La monetazione romana denota le monete coniate da Roma antica dalle prime forme premonetali alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. Lo studio di queste monete è detto numismatica romana.
Monetazione repubblicana
Monetazione fusa
Nella prima parte della storia di Roma, dalla sua fondazione (21 aprile 753 a.C.) a tutto il periodo monarchico (753-509 a.C.) e parte del periodo repubblicano, fino al III secolo a.C., il commercio non si basava sull'uso della moneta, ma su una forma di baratto che sfruttava come mezzo di scambio scarti di lavorazione di bronzo informi (aes rude), in base al valore intrinseco, ossia il valore del materiale.
La parola latina aes (aeris al genitivo) significa bronzo; da aes derivano parole come erario; inoltre, il simbolo Æ è usato in numismatica per indicare appunto le monete di bronzohttps://modoetianumismaticae.com/ae-aes-metallurgia/
Il valore dellaes rude era determinato dal peso e quindi doveva essere pesato ad ogni transazione. Successivamente, si iniziò ad utilizzare getti in bronzo di forma rotonda o rettangolare su cui era riportato il valore, detti aes signatum. La produzione dell'aes signatum cominciò attorno al IV secolo a.C., e dipendeva da zecche od officine operanti sotto il controllo, seppur in una fase iniziale, della Repubblica. Laes signatum veniva considerato come il primo passo verso una prima forma di moneta, nonostante non lo fosse nel senso stretto del termine, poiché erano dei lingotti in bronzo dal peso variabile tra 1,150 e 1,850 kg, tuttavia rappresentò un importante passo verso questa direzione, poiché l'impressione di un segno su questi getti di bronzo introdusse un elemento di garanzia da parte dello Stato. Questo facilitò gli scambi e ridusse la necessità di verificare il peso ad ogni transazione. Nello specifico i lingotti recavano una figura su ogni lato, fra le coppie più comuni troviamo: un'aquila con un fulmine tra gli artigli - Pegaso in volo; una spada - il suo fodero lato esterno di uno scudo - lato interno dello stesso un elefante - un maialehttps://modoetianumismaticae.com/aes-signatum/
La prima moneta standardizzata da parte dello stato fu laes grave, introdotta con l'avvio dei commerci su mare intorno al III secolo a.C.https://modoetianumismaticae.com/aes-grave-moneta/
Il peso dell'asse era pari ad una libbra romana (327,46 g). Questo tipo di aes ha un peso costante perciò può essere un'unità di misura e per tanto una moneta (infatti il valore nominale, ossia quello "stampato, o meglio impresso sulla moneta" era uguale al valore intrinseco). Queste monete erano diverse per fattezza ma avevano uno stesso peso (un valore standard). Multipli dell'asse furono il dupondio (2 assi), il tripondio (3 assi) ed il decusse (10 assi). Frazioni dell'asse furono il semisse (mezzo asse), il triente (un terzo d'asse), il quadrante (un quarto di asse), il sestante (un sesto di asse) e loncia (un dodicesimo di asse).
Con il passaggio alla monetazione al martello, l'asse diventò una moneta fiduciaria, il cui valore non era cioè più legato al contenuto in metallo.
Il peso dell'asse conobbe una progressiva diminuzione, acquisendo via via il peso delle sue frazioni: mezza libbra romana nel 286 a.C., un sesto di libbra nel 268 a.C., 1 oncia (cioè un dodicesimo di libbra) nel 217 a.C. e mezza oncia nell'89 a.C. L'uso del bronzo in periodo repubblicano terminò nel 79 a.C., per riprendere solo durante il principato.
Monetazione di stile greco
Le prime monete battute emesse da Roma furono alcuni didracmi d'argento e alcune monete frazionarie collegate sia in argento che in bronzo. Queste monete sono comunemente indicate con il nome di romano-campane, in quanto furono molto probabilmente coniate, sullo stile di quelle greche, in Campania nel III secolo a.C., allo scopo di facilitare il commercio con le colonie greche del sud Italia.
Anche se lo stile era chiaramente greco, i tipi erano caratteristici delle civiltà italiche: Marte, Minerva, la lupa con i gemelli, Giano. L'etnico battuto sulla moneta, che inizialmente era "ROMANO", ovvero il genitivo plurale "ROMANO(RUM)" secondo l'usanza greca, divenne presto semplicemente ROMA, ovvero il nome della città stessa, secondo le abitudini italiche.
La moneta più famosa è conosciuta col nome di quadrigato. Presenta al dritto una testa giovanile di Giano ed al rovescio Giove e la Vittoria su una quadriga, da cui il nome.
Le prime didracme pesavano intorno ai 7 g (7,3 - 6,8); le ultime intorno ai 6,6 g.
Queste monete sono contemporanee alle emissioni di una serie di colonie e socii, tra cui Cales, Suessa, Teanum Sidicinum, con tipi simili, che fanno ipotizzare l'esistenza di accordi monetari.
Denario
Denario Roma in un denario del II secolo a.C.
La moneta d'argento che costituì l'ossatura dell'economia romana fu, però, il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al 211 a.C.; il suo valore iniziale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g), ed aveva come frazioni il quinario (1/2 denario) ed il sesterzio (1/4 di denario). Il denario fu poi rivalutato a 16 assi (dal 118 a.C.), facendo seguito alla riduzione del valore di quest'ultimo.
Valori repubblicani(dal 221 al 118 a.C.)W.G. Sayles, Ancient Coin Collecting III: The Roman World-Politics and Propaganda, Iola, 1997, p. 20.William Boyne, A Manual of Roman Coins: from the earliest period to the extinction of the empire, W. H. Johnston, 1865, p. 7. Available online. Denario Sesterzio Dupondio Asse Semisse Triente Quadrante Quincunx Oncia Denario 1 4 5 10 20 30 40 24 120 Sesterzio 1/4 1 1 1/4 2 1/2 5 7 1/2 10 6 30 Dupondio 1/5 4/5 1 2 4 6 8 4 4/5 24 Asse 1/10 2/5 1/2 1 2 3 4 2 2/5 12 Semisse 1/20 1/5 1/4 1/2 1 1 1/2 2 1 1/5 6 Triente 1/30 2/15 1/6 1/3 2/3 1 1 1/3 4/5 4 Quadrante 1/40 1/10 1/8 1/4 1/2 3/4 1 3/5 3 Quincunx 1/24 1/6 5/24 5/12 5/6 1 1/4 1 2/3 1 5 Oncia 1/120 1/30 1/24 1/12 1/6 1/4 1/3 1/5 1
Il denario rimase la moneta più importante del sistema monetario romano fino alla riforma monetaria di Caracalla, all'inizio del III secolo, quando fu di fatto sostituito dall'antoniniano. Venne anche coniata un'altra moneta d'argento, il vittoriato con un valore pari a 3 sesterzi, di scarsa diffusione e usata quasi esclusivamente nei commerci con i Greci dell'Italia meridionale prima, e con le Gallie dopo.
Accanto al denario furono battute monete in bronzo: l'asse e le sue frazioni. La produzione di monete in oro (aureo) avvenne in maniera estremamente sporadica prima della conquista della Gallia (e delle sue miniere) da parte di Giulio Cesare. Le prime emissioni di aurei, ricalcando anche in questo caso il sistema monetario greco per facilitare gli scambi con il sud dell'Italia e con l'Oriente, si ebbero nel 286 a.C. (con un peso per laureo di 6,81g) e nel 209 a.C. (con un peso di 3,41 g). I primi aurei realmente romani vennero coniati nell'87 a.C. da parte di Silla (con un valore di 1/30 di libbra, 9,11 g), seguiti da emissioni nel 61 a.C. da parte di Pompeo (con un valore di 1/36 di libbra, 9,06 g), nel 48 a.C. da parte di Cesare (con un valore di 1/38 di libbra, 8,55 g) ed ancora nel 48 a.C., sempre da parte di Cesare (con un valore di 1/40 di libbra, 8,02 g).
Monetazione imperatoriale
Il termine è usato per indicare le emissioni coniate degli ultimi anni della Repubblica romana nel periodo che precede immediatamente la nascita del principato. Il termine, non accettato da tutti, deriva dal fatto che in questo periodo di guerre civili le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro imperium.
Si tratta quindi delle monete di Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano da soli o assieme tra loro o con altre persone.
Le monete emesse in questi anni rispecchiano l'andamento della lotta politica e delle guerre in corso. I contenuti propagandistici sono accentuati e per le prime volte sono rappresentati anche le persone viventi.
Le monete di Ottaviano sono a cavallo tra questo periodo ed il periodo successivo.
Monetazione imperiale
Anche se il denario restò l'elemento portante dell'economia romana dalla sua introduzione nel 211 a.C. fino al termine della sua coniazione nella metà del III secolo d.C., la purezza ed il peso della moneta andò lentamente, ma inesorabilmente riducendosi. Il fenomeno della svalutazione nell'economia romana era pervasivo e causato da una serie di fattori, quali la carenza di metallo prezioso, lo scarso rigore delle finanze statali e la presenza di una forte inflazione. Come detto in precedenza, il denario alla sua introduzione conteneva argento quasi puro con un peso di circa 4,5 grammi. Questi valori rimasero abbastanza stabili durante tutta la repubblica, ad eccezione dei periodi bellici. Ad esempio, i denari coniati da Marco Antonio durante la sua guerra con Ottaviano erano di diametro leggermente più piccolo e con un titolo considerevolmente inferiore: il dritto raffigurava una galea ed il nome di Antonio, mentre il rovescio presentava il nome della particolare legione per la quale la moneta era stata emessa; c'è da notare che queste monete rimasero in circolazione per più di 200 anni a causa della carenza di metallo prezioso.
Riforma monetaria augustea
La prima riforma monetaria importante del periodo imperiale fu la Riforma monetaria di Augusto, che prevedeva dal 15 a.C. la coniazione delle monete in oro ed argento controllata direttamente dall'imperatore, mentre il senato poteva decidere su delibera la coniazione dei valori minori. Per quanto riguarda le monete d'oro, ci si basava sull'aureo (1/42 di libbra romana, 7,78 g), con il quaternione come multiplo (4 aurei) ed il quinario come sottomultiplo (1/2 aureo). Per le monete d'argento, rimaneva il denario (1/84 di libbra, 3,90 g) ed il suo sottomultiplo quinario (1/2 denario). Per i valori minori, si aveva l'asse in rame (10,90 g), i suoi multipli in oricalco, un metallo simile all'ottone, detti dupondio (2 assi) e sesterzio (4 assi); per i sottomultipli si aveva il quadrante in rame (1/4 di asse).
Valori di epoca augustea(27 a.C. – 301 d.C.) Aureo Quinario d'oro Denario Quinario d'argento Sesterzio Dupondio Asse Semisse Quadrante Aureo 1 2 25Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LV, 12. 50 100 200 400 800 1600 Quinario d'oro 1/2 1 12 1/2 25 50 100 200 400 800 Denario 1/25 2/25 1 2 4 8 16Adriano Savio, Monete romane, 155. 32 64 Quinario d'argento 1/50 1/25 1/2 1 2 4 8 16 32 Sesterzio 1/100 1/50 1/4 1/2 1 2Adriano Savio, Monete romane, 158. 4 8 16 Dupondio 1/200 1/100 1/8 1/4 1/2 1 2 4 8 Asse 1/400 1/200 1/16 1/8 1/4 1/2 1 2 4 Semis 1/800 1/400 1/32 1/16 1/8 1/4 1/2 1 2 Quadrante 1/1600 1/800 1/64 1/32 1/16 1/8 1/4 1/2 1
I e II secolo: dai Giulio-Claudi agli Antonini
Durante la dinastia Giulio-Claudia (Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone) il valore del denario rimase relativamente stabile. Nerone, invece, introdusse nel 65 d.C. una nuova riforma monetaria: l'aureo venne portato ad 1/42 di libbra (7,28 g), come ci racconta Plinio il Vecchio, il quale sosteneva che:
Vale a dire che l'aureo fu deprezzato da Nerone, passando nel tempo, poco a poco, da un peso teorico di 1/40 di libbra (epoca di Cesare) a 1/45 sotto Nerone, con una svalutazione dell'11%.
Peso teorico degli Aurei: da Cesare alla riforma di Nerone (63-64) Aureo Cesare Augusto Augusto(post 2 a.C.) Tiberio Caligola Claudio Nerone(ante 64) Nerone(post 64)Peso teorico:in libbre(=327,168 grammi)1/401/411/421/421/421/421/431/45Peso teorico:in grammi8.179 grammi7.980 grammi7.790 grammi7.790 grammi7.790 grammi7.790 grammi7.609 grammi7.270 grammi