1–7.
Il colore della pelliccia è variabile: grigio perla sulla parte superiore del corpo; bianco-giallastro sulla parte inferiore, la parte interna delle zampe e le orecchie. La parte anteriore del collo è bianca, ma sotto la mandibola il pelo è bruno scuro o nero.
Alimentazione Come tutte le licalopecie è onnivoro, ma — come evidenziato dall'analisi delle feci e, parzialmente, dalla sua anatomia dentale — si ciba prevalentemente di insetti, soprattutto termiti e scarabei stercorari. In misura minore o occasionale, la sua dieta integra anche cavallette, piccoli roditori, uccelli e serpenti.
La morfologia cranio-dentale non differisce da quella di altre licalopecie non insettivore, ma, tuttavia, i piccoli canini, i larghi molari e l'ampia bolla uditiva si adattano molto bene a questo tipo di dieta J. Clutton-Brock, G.B. Corbert & M. Hills, A review of the family Canidae, with a classification by numerical methods, in Bulletin of the British Museum (Natural History), n° 29, pp 119–199, 1976..
Etologia Il jaguapitango è prevalentemente un animale notturno e caccia normalmente isolata, di rado in piccoli gruppi, per esempio durante il volo nuziale delle termiti, quando queste prede sono abbondanti e molto facili da catturare.
È un animale monogamo che forma una coppia solida e occupa un areale abituale di attività (home range) di 4 o 5 km2 marcato attraverso le urine. Il tasso di natalità negli individui selvatici è in media di 4-5 cuccioli (3-4 in cattività) partoriti verso la fine dell'estate. Il periodo di gestazione non è noto con certezza, ma si reputa sia simile a quello delle altre licalopecie ovvero di circa 60 giorni.
Evoluzione e tassonomia Un'analisi delle sequenze delle regioni HV1 e HV2 del DNA mitocondriale delle licalopecie rivelò che il jaguapitango è la specie più basale del genere Lycalopex, essendosi diviso dalla stirpe che avrebbe dato luce alle altre specie circa un milione di anni fa durante il Pleistocene. La divisione degli antenati del jaguapitango e quelli delle altre specie fu probabilmente innescata da un'alluvione proveniente dal bacino dell'Amazzonia che divise in due il Brasile. Gli antenati del jaguapitango sarebbero stati limitati al Brasile orientale, mentre le altre licalopecie si sarebbero diversificate in seguito nel Brasile occidentale. L. Tchaicka et al. 2016. "Molecular assessment of the phylogeny and biogeography of a recently diversified endemic group of South American canids (Mammalia: Carnivora: Canidae). Genetics and Molecular Biology, 39 (3): 442-451
Questo albero filogenetico è basato su una filogenia proposta nel 2005 in base al genoma mitocondriale delle specie odierne, ma modificata per incorporare scoperte successive: G. J. Slater, O. Thalmann, J. A. Leonard, R. M. Schweizer, K.-P. Koepfli, J. P. Pollinger, N. J. Rawlence, J. J. Austin, A. Cooper e R. K. Wayne, Evolutionary history of the Falklands wolf (PDF), in Current Biology, vol. 19, nº 20, 3 novembre 2009, pp. R937–R938, DOI:10.1016/j.cub.2009.09.018, ISSN 0960-9822 (WC · ACNP), PMID 19889366
Habitat e stato di conservazione
Il suo habitat naturale è la vasta — quasi 2 milioni di km2 — savana tropicale del Cerrado brasiliano che con circa 10.000 specie di piante tracheofiteJ. A. Ratter et alii, Avanços no Estudo da Biodiversidade da Flora Lenhosa do Bioma Cerrado, in XLVI Congresso Nacional de Botânica p. 115, Ribeirão Preto 1995. e più di 1.600 specie identificate di mammiferi, rettili e uccelliC.C.C. Costa, J. P. Lima, L. D. Cardoso e V. Q. Henriques, Fauna do cerrado: lista preliminar de aves, mamiferos e repteis, in IBGE: Serie Recursos Naturais e Meio Ambiente n°6, Rio de Janeiro, Brasile, 1981. costituisce uno dei biomi a maggiore biodiversità del pianeta. L'areale attuale comprende, oltre al Cerrado, anche la fascia di transizione della savana con la zona umida del Pantanal, ma, nel passato, al termine del Pleistocene superiore era decisamente più ampio come testimoniato da un singolo ritrovamento fossile presso Luján, in Argentina. A. Berta, Origin, diversification and zoogeography of the south American canidae, in Fieldiana: Zoology, n° 39, pp 455-471, 1987.
Lo IUCN ritiene che il jaguapitango sia molto diffusa nel Cerrado anche se in misura inferiore al maikong, la specie geneticamente più affine che condivide il suo stesso habitat. È stato classificato come "vulnerabile", nel 1993, nel corso del convegno Canid Conservation Assessment and Management Plan tenutosi a San Paolo, ma non è incluso negli elenchi delle specie protette del CITES. Al 2008, secondo lo IUCN, il suo stato di conservazione desta solo limitate preoccupazioni grazie all'adattabilità della specie alle influenze antropiche e alla sua ampia diffusione.
A causa della sua dieta prevalentemente insettivora, il jaguapitango non preda animali domestici a differenza del maikong che ne è un cacciatore eccezionale, ma avvicinandosi spesso agli insediamenti umani condividr anch'essa, immeritatamente, la fama negativa di quest'ultima venendo frequentemente uccise dagli allevatori. O. Courtenay, L. Maffei Crab-eating fox - Cerdocyon thous (Linnaeus 1766) in Canids: Foxes, Wolves, Jackals and Dogs - 2004 Status Survey and Conservation Action Plan, p. 36, 2004.).
Non sono state adottate misure particolari per la sua conservazione né esiste una legislazione specifica, ma la caccia e la cattura di esemplari selvatici di questa specie è proibita in gran parte degli stati del Brasile, e la sua pelliccia non ha uno specifico interesse commerciale J. Dalponte, O. Courtenay, Hoary fox - Pseudalopex vetulus (Lund 1842) in Canids: Foxes, Wolves, Jackals and Dogs - 2004 Status Survey and Conservation Action Plan, pp. 72–76, 2004.. La distruzione dell'ecosistema del Cerrado per far luogo alle coltivazioni agricole, e che procede al ritmo del 3% annuoMMA-BRASIL, Primeiro Relatório para a Convenção sobre Diversidade Biológica - Brasil, Ministério do Meio Ambiente, dos Recursos Hídricos e da Amazônia Legal, Brasília, 1998., è un significativo fattore di rischio nel medio e lungo periodo, ma l'elevata adattabilità della specie potrebbe escludergli un impatto negativo.
Note
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vetulus Categoria:Fauna endemica del Brasile Categoria:Taxa descritti nel 1842